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Anno 2024
Relazioni di tutte le gite

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14 Gennaio 2024 - Col Peygu
Eccoci giunti nel 2024. Siamo alle prese con i buoni propositi, ma dopo le prime settimane stiamo già rimodellando quelli più impegnativi. "Quest'anno farò un bel po' di gite così mi tengo in allenamento. E non penso più a palestra e altre noisosissime attività al chiuso".
Sarà andata proprio così?
Non lo so, ma per molti dei nostri 16 parteciapnti, questa è stata la prima gita della stagione. Qualcuno dice che forse finora non c'è stata neve sufficiente, ma insomma basta con questi luoghi comuni!
Beh, comunque sia, tutti e 16 erano ben motivati.
Vediamo se abbiamo tutto... Sole, bella neve, freddo il giusto, la compagnia super top, ed un ambiente che piano piano si apre e ci fa entusiasmare.
Siamo nella frazione di Les Laus appena sopra Cervieres, in Francia. Si trova sulla strada che d'estate ci porta al col de l'Isoard, ma che d'inverno viene pulita appunto fino a Les Laus.
Al parcheggio riconosciamo un po' di amici e anche soci di altre sezioni, Almese, Venaria, Ciriè.
Ma la zona è molto ampia e facciamo gite diverse.
In questa stagione la strada per il col de l'Isoard è una larga pista da fondo. Piuttosto impegnativa per i fondisti, come anche per i ciclisti d'estate perchè non proprio in piano. Perfetta invece per noi che, chi con le pelli di foca, chi solo con gli scarponi (ciaspole in spalla) ci avviamo per una bella passeggiata che ci permette di guadagnare quota senza grande fatica.
Lasciamo la strada quando il bosco sta per terminare e raggiungiamo le baite abbandonate dell'Isoard.
La stretta valle lascia il posto ad un ampio anfiteatro di neve fresca. Molti dei partecipanti non conoscevano il luogo, per cui la stanchezza lascia il posto alla meraviglia... e soprattutto ai telefoni che saltano fuori dalle tasche per digitalizzare i panorami e portarli a casa.
Ancora con la bellezza negli occhi ripartiamo e ci inoltriamo nell'anfiteatro attraversandolo. I dolci pendii che già immaginiamo di scendere sono già pieni di tracce di discesa. E già pensiamo con invidia ai pensionati che si sono dati da fare nei giorni feriali precedenti.
Girando ora verso destra iniziamo ad intravvedere il colle che dobbiamo raggiungere. Altri pendii, altre esposizioni, altre meraviglie. Iniziamo ad essere un po' più stanchi.
Arriviamo alla fine al colle, davvero soddisfatti. Il nostro presidente inneggia alla prima gita del centenario, e facciamo le foto di rito. Intorno a noi, lo spettacolo è davvero generoso.
Qualcuno decide di scendere dall'altra parte per godere della consistenza della neve esposta a Nord. Poi ripella, senza ovviamente omettere la classica frase "non sapete cosa vi siete persi".
La discesa è entusiasmante, anche se ci sono diversi traversi e in alcuni punti perpendicolari al sole c'è già un leggero strato di crosta da riscaldamento.
Molto velocemente ritroviamo la stradina e poi, le macchine.
Ci ricongiungiamo con i ciaspolatori per godere tutti insieme di un degno terzo tempo. Dalle macchine saltano fuori pizzette, torte, biscotti bottiglie. Beh, quale migliore chiusura di giornata?
Francesco Marras

3 febbraio 2024 - 100 anni dell’UGET
Primo impegnativo appuntamento delle manifestazioni per il centenario della nostra sezione: la presentazione del libro “I 100 anni del CAI-UGET di Bussoleno”, un volume di 320 pagine con 306 fotografie.
Alla presenza di un folto pubblico con oltre 200 presenze al Polivalente sono iniziate le celebrazioni di questo primo secolo di vita. Nati nel 1924 come UGET Vallesusa, il libro racconta la storia della sezione narrando avvenimenti, personaggi, iniziative.
Ma andiamo con ordine.
La serata inizia con la proiezione di un video di pochi minuti di presentazione della sezione.
Il Presidente Osvaldo Plano apre la serata illustrando l’iniziativa; il Sindaco di Bussoleno, signora Antonella Zoggia, porta i saluti dell’Amministrazione Comunale.
Si entra nel vivo della serata con la presentazione del libro: Claudio Blandino spiega gli avvenimenti intercalando la narrazione con la lettura, ad opera di Federica e Luca, di alcuni brani tratti dal volume mentre sullo sfondo scorrono le foto a commento di quanto letto.
Osvaldo Plano prosegue la serata presentando il secondo libro stampato per l’occasione “Una storia di amore per la montagna” di Elisabetta Fara, ricordi di quando, bambina, accompagnava lo zio Pietro Vaglio al Cervetto durante la costruzione del rifugio.
Sono quindi invitati sul palco il Presidente Generale del CAI Antonio Montani , il Presidente CAI-Piemonte Bruno Migliorati, il Presidente dell’Intersezionale Valle di Susa e Val Sangone Rossana Pavanello, il Presidente dell’UGET di Torino Roberto Gagna, il capostazione di Bussoleno del Soccorso Alpino Valerio Riffero che portano il saluto ai partecipanti.
Una serie di slide luminose serve a presentare la brochure con il programma delle iniziative del Centenario.
La serata prosegue con la consegna da parte del Presidente Generale di un attestato di riconoscenza per l’impegno profuso a favore della sezione a tutti i Presidenti, Vicepresidenti che si sono alternati in questi ultimi decenni.
Salgono poi sul palco i soci storici che hanno dato, durante la loro permanenza nel CAI, importanti contributi alla vita dell’UGET e, anche a loro, Osvaldo consegna una pergamena ricordo.
Per concludere, prima dei saluti e l’invito ad avvicinarsi al rifornito buffet, il Presidente cita tutti i soci la cui attività e impegno è ancora oggi preziosa per il CAI.
Una serata, a detta di tutti, molto partecipata e perfettamente riuscita.
Un grande lavoro organizzativo di squadra sotto l’attenta regia di Sara Ainardi.
I libri sono acquistabili presso la sede sociale.
Non resta che rivederci alle prossime iniziative...
Claudio Blandino

7 febbraio 2024 - Pulizia Sentieri
Oggi mercoledì 7 febbraio ci siamo organizzati tramite il gruppo pulizia sentieri CAI di Bussoleno per rendere praticabile, dopo il forte vento, il tratto da Falcimagna verso Fugera (sentiero difficile) il 540a, poi fino Cà Teissart e salita alla Fugera x pranzo (ottima pasta fatta da Vincenzo e Ornella) poi discesa verso Fontana Beneita. Questo tratto di sentiero non era ancora ripristinato, è un’ottima scorciatoia per raggiungere, dalla Fugera, l’Eremita.
Arrivati sul sentiero dell’eremita, Il 537, siamo rientrati a Falcimagna.
La partenza al mattino è stata alle 8.00 dalla sede CAI, ci siamo trovati in 8 volontari, sembravamo in tanti ma poi passavano le ore e il lavoro di taglio alberi sfalcio e nuova segnaletica si è protratto tutto il giorno con rientro alle 18.30.
Il lavoro fatto è una di quelle cose che in pochi ci pensano... che dietro a un bel sentiero c'è la passione e la determinazione di uomini, che lavorano per rendere piacevole e sicura la camminata per ognuno.
Enrico Bergero

18 Febbraio 2024 - da Arenzano a Varazze
Questa giornata non sarà sicuramente da annoverare nell’albo delle escursioni della nostra Sezione, che ha raggiunto i suoi primi 100 anni, per la difficoltà, con soli “due” metri di dislivello, ma la ricorderemo con simpatia per il bel gruppo che si era prenotato e poi in questa domenica di metà febbraio si è palesato alla partenza dalla nostra Valle, con temperature alle ore sei di 12° C ( come a fine marzo....) e si è trasferita con due pullman quasi al completo con 102 partecipanti nella bella cittadina ligure di Arenzano, a ridosso di Genova, dove di gradi, al nostro arrivo, ve ne erano ben 18 alle ore 9.30.
L’idea dell’escursione era di percorrere il tratto della pista ciclopedonale sino a Varazze. Ho scelto di dire al gruppo, in controtendenza alle nostre regole di escursioni, di andare in maniera sciolta, perché un gruppo di 100 persone su un percorso simile, alla domenica, avrebbe creato dei problemi di convivenza seria, sia con gli altri utenti a piedi, ma soprattutto a coloro che la percorrono in bicicletta. A dire il vero, alla fine, pensavo che quest’ultimi, fossero molti di più, ma meglio cosi.
La pista è molto bella e ripercorre la sede della vecchia ferrovia e alterna scorci suggestivi sulla costa a brevi gallerie, che in questa occasione erano le uniche a conservare la temperatura che ti aspetteresti a Febbraio.
Con questo clima impazzito si sono visti anche alcuni temerari tuffarsi a fare il bagno e comunque tantissimi in calzoni arrotolati sino al ginocchio a provare preludi di estate.
La distanza da percorrere era di circa 12 chilometri, che i più hanno divorato in poco meno di due ore, ma tanti, compreso il mio gruppetto, hanno optato per una traversata effettuata con molta calma, con brevi permanenze sulle spiaggette a godersi questa domenica di svago e relax.
Il ritrovo a Varazze alle ore 16, come da accordi, è stato rispettato da tutti e senza problemi siamo ritornati in Val di Susa entro le 19.
Un arrivederci a presto, con più salite...
Osvaldo Vair

21 febbraio 2024 - Pulizia sentiero Sollietto-Eremita
Altra giornata di duro lavoro. Dalle 9:30 alle 17:30.
Alle 9:15 siamo alle case del Sollietto, (Chiamberlando) le intenzioni sono di ripristinare il sentiero che da questo gruppo di case, con una serie di saliscendi, a volte un po' esposti, attraversa diversi valloni molto selvaggi, portandoci sull’altipiano dell’Eremita.
Questo tratto di sentiero, che ora si percorre in un’ora abbondante era l’unico tratto di sentiero che non era ancora agibile, permette di attraversare il vallone dell’orrido di Foresto, il Rio Rocciamelone, mantenendo la quota dei mille metri.
Siamo in sette volontari, con tre motoseghe, falcetti, picconi, rastrelli e la classica cassetta di vernici per la segnaletica orizzontale.
Anche quest’area è stata interessa dall’incedio del 2017, quindi come si può immaginare, era un labirinto di tronchi e alberi secchi schiantati a terra dopo le giornate di forte vento.
Oltre al disboscamento, abbiamo ripristinato la traccia del sentiero nei costoni più scoscesi dove praticamente era sparito e, causa una distrazione, non siamo riusciti a finire le tacche segnavia, un ramo cadendo a ribaltato completamente la cassetta con le vernici fermando così il lavoro a circa metà percorso.
Ci sarà ancora occasione di tornare per ultimare la segnaletica.
Ora, con quest’ultimo ripristino possiamo dire che abbiamo una serie di sentieri ripristinati che percorrono il versante indritto della Valle, a quota mille circa, collegando i territori dei diversi comuni da Susa a Condove ed oltre.
Come sempre, complimenti a tutti, abbiamo fatto ottimo lavoro, ringrazio, Vincenzo, Carlo, Giorgio, Mario, Gianpaolo, Enrico e Beppe del Cai Uget di Torino.
Osvaldo Plano

24 febbraio 2024 - Escursione al Chiar di luna al Rifugio Selleries
Escursione organizzata dalla Sezione di Susa con la nostra collaborazione.
La partenza con il pullman alle 14:45 ha raccolto, prima i soci di Bussoleno, per poi completare i posti con la fermata di Susa. In totale 36 partecipanti più 2 in auto che abbiamo incontrato direttamente a Pracatinat, alle 17:00 inizio dell’escursione.
Gita che doveva essere una ciaspolata, ma vista la penuria di neve (5/10 cm) e il terreno ghiacciato, si è trasformata in una passeggiata con i ramponcini.
La meta è stato il rifugio Selleries in val Chisone, dove in compagnia del CAI di Cumiana ed un altro gruppo si è cenato con un menu molto ricco, polenta, polenta concia, con diverse ricette di spezzatino, salciccia, crema con i funghi, bagnacauda e un dolce a scelta, il tutto inaffiato da buon vino e birra.
All’andata eravamo un po' delusi perché il cielo era coperto e a tratti nevischiava, si è pensato che la luna piena non ci avrebbe fatto compagnia e avremmo dovuto accontentarci delle pile frontali.
Arrivati al Rifugio le condizioni sono migliorate, difatti, dopo cena, rimaneva una leggera velatura in cielo che offuscava la luna, ma dopo la consueta foto di gruppo con la bandiera del centenario e i primi passi in discesa la velatura è sparita e la luna ha illuminato a giorno il paesaggio, facendoci scorgere il circondario di montagne innevate e il mare di nubi sulla valle. La luce era così intensa che non occorreva nessuna torcia per illuminare la strada.
Magnifica serata, neanche fredda, -2 gradi, tutti contenti, anche con poca neve siamo riusciti a portare a casa l’escursione in programma.
Un ringraziamento particolare a Silvia Sibille della sezione di Susa che ha organizzato il tutto.
Osvaldo Plano

7 marzo 2024 - Taglio alberi caduti Travers a Mont - Rif.GEAT
Finalmente è arrivata la neve... e con essa, gli alberi secchi o troppo inclinati cadono a terra sotto il suo peso.
Conclusioni: ci tocca tagliare e rimuovere gli alberi che ostruiscono il passaggio.
Questa volta è il Parco e il Comune di S. Giorio che ci chiedono di supportare la squadra dei quattro operai che hanno inviato per pulire il sentiero che dall’Adret sale al rifugio GEAT.
Alla chiamata di Osvaldo rispondiamo in 11.
Tanto per non farci mancare niente decidiamo di allungare un po’ il percorso: gli operai saliranno dall’Adret, mentre noi partiremo dalla Città, Travers a Mont ricongiungendoci tutti al bivio per il rifugio GEAT.
Il sentiero fino al bivio nel vallone del Gravio non presenta grandi problemi; i pochi alberi caduti vengono rimossi in breve tempo.
Dal bivio la neve aumenta di spessore e le cose cambiano: grandi larici o faggi spezzati come fuscelli, maggiociondoli e noccioli piegati sul sentiero. Le motoseghe cantano, le schiene scricchiolano per lo sforzo di spostare i tronchi tagliati... Oggi Giorgio si sarebbe divertito, peccato che aveva altri impegni.
Pian piano ci avviciniamo al rifugio con la neve sempre più alta; fortunatamente è abbastanza trasformata e generalmente regge il nostro peso.
Alle 13 siamo al GEAT dove il gestore ci attende con la stufa accesa e il rifugio caldo.
Giornata splendida per il tempo soleggiato, per la compagnia sempre piacevole e per l’ottimo pranzo.
Un grazie doveroso a tutti i partecipanti, al sindaco di S. Giorio e al gestore del rifugio Mario Sorbino.
Claudio Blandino

13 marzo 2024 - Pulizia Sentiero 510 / 510a
La giornata era programmata per sistemare il sentiero della Fugera, perché dopo la nevicata, parecchi alberi sono caduti sul Sentiero.
Da un sopralluogo fatto da Vincenzo c’era ancora troppa neve quindi diventava più difficile intervenire, ci siamo orientati sull’altro versante, l’Inverso, a quote più basse dove la neve si è sciolta. Si è deciso di finire il tratto del sentiero 510, (sentiero che il 9 giugno nell’ambito dei festeggiamenti dei 100 anni sarà inaugurato con il titolo “Sentiero del Centenario”).
Il tratto compromesso era da sotto ai Pinetti quasi fino alle grange di Parisat.
Finito quel pezzo, con taglio di un paio di alberi caduti sotto il peso della neve della settimana precedente, per non sprecare la giornata, abbiamo indirizzato le forze su un altro sentiero che ormai sono parecchi anni che non veniva più ripulito, il 510 a. Il sentiero parte poco dopo le grange di Parisat (scendendo) si trova il bivio a destra con indicazione Tignai-Bussoleno.
Questo sentiero era il classico percorso dei bussolenesi che salivano al Pian Cervetto. Nei primi 100 metri era parecchio sporco dai rovi, difatti non abbiamo progredito molto, poi vista l’ora, erano le tredici, siamo scesi anche perché eravamo invitati da Tiziana a casa loro, ai Giordani, per un lauto pranzo, e così è finita la mattinata, con la promessa di ritornare a ultimare i lavori, e magari mangiare un altro pranzo, la locanda è niente male.
Ringrazio i volontari che hanno partecipato, Giorgio F. - Enrico B. - Mario M. - Ornella S. - Tiziana F. per la logistica e Io.
Osvaldo Plano

17 marzo 2024 - Monte Isola
Torniamo dopo una quindicina di anni a ripercorrere i sentieri che si inerpicano su questo "monte" che ha l'assoluta peculiarità di essere anche un'isola....
Monte Isola è un comune situato come dice il nome su quest'isola nel Lago d'Iseo ed è nel panorama lacustre la più grande a livello europeo nel suo genere, conta circa 1700 abitanti sparsi in varie pittoresche borgate.
Su di essa le automobili sono bandite e solo le motociclette (comunque troppe...) e le biciclette sono tollerate. Come avvenne alla prima esperienza anche questa domenica 17 Marzo 2024 siamo in circa 115 partecipanti suddivisi in due pullman. La partenza alle ore 06.00 fortunatamente quest'anno non coincideva con il cambio dell'ora solare come invece negli ultimi anni succedeva per le gite con mete più lontane. Raccolti tutti i partecipanti lungo le solite fermate, più una sosta straordinaria in autostrada a Brandizzo ci si ritrova tutti insieme in Autogrill per la colazione e due veloci chiacchere, perchè il tempo è più che mai prezioso all'andata per la logistica della giornata.
Purtroppo in questi ultimi anni il costo dei mezzi a noleggio è aumentato sensibilmente e contestualmente l'organizzazione dei tempi lavorativi degli autisti dei mezzi, ha vincolato alcune scelte non proprio simpatiche, ma necessarie, come quella di oggi, ove una volta giunti a destinazione, dovremo stare fermi con i pullman per nove ore consecutive, per non avere l'aggravio di due autisti in "spinta" ai titolari che hanno il vincolo di impegno giornaliero fissato in quindici ore complessive, che si guidi o no. Quindi dovendo andare in luoghi non proprio vicini, queste scelte, per contenere i costi sono quasi d'obbligo.
Giunti a Sulzano alle ore 10 circa, dopo una discesa avventurosa dai pullman in uno spazio ristrettissimo e sotto un "fuoco" di clacson di gitanti in automobile poco educati, riusciamo a raggiungere l'imbarco del traghetto, che ci accoglie al completo. Si giunge a Peschiera Maraglio in pochi minuti e subito una lunga fila indiana si infila nei vicoli che conducono all'attacco della mulattiera.
Volevo seguire in primis il sentiero n.° 2 per la meta, ma opto invece ad accompagnre il gruppo sul seniero n.°1 all'andata, che subito parte in salita abbastanza decisa, ma con scorci molto belli su questo lago, che nel 2016 balzò nelle cronache mondiali, per l'opera effimera dell'artista Christo, che manco a dirlo, fece camminare sulle acque del lago migliaia di persone, su un tappeto galleggiante tra le sponde di Sulzano, Monte Isola e l'isoletta di S.Paolo.
In circa due ore raggiungiamo la cima dell'isola, presso il Santuario della Madonna della Ceriola, che da secoli rappresenta il luogo della preghiera per gli abitanti, nei secoli per lo più pescatori e agricoltori.
Consumiamo il pranzo al sacco, questa volta senza pioggia, come avvenne anni fa, ma non con la temperatura che il meteo ci aveva preannunciato.
Scendiamo verso Peschiera dal sentiero n.°2, attraversando le borgate Olzano e Masse, che avevamo scartato all'andata e scopriamo che le note di pericolosità inserite sulla guida sono forse un pochino enfatizzate per un gruppo di camminatori, che è vero che è un po avanti con gli anni, ma conserva la voglia di avventura.
All'arrivo al porto il "libera tutti" per circa due ore fa si che tutti si sparpaglino nei vari locali per un'apertivo, per un gelato, e anche per la meritata merenda sinoira, visto che la cena la vivremo sui pullman, con partenza prevista alle 19.30. Cosa che avviene puntualissima e complice un traffico ancora poco intenso alle ore 22.30 siamo nuovamente in Valle, con un ricordo di una bella giornata passata in compagnia di un bel gruppo di amici, pronto a nuove escursioni. A presto!
Osvaldo Vair

Mercoledì 20 Marzo - Ri-pulizia sentiero 540
Purtroppo abbiamo scelto una giornata un po' uggiosa, nebbia e freddo umido in più l’ultimo tratto del sentiero innevato, con 50 cm di neve marcia.
Cens (Vincenzo Cevrero) dopo a un soppraluogo, aveva gìà fatto una giornata di pulizia con Carlo Malengo, ci ha informato, che con la pesante nevicata, una quantità esagerata di alberi erano caduti sotto il peso della neve, il sentiero era ostruito in più parti con carambole di alberi secchi e enormi frassini.
Alle 8 eravamo in sede pronti a partire, grazie al mio jimmy e alla Panda 4x4 di Gianpaolo alle 8:30 eravamo al casotto della Doi, all’inizio del sentiero. I primi 300 m erano già da stati liberati nei giorni precedenti da Cens e Carlo. Ma appena dopo, il disastro, alberi schiantati uno sull’altro, è iniziato subito il concerto di motoseghe (tre) che si è fermato al Casotto della Fugera alle 13 passate.
Accendiamo la stufa, ma poi un po' stanchi, un po' infreddoliti dal sudore, decidiamo di andar mangiare al caldo in sede del CAI. Così scendendo avviso le signore che stiamo arrivando chiediamo se gentilmente ci preparavano una pasta al Cai.
Al nostro arrivo Tiziana e Enrica avevano già preparato il tavolo con antipasti, pasta al pesto e dolce, crostata che Giorgio ha portato a spasso fino alla Fugera. Tutto buonissimo, sarà la fame e la stanchezza.
Anche questa volta abbiamo fatto un gran lavoro, lavoro utile, anche perché nel mese di aprile inizieremo i lavori di smaltimento della struttura, per poi inizio maggio fare la ristrutturazione. Ringrazio tutti per il grande impegno, Giorgio, Carlo, Cens, Gianpaolo, Enrico, Beppe (del CAI Uget di Torino) che ad ogni uscita fa la levataccia.
Osvaldo Plano

11 aprile 2024 - Ristrutturiamo la Fugera 2
Lavori Fugera, secondo intervento.
In autunno, con il primo intervento, avevamo portato su due cisterne, motopompa, tubi per acquedotto in modo da poter disporre dell’acqua della fontanella per fare i lavori.
A maggio il muratore salirà alla Fugera per effettuare i lavori programmati: tetto e pavimento nuovi oltre ad interventi minori sui muri.
Oggi siamo saliti in 8 per iniziare i lavori di smantellamento e svuotare l’interno del casotto.
In realtà ci siamo divisi i lavori: Giorgio con la motosega tuonante, aiutato da Mario, ha ripulito un’area per ricavare una zona di scarico e carico per l’elicottero; Osvaldo e Vincenzo al mattino si sono dedicati alla fontana e motopompa; Claudio, Mauro, Rosita e Miriam si sono concentrati sul casotto svuotandolo di ogni suppellettile e smontando tavolati, perline, intercapedini, isolanti, ecc...
Alle 13,30 pausa pranzo con pastasciutta e cibarie varie.
Nel pomeriggio si continua togliendo le lose dal pavimento per utilizzarle nella costruzione di un muretto esterno crollato da anni.
Resta ancora da smantellare il tetto usando le lose per ultimare il muretto, pulire le pietre dei muri interni ricoperte da vecchie malte ormai deteriorare e simili a fango secco.
Servono quindi volontari per il terzo intervento; il CAI-UGET come sempre fornisce gratis e a volontà... fatica e pastasciutta.
Dimenticavo... la raccolta fondi sta riscuotendo un buon successo ma siamo ancora lontani dalle spese preventivate, siete quindi ancora in tempo a dare il vostro contributo.
Claudio Blandino

14 aprile 2024 - Sentiero del Tasso
Una domenica quasi estiva ha messo a dura prova i 58 partecipanti (52 in pullman e 6 in auto) alla gita sulle colline del Roero, compensati dalla pregevole merenda sinoira presso l'Osteria del Di Vin Roero situata nel centro storico di Vezza, che ci ha fatto dimenticare il caldo patito, specialmente nel pomeriggio, durante l'escursione.
La giornata ha avuto qualche intoppo, peraltro risolti, (fermate del pullman di alcuni minuti per attendere dei ritardatari, un gruppetto di partecipanti che, malgrado l'ottima segnalazione verticale, hanno sbagliato direzione dovendo tornare sui propri passi, leggeri malori, comunque risolti, dovuti alla calura ). Comunque tutti i partecipanti (qualcuno con qualche consigliata scorciatoia nel finale) hanno completato l'itinerario ad anello che, partendo dalla parte bassa di Vezza (in località Borgonuovo) dalla piazza delle scuole, ci ha condotto in salita al centro storico del comune e successivamente sulla dorsale delle colline in mezzo a vigneti di nebbiolo e arneis, con un continuo su e giù molto panoramico tra i filari , con vista fino alla cerchia alpina, col Monviso e il Rocciamelone emergenti dalla foschia della pianura. Si affronta, dopo questo su e giù, una ripida discesa e si ricompatta il gruppo presso un gruppo di case tra le quali è presente un forno per il pane.
Scesi sulla strada provinciale che collega Vezza a Monteu Roero, la si è percorsa per un tratto per poi svoltare su uno sterrato pianeggiante in una valletta presso cui è stato rtrovato un femore di mastodonte (animale preistorico simile, ma più grosso, a un elefante), conservato presso il museo di Vezza. Si abbandona la valletta (e qui un piccolo gruppo continua dritto, malgrado la segnalazione e percorrerà un bel tratto prima di rendersi conto dell'errore e contattarmi)) per svoltare a sinistra e risalire sulla collina per circa 2 Km. su largo sentiero in mezzo al bosco fino a giungere al gruppo di case della frazione Valmaggiore.
Qui ci si ferma per il pranzo al sacco, anche perchè si è in attesa di notizie del gruppetto di persone che abbiamo perso, le quali sono dovute tornare indietro fino al punto in cui non hanno visto la deviazione. Avuta notizia che hanno ripreso la retta via, ma essendo un po' distanti da noi, si riprende il cammino sotto un sole che è diventato sempre più cocente. Un tratto in mezzo alle vigne su una ripissima “capezzagna” ci impegna duramente.
Si suda abbondantemente, delle palme compaiono lungo il percorso (non sono allucinazioni ma ci proiettano con la mente ai tropici). Si entra in un boschetto molto gradito per l'ombra fino ad arrivare su una stradina asfaltata. Con una breve salita si giunge al largo spiazzo molto panoramico con tavoli e panche su cui si trova il Santuario della Madonna dei Boschi.
C'è un piccolo chiosco che viene preso d'assalto per le bevande e/o il caffé. Vista l'ora e il gruppetto dei ritardatari ci si può concedere una lunga pausa. Parecchi di noi partecipano alle visite guidate al santuario con accesso tramite una scaletta anche alla parte superiore in cui si trova un pregevole affresco. Dopo le 16 si affronta l'ultima ora del percorso. E' quasi tutto in discesa, dapprima sulla stradina asfaltata, poi su uno stretto sterrato che arrriva in un boschetto per iniziare quindi la discesa nel fondovalle. Ma un'ultima severa difficoltà ci attende. Si abbandona la discesa per svoltare a destra e affrontare una ripida salita che, attraversando un vigneto, ci riporta sulla sommità della collina.
Poi, finalmente, è tutto bosco e discesa veloce e gradevole fino a giungere al piazzale delle scuole dove è parcheggiato il pullman. Pausa e poi col pullman andiamo a recuperare sulla provinciale le tre persone del gruppetto dei ritardatari a cui avevo comunicato via telefono di scendere direttamente a fondovalle e non affrontare l'ultima impervia salita. Recuperati, si sale al parcheggio non distante dal ristorante.
Sono quasi le 18. Il ristorante è riservato esclusivamente a noi. Il buon cibo e il buon vino sono apprezzati dai commensali. La fatica dell'escursione, dovuta principalmente al caldo, è dimenticata e le battute e il buon umore aleggiano tra i tavoli distribuiti nelle due salette.
Il rientro in valle è tranquillo, senza code.
Alessandro Martoglio

16 Aprile 2024 - Ristrutturiamo la Fugera 3
Terza giornata di lavori al bivacco Fugera.
L’impegno è cominciato subito dal primo mattino, alle 8:30 eravamo al casotto Addoi a suddividerci i carichi di attrezzature che sarebbero servite per i lavori di smontaggio della struttura, motosega, miscela, pale, picconi, secchio con attrezzi da muratore, teli per coprire i muri, e anche una carriola. Eravamo in dubbio se portarla perché, come dimostrato, è stato impegnativo farla arrivare a destinazione, io spingevo e Cens tirava, però ottima scelta perché è stata indispensabile per radunare le lose nello smantellamento del tetto e nel ripulire l’interno dalle macerie.
Ci siamo suddivisi i compiti, Giorgio con la motosega ha finito di ripulire intorno all’area coadiuvato da Ornella, Cens sul tetto faceva scendere le lose che Carlo, Gianpaolo e Massimo accatastavano vicino al faggio, le più marce e i pezzetini li portavano a me che ho continuato a costruire il muro di sostegno dell’area fronte bivacco. Le lose accatastate serviranno, in un secondo tempo, se avremo ancora le forze, per costruire una pavimentazione intorno al bivacco.
La pompa dell’acqua ha fatto il suo dovere e in tarda mattinata la cisterna da mille litri era piena. Abbiamo fatto il calcolo che in un’ora circa, pompa 100 litri con un consumo di un litro di miscela.
Per fortuna il monte Ciarmetta ci ha riparato dal fortissimo vento che imperversava sul fondo valle, qualche soffiata fastidiosa ma niente di estremo, ci ha permesso di lavorare e portare a termine i lavori prefissati.
Alle 17:30 ritorniamo a valle soddisfatti del lavoro fatto, ci saranno ancora altre giornate di lavoro ma il grosso è fatto, ora tocca all’impresa Fontan metterci mano nella costruzione del tetto, pavimento, e rifiniture interne compreso allestimento serramenti, il tutto è previsto per l’inizio di maggio.
Tutto il materiale sarà elitrasportato, quindi ultimi impegni è radunare tutto il materiale necessario per essere pronti per il trasporto.
Ringrazio Ornella, per aver portato un buon antipasto, peperoni e tonno, di sua produzione e per averci preparato un’ottima pasta. Ringraziamento anche ai volontari, Cens, Giorgio, Carlo, Gianpaolo e Massimo. Alla prossima!!!
Nelle prossime settimane, prima dell’arrivo dell’impresa, sarà necessario ripulire le pietre dei muri interni in modo che la malta per arricciare faccia bene aderenza.
Come sempre ricordiamo che la raccolta fondi per finanziare i lavori è sempre aperta...
Osvaldo Plano

20-27 aprile 2024 - Cilento
Domenica 21 Aprile - Monte Licosa – Punta Licosa – Castellabate.
Oggi si effettua il primo giorno di escursione alla scoperta dei sentieri del Cilento. Il programma della giornata prevede la salita al Monte Licosa (326 m s.l.m.) alla punta Licosa per concludersi con la visita al paese di Castellabate, considerato uno dei borghi più belli d’Italia.
Questo paese ha visto realizzare la propria prosperità turistica e la sua notorietà per merito delle scene del film “Benvenuti al Sud” che qui sono state girate.
Al mattino alle ore 8,30, dopo una lauta colazione, il gruppo al completo dei 49 partecipanti (Emanuela ci ha raggiunto solo questa mattina), sotto la direzione delle tre M alias: Mario, Mara e Mariateresa, le nostre guide naturalistiche, è pronto e scalpitante alla partenza. Il cielo è azzurro con le nuvole sparse che corrono, il mare è mosso, l’aria è frizzantina quando ci incamminiamo attraversando sul lungomare tutto il paese di Marina di Castellabate per poi procedere lungo la spiaggia.
I nostri piedi affondano nella sabbia facendoci pensare alla camminata nella neve ma questa volta senza “ciaspole” Durante il percorso ci siamo soffermati ad osservare un pescatore intento a riparare le proprie reti che pazientemente ci ha illustrato le difficoltà del suo mestiere e le diverse modalità di pesca, lamentandosi dei dispetti dei delfini che spesso lo seguono e che per impadronirsi dei suoi pesci gli rovinano le reti.
Raggiungiamo così il paese di San Marco di Castellabate che si prepara a festeggiare il suo santo patrono, infatti durante il percorso incontriamo prima una corsa podistica che ci rallenta ma fa sì che i corridori trovino tanto incoraggiamento da parte nostra per poi incontrare nelle vie e soprattutto di fronte alla chiesa tante luminarie in legno tipiche di questi luoghi. Superato il paese di San Marco inizia il percorso in salita, purtroppo per la maggior parte su strada asfaltata anche perché il tentativo di inoltrarci su un sentiero viene subito bloccato dopo pochi metri perché questo diventa impraticabile.
Fortunatamente camminiamo all’ombra e i nostri occhi godono della vista di piante di cipresso, eucalipto, pino, mirto, lentisco e nelle pause ascoltiamo le interessanti spiegazioni naturalistiche di Mario e Mariateresa. Finalmente lasciamo la strada asfaltata per inoltrarci su una sterrata, naturalmente sempre in salita, che ci conduce attraverso la macchia mediterranea sino alla torretta di Cima Licosa a 326 m s.l.m. dove possiamo goderci il nostro panino e rilassarci sotto un bel sole. Dopo la pausa il percorso procede in una ripida e ciottolosa discesa, che mette all’erta tutti i nostri sensi facendoci prestare ben attenzione a dove posiamo i nostri piedi.
Raggiungiamo così una seconda torre di avvistamento dove ci fermiamo e facciamo una bella foto di gruppo con in vista la bandiera del centenario della nostra sezione. Da questa posizione si intravede l’isoletta di Licosa con il suo faro, questa prende il nome dalla mitica sirena Leucosia che con il suo canto attirava i navigatori per farli naufragare sugli scogli, solo Ulisse si salvò con l’aiuto di Circe. Ancora un tratto in discesa e finalmente raggiungiamo punta Licosa con la sua isoletta.
Qui ci attende un bel venticello che rende spumeggiante il mare e che ci accompagnerà lungo un facile percorso, tra mare, ulivi, vigneti e che in circa mezz’ora che ci riporterà al paese di San Marco dove ci attende l’autobus. Ancora qualche chilometro, questa volta comodamente seduti, e raggiungiamo la cittadina di Castellabate considerata uno dei borghi più belli d’Italia e anche patrimonio dell’Unesco, Situata a circa 300 metri di altezza sul livello del mare è caratterizzata da strette vie acciottolate, edifici antichi e terrazze da cui si gode un magnifico panorama sia sul mare che sull’entroterra.
Una breve passeggiata ci conduce nella piccola piazzetta dove era stato allestito l’ufficio postale del film “Benvenuti al Sud” e sede ora di alcuni bar dove ci rilassiamo gustando ottimi gelati e bevande prima di ritornare all’hotel “Costa d’Oro” dove alloggiamo. Bella prima giornata trascorsa in Cilento.
Enrica Croletto

Lunedi 22 Aprile - Traversata Punta Carpinina, Monte Stella, San Mauro Cilento.
La giornata ha preso avvio con la prima colazione presso l’Hotel Costa d’Oro e alle 8.30 ci siamo ritrovati per trasferirci in pullman, in 40 minuti, da Santa Maria di Castellabate al bivio di Punta Carpinina di Perdifumo, punto di partenza della traversata.
L'escursione ha preso il via su un sentiero che saliva in maniera costante su un terreno coperto di vegetazione fino a raggiungere il monte Corvara a 895 m. slm. Dopo una breve pausa abbiamo proseguito verso Castelluccio, situato a 1025 metri di altezza e caratterizzato dai suggestivi ruderi del castello longobardo.
Lungo il percorso abbiamo avuto modo di ammirare fiori di ogni tipo tra cui orchidee e soprattutto tanti asfodeli. L’asfodelo, come ci ha raccontato la guida Maria Teresa, viene spesso associato al mondo degli inferi e all'Ade, il regno dei morti, dove gli spiriti dei defunti dimorano dopo la morte.
L'asfodelo è spesso menzionato nella letteratura classica come un simbolo di morte, lutto e ricordo dei defunti. Nei miti, si dice che i campi dell'Ade siano fioriti con l'asfodelo, creando un paesaggio desolato ma poetico, in cui le anime vagano tra le sue fitte siepi.
Proseguendo verso la cima del monte Stella abbiamo avuto l'opportunità di ammirare da vicino la pietra ru Mulacchio (1045 m. slm) . Questa ‘’Preta’’ aveva la funzione di calendario solare, proprio come i grandi megaliti presenti in Inghilterra nel sito neolitico di Stonehenge.
In Italia, oltre che nel Cilento, sono stati ritrovati megaliti anche in Basilicata, valle del Belice e Puglia, ma, mentre a Stonehenge si celebravano riti misteriosi legati al solstizio d’estate, in Italia si praticavano durante il solstizio d’inverno.
Il monumento sul Monte Stella risale all’inizio del II millennio a.C. ed è costituito da tre grandi massi conficcati verticalmente nel terreno. Presumibilmente, in origine i massi costituivano un unico blocco. Tra questi blocchi si sono formati due stretti passaggi ed il sole, battendo sulle pietre, vi proietta raggi di diverso spessore in base al periodo dell’anno: il raggio di sole risulta lungo quanto tutto l’arco della galleria nel giorno più corto dell’anno, il 21 dicembre, invece risulterà molto più corto a giugno, mese del solstizio d’estate. Il raggio di sole ovviamente tenderà a cambiare dimensione giorno dopo giorno nel corso dell’anno.
I solstizi d’inverno e d’estate d’altronde sono sempre stati oggetto di grande interesse in varie culture poiché si credeva nella relazione tra la maggiore potenza del sole e il rafforzamento della fertilità agricola, ma anche della fecondità umana.
Da sottolineare inoltre la posizione del megalite che può essere osservato da una distanza rilevante e ciò lascia pensare all’esistenza di una comunità presente nel territorio sottostante.
Il territorio del Cilento è stato infatti caratterizzato da culture di diverse popolazioni, insediatesi prima o al fianco delle colonie greche, si pensi alle popolazioni del Gaudo, l’appenninica oppure la villanoviana.
Oltre alla funzione di calendario solare, la Pietra era un luogo in cui venivano svolte pratiche popolari: le donne sterili e desiderose di un figlio, quando si recavano al santuario della Stella, si fermavano presso la pietra e la attraversavano passando per lo stretto passaggio.
Nell’oltrepassare la pietra era inevitabile strofinare il ventre sulla roccia e, dal momento che le credenze popolari ritenevano che la roccia fecondata dal sole aveva a sua volta il potere di fecondare, le donne pensavano che ciò le avrebbe portate a divenire presto madri.
Ma, in questo luogo appartato, negli stretti passaggi tra i massi, protetti da occhi indiscreti, venivano consumati anche amori illeciti, proibiti e fecondi anch’essi, ed è probabile che da qui nasca la denominazione di ‘’pietra del figlio illegittimo’’.
Proseguendo oltre la pietra siamo giunti in poco tempo alla vetta del Monte Stella, che con i suoi 1120 metri di quota permette di godere di un panorama mozzafiato sulla costa. Peccato che la vetta sia fortemente “antropizzata”: è infatti presente una importante base dell’aereonautica civile e dei ripetitori di segnale per le comunicazioni. Sulla vetta abbiamo consumato il pranzo e successivamente abbiamo affrontato la discesa verso San Mauro Cilento, a 560 metri di altitudine.
Qui, dopo una breve sosta in un bar, dove abbiamo potuto acquistare i fichi secchi prodotti dalla gestrice e assaggiare le buonissime arance che ci sono state offerte, siamo giunti al frantoio della Cooperativa Nuovo Cilento, il primo produttore in Italia di olio di oliva biologico. Mario, uno dei soci della cooperativa, ci ha illustrato nel dettaglio e con passione, il ciclo di produzione dell'olio, arricchendo la nostra conoscenza delle tradizioni locali legate all'agricoltura.
Il rientro in albergo è stato preceduto da un trasferimento in pullman, permettendoci di concludere la giornata con un’ottima cena, i successivi balli tradizionali e il meritato riposo.
Alessandro Galli

Martedì 23 Aprile - Paestum e le grotte dell’Angelo di Pertosa.
Giornata di trasferimento da Santa Maria di Castellabate a Marina di Camerota. Questa mattina ci siamo recati al museo di Paestum e al sito archeologico di Paestum dove la guida Daniela con la sua “parlantina veloce” ci ha fatto scoprire l’architettura, l’arte, i riti, la cultura della Grecia antica. Ci ha colpito l’alterità di questi edifici e della comunità che li realizzò, in particolare la tomba del tuffatore e i vasi bronzei di Heroon.
Per fortuna siamo entrati presto, prima dei vivaci bambini e ragazzi che si recavano al sito in gita scolastica. Un magnifico sole ci ha accompagnati nel nostro percorso al sito. Trasferimento con vista panoramica alle grotte di Pertosa Auletta situate nel massiccio dei monti Alburni, dopo un pic –nic umido nel piazzale antistante. L’ingresso alle grotte viene effettuato su barche a fondo piatto tirata lentamente dalle guide e a noi è parso di entrare nel’inferno Dantesco.
Ci ha colpito particolarmente quella che viene chiamato il “Bacio” fra una stalattite e una stalagmite che nel giro di qualche centinaio di anni si compirà. Ciò ci ha fatto riflettere su quanto sia breve la nostra vita di fronte a questi fenomeni naturali. Dopo la visita, l’autista Gerardo ci ha accompagnato al campeggio “Villaggio dell’Isola” a Marina di Camerota dove alloggeremo nei prossimi giorni.
Daniela Degiorgis e Elisabetta Grandi

Mercoledì 24 Aprile - Palinuro - Camerota Alta
Carichi di entusiasmo e di aspettative il nostro autista Gerardo ci ha accompagnati in prossimità del centro abitato di Palinuro. Il meteo era incerto ma anche oggi le preghiere notturne sono state esaudite.
Un breve tratto in discesa ci ha condotti sulla spiaggia e davanti a noi il mare agitato ci ha proposto un panorama a noi poco familiare: le onde che si infrangono sugli scogli, il vento che soffia incessante,la baia di Palinuro accompagnati dall’odore della salsedine. Grazie alle conoscenze di Franco, alias Johnny Rambo, abbiamo imparato la Storia delle saline.
durante un attraversamento sugli scogli un’onda improvvisa ha “annacquato” le gambe di Nanni che ha cercato, senza successo, di evitare l’inevitabile dimenandosi in un balletto molto simpatico. Finalmente ha raggiunto l’asciutto e ha tolto i pesciolini dalle scarpe.
Dopo aver attraversato un brevissimo tratto del centro abitato, in parte in fase di ristrutturazione, abbiamo raggiunto il fortino panoramico della grotta azzurra.
Lungo il tragitto, sulla nostra destra, spunta il faro di Capo Palinuro uno dei fari più alti d’Italia.
Tra la fitta vegetazione della macchia mediterranea le mucche podoliche dalla livrea argentea e le corna lunghe e ricurve in punta pascolavano indisturbate.
Durante le soste Mario, detto Mariuccio, ci illumina con le sue curiosità botaniche che raccontano un po’ anche le tradizioni di questi luoghi.
Oltrepassata la stazione meteorologica sulla dorsale del promontorio si intravede dall’alto Cala Fetente così chiamata per le esalazioni di zolfo provenienti probabilmente dal vulcano sottomarino distante qualche km.
Questo splendido panorama fa da cornice alla nostra pausa pranzo.
Inizia ora la discesa per ritornare sui nostri passi. Giunti al centro abitato e raccolta qualche informazione alla sede della pro loco raggiungiamo il bar per soddisfare le esigenze caffeinomani di Nina rigidamente prima delle ore 15, peccato però che questa sosta le sia costata la bellezza di euro 2.20 per un caffè (porca vacca).
Sul bus ci aspetta la conta dei passeggeri e il briefing della guida.
Ma la giornata non è ancora finita perché dopo aver banchettato ci siamo sbizzarriti in pista. Così un’altra bellissima giornata cilentana giunge al termine ed il domani ci riserva altri splendidi luoghi da scoprire.
Le guide - Mara e Mario

Giovedì 25 Aprile - Sentiero del Monastero Basiliano e “Oasi Castaneto”.
Alla partenza dal campeggio piove, ma giunti all’attacco del sentiero il cielo è quasi sereno. La nostra escursione inizia con una scalinata che, presto trasformatasi in sentiero, si inerpica con tornanti tra una ricca e verde vegetazione. Si cammina all’ombra di alti pini marittimi. Il sentiero è ripido, ma agevole.
Si giunge nei pressi di un’antica carbonaia circondata da pini di Aleppo. Franco, la nostra guida escursionistica, ci spiega che la loro piantumazione è avvenuta ad opera dei monaci Basiliani che ne estraevano la resina utile alla costruzione delle barche. In breve, su terreno pietroso, contornato da ciclamini fioriti, raggiungiamo i ruderi dell’antico Monastero Basiliano risalente all’anno 1000, ora azienda agricola in divenire. Breve sosta per godere dello splendido panorama sul promontorio di Capo Palinuro. Dall’ex monastero un ripidissimo tratturo sassoso e sconnesso che si snoda tra un’imponente fioritura di ginestra spinosa, ci porta al culmine della salita.
Da qui il panorama spazia sui paesi di Camerota, Lentiscosa e Licusati. Per ripida discesa si raggiunge il rifugio “Oasi Castaneto” fondato dal professore Salvatore Calicchio (prima guida escursionistica del Parco Naturale del Cilento). Lì ci accoglie la figlia del professore e si consuma il pasto a base di olive e ciambotta (specialità cilentane) offerto dalle nostre guide Mara, Mario e Franco. Foto di rito e ripartenza alla volta di Camerota. Pioviggina, il sentiero ripido e stretto ci porta alla strada asfaltata che conduce in paese. Breve visita al vasaio per dimostrazione ed acquisti. Salita al centro storico e rientro al bus sotto la pioggia.
La serata ci riserva ancora una piacevole sorpresa. A termine cena siamo allietati dall’improvviso ingresso in sala di un fantastico Pulcinella (Mimmo Vitale) che ci intrattiene esibendosi nelle più belle canzoni napoletane e non solo. Il gruppo ne rimane affascinato ed emozionato. Gli applausi scrosciano.
Daniela Guglielmone

Venerdì 26 Aprile - Cala Bianca, Cala degli Infreschi e le grotte marine.
Partiti come di consueto alle ore 9:00 con le nostre guide Mara, Mario e Franco abbiamo raggiunto il paese di Marina di Camerota. In contriamo Felix che ci traghetterà dalla baia degli Infreschi a Marina di Camerota e la signora Maria che ci offrirà uno squisito spuntino al ritorno.
Lungo la strada Franco ci mostra la grotta della Cala che ha ospitato l’uomo di Neanderthal e l’uomo sapiens sapiens. Testimoniano la loro presenza resti umani e ossa di animali, questi ultimi stipati in una grotta vicina.
Raggiungiamo poi un’altra grotta dove fu “conservata al riparo dall’umidità” per ben 25 anni, prima di essere trasferita al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, la barca il “Leone di Capriera” che attraversò l’Oceano Atlantico.
A questa impresa parteciparono due italiani, uno dei quali, Pietro Troccoli, era di Marina di Camerota. Proseguiamo il cammino alla volta della baia degli Infreschi.
Durante il percorso Mara, attenta osservatrice del mondo vegetale, ci mostra un fungo particolare, l’Astra eushygrometricus (stella igrometrica).
Continuando lungo il sentiero si aprono scorci sulla grotta Azzurra e la grotta della Fortuna: il nome della prima è legato alla luce particolare dell’acqua intorno a mezzogiorno, quello della seconda alla possibilità di aumentare il pescato ributtando le reti in mare e non meno importante essere arrivati sani e salvi sino lì.
Il sentiero prosegue attraverso una lussureggiante macchia mediterranea e da uno sterrato fiancheggiato da ulivi. Arriviamo alla spiaggia del Pozzallo che deriva il suo nome da pozzo. E’una zona in cui è presente acqua dolce che proviene da una falda carsica del monte Bulgheria e corre sino alla baia de gli Infreschi e della quale già era a conoscenza il popolo greco.
Consumiamo il nostro pranzo con gli occhi ai candidi sassi e alle azzurre acque. Prima di riprendere il cammino Mario ci indica alcune piante tipiche: la salicornia, il finocchio marino e una primula sulla roccia, la primula Palinuri simbolo del Parco nazionale del Cilento, Vallo Diano e Alburni.
Risaliamo il sentiero e giungiamo ad una vecchia “piazza” già utilizzata dai Romani per stazionamento merci e acqua. Qui in un passato più recente veniva lavorato il “maracuoccio”, un legume simile al pisello e ritenuto antenato delle cicerchie. Le piante producono un baccello e sono simili alle piante dei ceci.
Arriviamo a cala Bianca, spiaggia protetta raggiungibile solo attraverso il sentiero, ammirando lungo il percorso uno splendido panorama di insenature, spiaggette, sorgenti di acqua sottomarine e grotte di origine carsica. Eccoci infine alla baia degli Infreschi, dove l’acqua dolce entrando in mare crea particolari increspature sulla sua superficie.
La baia degli Infreschi, porto naturale, un tempo veniva utilizzata dai pescatori per la mattanza dei tonni che poi venivano lavorati e mantenuti freschi nelle grotte in cui arriva acqua dolce molto fredda.
Prima di scendere alla cala degli Infreschi troviamo la chiesa di San Lazzaro nei cui pressi un tempo si faceva il baratto tra i prodotti del mare e quelli della terra .
Alla baia ci attende l’imbarcazione di Felix che ci riporta a Marina di Camerota. Lungo il viaggio possiamo ammirare le innumerevoli grotte, tra cui la grotta Azzurra, e le insenature di cui è ricca la costa.
Prima di rientrare al villaggio camping Dell’Isola facciamo una sosta al negozio della signora Maria che ha preparato uno spuntino col tonno da lei conservato.
Anche oggi il Parco nazionale del Cilento ci ha mostrato la sua ricchezza di panorami e vegetazione.
Anna Miniotti.

4 maggio 2024 - Toupe di Novalesa
Oggi giornata dedicata alle manovre di corda con gli istruttori della Scuola Intersezionale “Carlo Giorda”. Una cinquantina di soci dell’Intersezionale, in realtà quasi tutti provenienti dalle sezioni di Almese, Pianezza e Alpignano (peccato che di Bussoleno eravamo solo in 5), hanno girato sulle quattro stazioni dove si spiegava come legarsi in cordata su un ghiacciaio (utile a molti soci che salgono i 4000 facili), come allestire una corda fissa di emergenza (utile in caso di un passaggio pericoloso durante una gita), come preparare una sosta e come fare una discesa in corda doppia (utile se si percorrono vie facili in montagna).
L’organizzazione quest’anno è molto migliorata: all’arrivo tutti vengono accolti da Pasquale, registrati e suddivisi in 4 gruppi con tanto di etichetta adesiva appiccicata sul casco, utilissima per individuare il gruppo ed evitare il caos dello scorso anno.
Miglioramenti anche dal lato culinario con abbondanti libagioni in parte offerte dall’Intersezionale.
Sulla qualità degli allievi, insegnanti e degli insegnamenti non mi soffermo perché sono stati al top come già lo scorso anno.
Ottima anche la location.
W l’Intersezionale, W la Scuola Giorda....
Al prossimo aggiornamento.
Claudio Blandino

12 maggio 2024 - Colle e Punta Lunelle
Nonostante la partenza con un po' di ritardo, dovuta alla sostituzione del pullman, causa problemi alle sospensioni, (Bellando non è una sicurezza) siamo arrivati a Traves in orario. Cielo parzialmente nuvoloso, come da meteo. Alle 9 pronti a partire, con i soci venuti in auto siamo in 64 con la piccola e simpatica mascotte Anna, di 14 mesi.
Sfiliamo prima tra le case di Traves per poi iniziare la salita in fila indiana nei faggi e nei castagni su un bel sentiero, dopo poco siamo al pianoro di “Pian Bracon”, area attrezzata per pic nic, una bevuta, una breve pausa e si riparte è spuntato anche il sole. Iniziamo a salire su una splendida mulattiera lastricata e gradinata, era di servizio per le miniere di rame che si vedono, salendo, vicino al colle.
La salita è continua ma con ampi traversi, il bel sentiero permette di fare dislivello senza troppa fatica, difatti il gruppo è abbastanza coeso.
Sul percorso vediamo parecchie discariche del materiale di risulta delle vecchie miniere, e arrivati quasi al colle incontriamo a destra un cartello che indica la traccia che ci porta alla “Punta Lunelle”. La traccia è ripida, con qualche ometto, in poco tempo siamo sulla sommità,
lo spazio è ridotto ma vicini vicini facciamo la foto a fianco della croce, con la bandiera del centenario.
Si ridiscende per fermarci al colle per la pausa pranzo, ma qualche goccia ci abbrevia la pausa e ci fa ripartire, scendiamo sull’altro versante raggiungendo “Colle Crestà” dove improvvisiamo un cavalletto con un tronco e facciamo un’altra foto di gruppo sempre con la bandiera.
Si continua a scendere passando la piccola borgata abbandonata del “Gerb” con le case parzialmente diroccate, successivamente le “Case Marella” per poi fermarci alla fontana nel centro abitato della frazione Pugnetto. Attraversati gli stretti vicoli di Pugnetto ci avviamo alle grotte di Pugnetto, saliamo alle baite “La Presa” per poi con un lungo traverso in piano raggiungiamo Villa Traves punto di partenza e chiusura dell’anello.
Purtroppo l’ultimo quarto d’ora una fitta piogerellina ci ha fatto allungare il passo e coprirci in fretta e furia per non inzupparci, per fortuna arrivati a Traves ha smesso.
Dopo un caffè e un ottimo tiramisù alle fragole al bar, tutti al pullman, distribuzione vendita delle T-shirt del centenario, per chi non ne era ancora fornito, bianche per le donne, blu ottanio per gli uomini.
Pian piano, con un po' di fatica, vediamo che i vari tasselli del centenario stanno progredendo, anche le t-shirt personalizzate cominciano a vestire i Soci e creare quella immagine bianca e blu che disegna l’importante tappa della sezione.
Gli appuntamenti sono ancora diversi, seguiteci, mi auguro di avere sempre il vostro supporto. Grazie.
Osvaldo Plano

17 maggio 2024 - Ristrutturiamo la Fugera 4
Ancora una 1/2 giornata intensa di lavori al casotto Fugera.
Alle 8:45 Io, Giorgio F., Mario M., Cens C., Mauro C., Enrico B. e Massimo F. (gli operai demolitori) eravamo sul posto di lavoro per gli ultimi interventi sulla struttura prima della ristrutturazione.
Abbiamo ripulito interamente i muri interni dall’intonaco terroso, riquadrato, il possibile, le finestre, tolto la vecchia porta e abbassato il livello del pavimento di circa 15 cm, di più non era possibile. Tutti i muri sono appoggiati sulla roccia, siamo sulla sommità del crinale e le rocce fuori escono dal piano di calpestio. Ognuno aveva un compito, che picconava, chi palava e caricava la carriola, Giorgio la guidava e Enrico e Cens hanno fatto gli scalpellini per ridurre le rocce affioranti. Ottima squadra, penso che abbiamo fatto un bel lavoro.
Il materiale di risulta è stato versato nell’avallamento a fianco del nuovo muro di contenimento fatto per allargare l’area intorno al bivacco.
Ora non resta che la costruzione, speriamo che il tempo si stabilizzi, a fine mese partiranno i lavori con Davide Fontan, l’impresario di montagna specializzato nei tetti in lose.
Siamo fiduciosi che diventerà un bel bivacco, abbiamo già pronti i serramenti in legno per l’interno, e i rispettivi antoni in ferro, verniciati settimana scorsa. Oriano e Giorgio si stanno occupando nell’imballaggio delle finestre e della porta perché non si rovinano per il viaggio che faranno con l’elicottero.
Siamo pronti, ma avremo bisogno ancora di aiuto, ma sono sicuro che i volontari ci saranno,
A progetto finito sarà una bella soddisfazione sia per l’opera fatta che per le belle giornate trascorse insieme.
Grazie Soci
Osvaldo Plano

21 maggio 2024 - Pulizia sentieri - Toglie-Combe-Giordani
In questa guerra continua contro la natura, che inesorabilmente tende a riappropriarsi degli spazi che con duro e centenario lavoro l’uomo le ha conteso, oggi abbiamo segnato un nuovo effimero punto, liberando da alberi caduti, il sentiero che da poco prima dell’Alpe Toglie collega Borgata Comba (e poi il Rifugio Amprimo) e il sentiero che da Borgata Comba scende alle frazioni Cugno e poi ai Giordani.
La neve primaverile, tanta e pesante, ha fatto strage di rami e alberi. C’è chi dice che una volta non capitavano questi disastri e che la colpa va ricercata nel cambiamento climatico.
Sarà... certamente però “una volta” le montagne erano abitate, custodite a anche sfruttate. Difficilmente la foresta sarebbe cresciuta in modo così caotico, con un accavallarsi di alberi di tipologia diversa, tutti che si allungano a dismisura verso il cielo nella competizione per trovare un po’ di luce.
Ma torniamo alla nostra giornata.
All’appuntamento, alla sede CAI alle 7,30, lanciato dal President Osvaldo rispondiamo in 10 (più 4 cani), tutti agguerriti con motoseghe, palanchino, piccone e rastrelli.
In auto saliamo alle Toglie dove iniziamo la giornata “ecologica”. Sul sentiero dovrà passare, il 9 giugno, la gita in MTB organizzata dall’Intersezionale in occasione del raduno al rifugio Amprimo e così dedichiamo un occhio di riguardo ai nostri amici ciclisti, spostando pietre e rastrellando il fondo del sentiero pieno di rametti arbusti e foglie.
Nella discesa poco sopra la Comba troviamo il primo vero disastro con numerosi larici e faggi abbattuti dalla neve e incrociati in modo caotico sul sentiero. Lungo lavoro di motosega e di rimozione dei tronchi dal tracciato. Peccato che sia impossibile trascinare a valle il tutto perché ci sarebbe legna da ardere per anni.
Inizia la discesa e dopo breve spostamento si ripresenta lo stesso scenario di prima, poi, fortunatamente, le cose migliorano e fino ai Giordani il sentiero è relativamente in buono stato, anche se le pietre umide e muschiate ci regalano qualche scivolone con tanto di fondoschiena a terra.
Anche oggi abbiamo fatto un po’ di “ginnatica” ai muscoli degli arti; domani sera, in sede, tutto il gruppo pulizia sentieri si trova per cenare insieme, gustando la Paella che gentilmente Enrico ci preparerà... Finalmente useremo i muscoli “addominali”...
Alla prossima.
Claudio Blandino

26 Maggio 2024 - Ciclo turistica lungo i canali del Ticino
Dopo un lungo periodo di maltempo, quasi tutti i giorni piove per alcune ore, e quindi una certa incertezza si è deciso di confermare questa gita, una pedalata pianeggiante lungo i canali del Ticino.
Ci troviamo in 29 in piazza del Mercato dove provvediamo a caricare i nostri mezzi sul pullman, nonostante un po’ di confusione riusciamo a farli stare tutti quindi partiamo con un paio di auto al seguito alla volta di Lonate Pozzolo.
Giunti a destinazione, sotto un sole splendente, scarichiamo le biciclette e ci avviamo lungo la ciclabile che costeggia il Naviglio Grande per la nostra gita.
Abbandoniamo dopo circa 1Km la ciclabile e percorriamo un breve tratto di strada asfaltata che ci porta all’imbocco della pista ciclabile del canale Villoresi, molto disciplinati e rigorosamente in fila indiana percorriamo la pista per circa una ventina di Km attraversando i paesi di Castano Primo, Buscate, Arconate fino a giungere a Busto Garolfo dove abbandoniamo il canale Villoresi per dirigerci a sud verso i paesi di Casorezzo e infine Ossona, circa a metà percorso dove decidiamo di sostare per la pausa pranzo.
Riposati e rinfrescati ripartiamo quasi sempre su ciclabile alla volta di Boffalora dove dopo altri 10 Km incontriamo il canale del Naviglio Grande, ma soprattutto una pasticceria che ci permette di gustare un ottimo gelato.
Dopo questa ulteriore pausa ci immettiamo in un affollatissimo canale del Naviglio Grande che ci riporterà dopo 20Km al parcheggio dove questa mattina abbiamo lasciato il pullman.
Carichiamo le biciclette e dopo le acrobatiche manovre del nostro autista riusciamo a uscire dal parcheggio che nel frattempo era intasato di autovetture e prendiamo la strada di casa.
Monica Pognant

6 giugno 2024 - Pulizia sentieri
Oggi gran giro.
I sentieri che conducono all'Eremita e verso Ca'Tissard sono ingombri di alberi caduti e rigogliosa vegetazione cresciuta a seguito delle piogge giornaliere.
Ci troviamo in sede in 4 e, in auto, raggiungiamo case Trucco; armati di decespugliatore e motosega siamo risaliti fino alla parete di Catteissard. Decespugliato e tagliato alberi caduti dalla parete di arrampicata di Sky Wall in discesa fino a Meisonasse poi risalita all'Eremita, quindi traverso a Fontana Beneita e Ca'Tissard.
Lavorato dalle 8.00 alle 19.00. Siamo arrivati stremati ma contenti di aver concluso il percorso. Un grazie a Giorgio, Ornella, Carlo e il sottoscritto.
Ora il sentiero è percorribile
Osvaldo Plano

11 giugno 2024 - Muratori alla Fugera
Adesso si incomincia deciso, finalmente il gran giorno della ristrutturazione è arrivato.
Complice una bella mattina di sole (cosa strana di questi tempi) l’impresario ha portato il materiale e l’attrezzatura alla Fugera.
L’elicottero arriva in anticipo, ma al piazzale dell’ultimo parcheggio sopra Falcemagna sulla strada dell’Addoi tutto è pronto. In una dozzina di giri (forse anche qualcuno di più... non li ho contati.. .) tutto viene ammucchiato in modo ordinato e funzionale intorno alla baita: sabbia, cemento, lose, travi, ponteggi, travetti, perline, assi, betomiera, tendina per la notte, generi di conforto, porte, finestre e molto altro ancora.
Mentre l’elicottero sta ancora facendo le rotazioni i muratori (4) montano il ponteggio; in poco tempo i travi sono posizionati sul tetto, allineati e dimensionati.
Noi volontari del CAI (oggi siamo in 10 : Osvaldo P, Giorgio F, Carlo M, Mauro A, Mauro C, Miriam P, Claudio B, Mario M, Gian Paolo P, e il giovane new entry Stefano) siamo delegati ai lavori di supporto in quanto sul cantiere, per questioni di sicurezza operano solo gli addetti dell’impresa.
E così sistemiamo i carichi, montiamo la tenda, il tavolo, verniciamo le perline, spianiamo il terreno, costruiamo un nuovo muraglione.
Nel frattempo la betomiera è in moto e il cemento inizia a fluire tra il muro e le travi. Questi muratori sono organizzati, efficienti e veloci.
Se i primi scalpellini della cava di pietra verde della Fugera, di fine ‘700, erano di origine inglese, adesso un muratore è marocchino, anche questo è segno dei tempi che cambiano.
Oggi solo pranzo al sacco, manca il cuoco ufficiale nonché “reggente” della Fugera: il nostro amico Cens che immagino, con un po’ di malinconia, si gode qualche giorno di ferie al mare. Tranquillo, ti lasciamo un po’ di lavoro per quando torni...
Claudio Blandino

12-13-14 giugno 2024 - Lavori Fugera
Non facciamo in tempo a descrivere i lavori della giornata che già tutto è in evoluzione.
Veloci come dei fulmini i muratori proseguono a spron battuto.
Osvaldo Plano e Giorgio Ferraris coadiuvati giornalmente da altri volontari hanno ormai preso la residenza sotto la cima del Monte Cormetto.
Il flusso continuo di fotografie su WhatsApp illustra il progredire dei lavori e le tante ore dedicate a supporto dei muratori o negli interventi di sistemazione nell’area esterna al casotto.
Ad ora, venerdì sera, mentre scriviamo, siamo già alla posa delle lose sul tetto.

16 giugno 2024 – MTB Plateau d’Emparis
In questa primavera piovosa siamo riusciti a trovare una finestra di bel tempo che ci ha ripagato del lungo viaggio in auto per arrivare al lago di Chambon, il punto di partenza della pedalata.
Lungo viaggio reso ancora più penoso da una colonna di 10 camper che ci ha imposto una lenta marcia dal Monginevro fino al Colle del Lautaret.
Siamo in 11, di cui 3 “muscolari” e 8 “elettrici”. Partiamo in salita verso il paesino di Mizoen dove imbocchiamo una strada estremamente panoramica, con pendenze tranquille e fondo buono; Luisella è contenta e tira la volata; dopo 1200 mt di dislivello e 17 km arriviamo all’altopiano del Plateau d’Emparis, meta della nostra uscita.
Imbocchiamo uno sterrato che in breve ci conduce alle sponde di un torrentello da guadare. Scalzi e con la bici in mano superiamo questo primo ostacolo, subito dopo meritato riposo e frugale pranzo.
Adesso occorre raggiungere il Col Souchet, 2350 mt e punto più alto del percorso; lo sterrato finisce e un breve strappo in salita viene superato zizagando nei prati e su sentiero.
Al colle foto di gruppo con panorama grandioso su Meje e Rateau ancora fortemente innevati.
Inizia una breve e sconnessa discesa, poi un lungo traverso con alcuni brevi “portage” quindi la lunga e tecnica discesa su Le Chazelet. Purtroppo i sentieri non sono più in buono stato come due anni fa; probabilmente le frequenti piogge di questa primavera hanno lasciato il segno e a pagarne lo scotto sono le cicliste meno esperte e più timorose che sono costrette a fare lunghi tratti di discesa con mtb alla mano. Unica temeraria Iolanda che però paga il coraggio con una caduta fortunatamente senza gravi conseguenze (un taglio sulla gamba e un bollo un fronte; è il “mestiere che entra”).
Ultima discesa su La Grave, chi su strada chi su sentiero e meritata bevuta al bar.
Restano ancora 13 km di asfalto per ritornare alle auto.
Che dire... Bel gruppo, tutti bravissimi (specie i muscolari che hanno retto il ritmo degli elettrici), bel percorso, panorama stupendo, temperatura ideale (frescolino con il sole).
Alla prossima.
Claudio Blandino

16 giugno 2024 - Rifugio Migliorero
Visto il brutto tempo che ormai ci perseguita da parecchio siamo stati fortunati a vivere una bellissima giornata nell'ambiente che amiamo, ovvero la montagna.
Le previsioni meteorologiche erano comunque buone, anche se nel tragitto in pullman che ci portava in Valle Stura le nuvole facevano capolino sulla pianura cuneese, ma, dopo Borgo San Dalmazzo, imboccata la Valle Stura, un cielo completamente sereno ci accoglieva.
Scesi dal pullmann a Bagni di Vinadio, calzati gli scarponi, verso le 9.45 ci siamo avviati tra le strade del paesino in direzione della chiesa, presso la quale inizia il sentiero diretto al Rifugio Migliorero, dapprima su una scalinata in mezzo alle case e poi su un sentierino per raggiungere la frazione Besmorello, evitando la stradina asfaltata più lunga, ripulito dall'erba alta nei giorni precedenti dal gestore del rifugio.
Giunti alla frazione troviamo i soci arrivati direttamente in auto (in totale i partecipanti sono 49 più 9 in auto compresa la piccola Valentina Fontana) e proseguiamo per circa 1,5 Km su stradina asfaltata che ci obbliga spesso a stare in fila indiana per il passaggio delle auto fino al Ponte del Medico, dove termina l'asfalto e le auto sono obbligate a parcheggiare in uno spiazzo, in quanto oltre la circolazione è vietata.
Breve sosta per ricompattare il gruppo e poi si prosegue, abbandonando quasi subito la stradina sterrata per un sentiero che dopo circa 500 metri ci riporta sullo sterrato. Lo percorriamo con pendenza abbastanza ripida per portarci nei pressi della splendida cascata del Pisciai, che, con le piogge e lo scioglimento delle nevi, ha una portata d'acqua impressionante.
Abbandoniamo la strada e imbocchiamo il sentiero Whymper (in memoria non del famoso alpinista conquistatore del Cervino, ma del cavallo che per tanti anni trasportava i viveri al rifugio), si attraversa il torrente Ischiator sotto la cascata tramite una passerella un po' mal ridotta ( le foto sulla cascata soprastante sono d'obbligo), e ci si inerpica sull'impervio sentiero con una serie di diversi tornanti per giungere faticosamente all'inizio del grande pianoro di pascoli situato tra ripidi versanti, al fondo del quale, con lo sfondo di innevate vette, su un promontorio si intravvede il Rifugio Migliorero.
Superato l'alpeggio Ischiator, molto ben ristrutturato, e una stazione meteorologica, lo percorriamo per intero per giungere all'ultimo tratto in salita, e, con un ultimo sforzo, giungiamo al rifugio, dopo circa 3 ore di cammino. Alcuni si fermano per la pausa pranzo al sottostante Lago Inferiore dell'Ischiator.
Ci rifocilliamo e riposiamo ammirando il bel panorama circostante. Si entra nel rifugio per gustare un pezzo di torta, una bevanda e/o un caffe', serviti dalla gentile coppia di gestori.
Purtroppo bisogna rientrare, non prima di esserci ritrovati tutti sotto il rifugio, sulle rive del lago, per la immancabile foto di gruppo con tanto di bandiere del centenario.
Il ritorno viene effettuato in gran parte sull stradina di servizio al rifugio. Prima di salire in pullman per il ritorno a casa d'obbligo una sosta in un bar di Bagni di Vinadio e poi via, per fortuna senza code.
Alessandro Martoglio

18 giugno 2024 - Pulizia sentiero Aciano
Nell’ambito delle manifestazioni del Centenario della Sezione è previsto la riedizione della gara podistica “Giro dei 3 Rifugi Valsusa", così un nuovo impegno ci aspetta per i primi di luglio, Martedì sono iniziati i lavori di pulizia sentieri sul percorso della gara.
Per essere freschi e operativi, un po' sul presto, abbiamo pensato di cenare e dormire al Rifugio Amprimo. Siamo saliti nel pomeriggio di lunedì al rifugio, abbiamo aproffitato per fare una riparazione sulla condotta dell’acqua della fontana, un larice, sotto il peso della neve, si è schiantato centrando con uno spuntone il tubo che affiorava.
L’operosa combricola, io, Mario, Giorgio, Enrico, Claudio S . e il giovane Stefano M. oltre a sistemare il danno ha coperto il tubo che con l’erosione delle piogge era affiorato in più punti. A cena ci raggiungono anche Mina M. e Anna Passiva.
Martedì mattina colazione alle 7:00 e partenza verso l’Alpe Aciano, si aggiungono alla compagnia Gianpaolo P. e Mauro A.
Decespugliamo e tagliamo alberi lungo il percorso, Balmetta - Aciano, per fortuna il percorso non è così disastrato e procediamo abbastanza velocemente, alle 12:30 siamo alla bergeria. Proseguiamo verso il colle dove incontriamo l’operaio del Parco Mario Cavallo e due ragazzi, che precedono il gruppo pulizia sentieri “Rucieia” di Borgone, 4 volontari capitanati da Silvio Girard che gentilmente si sono resi disponibili ai lavori.
Il gruppo salendo dal Rifugio Geat ha riprestinato interamente il percorso decespugliando e tagliando alberi che ostruivano il sentiero.
Vista la grande quantità di neve che persiste in alto, verifichiamo un alternativo sentiero per la salita della gara. Scendiamo e puliamo il sentiero che scende al Toesca passando all’alpe di mezzo, potrebbe essere una buona alternativa per non inoltrarci nei canaloni ancora innevati.
Rientriamo al rifugio, una birra e alle 19:30 siamo di ritorno.
Purtroppo la giornata è stata grigia e nebbiosa e anche un po' fresca, non da mese di giugno.
Un pezzo è fatto, ci rimane il sentiero che sale al lago Rosso dal rifugio Geat, prossima puntata.
Grazie a tutti ottimo lavoro.
Osvaldo Plano

27/6 - 4 luglio 2024 - Pulizia sentieri percorso "Giro dei 3 rifugi"
All’interno delle manifestazioni, organizzate per il centenario della nostra sezione, è attesa la riedizione della gara podistica “ Giro dei 3 Rifugi Valsusa “.
Giovedì, siamo andati a pulire i sentieri per questo nuovo impegno, che ci attende per la gara del 7 luglio.
Per essere freschi e pronti, per i sentieri che ci attendono, si è organizzato di andare a cenare e dormire al Rifugio Toesca. Siamo partiti nel tardo pomeriggio di mercoledì, per arrivare la sera al rifugio.
Arrivati al rifugio e recuperato fiato, abbiamo organizzato la giornata successiva, distribuendo percorsi, lavori e materiale, dopo, abbiamo goduto di un'ottima cena.
La numerosa squadra è composta dal sottoscritto, Osvaldo P, Giorgio F, Mauro C, Alberto F, Claudio B, Claudio S, Marcelo J, e Piercarlo con il cane Trudy.
Giovedì mattina, sveglia alle 7, e tutti giù a fare colazione. Alle 8 e qualche minuto, la squadra è in partenza per il sentiero che sale al Balmerotto, per poi dividersi all’Alpe di mezzo, creando così 2 gruppi; uno per controllare e pulire il sentiero che sale all’alpe Aciano, fontana del Rodone e si ricongiunge con il sentiero che scende dal Colle del Villano raggiunto dall’altro gruppo che invece è salito dall’alpe Balmerotto.
Alle 12.30 ci ricongiungiamo sul sentiero che scende al Pian delle Cavalle e facciamo pranzo tutti assieme.
La squadra, dopo aver recuperato le forze, continua sul sentiero di discesa; lungo il percorso, prima del Lago Rosso, ci imbattiamo nel torrente che si getta nel lago.
Torrente con molta acqua che rende difficoltoso l’attraversamento. Parte la discussione su dove e come è meglio attraversare, ognuno fa come meglio crede generando una specie di gara su chi ci mette meno tempo ad attraversare. Risultato: tutti scalzi e in mutande nell’acqua gelida fino alla coscia e tutti vincitori (nessuno è finito a bagno).
Il gruppo nel rientro fa tappa al Rifugio GEAT Val Gravio, per idratarsi con un paio di birrette, recuperare un pò di forze, commentare la giornata e predisporre i programmi futuri.
Una bella giornata, stranamente con il sole, cosa difficile d’avere di questi tempi.
Grazie a tutti, ottimo lavoro e alla prossima.
Stefano

Giovedì 4 luglio - Allestimento percorso Gara 3 Rifugi Valsusa.
Si avvicina il giorno della gara dobbiamo rifare tutto il percorso per allestire le indicazioni sul sentiero. Ci siamo divisi in due gruppi, il primo Io, Giorgio F., Mario M. Mauro C. e Claudio S. che ci raggiungerà al mattino, abbiamo il compito più impegnativo. Dal Rifugio Amprimo, Toesca, Colle del Villano, Lago Rosso rifugio Geat e rientro sulle Sagnette dove abbiamo le auto. Il secondo gruppo capitanati da Silvio G. Massimo F. e Osvaldo S. risalgono dal Rifugio Geat, Alpe Aciano, Bergeria Balmetta e chiusura al rifugio Amprimo, (opererà Venerdì) così l’anello della gara sarà completamente segnato.
Per abbreviare il percorso, mercoledì pomeriggio saliamo al Toesca iniziando a segnare con bandierine e nastri bianchi e rossi il sentiero. Cena e una bella dormita al rifugio per poi proseguire alla volta del Colle del Villano, è una bellissima giornata fresca e limpida.
Ad aiutarci ad allestire i posti di controllo c’è anche Roberta e sua figlia, gestori del rifugio Toesca, che ci raggiungono al Balmerotto sito deciso per il ristoro degli atleti, con il loro 2 asini ci portano l’acqua (50litri).
Noi proseguiamo e arrivati alla sorgente facciamo noi gli asini, io e Mario, ci carichiamo un bidone a testa di acqua che verrà lasciata al ristoro del Colle del Villano (20 litri).
Intanto che i restanti mettono le indicazioni della salita, noi arriviamo al Colle, ci riposiamo in compagnia di un gruppetto di stambecchi curiosi che fanno capolino da dietro il masso dove siamo seduti. Attediamo il resto della compagnia, un panino e via a continuare il lavoro. Sia nella salita e che nel primo tratto di discesa c’è ancora neve, anche se le piogge degli ultimi giorni l’hanno ridotta rispetto la settimana prima.
In questo tratto esageriamo con il posizionamento delle bandierine pensiamo che con un eventuale nebbia gli atleti si possano perdere.
Arriviamo al torrente Gravio , cerchiamo un attraversamento a monte per non fargli fare il guado, ma c’è troppo lavoro per aprire il sentiero che porta a Colle del vento, desistiamo e ritorniamo sui nostri passi, ci tocca rifare il guado gelato del torrente, per fortuna c’è un bel sole, ci asciughiamo e ripartiamo verso valle.
A scendere l’erba alta e i cespugli di ontano fanno da guard rail al sentiero, qualche bandierina e pezzi di nastro appesi ai rami il sentiero è unico non dovrebbero sbagliare.
Così fino al Rifugio Geat il nostro compito finisce qui, una birra e ancora una scarpinata per raggiungere le auto, Travers da Mont, Pian Cervetto e Sagnette. Un po' stanchi ma soddisfatti del lavoro fatto ci auguriamo che domenica sia una bella giornata, anche se le previsioni non promettono un gran bel tempo. Grazie a tutti.
Osvaldo Plano

7 luglio 2024 - Corsa in montagna "Giro dei tre rifugi"
Domenica la gara si é svolta in modo regolare in una giornata perfetta a smentire le catastrofiche previsioni meteo del giorno prima che avevano fatto addirittura temere di doverla modificare come percorso o peggio annullare.
Grazie alla collaborazione di tanti tutto si è svolto nel migliore dei modi, già dal pomeriggio di sabato sono stati preparati i pacchi gara da distribuire, i pettorali imbustati con le relative spilline e nonostante alcuni momenti di panico totale alla sera ci sentiamo soddisfatti.
L’incognita tempo è stata la nostra preoccupazione maggiore,vedere andare in fumo il lavoro fatto, tra organizzare, ripulire e tracciare il percorso, non ci da pace; alla fine abbiamo rimandato ogni decisione al mattino successivo e svegliandoci finalmente il tempo è molto migliorato, quasi un miracolo!
Fatta colazione all’alba delle 7 tutti si sono dedicati alle incombenze assegnate, chi tende striscioni, chi si dedica al gonfiabile per la partenza e successivo arrivo, chi registra gli atleti consegnando il pacco gara (molto apprezzato il nostro zainetto) intanto il prato antistante il rifugio si popola di atleti che corricchiano per riscaldare i muscoli, il clima è quasi di festa.
Purtroppo proprio il meteo degli ultimi giorni ha dissuaso molti atleti dall’iscriversi o dal presentarsi, in tutto sono 59 gli iscritti ma solo 47 presenti di cui 46 partenti classificati, 36 uomini e 10 donne.
Vincitore assoluto: Vacchieri Luca ( G.S. des Miamis) che ha percorso la distanza effettiva di circa 17 Km in 2h19’45’’.
Prima donna: Grignaschi Anna (Podistica Torino ASD) in 2h52’57’’.
Sono stati premiati i primi 5 uomini assoluti:
Vacchieri Luca, Boncompain David (libero),Falla Emanuele ( Valsusa Ranning Team), Odino Taziano (Sport Club Angrogna ASD), Leone Davide ((Sport Club Angrogna ASD).
Le prime 5 donne assolute:
Grignaschi Anna,Ceresa Francesca( Atletica Avigliana For Fun), Pereno Camilla(libero), Pascal Denise( ASD G.S.Pomaretto 80), Vota Alessia (libero).
A tutti è andata la medaglia ricordo con il logo della manifestazione.
Da citare la partecipazione di Barra Gabriele (premiato come atleta più anziano) che aveva già corso nelle edizioni degli anni ‘80.
Tra gli iscritti presenti (non partente per i postumi di un infortunio passato) Ivol Daniele storico vincitore nel 1990.
Una nota particolare al piccolo Andrea (anni 13) che ha corso tutto il tracciato con il papà. Bravissimo!
A cose fatte va un doveroso e sentito ringraziamento a quanti hanno collaborato, sponsorizzato, permesso che la manifestazione riuscisse nel migliore dei modi come riconosciuto unanimemente da tutti i partecipanti : il dottor Cacciato (medico di gara), i gestori dei 3 rifugi Amprimo, Toesca, Geat Valgravio, lo sponsor CMP, Giuglar Sport, Abbas.it , l’Erboristeria Erbavoglio, il Brusafer, il Buteghin di Caprie (sua la realizzazione delle medaglie ricordo), VA.MA,Edilbussoleno, Falegnameria Montemurro, Cossa BigMat, Macelleria Tavani Volfrè, MS Coiffeur, Ristorante delle Alpi, Giai Serramenti, Occhiali Covezzi, MB infissi, Alimentari Antonella, AGC grafica, SMAT Torino, gruppo Pulizia sentieri Roceja, la C.R.I. polo logisticco Bussoleno, il C.N.S.A.S. stazione di Bussoleno, gli AIB ( radio ), i Lupi dell’Orsiera (organizzazione parcheggi).
Ancora un immenso grazie di cuore a soci, amici, simpatizzanti che con il loro aiuto e sostegno hanno reso possibile portare a casa un risultato apprezzato da tutti che ha inorgoglito tutto il Consiglio.
Tiziana Ferraro

13-14 luglio 2024 - Gran Paradiso
La gita alpinistica in calendario quest'anno è una classica: la vetta del Gran Paradiso 4061 mt slm. Riceviamo da subito molto interesse e compiliamo la lista degli iscritti con una lunga lista d’attesa.
Sabato 13 Luglio partiamo in 27 alla spicciolata e ci diamo appuntamento al rifugio Federico Chabod in Valsavarenche a quota 2750. Il rifugio è confortevole e ben strutturato, la cena è più che all’altezza delle aspettative. Durante la cena ci si organizza per il giorno successivo: alcuni partiranno per il giro al Rifugio Vittorio Emanuele, in 24 partiranno per la vetta.
Il giorno successivo dopo una ricca colazione si parte. Sono le 4 del mattino, c’è un bellissimo cielo stellato e la temperatura non è eccessivamente fredda.
Alla luce delle pile frontali saliamo sulla morena per circa 300 metri incontrando alcune lingue di neve. Ai piedi del ghiacciaio mettiamo i ramponi e si formano le cordate per procedere in conserva. Nel frattempo, si sta facendo giorno.
La progressione avviene su una traccia di neve rigelata nella notte. Attraversiamo quasi subito alcuni crepacci evidenti. Vediamo di fronte a noi la parete nord in buone condizioni, che altri alpinisti stanno salendo.
Lentamente ci portiamo sulla parte alta del ghiacciaio. Arriviamo alla schiena d’Asino, incrociando numerose altre cordate che giungono dal rifugio Vittorio Emanuele. Troviamo tra loro moltissimi stranieri accompagnati dalle guide che procedono con una conserva corta di 5-6 persone.
In questo tratto il vento freddo rinforza costringendoci a vestirci ulteriormente. Il sole tarda ad arrivare, tiriamo su il cappuccio e proseguiamo. Nel frattempo, le nostre cordate si sono distanziate, ognuna con il proprio passo. Perdiamo il contatto anche perché così coperti non ci riconosciamo facilmente.
La traccia prosegue su diverse balze, alcune più ripide. L’alto numero di cordate ci costringe spesso a stare fuori traccia. C’è veramente tanta gente. Vediamo in lontananza la cima, non manca più tantissimo. Incrociamo qualcuno che sta già scendendo.
Giungiamo quindi al colletto cercando un posto dove accorciare la conserva per procedere sulle roccette di vetta. Qui ci si ritrova con alcune cordate del nostro gruppo. Il vento è veramente forte e non ci dà tregua per foto e chiacchiere. Affrontiamo l’ultimo tratto, ma fra tanta gente che vuol salire e tanta gente che sta scendendo si formano code di attesa ed il freddo si fa insopportabile. A questo punto torniamo al colletto e ci riprepariamo per la discesa.
La discesa sul ghiacciaio è divertente. Scendendo troviamo finalmente qualche raggio di sole e l’ambiente che attraversiamo è grandioso. Ora sì che possiamo fare qualche foto e fermarci per una pausa.
Il flusso di gente che sale è incessante. Non incontriamo però tutte le nostre cordate. Scopriremo dopo che qualcuno ha dovuto rinunciare a causa di stanchezza e del prolungamento dei tempi prefissati.
Rientrati al rifugio ci rilassiamo finalmente, raccontandoci com’è andata e rifocillandoci opportunamente. Dopo aver ricomposto lo zaino con il materiale lasciato al rifugio iniziamo a scendere sul bellissimo sentiero che ci porta all’Alpe Pravieux dove ritroviamo le auto.
Osvaldo Plano

Traversata dal Rifugio Chabod al Rifugio Vittorio Emanuele II – domenica 14 luglio 2024
E’ domenica mattina , dopo una notte movimentata, ( i nostri compagni di viaggio alle 3 sono partiti per scalare il Gran Paradiso) alle 8 siamo pronti per la colazione e per affrontare anche noi la traversata. Il cielo è limpido e l'aria fresca di montagna ci riempie di energia.
La nostra avventura parte dal Rifugio Chabod a quota 2710, seguiamo il sentiero attraverso un paesaggio roccioso, con saliscendi che mettono alla prova le nostre gambe. Ogni passo ci avvicina sempre di più al nostro obiettivo, mentre il panorama circostante ci lascia senza fiato. Le cime innevate del Gran Paradiso si stagliano maestose contro il cielo azzurro. Incontriamo qualche marmotta che ci osserva curiosamente a debita distanza.
Dopo quasi 3 ore arriviamo al Rifugio Vittorio Emanuele II, anche questo come il Chabord, è un punto di riferimento per gli alpinisti che desiderano scalare il Gran Paradiso. Bellissima vista sulla Tresenta, il Ciarforon, e la Becca di Monciair.
Per il ritorno seguiamo il sentiero che scende a Pont, dove ci aspettano i nostri compagni di rientro dalla scalata. Tappa al Bar Paradiso, per un panino e una birra.
L'escursione tra il Rifugio Chabod e il Rifugio Vittorio Emanuele II è un'avventura imperdibile per gli amanti della montagna Situati nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, questi due rifugi offrono un percorso affascinante e panorami mozzafiato.
Sara Ainardi

21 luglio 2024 - Sentiero 510 "del Centenario"
Era il secondo tentativo, il 9 giugno era stata rinviata sperando in una domenica migliore, meno piovosa, ma il tempo non è dalla nostra, anche oggi la pioggia non si è fatta mancare.
Qualcuno dice che è l’anno bisestile che è dispettoso, può darsi, comunque ce l’abbiamo fatta.
Iniziamo dal mattino, alle 8:15 un folto gruppo di Soci di Bussoleno e dell’Intersezionale, invitati per condividere la festa, si ritrovano al bar ristorante le Alpi dei Giordani per un caffè offerto dalla nostra sezione. Mancano i soci delle sezioni sorelle CAI-UGET Torino e CAI-UGET Torre Pellice invitati, ma non presenti, suppongo per le condizioni meteo non proprio rassicuranti.
Alle 8:45 tutti radunati all’inizio del sentiero per il rifugio, pronti per l’inaugurazione. Una targa tassellata sul muro incorniciata dai due gagliardetti, il centennale e il nuovo, nomina il sentiero 510 “Sentiero del Centenario”, con la dicitura “Non ricordiamo i passi sul sentiero, ma le impronte che hanno lasciato”.
Un piccolo discorso per ricordare il valore di questo percorso frequentato fin dall’inizio ‘900 da chi fonderà la Sezione, dopodichè le sindache di Mattie (Marina Pittau) e Bussoleno (Antonella Zoggia) portano i loro saluti e i ringraziamenti per l’impegno che il CAI svolge sul territorio.
E l’inaugurazione è fatta.
Un richiamo con il fischietto e si parte verso Pian Cervetto, facciamo qualche tappa per raggruppare il gruppo che si sfilaccia, alle case di Parizat, ai Pinetti, alle Sagnette, qualcuno è salito in auto e si aggrega al gruppo, arrivati alla Chiesetta di Pian Cervetto ci raduniamo per poi proseguire verso l’hotel della Borgata di Pian Cervetto.
Intanto inizia a piovere, per fortuna i soci addetti al rinfresco coadiuvati dal gestore Enzo Latona, avevano già issato un telo sopra il tavolo con le cibarie, un po' di confusione, c’è poco riparo una parte di soci si addentra nel corridoio e sulle scale interne del vecchio hotel in attesa del miglioramento, intanto chi riesce sgranocchia qualche salatino, qualche fetta di toma di Amelio della Balmetta e un bicchiere di vino.
Attendiamo che finisca lo scroscio d’acqua e in fretta e furia cerchiamo di inaugurare il nuovo gagliardetto come si era fatto un tempo.
Il socio anziano Elio Guglielmetto passa il nuovo gagliardetto a suo nipote Alessandro Guglielmetto (consigliere in carica) simbolo di un ricambio generazionale, applausi e foto con i due gagliardetti distesi.
E anche l’inaugurazione del gagliardetto è fatta, anche se un po' burrascosa, vista l’umidità.
Sono le 12:00 si riparte verso il rifugio, sembra che il tempo migliori arrivati al rifugio c’è un accenno di sole, Sara si occupa della vendita delle T-shirt del centenario, vendiamo gli ultimi biglietti della lotteria, pieghiamo le matrici e facciamo il sorteggio prima del pranzo.
Primo premio un barbecue, lo vince Sergio Riffero di Mattie, applausi; poi Zaini, bastoncini, casco da MTB, t-shirt del centenario, boracce, ecc regali per tutti.
Ogni partecipante ha diritto a un biglietto della lotteria e un buono pasto al prezzo di 5 euro.
Il vassoio del pranzo distribuito contiene una porzione di polenta e salciccia, 1 fetta di formaggio, una fetta di torta e un bicchiere di vino. Il dolce è offerto dalla sezione.
Sono le 13:30, si pranza, chi all’interno nel salone, chi sui tavoli all’esterno, vengono distribuiti in totale 126 coperti.
Dal programma manca la Filarmonica di Bussoleno che arrivata alla Frazione Pinetti si è spaventata dalla troppa pioggia ed è tornata sui suoi passi, peccato, un po' di musica avrebbe allietato il pomeriggio.
Dopo pranzo alla spicciolata, i Soci, per paura di prendersi un altro acquazzone, perché nel mentre il tempo si stava guastando, riprendono la via del ritorno. Noi raduniamo le nostre cose e iniziamo la discesa verso i Giordani, ma passano pochi minuti che piove con violenti scrosci e tuoni.
Apriamo gli ombrelli e indossiamo mantelline facendo molto attenzione a non scivolare, causa le pietre bagnate, raggiungiamo le auto e per chiudere, ancora con un caffè al bar Le Alpi.
Tiriamo le somme della giornata, non è proprio andata come ci sarebbe piaciuto ma soddisfatti, nonostante il brutto tempo tutti sono stati contenti e si sono complimentati per l’organizzazione della festa.
Anche questa importante tappa del centenario è stata superata, con un po' di fatica, e un po' di scombussolamento, ma arrivata all’obbiettivo.
Ringrazio tutti i Soci partecipanti in particolare il nutrito gruppo dell’Intersezionale e Enzo, gestore dell’Amprimo, per la sua collaborazione.
Osvaldo Plano

28 Luglio 2024 - Grande Sassière
Una bellissima cima non molto lontano da casa. In auto abbiamo superato il Colle del Moncenisio, scesi a Lansevillard abbiamo proseguito per Bonneval e siamo saliti al Col de L’Iseran per poi scendere a Val D’Isere. Attraversato l’abitato siamo saliti alla diga di Le Saut dove lasciamo le auto nel parcheggio vicino alla diga.
Al parcheggio ritroviamo i compagni di gita che avevano deciso di raggiungere Val D’Isere al sabato.
Dal parcheggio possiamo scorgere sulla destra la nostra meta con la ripida piramide terminale.
Partenza sul ripido sentiero nei prati, raggiungiamo il pianoro di Plan de la Casette, lo attraversiamo e iniziamo a salire una fascia rocciosa con un breve passaggio di I grado. Con ampi zig-zag raggiungiamo una spalla da cui possiamo scorgere la vetta.
Si prosegue su terreno ormai completamente roccioso fra grossi massi e raggiungiamo una ampia amplissima sella. Il sentiero riprende a salire su una larga cresta e poi su pendio detritico molto ripido raggiungiamo una cengia dove troviamo l’unica lingua di neve ripida, abbastanza corta, e con attenzione riusciamo a superarla senza l’utilizzo dei ramponi.
Dopo la cengia il sentiero riprende sulla larga, facile e quasi pianeggiante dorsale. La nostra meta è adesso ben visibile di fronte a noi. Sulla nostra sinistra l’ampio ghiacciaio della Sassière.
Dopo la dorsale superiamo un pendio ripido con facili passaggi e a seguire un tratto quasi pianeggiante ma esposto sul ghiacciaio.
Inizia subito dopo il pendio terminale molto ripido (pendenza circa 35-40 gradi) che sembra non finire mai e mette le gambe a dura prova. Finalmente la vetta!
La vista di cui godiamo ripaga subito della fatica! Un panorama infinito a 360°. Lato italiano con Gran Paradiso, Grivola, Gran Combin, Monte Bianco.
Lato francese Grande Casse, Grande Motta, Dome de la Sache, Charbonnel, Albaron, Roncia.
Abbracci, baci, pacche sulle spalle e le numerose foto di rito.
E inoltre una bella foto di gruppo con ben in evidenza la bandiera per i 100 anni della sezione.
Rientro per il percorso di salita da fare con attenzione sulla parte ripida terminale.
Silvio Girard

31 agosto 2024 - Ristrutturiamo la Fugera 5
Oggi siamo saliti alla Fugera per avviare i lavori inteni.
Si è iniziato con la costruzione della struttura in legno delle panche e poi con la posa delle perline. Nel frattempo altri volontari hanno spianato la zona antistante il bivacco riportando terra e pietre.

19 - 26 Agosto 2024 - Trekking nei Pirenei
E’ arrivato Agosto e dunque è tempo di partire per il trekking dei Pirenei, organizzato da mesi ed in calendario nel programma CAI Bussoleno 2024.
Siamo stati nella parte centrale della catena dei Pirenei che divide la penisola iberica dal resto d’Europa Questa parte comprende alcune tra le vette più alte della catena come il Monte Perdido (m 3355). Abbiamo attraversato il ghiacciaio per raggiungere la vetta del Vignemale ed attraversato la famosissima Breche de Roland. Il percorso è stato molto vario ed interessante, abbiamo proceduto in 6 giorni di cammino da rifugio in rifugio, su e giù tra il confine Spagna e Francia. Il trekking ha richiesto un buon allenamento ai 18 partecipanti, ma ha regalato viste meravigliose: cascate altissime, pascoli, foreste di conifere, ghiacciai, prati, faggeti, brughiere e pietraie.
14 soci Cai della sezione di Bussoleno, che si conoscono da tempo (Aldo Perotto, Marco e Rita, Mara, Girolamo., Fulvia, Andrea, Mario, Aldo Bellone, Massimo, Vittorio, il President Osvaldo, Sissi e Franz) più 4 amici provenienti dalle sezioni di Susa (Dario), Almese (Tiziana e Graziano) e Ciriè (Enrica). Ottimo gruppo: allenato, coeso, motivato ed allegro!!! Benvenuti e grazie della compagnia soprattuto ai volti nuovi !!!

1° giorno – lunedì 19 Agosto
Lunedì 19 agosto partiamo alla volta di Malpensa con il bus da Bussoleno. Dopo le dovute fermate lungo la valle, arriviamo in aeroporto dove incontriamo le 2 guide, Marco e Pietro, che ci accompagneranno per tutto il Trekkng.
Dopo la distribuzione delle carte d’imbarco di dirigiamo all’imbarco per Lourdes.
Arrivati a destinazione 2 furgoni ci attendono per il trasferimento A Cauterets e a Pont d’Espagne (m 1460), con una breve passeggiata raggiungiamo il rifugio du Clot (m 1522).
Siamo in un parco naturale, abbiamo attraversato un tratto di gradevolissimo sentiero turistico lungo il torrente ed una pittoresca cascata. Ci sistemiamo nelle camere ed è subito ora della cena.
Concordiamo con le guide l’orario della colazione e discutiamo del materiale da sistemare negli zaini per i primi 3 giorni di Trekking. Dopo 3 giorni, la tappa ci porterà in un rifugio dove la guida porterà anche il furgone con i nostri bagagli e potremo cambiare assetto allo zaino se necessario.
La prima è stata perlopiù una giornata di viaggio, andiamo a dormire impazienti e curiosi di vedere cosa ci riserveranno le prossimo giornate!
Sissi Ainardi

2° giorno – Martedì 20 Agosto
Dal Clots a Rif. Beyssallance
Dislivello in salita m 1250, in discesa m 100, ore 5/6
Partenza alle ore 8 dal rifugio du Clot (m. 1560) e veloce discesa verso il parcheggio dove abbiamo lasciato il furgone con i borsoni. Qui prepariamo gli zaini per i due giorni successivi con l'occorrente per affrontare la salita al Monte Vignemale ( ramponi, imbrago, corde) e partiamo per la salita al rifugio Bayssallance.
Dopo aver costeggiato il lago .......e fotografato le pacifiche mucche al pascolo, proseguiamo attraverso prati e cascate d'acqua in un ambiente incantevole, salendo senza troppa fatica al rifugio Oulettes de Gaube (m.2151), dove ci rifocilliamo con una fetta di tarte au poires. Lasciato il rifugio, il sentiero si fa più impervio, salendo in stretti tornanti verso il passo Hourettes d'Ossu sotto il sole implacabile delle prime ore del pomeriggio.
Dal passo vediamo finalmente il rifugio Bayssallance verso il quale si scende attraverso un breve sentiero. Ad aspettarci la minestra più liquida del trek e il camerone da venti posti dentro il quale dormiremo tutti insieme per due notti.
Mara Rossero

3° giorno – Mercoledì 21 Agosto
Da Rif. Beyssalance al Vignemale
Dislivello in salita m 950, in discesa m 950, ore 5/6.
Lasciamo il rifugio all’alba, con uno sguardo alla luna che splende nel cielo, quasi ad indicarci la punta del Vignemale che vogliamo raggiungere.
Il primo tratto di sentiero è in discesa sotto al rifugio fino ad incrociare quello di risalita verso la lingua di ghiacciaio che ancora resiste. La mattinata è tersa e non servono le frontali.
Per affrontare in sicurezza la salita sulla lingua di ghiaccio indossiamo i ramponi, anche se la crosta è morbida, senza particolari spaccature.
Le nostre guide hanno deciso che ci divideremo in quattro gruppi per formare le cordate di salita, due da cinque e due da quattro. Arrivati in un punto adatto ad una sosta ci organizziamo: le prime due cordate, in conserva, da cinque persone caduna, affrontano gli ultimi metri con i ramponi, che vengono poi abbandonati, per seguire la salita su facili rocce e tracce di sentiero.
I due gruppi che seguiranno restano in attesa del ritorno dei compagni, con il naso all’insù per cercare di capire che cosa li aspetta e... ad un attento esame di un componente del gruppo, si scopre che sta indossando un curioso paio di pantaloni, con la cerniera posizionata perfettamente in mezzo alle natiche...
Al ritorno dei primi due gruppi, le guide accompagnano chi ancora doveva salire. Sulla cima non ci sono croci ma un piccolo rialzo con il nome del Grand Vignemale, la sua altitudine e una targa metallica dell’Instituto Geografico Nacional che lo designa come Vertice Geodesico.
Tutt’intorno un magnifico circo di montagne, ghiaccio e neve (rossastra).
Scendiamo e ci riuniamo ai nostri compagni che ci hanno preceduti e rientriamo tutti insieme al rifugio.
È stata una bellissima giornata, tutti abbiamo raggiunto la vetta e siamo tornati soddisfatti al rifugio, ricordando con allegria che, al termine della parte più alpinistica, la guida ha dovuto ricordarci che potevamo nuovamente assumere la posa di “Homo Erectus”!!!
Fulvia Casale

4° giorno – Giovedì 22 Agosto
Da rif. Beyssallance a Rif. Bujuaruelo
Dislivello in salita m 540, in discesa m 1850,ore 5/6.
Dal rifugio Bayssalance abbiamo subito iniziato a scendere nella valle di Ossoue. Il paesaggio cambia ancora,una stretta gola solcata dal torrente e poi un sentiero balcone incastonato tra le rocce. Il panorama è come sempre stupendo e in lontananza,verso il rifugio, riusciamo ancora a vedere il Monte Vignemale salito il giorno prima.
Il sentiero diventa più dolce fino a raggiungere il piano ed eccoci al Barrage d'Ossoue con il suo lago.L'acqua è cristallina e riflette il colore del del cielo ed il verde che lo circonda. Piccola pausa ristoratrice e poi si riprende a salire passando accanto alla Cabane de Lourdes e ci inoltriamo in una lunga vallata che ci porterà al Colle de la Bemaloide.Il paesaggio cambia ancora, pascoli tra roccette,mucche,qualche cascatella e finalmente siamo al colle.Ripida discesa e finalmente relax al lago.Piccola risalita e poi iniziamo una lunga e interminabile discesa che ci porterà al Rifugio di Bujuarielo.
Ritorniamo nella civiltà,auto,rumore,un mucchio di gente ed un Rifugio che è più un alberghetto. Assetati e accaldati gustiamo con piacere una buona birra,cena e poi nanna.La giornata è stata lunga e le ore di cammino tante e domani sarà di nuovo così....un paesaggio che varia in continuazione e questo Trek nei Pirenei che diventa sempre più bello!!!
Tiziana Pilone

5° giorno – Venerdì 23 agosto
Da Rif. Bujuaruelo a Rif. Goriz
Dislivello in salita m 1000, in discesa m 150, ore 6/7.
Il risveglio dopo la doccia della sera precedente e la notte trascorsa in un letto comodo è sicuramente uno dei migliori dell’intero trekking. La colazione è ricca, varia ed abbondante e per chi non ha ecceduto la sera prima è l’occasione per fare un buon pasto in vista della lunga giornata che ci attende.
Il trasferimento dal rifugio Bujaruelo all’imbocco della Valle de Ordesa lo facciamo in furgone dopo aver caricato i nostri bagagli e dalla sbarra che regola l’accesso alla valle iniziamo la nostra camminata che dopo 5 km di strada asfaltata ci porta al posteggio di Pradera mentre i pullman (sempre pieni in salita) che fanno da navetta per il trasporto dei numerosi turisti ci incrociano in entrambe le direzioni.
Dal parcheggio imbocchiamo il sentiero che subito si impenna e che senza mai mollare ci fa guadagnare 800 m di dislivello, arrivati in cima però la vista che si può godere dal punto panoramico sulla Faje de Pelay è spettacolare. Dopo una sosta per rifocillarci riprendiamo il nostro cammino lungo il sentiero che con un sali e scendi percorre la valle per tutta la sua lunghezza.
Quando, noi del gruppo di coda, decidiamo di fermarci per consumare il pranzo facciamo tra le rocce una scoperta che si rileverà per uno di noi di estrema utilità al termine della giornata: un paio di fuseaux leopardati improponibili che vengono presi in custodia dalla nostra guida alpina che li definisce “fantastici” per le sue prossime arrampicate.
Arrivati prossimi al termine delle valle con la cascada de Cola de Caballo e con il rifugio Goriz già in vista il tempo inizia a peggiorare e veniamo colti da un primo temporale con tanto di grandine che ci costringe ad una sosta ed ad attrezzarci con poncho ed abbigliamento per la pioggia. Terminato il temporale decidiamo di ripartire ed affrontare l’ultimo tratto della salita che ci deve condurre al rifugio... purtroppo però le nostre ottimistiche previsioni sono sbagliate e veniamo nuovamente investiti da un violento temporale che ci scarica addosso a secchiate acqua e grandine. Il sentiero si trasformato rapidamente in un torrente e noi non abbiamo altra alternativa che continuare e salire come salmoni che controcorrente cercano di raggiungere la loro destinazione finale.
Giungiamo finalmente al rifugio Goriz quando oramai dalle nuvole ritorna a far capolino il sole che ci aiuta a riscaldarci ed asciugarci. Dopo quasi 20 Km percorsi e oltre 7 ore trascorse dall’inizio del nostro cammino come tante lucertole ci sdraiamo al sole dove troviamo posto tra gli indumenti e gli scarponi messi anch’essi al sole per asciugare. È qui che per uno di noi gli improponibili fuseaux leopardati diventano l’unico indumento asciutto da indossare.
La giornata volge al termine e alle 19.00 ci vengono consegnate le tende in cui, dopo abbondante ed ottimo rancio, passeremo la notte in attesa del mattino seguente.
Mario Rocci

6° giorno - Sabato 24 agosto
Monte Perdido
Dislivello in salita m 1150, in discesa m 1150, ore 5/6.
Siamo al Rifugio Goriz, il rifugio è in ristrutturazione quindi abbiamo passato la notte nelle tende. Sveglia alle 6:00, colazione alle 6:30 e alle 7:00 zaini in spalla si parte verso la cima del Monte Perdito (3.355 m), una delle più alte dei Pirenei.
Il tempo non è ancora bellissimo ma il meteo promette un miglioramento in tarda mattinata, non vorremmo ripetere l’esperienza del giorno precedente, con l’arrivo al Goriz sotto la grandine e la pioggia e all’interno del rifugio un girone infernale: tutti ammassati, fradici, ovunque acqua e fango. Per fortuna il tempo è migliorato e un caldo sole ci ha permesso di stendere sulle rocce l’abbigliamento bagnato asciugandolo perfettamente.
Purtroppo gli scarponi non sono del tutto asciutti, sento che i piedi sono ancora un pò umidi, però salendo il problema si risolve.
Il percorso è abbastanza diretto, saliamo su sentiero roccioso passando più risalti di rocce e morene glaciali. Il cielo è coperto e a tratti siamo avvolti dalla nebbia.
Arrivati ad un traverso su roccia attrezzato con catene il tempo migliora: iniziamo a vedere il colle che precede i 350 metri finali. Siamo sul versante nord quindi ancora in ombra, il sole con il suo calore non ci ha ancora raggiunti.
Arrivati al colle ci affacciamo sulla conca e davanti a noi appare il Lago Helado, un bellissimo lago glaciale a circa 3000 metri di altitudine. Piccola curiosità che ho letto: il lago Helado è un lago glaciale, il più alto dei Pirenei. Per lungo tempo non si sapeva dove defluisse l’acqua e solo con l’uso di un colorante organico di colore arancione, si è potuto scoprire che l’acqua arrivava alla grande cascata di Gavarnie attraverso due chilometri di tunnel sotterranei.
Ci fermiamo per radunarci, piccola pausa, una barretta e si riparte.
Dallo sfasciume della morena saliamo un contrafforte di rocce, lo seguiamo per un tratto in cresta sospesi sopra i resti del ghiacciaio del monte Perdido. Saliamo faticosamente un dritto canalone di detriti per raggiungere la spalla che ci porterà in vetta. Sbucati sulla spalla, un vento freddo libera il cielo scoprendo un piacevole sole. Arriviamo sulla cima: sul confine tra Francia e Spagna ammiriamo un magnifico panorama a 360 gradi, si vede molto bene la valle a semicerchio di Ordesa che abbiamo attraversato interamente il giorno prima.
Ci siamo tutti, tranne Mara e Fulvia che non se la sono sentita, hanno preferito fare un giorno di pausa per riposarsi. Il punto panoramico merita la foto di gruppo con bandiera del centenario prima di discendere per lo stesso itinerario.
Arrivati al rifugio ci dissetiamo con una buona birra per recuperare i sali persi, in attesa della consegna dei materassini e delle tende per la notte. Essendo il rifugio nel parco nazionale dei Pirenei il regolamento vuole che ogni mattino si smonti l’accampamento.
Nemmeno a farlo apposta la consegna delle tende avviene in contemporanea di un improvviso e violento scroscio d’acqua e grandine e chi era intento a montare le tende si è fatto una doccia poco gradita, tre minuti e nuovamente tutti fradici. Girolamo e le Guide devono farsi sostituire la tenda perché non avendo avuto il tempo di tenderla, si è afflosciata sotto la violenza dell’acquazzone. Ceniamo in gran confusione, stanchi ma felici. Si crea una bella atmosfera tra noi e un gruppo di spagnoli. Facciamo un gran baccano e tra battute e risate si chiude la cena in allegria.
Alle 22:00 tutti in tenda, dormiamo in compagnia del rumore di pioggia, grandine, fulmini e tuoni. Per fortuna l’acqua non è entrata e al mattino, un po’ umidi, facciamo colazione e siamo pronti per l’ultimo giorno di trekking.
La meta è la Breche de Roland.
Osvaldo Plano

7 ° Giorno – Domenica 25 Agosto
Rifugio Goriz – Gavernie
Dislivello in salita m 800, in discesa m 1550,ore 6/7. 20KM
Partenza h. 7.30 ,dopo una lauta colazione e una notte in tenda tra scrosci di pioggia e grandine.Dapprima si sale lentamente e dopo circa 50 minuti ci troviamo in una zona pianeggiante che ricorda le Highlands scozzesi e ,attorno a noi,numerosi camosci ci osservano curiosi.
Purtroppo il meteo non ci assiste ma non ci resta che proseguire il cammino nella speranza che un barlume di sole ci permetta di godere lo spettacolo della Breche de Roland.Il percorso e' ben segnalato da ometti e dopo un'ora il sentiero diventa roccioso e piu' impegnativo e successivamente ci attende un traverso con catene ,piu' esposto. Avvolti nella nebbia raggiungiamo la Breche che fa' capolino ,finalmente!
Dopo una breve sosta e alcuni passaggi tecnici giungiamo al Rifugio de la Breche de Roland dove si puo' gustare un' ottima crepes o un'omelette .Il panorama e' notevole ma dobbiamo ripartire ,porgiamo ,cosi', un ultimo sguardo all'altissima cascata alla nostra destra che appartiene al Cirque di Gavarnie ,patrimonio dell'UNESCO,e ci apprestiamo a percorrere la lunga discesa dove troviamo la Cabane des Soldates e numerosi escursionisti che salgono.
Giungiamo ,cosi', a Gavernie dove ci attende Marco, la nostra guida, che ci accompagna al Gite d'Etape, Le Gypaete, dove possiamo degustare un'ottima paella con un buon bicchiere di vinello per recuperare le forze e lo spirito!
Rita Davico

8° Giorno – Lunedì 26 agosto
E’ il giorno del rientro e della sistemazioni dei bagagli/zaini per il volo di rientro.
Abbiamo percorso in totale circa 70 Km con un dislivello positivo e negativo di 6100 mt
Al risveglio presso Gite d’Etape La Gypaeate, facciamo una buona colazione ed entro le ore 9 siamo tutti pronti in attesa dei furgoni che ci trasferiranno a Lourdes.
Il volo di rientro è previsto per le ore 17 del pomeriggio così decidiamo di trascorrere qualche ora in questa locatlità. Ognuno si organizza in autonomia per poter visitare brevemente il santuario della Madonna di Lourdes, la grotta di Bernadette, le vie commerciali e per acquistare qualche ricordino da portare a casa.
Ovviamente non può mancare la fermata per l’hamburger e la birra prima di dirigersi in aeroporto.
Arriviamo in aeroporto divisi in gruppi poiché abbiamo a disposizione solo più un pulmino da 9 posti che deve fare la spola.
In aeroporto scopriamo che il nostro volo avrà un ritardo di 2 ore ... il pomeriggio trascorre tra una chiacchiera e l’altra. Chiacchierando con un gruppo di volontari che presta servizio in aeroporto per l’assistanza ai malati in pellegrinaggio, vi è un condovese, amico di Andrea e Mario.
Finalmente alle 19:00 ci imbarchiamo ed arriviamo a Milano Malpensa dove ci attende il bus per il rientro a Bussoleno. Un po’ stanchi per la lunga giornata salutiamo i compagni di gita di fermata in fermata lungo la valle,!!!
Il trekking nei Pirenei ci ha regalato panorami ed esperienze che ricorderemo per molto tempo.
Grazie e tutti i partecipanti per l’entusiasmo e l’allegria !!! Alla prossima
Sissi Ainardi

1 settembre 2024 - Anello di Valmenier
Prima gita dopo le ferie di agosto: si prevede un numero più ridotto di partecipanti, si prenota un pullman da 32 posti, alcuni vengono in auto e poi...ecco la sorpresa! Pullman da 52 posti.
Pausa colazione all'autogrill di Salbertrand e poi, attraverso il traforo del Frejus, si percorre un tratto di autostrada fino a Saint Michel de Maurienne, da cui si esce per imboccare la strada che ci conduce al parcheggio situato nei pressi di Valmeinier 1800. Qui ci attendono le tre persone giunte in auto, si calzano gli scarponi e, verso le 9.45, con tempo bello e arietta frizzante, ci si incammina lungo un tratto di stradina sterrata che ci conduce al parcheggio per auto nella località La Chenalette.
Inizia il sentiero che con percorso gradevole, tra prati e baite ben ristrutturate, ci conduce lungo le rive del torrente Neuvache. Ci sono tratti pianeggianti, qualche ripido ma breve strappo, col rumore sempre gradevole delle acque del torrente.
Si giunge così al bivio per il Lac Vert, che si raggiunge dopo una breve ma erta salita. C'è addirittura chi, come Jolanta, decide di immergersi nelle acque del lago per un breve bagno.
Si rientra al bivio per percorrere il sentiero principale diretto al Refuge de Terre Rouge. Si attraversa una passerella in legno per affrontare un tratto ripido che ci conduce a una zona di ampie praterie alpine, col vallone che diventa gradualmente molto più ampio.
Dopo un tratto in piano si affronta una salita per arrivare a Pré Sapey, dove si attraversa nuovamente il torrente Neuvache su una passerella in legno. Breve salita, si attraversa una torbiera, un ultimo tratto e finalmente si arriva al rifugio verso le 12.30, con bella vista sulla testata del vallone con cime sopra i 3000 metri, tra cui il Tabor.
Chi sperava di assaggiare un pezzo di torta rimane deluso. A pranzo servono solo bevande e così ci si deve accontentare di una birra o di un caffé. Nel pomeriggio è previsto un peggioramento del tempo per cui non ci soffermiamo troppo e verso le 13.30 riprendiamo il cammino sul cosiddetto sentiero balcone che percorre in alto la destra orografica del Vallone di Neuvache.
Il tratto fino agli alpeggi di La Losa è molto bello, con percorso vallonato e molto aperto. Dopo gli alpeggi si inizia la discesa, in alcuni tratti ripida, che ci porta sul sentiero percorso all'andata, nei pressi di La Chenalette.
Si rifà il tratto sterrato del mattino per giungere al parcheggio, senza prima aver avvisato l'autista che, per poter mangiare, è dovuto scendere fino a Saint Michel de Maurienne, dato che a Valmeinier ha trovato tutto chiuso.
L'attesa è stata un po' lunga in quanto il pullman aveva avuto dei problemi col motorino d'avviamento, fortunatamente risolti, per cui, senza altri intoppi, siamo rientrati alle nostre destinazioni.
Alessandro Martoglio

15 settembre 2024 - Taou Blanc
Le condizioni meteo degli ultimi giorni, con l’irruzione di un fronte di aria polare e l’arrivo della prima neve in quota, ci hanno tenuto con il fiato sospeso fino al giorno prima della gita, poi, un rapido miglioramento delle condizioni, accompagnate da un sensibile rialzo termico, hanno fatto sì che domenica 15 settembre fosse una splendida giornata di sole pieno e di cielo terso in cui tanto avevamo sperato quando abbiamo organizzato questa gita per consentire ai partecipanti di godere appieno dello stupendo panorama di cime e ghiacciai che offre questa escursione.
Ma veniamo alla nostra gita. Partenza da Bussoleno alle ore 6.00 con destinazione Piani del Nivolet. Oggi siamo un nutrito gruppo di 40 escursionisti, la maggior parte soci della nostra sezione e atri soci delle sezioni di Susa e Giaveno, quest’ultimi alla loro prima esperienza con le gite del CAI di Bussoleno.
A Noasca ci fermiamo all’Hotel Gran Paradiso per una breve sosta fisiologica e per la colazione, dove ad accoglierci troviamo il ricco buffet che l’hotel ha messo a nostra disposizione. Ai Piani del Nivolet arriviamo verso le ore 10.15 dove il pullman ci lascia per iniziare la nostra escursione a piedi.
Il percorso che seguiremo rispecchierà fedelmente quello descritto nella locandina della gita quindi non mi dilungo troppo nella descrizione del primo tratto di salita caratterizzato da ampie praterie e panorami mozzafiato sui laghi Rosset e sui laghi Tre becchi oltre che sulle Levanne e la Punta Basei. Dopo circa 1 ora e trenta di cammino, superata anche la prima rampa di salita e una breve discesa al pianoro sottostante, entriamo nel vallone di Leynir dove, in prossimità di un lago di fusione, ci fermiamo alcuni minuti per ricompattare il gruppo e per definire la nostra strategia di salita alla cima del Taou Blanc: da qui ci divideremo in due gruppetti, per dare il modo agli escursionisti più allenati di proseguire in vetta senza ulteriori fermate, mente agli altri di procedere con una andatura meno incalzante.
Alcuni soci poi decideranno di fermarsi direttamente al Col Leynir dove ci siamo dati appuntamento per il pranzo al sacco. Riprendiamo la marcia ed in breve imbocchiamo il sentiero decisamente ripido che ci porta in poco tempo al sopracitato colle a quota 30840 m. Da qui si apre davanti a noi una vista spettacolare sulle cime e sui ghiacciai della Val di Rhemes, in Val d’Aosta, su tutto il massiccio del Monte Bianco, sul Gran Pardiso e persino sulle montagne del parco della Vanoise, in Francia, dove spicca in lontananza, con tutta la sua imponenza, la parete nord della Gran Casse. Giusto il tempo di scattare alcune foto e riprendiamo la nostra salita verso la vetta del Tau Blanc.
Superato il piccolo avvallamento imbocchiamo il tratto di sentiero più difficile. Le difficoltà di grado EE si concentrano in un tratto di una ventina di metri che superiamo tutti senza particolari difficoltà. Raggiunto l’ampio scivolo detritico seguiamo l’evidente traccia che in in poco più di ½ ora ci porterà in vetta alla nostra montagna. La cima vera e propria la raggiungiamo superando un breve tratto di roccette con pochi passaggi di I grado.
Nel giro di pochi minuti tutto il gruppo si ritrova in cima. Impossibile non scattare raffiche di foto sul grandioso panorama che si gode dalla cima di questa montagna, comprese le doverose foto di gruppo che ci ritraggono con la bandiera del centenario. Consumato un frugale spuntino iniziamo presto la discesa al Colle di Leynir anche perché ormai si sono fatte le ore 14.00, dove ci aspettano i nostri amici che non sono saliti in vetta e dove consumeremo quello che resta delle nostre cibarie.
Nel tratto più delicato Giorgio e Francesco attrezzeranno una corda fissa per consentire agli escursionisti meno pratici di superare questo tratto di discesa in totale sicurezza.
Dal colle, come da programma, imbocchiamo il sentiero superiore che ci consente di effettuare un mini-anello fino al pianoro del lago di fusione, passando attraverso una zona detritica che assomiglia molto ad un deserto roccioso nordafricano.
Da questo pianoro ai Piani del Nivolet percorriamo in discesa il sentiero che abbiamo seguito in salita. In prossimità dell’alpe Riva incontriamo i malgari intenti a sgomberare le ultime cose dagli alpeggi. Oggi si conclude la stagione dei pascoli in montagna e si riportano le vacche nelle stalle a fondovalle. Tradizionalmente questo momento segna il passaggio dalla stagione estiva all’autunno. Anche noi oggi ci congediamo dall’estate, e sicuramente non potevamo farlo nel modo migliore vista la splendida giornata che il tempo ci ha riservato per questa ricorrenza.
Il rientro in pullman si svolgerà regolarmente consentendo all’autista di rispettare i tempi di guida. Grazie a tutti i partecipanti alla gita per aver condiviso questa bella esperienza e arrivederci ai prossimi appuntamenti autunnali!
Carlo Borello

8-16 settembre 2024 - Mostra Fotografica 100 anni 100 gite
Era doveroso, come sezione, ripercorrere gli anni di attività escursionistica in questo traguardo dei 100 anni. Così, con pazienza e con l’aiuto di qualche socio, Sissi Ainardi, Mario Regis, Elio Guglielmetto e Claudio Blandino sono riuscito a ripercorrere, con immagini, l’attività escursionistica dal 1920 (foto dell’archivio sezionale) ai giorni nostri.
Il tutto era accompagnato da 5 cartelli che lungo l’esposizione raccontavano la storia della attività escursionistica della Sezione, (cartelli redatti da Sissi Ainardi). Nella saletta al piano terra, altro momento interessante, che ha fermato e divertito parecchio i visitatori, erano i vari video storici delle gite sociali, escursionismo, alpinismo, ferrate e mountain bike, tutti i filmati ad opera di Claudio Blandino.
Quest’anno il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino compie 70 anni, così la stazione di Bussoleno, che è stata una delle prime in Piemonte (compie 68 anni) ha partecipato all’evento collaborando con noi alla mostra.
In una parte dell’esposizione, nelle due salette al secondo piano, sono stati esposti una serie di pannelli illustrativi sull’attività del Soccorso Alpino, vecchie e nuove attrezzature utilizzate durante gli interventi in montagna e un ricordo a Bruno Baiocchi, che ha svolto per più di trent’anni l’incarico di capo stazione di Bussoleno.
All’inaugurazione oltre al Sindaco, Antonella Zoggia e gli esponenti della maggioranza ha partecipato, come ospite del soccorso alpino Mirella Sartori, moglie di Bruno Baiocchi, sempre attiva e presente nonostante l’età.
Pur avendo una sola settimana di apertura la mostra è stata visitata con successo e con i complimenti sia dai soci che da persone lontane dal CAI, dal libro delle firme dei visitatori si contano circa 200 firme, siamo soddisfatti, un lavoro che rimarrà all’archivio per raccontare questo centennale.
Un ringraziamento particolare ai Soci che hanno partecipato all’allestimento e ai turni per l’apertura della mostra.
Osvaldo Plano

Un piccolo ricordo delle centinaia di Gite Sociali realizzate.
Purtroppo la fascia che copriva gli anni ’40 -’50 -’60 -’70 era povera di foto, anni in cui le gite non sempre erano documentate, ho avuto a disposizione qualche stampa e qualche immagine di diapositive degli ultimi anni, materiale che non si prestava ad ingrandimento.
La scelta dei soggetti per la maggior parte, è ricaduta sulle immagini di gruppo, in cima alla vetta, lungo il percorso, o comunque si è cercato di raccontare un momento di aggregazione di quella gita.
In questo modo i soci visitatori della mostra si sono potuti ritrovare e rivivere i momenti di quella escursione, emozionarsi nel vedere i loro figli ormai quarantenni, o con rammarico l’amico socio che non c’è più.
L’esposizione, a Casa Aschieri di Bussoleno, era così organizzata: al piano terra, su un lato, le foto delle gite del Centenario, 2024, dove ad ogni escursione si è ritratto il gruppo di partecipanti con la bandiera dei 100 anni. Sull’altro lato in bianco e nero i luoghi dove è nata la sezione (panorami di Pian Cervetto e zone limitrofe inizio ‘900), al centro i due gagliardetti, il vecchio e il nuovo coronavano lo stemma del CAI in legno scolpito da Elio Guglielmetto.
Al primo piano l’esposizione continuava con le immagini in bianco e nero delle gite degli ugetini negli anni ’20 -’30 -’40 per poi continuare, a colori, fino agli anni ’80.
Al secondo piano un’altra carrellata di fotografie ci portava dagli anni ’80 alle ultime escursioni del 2023, in totale circa 250 stampe.

21 settembre 2024 - Monti della Luna
Come da programma avremmo dovuto andare nelle Alpi Marittime Domenica 22 ma poi le previsioni pessime e il lungo viaggio ci hanno fatto optare per una gita in zona anticipata a sabato (meteo leggermente migliore di domenica).
Ci ritroviamo in 6 (tre “elettrici” e tre “muscolari”) a Claviere, salita nella nebbia e freddo fino a Sagnalonga e lago dei 7 colori, poi le nuvole si alzano un poco e, anche se grigio almeno possiamo vedere dove andiamo, ammirare i panorami circostanti e goderci i bei single trak che il percorso ci regala.
Da Claviere saliamo a Sagnalonga e poi al Colle Bercia 2248 m., si prosegue in direzione ovest su sterrato, con qualche breve tratto disagevole per il fondo pietroso, verso il Colle Saurel e poi in discesa raggiungiamo al lago dei Sette Colori 2329 m.
Dal lago continuiamo, in direzione ovest, su un panoramico sentiero a mezza costa e poi in leggera discesa fino al lac Rouseau; lo si costeggia e al successivo bivio (palina con indicazioni) si volge a sinistra in direzione di Les Fraches; il sentiero diventa un po più tecnico ma è ben ciclabile e sovrasta il bellissimo Lac Noir; scendiamo in direzione della Val de la Cerveyrette fino alla baita Les Fraches, ben riconoscibile, anche se diroccata, per la sua notevole dimensione.
Pochi metri sotto la baita si volge a sinistra e si attraversa un torrente; risalita di pochi metri e poi senza prendere quota, con un traverso su un pendio ciclabile, si punta ad una lieve insellatura dove si ritrova il sentiero; aggirato un costone si raggiungono altri quattro laghi posti in una conca molto bella.
La traccia, dopo i laghetti, è nuovamente ben visibile e su sentiero si raggiunge il Lac Sous Bousson Sud 2137 m.
Risaliamo il pendio, su sentiero che volge verso destra, e si perviene ad un ripiano.
Da questo punto scendiamo in direzione del Lago Nero per un pendio ciclabile cui segue un sentiero un po più tecnico nel tratto direttamente sopra il lago Nero.
Dal lago Nero su sterrato in breve si perviene al bivio per Sagnalonga (sulla sinistra) e quindi a Claviere.
Dsl 1032 m. Km 27,3
Giovanni Vighetti

25 e 28 settembre 2024 - Ristrutturiamo la Fugera 6
Ormai la Fugera è diventata la nostra seconda casa; appena c'è bel tempo e un momento libero saliamo fin lassù armati di tassellatori, avvitatori, motoseghe, decespugliatori e ogni sorta di diavoleria necessaria.
Mercoledì 25 Osvaldo, Cens, Gian Paolo hanno proseguito i lavori interni: iniziando la perlinatura della zona "notte" e la posa della stufa.
Fuori invece i lavori di fatica con Enrico che posa le lose per pavimentare l'esterno supportato da Mario e Claudio.
Sabato 28 sul sentiero di salita rimosso un nuovo albero caduto dopo la decina che erano già stati "sistemati" solo nei giorni precedenti.
Arrivati alla Fugera Marco, Osvaldo, Cens proseguono i lavori interni. Giorgio posiziona sul muro esterno dell'edificio un magnifico cartello in legno intarsiato (di sua creazione) con su scritto "CAI UGET Bussoleno - Bivacco Fugera".
Mauro, Carlo, Rita, Claudio invece si dilettano con i decespugliatori e piccone sistemando il sentiero di accesso lato sud nel tratto dal colletto al bivacco, poi si ripuliscono tutti i dintorni del bivacco ed infine mentre si rientra all'auto il tratto non ancora decespugliato della mulattiera.
In poche parole "un lavorone".
Un plauso anche a Miriam che arrivando a mezzogiorno, aiutata da Rita, hanno preparato la pasta per tutti.
Ormai le giornate si accorciano ed occorre fare in fretta per essere pronti per l'inaugurazione la cui data sarà decisa a lavori quasi ultimati.
Claudio Blandino

5 Ottobre 2024 - Serata centenario con l’evento corale Cantabile Ottobrino
In collaborazione con il Coro Alpi Cozie di Bussoleno festeggiamo ancora una volta il nostro traguardo.
Alla serata, la corale di Bussoleno ha invitato, come di prassi, un coro esterno, il Coro CAI La Rocca di Arona. Il concerto ha avuto un grande successo tra i soci CAI e simpatizzanti dei cori, la chiesa parrocchiale era gremita di pubblico grandi applausi hanno testimoniato il gradimento.
Nella pausa tra le due corali ho presentato il motivo per cui è nato questo momento di incontro tra CAI e Coro, oltre alla passione per la montagna la nascita nel coro tra i Soci della sezione.
Era doveroso unirsi al coro in questo annuale evento, perché il coro di Bussoleno, nato nel 1953 nella sezione UET e nel 1955, con l’unione delle sezioni UET e UGET, aderisce all’UGET e diventa parte integrante della nostra sezione. L’attività corale continuerà per una decina di anni, dopodiché, causa dissapori interni, nel 1965 si darà uno statuto per diventare associazione autonoma. Una decina di anni fa, ancora un cambio, la fusione con il coro Alpi Cozie di Susa, entrambi per la mancanza di coristi.
A fine concerto uno scambio di pensieri con i maestri, riceviamo un quadro con la madonna del Rocciamelone dal Coro Alpi Cozie e un libro sulla storia di Arona da parte del coro La Rocca.
Noi abbiamo donato il nostro libro dei cento anni e il libro della signora Elisabetta Fara.
E per finire al salone Rivetti grande rinfresco con ogni ben di dio per tutti con grandi cantate tutti insieme.
Anche questa tappa del centenario ha avuto successo, di pubblico e di simpatia da parte del pubblico, ringrazio tutti i partecipanti.
Gli eventi dell’anno per il centenario stanno per chiudersi, manca la giornata di chiusura del 10 novembre e la gita di inaugurazione del bivacco Fugera, ci siamo quasi, a breve comunicherò la data.
Ancora un grazie al coro per l’ospitalità.
Osvaldo Plano

13 ottobre 2024 - Pont Canavese
Escursione
L’ultima escursione e ferrata dell’anno ci vede scarpinare sulle pendici sopra Pont Canavese, all’inizio della Valle dell’Orco.
Questa gita presenta un’organizzazione un po’ complicata perché bisogna tener conto di numerosi fattori: un gruppo sulla ferrata, un altro su di un percorso di medio impegno, un terzo su un itinerario più breve, percorsi ad anello con numerosi bivi e un randez vous unico per tutti alla borgata Piancerese.
Occorre quindi far coincidere i percorsi in base all’allenamento, e la velocità in base agli orari dei singoli gruppi.
Un aiuto determinante sono state le radio che Giorgio ha distribuito ai vari gruppi, permettendoci di ritrovarci all’appuntamento per la discesa praticamente nello stesso orario.
Ma andiamo con ordine.
Partiamo in pullman da Bussoleno sotto qualche goccia di pioggia, ma la previsione meteo è buona ed infatti arriviamo alla partenza della gita con tempo nuvoloso ma tendente al bello. I ferratisti si imbragano già al pullman e partono in direzione della ferrata.
Il nostro sentiero si inerpica subito sulle falde della montagna; ha un tracciato ardito tra massi, piante di castagni selvatici e pareti rocciose. E’ perfetto, con un’inclinazione costante, tutto gradini e ponticelli sui ruscelletti che attraversa; una vera opera d’arte che suscita l’ammirazione di molti e qualche lamentela di chi ha gambe o ginocchia ormai scricchiolanti.
Prendiamo quota veloci ed in breve raggiungiamo il gruppo di case di Deir Bianco, edifici ancora in buono stato nonostante da molto non ci viva più nessuno. Proseguiamo fino alle borgate di Paracosta e Frachiano (raggiunte da strada asfaltata) ed ancora discretamente abitate.
Il nostro gruppo prosegue in salita in una rigogliosa faggeta con tronchi enormi; l’altro gruppo, capitanato da Giorgio, si ferma per il pranzo e poi prosegue direttamente su sentiero pianeggiante verso Piancerese.
Usciti dalla faggeta, causa la grande quantità di foglie che ricopre il sentiero, in quel punto poco evidente, ci avventuriamo su un percorso errato che presto diventa ingombro di alberi caduti. Per non ritornare indietro ci improvvisiamo esploratori e dopo piccole difficoltà e qualche rimostranza raggiungiamo i prati che in breve ci permettono di arrivare all’Alpe Paramea, la nostra meta per la sosta mangereccia.
Non sono più i tempi di Maffiodo, quando sul fornelletto acceso, si sprigionava un buon profumo di braciole e di caffè. Però il caffè arriva dal thermos di Silvia, il “pusa caffè” da mani volenterose e generose, ed un assaggino di strudel da chi scrive che per l’occasione festeggia i suoi 69 anni.
Alle 13.20 siamo di nuovo in marcia; per raggiungere Piancerese in contemporanea con gli altri gruppi, decidiamo di prendere una scorciatoia che si rivela un piacevole e tranquillo sentiero di discesa.
Arriviamo alla borgata poco dopo i ferratisti e poco prima del gruppo di Giorgio. Tutti insieme, davanti alla chiesa, facciamo la classica foto ricordo e poi ci dividiamo nuovamente: i più “stanchi” scendono direttamente verso il pullman, i più “arzilli” fanno un lungo giro fino all’abitato di Pont Canavese.
Un gruppo decisamente “eterogeneo” con esperienze ed età molto differenti: dalla piccola Anna di 18 mesi che si fa tutto il giro sulle spalle di mamma Valentina, al “meno giovane” Walter che nonostante i suoi 84 anni dà ancora punti a molti dei presenti.
A novembre ci attendono ancora due importanti scadenze: Pranzo sociale e inaugurazione del bivacco Fugera. Naturalmente siete tutti invitati.
Claudio Blandino


Ferrata
Ultima gita escursionistica del programma gite 2024, siamo in 55 partecipanti, 38 hanno fatto un’escursione ad anello a piedi e in 18 la Ferrata, il cielo è un po' velato e non bellissimo.
La fermata del pullman è praticamente all’attacco della ferrata, si sale lungo un sentiero prativo per una decina di minuti e siamo all’attacco, comodissimo.
I primi risalti sono leggermente umidi, bisogna prestare un po' di attenzione per non scivolare sulla roccia, raccomandiamo i soci non ancora molto esperti, per il resto non presenta grosse difficoltà.
Risaliti i primi duecento metri circa, la ferrata incontra sulla destra la variante atletica, dalle relazioni, fisicamente impegnativa; si avventurano Aldo, Cinzia, Giuseppe, Carlo e Enrico,
il resto del gruppo procede sulla via normale.
La nostra via comprende passaggi su diedri, placche, piccole pareti strapiombanti e un divertente ponte tibetano di una ventina di metri.
Circa a metà percorso, alla via di fuga, incontriamo il gruppo della via difficile, che confermano che è difficile e molto fisica, Cinzia è incavolata con Aldo per avergli fatto fare questa dura esperienza comunque contenta di essere riuscita a portarla a termine.
Da qui in poi proseguiamo tutti insieme, qui la via diventa leggermente più impegnativa c’è qualche strapiombo da salire a forza di braccia, qualcuno ha qualche difficoltà, ma aiutato supera e dopo circa tre ore siamo tutti sulla sommità.
Una piccola sosta e si procede per il punto di ritrovo, la chiesa della frazione di Piancerese, intanto la giornata si è ripresa e un tiepido sole ci riscalda per lo spuntino, attendiamo gli escursionisti per poi scendere tutti insieme al pullman.
Bella ferrata, non difficile ma non banale, ringraziamo Claudio B. per la scelta dell’intinerario,
tutti piacevolmente soddisfatti.
Osvaldo Plano

10 novembre 2024 - Evento di chiusura dei 100 anni della Sezione CAI -UGET di Bussoleno e Pranzo Sociale
Come da programma ieri, in una bella giornata di sole, al Salone polivalente Palaconti di Bussoleno si è svolto l’evento di chiusura del centenario.
Dopo la sigla iniziale ho portato i saluti della sezione e ho esordito con queste parole:
"Cari Soci, cosa possono significare 100 anni di storia?
Dipende ovviamente da cosa è stato fatto in questi anni. Con certezza possiamo affermare che nella nostra sezione di cose ne sono state fatte molte.
Abbiamo cercato, con il libro, di ricordare le persone e le vicende che hanno costituito la nostra storia. Resta per noi un bel traguardo, non tanto per la longevità della sezione, ma soprattutto, per la sua capacità, a distanza di tanti anni, di essere ancora presente e attiva sul territorio.
Tutto questo grazie ai soci, dirigenti e simpatizzanti che in questi cent’anni hanno fatto si che la nostra sezione prosperasse, sacrificando tempo e denaro.
Ci auguriamo che le nuove generazioni seguano questo esempio.
Colgo ancora l’occasione per ringraziare tutti i Soci che hanno contribuito con la raccolta fondi Fugera e con la disponibilità nei lavori alla ristrutturazione del “Casotto”.bStruttura che rimarrà a ricordo di questo celebrato anniversario".
All’evento, dopo i saluti del sindaco, Antonella Zoggia, è salito sul palco il vicepresidente Nazionale del CAI Giacomo Benedetti, ha portato i saluti dal Cai Centrale ed ha parlato del progetto Cai scuola a cui abbiamo aderito come Intersezionale.
L’evento è proseguito, con la consegna da parte di Giacomo Benedetti, dei riconoscimenti previsti: un attestato all’ex Vice presidente Pierluigi Cavargna per poi premiare con un attestati i gestori del rifugio Amprimo, Massimo De Michela -(15 anni di gestione), Roberto Plano -(24
anni), ed Enzo Latona (per ora 6 anni) e ricordato i gestori che li hanno preceduti. Francesco Borghese, Giorgio Guerciotti, Giacomino Torres, la famiglia Manina e Giuseppe Cambursano.
Inoltre sono stati dati degli attestati ai responsabili dei corsi di alpinismo. Alla Guida Alpina Renzo Luzi, collaboratore dei corsi della sezione dal 1982 al 1994 e al direttore dei corsi, Massimo GAI della scuola Carlo Giorda dell’Intersezionale.
Per concludere i riconoscimenti, Giacomo Benedetti ha consegnato ad Elio Guglielmetto la Targa per i 65 anni per la fedeltà al sodalizio, a Francesco Greco e Rino Chiaberto l’aquilotto d’oro per i 50 anni e a Aldo Bellone, Aldo Cubito, Anna Regis, Luca Quaglia, Fabio Ferraris, Mauro Ollino, Massimo Bosco, Roberta De Maria, Roberto Sosello e Stefano Marras per i 25 anni di tesseramento.
A seguire, con una carellata ho presentato i vari eventi realizzati durante l’anno con una proiezione di fotografie che riprendevano quei momenti.
- La prima, la serata di inaugurazione del Centenario - 3/02.
- La serata Cinema in Verticale a cura del Film Fest Valsusa - 29/02.
- L’Inaugurazione del sentiero del centenario e inaugurazione del Gagliardetto all’hotel di Pian Cervetto con pranzo al rifugio con tutti i soci della sezione e dell’Intersezionale - 21/06.
- La gara podistica “Giro dei 3 rifugi Valsusa” - 7/07 - Lo spettacolo della Montagna realizzato all’Argiassera a cura di Onda Teatro - 27/07.
- La Fiera del Libro alla Ferrera e a Bussoleno dove abbiamo presentato ancora una volta il nostro libro dei cento anni della sezione - 1/09 - 5/10.
- La mostra “Cento anni. Cento Gite. Realizzata a Casa Aschieri di Bussoleno con esposizione di oltre duecento foto sull’attività escursionistica dagli anni ‘20 alle ultime gite dell’anno. - Dal 6/10 al 16/10.
- La serata con il Coro Alpi Cozie e il coro del CAI “La Rocca” di Arona. nell’ambito dell’annuale incontro canoro “Cantabile Ottobrino” - 5/10.
- L’impegno bivacco Fugera, una serie di immagini che raccontano i lavori di ristrutturazione e le schede con i numeri dei volontari, i materiali, il trasporto, le spese e le entrate dalla raccolta fondi per la ristrutturazione.
E si è chiusa la mattinata con una proiezione sulle gite effettuate durante l’anno con la foto del gruppo dei partecipanti con l’immancabile bandiera dei cento anni.
La giornata ha proseguito con un piccolo aperitivo all’aperto all’ingresso del salone per poi sedersi ai tavoli e proseguire con il pranzo Sociale, circa 110 partecipanti.
Il pranzo realizzato con cattering sul posto ha avuto un ottimo successo grazie alla cucina di Roberto Plano, è sempre una garanzia, lo ringrazio immensamente, idem Sara che ha saputo organizzare meravigliosamente tutta la gestione.
Un grande ringraziamento particolare ai Soci e agli amici volontari che si sono occupati della cucina con Roberto e al servizio a tavola, ottimo pranzo, tutto perfetto, abbiamo ricevuto vari complimenti dai partecipanti.
Una bella festa in amicizia con un bel senso di appartenenza alla sezione. Un successo!!!
Dopo un’anno molto impegnativo abbiamo avuto la chiusura alla grande raggiungendo con soddisfazione quasi tutti gli obbiettivi prefissati.
Rimane un’evento da chiudere, l’inaugurazione al bivacco Fugera , ma domenica 17/11 tempo permettendo, con un’escursione, che partirà dalla frazione di Falcimagna alle ore 9:00 circa, raggiungeremo la struttura ormai pronta ad essere inaugurata per iniziare la sua vera vita di bivacco iscritto negli elenchi del CAI.
Grazie a tutti
Osvaldo Plano

17 novembre 2024 - Inaugurazione Bivacco Fugera
Oggi bella giornata di sole con i soci i simpatizzanti della Fugera e soci dell’Intersezionale per la chiusura dei festeggiamenti dei 100 anni.
Ci siamo ritrovati in P.za del Mercato a Bussoleno destinazione Falcimagna. Qui abbiamo lasciato le macchine e proseguito per il sentiero che porta al bivacco.
Alle ore 12 il Presidente ha scoperto la targa del bivacco Fugera.
Presenti il Vicepresidente nazionale Cai Giacomo Benedetti , Marco Avalis consigliere della Commissione Rifugi Regionale e Rossana Pavanello presidente dell’Intersezionale.
Numerosa la partecipazione, circa 150 presenze saliti dai vari sentieri.
Il Presidente ringrazia tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta fondi. Le sezioni, i soci, i simpatizzanti, il Comprensorio alpino To3 per il grande contributo.
Inoltre ha ringraziato tutti i volontari che si sono adoperati per la ristrutturazione del casotto.
Giacomo Benedetti si è congratulato e stupito piacevolmente per la condivisione e partecipazione delle sezioni dell’Intersezionale.
A conclusione davanti ad un panorama mozzafiato il buffet con brindisi!
Il Presidente ringrazia tutto il direttivo per il lavoro svolto per i 100 Anni della Sezione.
Osvaldo Plano

11 dicembre 2024 - Pulizia sentieri
Oggi bellissima giornata dopo il tempo brutto del giorno precedente; i monti sono ricoperti da un leggero strato di neve caduto sopra i 1.200 metri.
Ci ritroviamo in 9 in sede per prelevare il materiale necessario. Oggi c'è da finire di pulire il sentiero che dai Butalin porta a Campo Benello; ma visto che siamo numerosi decidiamo anche altri percorsi.
Un gruppo pulisce il sentiero che costeggia l'acquedotto che dall'Argiassera passa alla Meisonetta ed arriva fino al rio Moletta, un secondo gruppo pulisce il sentiero che dalla Meisonetta sale al Butalin dove ci ricongiungiamo per nuovamente dividerci: chi va fino a Campo Benello e chi dal bivio sale sulla strada sterrata.
Nuovo ricongiungimento ed insieme arriviamo a Pietra Bianca dove si finisce l'ultimo tratto non ancora pulito che dalla frazione e dall'Orano scende all'Argiassera.
Praticamente circa 4,5 km di sentiero puliti.
Un gran lavoro fatto in circa 5 ore grazie alla presenza di 3 decuspugliatori, un taglia siepi, cesoie e rastrelli.
Dopo, alle 14, un meritato pranzo alla sede CAI.
Claudio Blandino

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