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29 giugno 2025
Bivacco Regondi-Gavazzi
Oggi gran bella gita. D’altronde come ho sentito dire da più di un partecipante “le gite organizzate da Carlo sono sempre una garanzia”.
E in effetti neanche a cercare il classico “pelo nell’uovo”, si potrebbe trovare una pecca: posto stupendo, sentiero ottimo, panorami magnifici, conduzione della gita impeccabile.
Se proprio bisogna fare un’osservazione è sul pullman fornito da Bellando che, per quanto quasi nuovo, fatica ad affrontare le salite, concedendo ad un’autista sconfortato, una velocità di 15/20 km orari. Velocità da lumaca che ci fa partire con una ventina di minuti di ritardo.
I 44 presenti partono di buon passo su un ripido sentiero fortunatamente in ombra e al fresco: 500 metri di dislivello bruciati in un’ora, poi si esce dal bosco e il sole incomincia a martellare di brutto.
Passiamo vicino a torrenti, ruscelli e laghetti, ma vedere scorrere l’acqua fresca o ghiacciata non è di conforto per alleviare il calore. Il paesaggio si apre, la conca di By è molto ampia e circondata da montagne imponenti culminanti nel Gran Combin (4314 m.).
Gli ampi valloni di origine glaciale sono impreziositi da numerosi laghetti sparsi tra il verde delle praterie di alta quota.
Il percorso di salita, proposto da Carlo, è più lungo e compie un ampio giro per raggiungere il Bivacco ma è molto vario, panoramico. Costeggiamo il Lago Cornet dove ci fermiamo per ricompattare il gruppo e prendere fiato. Si prosegue fino al Lago dell’Inclousa da dove si intravede in alto il Bivacco Regondi e sullo sfondo la massiccia piramide del Mont Gelè.
Ultima rampa, ultimo sforzo e siamo arrivati.
Cristina e Beppe, che hanno pernottato in camper al parcheggio e sono partiti prima, con il loro cagnone Black, ci stanno aspettando da un’ora.
Pian piano arrivano tutti, tra gli ultimi anche la piccola Anna sulle spalle di papà.
Foto ricordo, sguardi sulle cime circostanti, e discesa fino al vicino Lac de la Lieta dove si pranza.
Il lago è ancora parzialmente coperto di neve ma il richiamo per un rinfrescante pediluvio è troppo forte e così molti piedi e gambe finiscono a bagno.
Il capo, con un fischietto, ci richiama alla dura necessità della discesa e la lunga colonna si avvia su un percorso diretto e alternativo che tra stretti tornanti ci riporta nel bosco.
La scarsa ombra degli abeti, piccolo aiuto alla calura, viene annullata da nuvole di fastisiosissime mosche.
Finalmente arriviamo a gruppetti al parcheggio dove l’acqua fresca di una fontana e una birra gelata ci ritemprano e contribuiscono a riportare il buon umore dopo fatica e calura.
Claudio B.


















