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Eventi

Invincibili5 maggio 2019

Vallone degli Invincibili

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Domenica mattina, prima di salire sul pullman che ci porterà in Val Pellice, il tempo non promette nulla di buono. Fino a venerdì mattina le previsioni erano buone per poi diventare negative riguardo all'intera mattinata di domenica. Il cielo nuvoloso e un fastidioso vento freddo non ci inducono all'ottimismo. Avvicinandoci alla Val Pellice il pessimismo si riduce in quanto verso i monti le nuvole si diradano e compaiono ampie schiarite. Verso il Cuneese constatiamo che neve fresca è scesa fino a 1000 metri ma per fortuna non è cosi in Val Pellice dove è scesa a 1700-1800 metri.
Scendiamo dal pullman a Villar Pellice di fronte al municipio, con gli scarponi già calzati in quanto non cè lo spazio sufficiente per una sosta prolungata. Siamo in 52 a cui si aggiungono Carlo ed Elisabetta arrivati in auto, essendo i posti completi.
Ci avviamo verso il cimitero da cui parte il sentiero diretto al Rifugio degli Invincibili. La prima parte è impegnativa con tratti molto ripidi. Giunti su una stradina asfaltata la pendenza diventa moderata. Attraversiamo alcuni villaggi ancora abitati con fontane lavatoio. Dopo l'ultima frazione, dove un'abitazione attira l'attenzione dei fotografi per i balconi infiorati coi glicini, si sale più decisamente su sterrato e poi su sentiero in direzione del Rifugio. In alcune radure si hanno squarci di vedute verso l'alta Val Pellice. Ad un certo punto compare in alto il piccolo rifugio. Si raggiunge la pista di servizio agli alpeggi chiusa al traffico proveniente da Bobbio Pellice che si percorre per due tornanti per giungere alla piccola costruzione del rifugio, ricavato da un'antica baita. Il cielo nel frattempo si è nuovamente coperto, con nuvole che non promettono nulla di buono. A piccoli gruppi arriviamo tutti. Tempo impiegato tra le 2 ore e le 2 ore e 20 minuti su circa 700 metri di dislivello. Il rifugio è aperto. Qualcuno, visto il tempo, e attratto dal menu, decide di rinunciare al pranzo al sacco e tener compagnia all'unico socio che aveva prenotato per il pranzo. Comunque più della metà dei partecipanti decide di fermarsi.
In una ventina o poco più proseguiamo verso il Faoutet seguendo la pista di servizio agli alpeggi. Lungo il tragitto cominciano a scendere dei fiocchi gelati. Non è grandine ma neve, molto asciutta. Il percorso è molto evidente, non presenta insidie, per cui, imperterriti, proseguiamo sperando che si avverino le previsioni di miglioramento nel primo pomeriggio. Qualcuno si arrende e torna indietro o si ferma agli alpeggi incontrati lungo la strada.
Arriviamo finalmente dopo circa un'ora di cammino allo spiazzo sulla cresta del Faoutet, celebre per essere considerato uno dei migliori punti panoramici della Val Pellice, ma che a noi offre una visione limitata dalle nuvole che nascondono le cime. Tutti imbacuccati per il freddo e la neve che continua a scendere, pur non attecchendo, ci fermiamo per consumare velocemente il pranzo al sacco e scattare alcune foto. Iniziata la discesa smette di nevicare, le nuvole gradualmente si alzano, si intravvedono alcune vette. Arrivati al rifugio il peggio è decisamente passato, anche se fa freddo. Tempo per un caffè o una bevanda calda e poi affrontiamo la discesa verso Bobbio Pellice seguendo la pista agricola, che più a valle, dopo una sbarra, diventa asfaltata, col sole che ogni tanto fa capolino. Arrivati a Bobbio, prima della partenza, abbiamo tempo per contribuire all'economia locale occupando il bar della piazza principale per ritemprarci e chiacchierare in allegria al calduccio.
Alessandro Martoglio

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