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20 settembre 2026
Cima Basei (3.338 m)
Un’altra splendida gita organizzata dalla sezione CAI di Susa, guidata con maestria dai soci Giovanni e Piera.
È ancora buio: sono le 6:00 del mattino e, insieme a una dozzina di soci, siamo in attesa del pullman in arrivo da Susa. Dopo aver caricato altri partecipanti ad Avigliana, il mezzo ci condurrà verso la nostra meta di partenza: il Colle del Nivolet. In totale siamo in 32: 5 da Susa, 23 da Bussoleno, 2 da Giaveno e 2 giunti in auto da Pianezza.
Il viaggio, come di consueto, è un po’ lungo, ma una piacevole sosta per un caffè a Ceresole Reale ci permette di spezzare la strada prima di proseguire verso il colle. La giornata si preannuncia ideale: fresca, bellissima e con un cielo di un azzurro limpido e terso. Oltrepassato il valico, ci fermiamo nei pressi del Rifugio Savoia, all'altezza del tornante in cui la palina segnaletica indica l'inizio del sentiero per la Cima Basei.
Giovanni Orso Giacone prende la testa del gruppo. In fila indiana comincia la salita con un passo uniforme per tutti. Il percorso attraversa inizialmente dei dolci pascoli su un bel fondo di terra; lo sguardo spazia sull’altopiano costellato da numerosi laghetto alpini, mentre alle nostre spalle svetta il massiccio del Gran Paradiso.
Superato un risalto più ripido, ci affacciamo sul suggestivo Lago Leytà. Da qui il sentiero ci conduce alla base del costone roccioso che porta alla cresta e, successivamente, verso la vetta. La salita prosegue prima a mezza costa verso sud e poi su sfasciumi e roccette, fino a raggiungere il Col Basei (3.175 m), caratterizzato da un grande ometto di pietra.
Scavalcato un piccolo rilievo, raggiungiamo il Col di Nivoletta per poi proseguire in direzione sud verso la vetta, lasciando alla nostra sinistra i resti del ghiacciaio Basei. Dopo un primo tratto più stretto, il sentiero risale l’ampia dorsale finale senza presentare particolari difficoltà fino ai piedi delle rocce somitali. Qui la traccia compie alcune svolte sul versante ovest, oltrepassa la cresta e si porta sotto l’ultimo salto roccioso, lungo circa 15 metri.
Sulla destra, una suggestiva "finestra" naturale nella roccia regala uno scorcio sui ghiacciai della Val di Rhêmes, purtroppo sempre più ridotti (riaffiorano i ricordi della salita alla Cima Calabre condotta a inizio luglio, a testimonianza di quanto soffrano i nostri ghiacciai).
Affrontiamo l'ultimo risalto servendoci di un cavo fisso e raggiungiamo finalmente la cima. Per ragioni di sicurezza la salita viene effettuata a turni, dato lo spazio ridotto nei pressi della croce di vetta. Ad accoglierci c'è un magnifico panorama a 360 gradi: la vista spazia dal Monte Bianco al Monte Rosa, dal Gran Paradiso fino a tutte le vette della Vanoise.
Scattate le foto di rito, iniziamo la discesa verso il Rifugio Savoia, dove il pullman ci attende per il rientro a casa.
Quasi tutti i partecipanti sono riusciti a raggiungere la vetta. È stata davvero una bellissima giornata di montagna: un doveroso ringraziamento va alla sezione CAI di Susa per l’ottima organizzazione e la scelta dell'itinerario.
Osvaldo Plano












































