- Dettagli
- Visite: 4868
10-17 maggio 2025
Pantelleria
Domenica 11 maggio
Rekale - Contrada Barone – Piana Ghirlanda – Tracino – Arco dell’Elefante
Se il buongiorno si vede dal mattino, si può dire che oggi non si preannuncia bene!
Infatti appena partiti da Rekale, lungo una strada tranquilla che non preannunciava nessun pericolo è successo il patatrac! Un nostro socio, di cui indico solo l’iniziale R, salito su un basso muretto di pietra lavica per fare una fotografia al panorama, causa una pietra instabile, è caduto battendo una bella craniata sulla stessa e procurandosi una profonda ferita sulla fronte.
E’ stato immediatamente soccorso dal nostro gruppo infermieristico composto da: un’ostetrica, 2 infermiere professionali e una OSS ma, malauguratamente per lui, anche se nulla di grave, è dovuto recarsi all’ospedale per essere suturato.
Lasciato il malcapitato nelle amorevoli mani di Mara, il gruppo ora con due persone in meno, infatti anche Vanni è rimasto a godersi l’acqua della piscina è ripartito. Certo che qui a Pantelleria la segnaletica del Cai è un po’ particolare. La maggior parte dei segnali sono muti, cioè appare solo il numero del sentiero ma non la località di arrivo ne tanto meno il tempo di percorrenza. Anche la squadra di pulizia dei sentieri non può fare la concorrenza con la nostra infatti, l’unico tratto di vero sentiero che abbiamo percorso, circa 300 m, aveva l’erba che arrivava quasi alle spalle degli escursionisti per non parlare dei rovi. Il resto del percorso, meno male, si è svolto per lo più su strade sterrate ed in parte su asfalto.
Lungo il tragitto abbiamo potuto notare le caratteristiche architetture locali: i Dammusi o i Sarduni (se era presente una sola stanza). Queste costruzioni disseminate nella campagna, paragonabili ai nostri “ciabot delle vigne”, sono costruite con spessi muri di pietra lavica e presentano una cupola sul tetto, spesso imbiancata, adatta a raccogliere l’acqua piovana e a trattenere il calore estivo.
La nostra guida del Parco: Valentina, ci ha spiegato che a Pantelleria, causa il vento, la pioggia non cade verticalmente ma orizzontalmente. Queste costruzioni erano utilizzate dai contadini che si recavano a lavorare nei campi e spesso annessa si trovava la stalla, ove veniva ricoverato l’asino, infatti l’isola di Pantelleria pur avendo uno splendido mare aveva un’economia basata prevalentemente sull’agricoltura.
Camminando, camminando raggiungiamo la contrada Barone (denominata così perché anticamente era proprietà di un barone locale) qui in modo particolare notiamo tra i muretti a secco di pietra lavica ,costruiti con grande maestria, tanti vigneti. Le piante di vite qui sono tenute molto basse,protette dal vento dai muretti e con alla base una piccola fossa atta a raccogliere quella poca acqua piovana e l’umidità.
Anche gli ulivi che incontriamo lungo il nostro percorso sono potati dai contadini e tenuti molto bassi, infatti non raggiungono più del metro e mezzo di altezza. Qua e là si notano anche le piantine di cappero ancora con le foglie tenere di un bel colore rossiccio che poi crescendo prenderanno una bella tonalità di verde.
Il paesaggio è veramente notevole ,ai campi coltivati si intervallano campi con una bellissima fioritura di margherite gialle, papaveri rossi e fiori bianchi. A tratti ci circonda una leggera nebbiolina che qui prende il nome di “ Moffura”, certo che al mare non ci aspettavamo la nebbia e neanche questa temperatura più simile alla nostra valsusina che a quella africana dalle cui coste si dista poco.Attraversata questa zona,l’ultimo tratto ci offre uno splendido panorama sulla piana di Ghirlanda tutta coltivata. Questa piana è il tratto terminale di una caldera di enorme ampiezza di antichissimi vulcani ed è considerata il giardino dell’isola di Pantelleria.
Il gruppo dei 43 camminatori l’attraversa per risalire sul costone opposto dove la nostra guida ci conduce alla visita di un jardinu pantesco: un recinto circolare costruito interamente in pietra a secco anche alto 5mt con una piccola porticina per entrare e all’interno un solo albero.
Quello che abbiamo visitato noi conteneva una pianta di arancio amaro, quindi neanche commestibile, tutto questo lavoro con l’unico scopo di creare all’interno un microclima necessario alla crescita della pianta. Si prosegue poi in discesa verso il luogo abitato di Tracino dove ci si ferma per gustare un buon caffè o mangiare un gelato e anche riposare un po’ le gambe.
Ritemprati si riparte di buona lena, sempre in discesa, sino a raggiungere l’arco dell’Elefante.,una arco naturale di roccia la cui forma assomiglia a quella di un elefante con la proboscide che scende nel mare. Prima di ritornare in hotel qualcuno ha anche il coraggio di fare un bagno nelle acque fresche del mare .Arrivati in Hotel ritroviamo R con un bel cerotto sulla fronte ed il ricordo indelebile dell’isola di Pantelleria.
Come primo giorno di vacanza non è male : abbiamo attraversato tutta l’isola da ovest a est e abbiamo scarpinato per oltre 16 km.
Enrica
Lunedì 12 maggio
Montagna Grande
Alla partenza da Sibà Alta il cielo è parzialmente sereno.
Il gruppo è un po’ più piccolo poiché sette amici hanno deciso di riposarsi mentre l’ottavo deve essere accompagnato in ospedale dalla guida Mara a causa di una colica renale.
Valentina ci parla dei minerali più diffusi sull’isola, soprattutto della pietra pomice e della pantellerite (viene chiarito che non si tratta di una malattia) che non deve essere confusa con l’ossidiana.
Si sale percorrendo un ampio e agevole sentiero lungo il quale incontriamo alcune persone che si occupano della sua manutenzione. Si cammina immersi nella macchia mediterranea tra pini marittimi, lecci, ginestre selvatiche, eriche arboree, cisti e molte altre essenze.
I profumi sono intensi, come pure i loro colori. In quota ci accompagna la MUFFURA (nebbia in pantesco).
Giunti agli 836 mt della Montana Grande, la cima più elevata dell’isola di Pantelleria, ci accoglie l’atmosfera fantastica del bosco delle Fate dove lecci e corbezzoli sono ricoperti di muschi e licheni. A poca distanza Valentina ci accompagna alla Grotta dei Briganti che si raggiunge attraverso una ripida discesa.
Aiutati dall’uso di una corda ci si cala all’interno di quello che in realtà è ciò che resta di un antico canale lavico. Prima di intraprendere la discesa si passa vicino a un antico ricovero di campagna, un “sardume” , che resta a testimoniare che in passato la zona era coltivata.
A una piccola costruzione con le immagini di S.Fortunato e della Madonna della Morgana Enrica legge una preghiera alla montagna.
Nella zona dei ripetitori ci raggiungono, in auto, alcuni degli amici che non hanno partecipato all’escursione. Valentina ci parla del monte Gibele ( il vulcano più alto dell’isola la cui ultima eruzione data ventimila anni fa) che raggiungeremo nell’escursione dell’ultimo giorno di permanenza sull’isola. Si intravvedono di lontano Piana di Ghirlanda e Piana Barone.
La discesa ci conduce a Kuddia Mida (kuddia significa collina) dove si passeggia sul bordo del cratere vulcanico e ci si scalda le mani nelle numerose “favare” (fumarole). Una meravigliosa fioritura ci accompagna lungo il sentiero che riporta a Sibà.
Un vecchio negozio di alimentari ci offre la possibilità di acquisto di un gelato o di una dissetante birra.
Daniela
Martedì 13 maggio
Gita in barca
Dopo 2 giorni di scarpinate in lungo e in largo per l’isola di Pantelleria è arrivata la giornata marinaresca.
I naviganti Valsusini, recatisi al porto con i bus, sono saliti sulla Gulliver, imbarcazione fornita dal Suvaki resort, e intorno alle 9:45 hanno preso il largo.
Obiettivo: circumnavigazione dell’isola.
L’equipaggio si è preso cura dei montanari in barca illustrando i posti più caratteristici dell’isola e fornendo loro tutto il necessario per affrontare la giornata.
Usciti dal porto e affrontati i primi “ondoni” del mare aperto, la barca si è stabilizzata, il mare si è calmato ed il gruppo ha potuto apprezzare la vista dell’isola dal mare.
Pino, nocchiero, cuoco e guida turistica, ha iniziato a snocciolare i nomi dei luoghi.
Abbiamo visto le prime calette che offrono un accesso al mare: Bue Marino, Kharuscia e Kattibuale, alle quali seguiva la piana terrazzata con i filari di zibibbo.
A seguire, Cala 5 Denti, il lago delle Ondine, insenatura dove sullo scoglio risale l'acqua marina generando un laghetto, il Faro di punta Spadillo. Poi ancora Cala Cottone, da dove partivano le barche cariche di cotone grigio prodotto sull'isola, Cala Gadir con 2 fonti termali dove la temperatura dell'acqua arriva a 55 gradi e il Faraglione di Tracino.
Siamo quindi arrivati a Cala Levante dove abbiamo preso l’aperitivo e i più coraggiosi hanno affrontato le fredde acque di questo periodo per un bagno.
Ripartiti, abbiamo costeggiato l’Arco dell'Elefante, le insenature chiamate Magazzinazzi e le scogliere di Punta del Formaggio, il Faraglione del Fico d'india e Cala Martingana.
Prima di arrivare a Punta Limarsi, abbiamo fatto la sosta per il pranzo con un bel piatto di pasta alla Pantesca, seguito da arancia con mandorle tritate. Anche qui alcuni si sono tuffati nelle chiare e fredde acque pantesche.
Quindi ripartenza per proseguire verso Cala Arancione, Balata dei Turchi, Punta Sciaccazza, Cala del Dinosauro. Nel frattempo il mare si era alzato e quindi non abbiamo più potuto fare soste bagno, tuttavia, giunti a Scauri, l’equipaggio ha trovato il modo di servire la torta al cioccolato ed il caffè.
Dopodiché, passato la Punta 3 Pietre, ha proseguito rapidamente verso il porto di Pantelleria dal quale eravamo partiti.
Prima delle 17 stavamo già percorrendo le strade del centro per una visita breve nell’attesa dei bus per il ritorno al resort.
Alberto Vair
Mercoledì 14maggio
Giornata dedicata a conoscere i punti di interesse turistico dell’isola.
1a° Tappa - Alle 9:00 si parte con i pullmini e con un breve percorso, si giunge al sito neolitico di Mursia, uno dei primi insediamenti dell’isola. I resti del sito risalgono alla civiltà del bronzo 1450 a.c.uno dei più importanti villaggi preistorici del mediterraneo. Il sito situato su un promontorio con tre lati a picco sul mare e alle spalle un ciclopico muro di 200 m alto 9 m fungeva da difesa al villaggio o semplicemente creare un deterrente per eventuali nemici. La sua importanza oggi è dovuta all’ottimo stato di conservazione che permette di identificare con chiarezza l’abitato formato da capanne alcune ovali ed altre circolari.
Poco oltre si trova la necropoli di Sesi, un tumulo di pietre dal diametro di oltre 20 m con all’interno 12 camminamenti che terminano con la sala funeraria con il soffitto a cupola.
2a° Tappa – Centro abitato di Scauri una delle frazioni più grandi di Pantelleria situato in alto su altipiano sopra il mare. Sul mare il vecchio porto già usato dai romani. Vicino al porto è stata scoperta una fornace dove si producevano vasellami in terracotta che venivano commerciati in tutto il mediterraneo.
3a° Tappa – Nel vasto altipiano di Scauri coltivato a vite e capperi e olive, ci fermiamo per una degustazione in una delle aziende agricole storiche, Emanuela Bonomo. Si è degustato le loro produzioni di patè ai capperi, patè di olive, pesto Pantesco, caponate ecc ecc naturalmente anche i vini, passito e bianco locale. Abbiamo fatto razzia di prodotti, chi comprando direttamente chi esagerando con una spedizione.
4a° Tappa – Ci dirigiamo verso il mare, ma nel tragitto ci fermiamo a visitare le tombe Bizantine nella piana di Monastero raggiungibili con un sentiero, il sito di Gibbiuna, uno sperone roccioso ricoperto da un bosco di lecci, tutto intorno Dammusi e viti. Le tombe scavate direttamente nella roccia risalgono al 650 d.c. Proseguiamo nella campagna per raggiungere la Frazione di Tracino, uno spuntino e un caffè per poi scendere a piedi al mare alla all’Arco dell’Elefante, una conformazione rocciosa che crea un arco, sembra una testa di elefante con la proboscide che entra nel mare formando l’arco. Mare bellissimo peccato che la giornata non è splendida, ventosa come sempre, e nuvolaglia. Si chiude la giornata con per chi vuole, ginnastica sul bordo piscina e Yoga, saluto al sole che lentamente e velato scende all’orizzonte.
Chiudiamo, come sempre, la giornata con una cena esagerata con la speranza che domani il tempo sia più clemente.
Osvaldo Plano
Venerdi 16 Maggio
Monte Gibele
Partenza come consuetudine di questa settimana alle ore 9.00 dal Suwaki con le navette di Annalisa, sempre puntuale e disponibile. Oggi vorremmo raggiungere la cima del Monte Gibele, antico vulcano.
Genitore di questa piccola perla mediterranea al confine con il continente africano. Con la presenza sicura di Valentina e Mara, partiamo nei pressi di un magnifico vigneto di proprietà delle Cantine Bonomo, circondato da un filare maestoso di lavanda. Il vento decisamente forte si porta via il penetrante profumo...
Partiamo da circa 400 metri di quota, ma il tempo oggi preannunciato bello, ci smarca subito con una pioggerillina fastidiosa e una nebbia che fa sembrare il luogo che raggiungiamo per il pranzo, più a una caldera a bordo del Moncenisio, che non qui a Pantelleria..Questa conca, un tempo era coltivata a capperi per tutta la sua estensione, sempre dalla famiglia Bonomo, ma oggi è completamente invasa dalle piante di cisto. Pranzato sotto le fronde dei lecci che fanno da perimetro alla caldera, ripartiamo in fila indiana con ombrelli e mantelline a creare un variopinto serpentone. Non si va in cima al Gibele, visto il tempo non proprio adatto a regalare scorci di panorami sulla vicina Tunisia.
Raggiungiamo un paio di “favare”, ovvero fumarole di vapore, sfruttate sin dall’antichità per condensare preziosa acqua da destinare all’abbeveraggio di bestiame con l’aiuto di frasche di leccio disposte a tetto sulla fumarola medesima. Qui però, rispetto a quelle incontrate nei giorni scorsi, si percepisce chiaramente il sentore di zolfo, nonostante la concentrazione sia solo al 10%. Ripartiamo con un meteo che pian pianino lascia intravedere raggi di sole, alternati a nuvoloni non più carichi di pioggia. Raggiungiamo un altro punto particolare per quanto riguarda l’attività vulcanica, ovvero la Grotta del Bagno Asciutto di Benikulà. Al suo interno trovano posto non più di cinque o sei persone. Noi siamo in 45 oggi.. Quando arriviamo al suo ingresso, mi metto subito in costume e entro.
Nell’oscurità un solo uomo, completamente nudo, che vista la massa soprattutto di donne all’esterno, con un inglese stranissimo, mi chiede di portargli i propri abiti che aveva lasciato all’esterno. Non si aspettava certamente tanta gente in sol colpo e visibilmente in soggezione si riveste e fugge via, lasciandoci provare questa bella sensazione di calore a circa 50°, che rispetto all’esterno, nella giornata odierna con 15 gradi fungono proprio da tiepidarium e frigidarium.
Si ridiscende verso la piana coltivata di Monastero e a Scauri i pulmini ci attendono per tornare in hotel in questo penultimo giorno di vacanza.
Osvaldo Vair


















