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Fugera Lav129 aprile 2025

Lavori Fugera

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Credevamo di aver finito con la Fugera... invece i lavori continuano.

Trascorso l’inverno senza problemi con tanti frequentatori e nessun danno o atto vandalico, abbiamo deciso di installare un pannello fotovoltaico per avere a disposizione due luci interne, una esterna ed un presa usb per ricaricare i cellulari.Fugera Lav2

Inoltre, visti i numerosi accessi e le inevitabili tracce organiche depositate nei paraggi, abbiamo deciso di costruire una piccola latrina nel luogo dove già un tempo esisteva la stessa cosa.
Partiamo dalla sede CAI con motosega, piccone e decespugliatore. Siamo in sei e il programma di lavoro prevede: taglio dei rami sporgenti sul tetto della Fugera onde evitare che una eventuale loro rottura rovini il tetto e rompa il futuro pannello fotovoltaico, scavo di una fossa su cui installare la latrina, decespugliare e spianare la zona riservata all’atterraggio di un eventuale elicottero del Soccorso Alpino.

Arriviamo in auto a Falcemagna ed abbiamo la prima sorpresa con la strada sbarrata da blocchi di cemento appena dopo il parcheggio. E’ uno dei tanti regali che la pioggia intensa della scorsa settimana ci ha lasciato.
Ci carichiamo tutto a spalle e partiamo rassegnati di farci 30 minuti in più a piedi. Fatti pochi passi constatiamo che la strada è franata e al posto dell’asfalto si apre una voragine che scende fino al rio Moletta. Sarà lungo e costoso ripristinare il percorso...

Fugera Lav3Proseguiamo senza intoppi fino al parcheggio, subito dopo però è un disastro. La strada di servizio dell’acquedotto Adoi è invasa di fango, rocce e alberi. L’asfalto è sparito, in parte coperto da masse di detriti in parte scalzato dalla furia dell’acqua. Proseguiamo e lungo il percorso superiamo altre frane e smottamenti di dimensioni minori.

Il sentiero fortunatamente è meno disastrato anche se, nella parte iniziale, è franato per una decina di metri, più in alto il fondo ha ceduto in un paio di posti, prima della fontana una frana ha nuovamente scaricato grossi pietroni sul passaggio. Le radici degli alberi bruciati nell’incendio di alcuni anni fa sono ormai marce e non riescono più a trattenere le frane di terra che sono numerose nei canaloni laterali.

Come se non bastasse Clotesse, il cane di Osvaldo, data la veneranda età, non riesce più a salire e così viene portata dal suo padrone a spalle fino al bivacco dove arriviamo dopo un’ora e trenta di fatiche e sudore.Fugera Lav4

Ci mettiamo subito al lavoro: indossata imbragatura, casco e guanti salgo sull’albero e con l’aiuto di corde tagliamo i rami che si protendono sul tetto del rifugio riuscendo ad evitare che ci cadano sopra. Si forma una nuova catasta di legna buona per il prossimo inverno.

Più in basso di una decina di metri un altro gruppo scava il buco su cui poi posizionare la latrina. Fortunatamente l’erba a quella quota è ancora bassa e così il decespugliatore tace (una fatica inutile portarlo fin lassù).

Fugera Lav5Enrico accende la stufa è prepara l’acqua per la pasta. Sono le 14.00, inizia a piovere e per oggi i lavori sono finiti. Ci sediamo a tavola al calduccio della stufa e come per miracolo compaiono salami, formaggi, vino e dolci oltre naturalmente una pentolata di pasta al ragù.

Scendendo spostiamo dal sentiero i massi più leggeri, riempiano le larghe fessure che si sono aperte negli smottamenti, togliamo i pochi rami caduti.

Passiamo in sede CAI a depositare il materiale e ci facciamo una birretta concordando i prossimi lavori e interventi.

Claudio Blandino

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