UA-60450045-1

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito.

Eventi

Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1
4
5
6
7
8
9
11
12
13
14
15
16
18
19
20
21
22
23
25
26
27
28
30

Anno 2012

Realazione di tutte le gite

Visualizza album fotografico

Visualizza video sul sito

18 novembre 2012
Pranzo sociale al rifugio Amprimo
La giornata inizia con il cielo azzurro; un pallido e timido sole ci accompagna nella salita dai Giordani, baite Cugno, Grange fino al rifugio Amprimo. Ognuno degli 82 soci che partecipa al pranzo sociale raggiunge la meta per il sentiero che più gli piace: chi dal Paradiso delle Rane, chi dalle Sagnette, chi, come noi, a piedi dai Giordani. Ci ritroviamo tutti davanti al rifugio per l'aperitivo e per la cerimonia della consegna degli "aquilotti" ai soci con 25 anni di iscrizione al CAI.
Un breve discorso per ricordare quanto fatto nel 2012 e quanto vogliamo fare nel 2013 e poi si parte con la consegna dei distintivi. Alle 13.00 tutti seduti al tavolo pronti per il compito "più difficile": spazzolare tutto quello che Roberto ci ha preparato. Compito impegnativo ma non impossibile come constatiamo alle 16.00 controllando gli scarsi avanzi.
Una bella giornata condivisa insieme giovani e anziani, soci nuovi e vecchi iscritti, escursionisti ed alpinisti, bikers e ferratisti ma tutti accumunati dalla passione per la montagna e... dalla buona cucina.

18-19 ottobre 2012
Al rifugio Amprimo con il Liceo Norberto Rosa
Nel corso dell’anno scolastico 2012-2013 la nostra sezione ha definito un accordo di collaborazione con il Liceo Norberto Rosa per accompagnare in montagna i ragazzi della 4 C - 4 D. Il progetto intitolato “La montagna in tutte le stagioni” ha il fine di far conoscere i diversi aspetti della montagna in tutte le stagioni dal punto di vista ambientale, sportivo, economico e culturale.
Non solo passeggiate ma anche un percorso che stimoli la frequentazione e fornisca informazioni sui nostri monti.
La prima uscita si è svolta a “casa nostra”, il rifugio Amprimo, raggiunto a piedi partendo dal Liceo a Bussoleno. Il percorso è stato programmato con una serie di fermate nelle quali venivano esposti argomenti specifici.
Giunti alle Cave di San Basilio Cech Giancarlo, appassionato ed esperto geologo e cercatore di minerali, ha illustrato la geologia e morfologia della Valle. Avvalendosi del magnifico palcoscenico naturale del panorama sulla bassa valle ha parlato di glaciazioni, formazione degli orridi, cristalli e minerali locali. Con l’aiuto del contatore geiger ha spiegato le caratteristiche della pechblenda, minerale radioattivo presente nel vicino Massiccio d’Ambin. All’interno della cava è stato possibile vedere la stratificazione delle rocce e approfondire gli aspetti legati al lavoro degli scalpellini. Al termine della lezione Giancarlo a fatto dono a tutti ragazzi di alcuni minerali.
Dopo una breve sosta alla borgata dei Tignai si riparte alla volta dei Pinetti. Con la carta topografica in mano gli alunni delle due classi hanno individuato e percorso due sentieri differenti. Ai Pinetti sosta pranzo e lezione di cartografia e orientamento tenuta dagli Istruttori della Scuola Giorda, Francesca Tolu e Alessio Moretta, con successiva compilazione della scheda paesaggio.
Si riparte alla volta della Borgata Cervetto dove Claudio Blandino e Elio Guglielmetto spiegano su come si viveva in montagna e del ruolo turistico e alpinistico della zona nel corso dell’ultimo secolo.
Ultima tappa e raggiungiamo il rifugio Amprimo. Le fatiche, egregiamente sostenute da tutti, non sono ancora finite: una gara di Orienteering, tra 8 squadre su cui si sono suddivisi i ragazzi, impegna le ultime ore di luce del tardo pomeriggio e soprattutto serve a stabilire la graduatoria con cui verranno svolti i lavori all’interno del rifugio. Si, perché in questa occasione nel rifugio non si entra da ospiti e clienti ma da aiutanti del gestore. I ragazzi, suddivisi in gruppi, devono fare tutti lavori che normalmente competono al gestore: aiutare a preparare cena, apparecchiare tavola, servire ai tavoli, sparecchiare, lavare i piatti, pulire i locali, rassettare le camere, preparare la colazione. Mansioni che i ragazzi svolgono in modo impeccabile, senza discussioni e in un clima di allegra collaborazione.
Dopo cena breve filmato sul CAI, sulle future mete e poi libertà assoluta con coprifuoco concordato (e rigorosamente autorispettato) alle 24.00.
Sveglia alle 7.30, colazione e poi l’incontro con il guadiaparco Luca Giunti che per tutto il giorno ci accompagna all’interno del Parco Orsiera-Rocciavrè illustrandone gli aspetti ambientali. La discesa lungo il sentiero dei Cugni ci porta ai Giordani dove, alle 16.30, attendono i genitori dei ragazzi.
E’ ancora presto per un bilancio ma la positiva esperienza appena conclusa fa ben sperare per il futuro. Prossimo appuntamento a febbraio 2013 con la montagna invernale: andremo con le ciaspole a Cima del Bosco dove ci sarà l’occasione per parlare di manto 

7 ottobre 2012
Oropa – Rifugio Rosazza
Ferrata Nito Staich
Monte Tovo o Monte Mucrone
Domenica 30 settembre piove e così la gita ad Oropa, programmata per quel giorno viene rinviata di una settimana. Peccato perché si erano iscritte più di 90 persone e, Oscar, Osvaldo V, e Franco avevano fatto un certosino lavoro di sopralluogo e organizzazione. Spostando la data “solo” una sessantina hanno confermato la partecipazione e, purtroppo dei 3 organizzatori uno era disponibile.
Mancando accompagnatori pratici della zona e con la funivia Oropa/rifugio Rosazza a disposizione la gita si è trasformata in un “fai da te”. Scesi dal pullman si sono formati vari gruppi. Alcuni sono saliti in funivia al rifugio e hanno fatto una breve camminata al lago di Mucrone, altri fedeli al programma sono saliti a piedi al rifugio suddividendosi poi tra chi raggiunge il lago Mucrone e chi “conquista” la vetta del Monte Tovo; altri ancora, forse il gruppo più numeroso si autogestisce un nuovo percorso salendo al rifugio Rosazza in funivia e poi a piedi fino in vetta al Monte Mucrone.
Questo clima autunnale del “fai da te” non lascia indenni neanche iferratisti che partono compatti in 17 raggiungendo insieme l’attacco della via ma poi si “sgranano” lungo il percorso, con i più allenati che velocemente concludono e raggiungono il rifugio a piedi mentre i più lenti, ultimato il percorso, ridiscendono ad Oropa e poi con la funivia raggiungono il rifugio Rosazza.
Ritrovo per tutti al rifugio Rosazza davanti ad una fumante polenta concia.
Rientro ad Oropa a piedi o in funivia, breve visita al Santuario e rientro al pullman in perfetto orario.
Il tempo è stato favorevole, se in basso, nella zona della ferrata, ogni tanto la nebbia disturbava la visuale in alto, oltre la funivia il cielo era splendido e un caldo sole illuminava le cime dei monti che sbucavano dal mare di nebbia.
Anche i più piccoli si sono comportati egregiamente: Juri nonostante i suoi 5 anni ha raggiunto a piedi il rifugio Rosazza e Riccardo, 6 anni, ha percorso la sua prima ferrata divertendosi un mondo.

23 settembre 2012
Cima del bosco
Inizialmente avremmo dovuto partecipare alla cicloturistica del Collombardo poi, vista la quota di 35.00 € per l’iscrizione e l’obbligo del certificato medico, abbiamo optato per altra destinazione.
La scelta è caduta sulla Cima del Bosco, punta panoramica e salita sempre bella sia in MTB, con gli sci o più semplicemente a piedi.
In 12 ci troviamo a Bussoleno poi, compattate le auto, raggiungiamo Bousson. Saliti in sella si parte alla volta di Sauze di Cesana quindi si imbocca la pista forestale che, prima nel bosco poi lungo i ripidi pendii sommitali ci conduce alla cima. La salita non è particolarmente faticosa e tutti, chi prima chi dopo, arriviamo in vetta; ci godiamo il tiepido sole autunnale ed un panorama un po’ appannato dalla foschia.
Di nuovo in sella imbocchiamo il sentiero di discesa verso l’abitato di Thures. La discesa è piacevole, i punti più impegnativi non sono molti e il percorso viene fatto interamente in sella.
Arrivati sopra Thures svoltiamo a sinistra ed in breve raggiungiamo Ruilles dove la locale trattoria è chiusa per ferie; delusi ci teniamo la voglia di una birra e, attraversato il ponte, scendiamo su sterrata a Bousson.
A Cesana finalmente troviamo una birreria aperta e così tra brindisi e panini concludiamo la bella giornata.

16 settembre 2012
Ferrata Roc du Vent
Destinazione dell'escursione odierna, le Alpi del Beaufortain in Alta Savoia. Una stupenda giornata di sole, con cielo terso, sgombro da ogni minimo accenno di nuvole, ci accoglie al Refuge Plan de la Lai a 1828 m nei pressi del Cormet di Roseland, punto di partenza della gita.
Dal parcheggio del pulman dopo aver percorso assieme al gruppo degli escursionisti le prime centinaia di metri, puntiamo verso l'attacco della ferrata, che raggiungiamo in 45 min.
La ferrata si snoda lungo la parete rocciosa del caratteristico Roc Du Vent.
Il percorso, tolto alcuni passaggi un po' più impegnativi non presenta particolari difficoltà di salita, l'affrontiamo comunque con cautela avendo in gruppo, Laura, i giovani Stefano, Marco e Luca alle prime esperienze di ferrata. Giunti in cima il panorama è magnifico lo sguardo spazia in lontananza sui monti del gruppo del Monte Bianco e del Gran Paradiso e vicino, al sottostante lago di Rosseland.
La ferrata percorre, in discesa, una caratteristica cresta rocciosa che ci porta in una profonda gola da dove parte un sentiero utilizzabile come scappatoia. I più stanchi lo percorrono e ci aspettano alla fine della ferrata. Noi riprendiamo la salita su di un esposto torrione oltre il quale superiamo il punto più adrenalinico del percorso, ossia il ponte nepalese di 19 m teso tra due alte torri di roccia, con una notevole esposizione. Stefano, 11 anni e unico giovane determinato a percorrere tutta la via attraversa il ponte con il cipiglio da un adulto raccogliendo gli applausi e i complimenti di tutti i partecipanti compreso un gruppo di francesi, stupiti di vedere un pullman intero di italiani che si avventurano i questi luoghi.
Iniziamo la discesa su sentiero in parte attrezzato con cavo di sicurezza, fino a raggiungere l'imbocco della galleria di 200 m scavata nel fianco della montagna.
Percorsa la galleria alla luce delle torce sbuchiamo in un piccolo pianoro dal quale si diparte il sentiero che ci conduce in 30 min al parcheggio, dove ci ricongiungiamo al gruppo degli escursionisti di ritorno dal Refuge du Col de la Crix de Bonhomme.
Il tempo di una dissetante bevuta, un assaggio della crostata di Miriam e riprendiamo la strada del ritorno, con sosta a Beaufort per comperare l'omonimo gustoso formaggio.

16 settembre 2012
Rifugio Croix de Bonhomme
Percorriamo un tratto di cammino con i "ferratisti", quindi proseguiamo fino al Col de la Sauce a 2.307 metri su facili pendii erbosi godendoci lo stupendo panorama: dei valloni che si estendono quasi a perdita d'occhio, della vista sul lago di Roseland e del corollario di montagne circostanti.
Dopo una breve sosta al colle, dal quale è visibile il rifugio, apprendiamo dal cartello che ci attende ancora quasi 1 ora e 30 di cammino, anche se il dislivello è poco non lo è altrettanto il percorso.
Lungo la salita affrontiamo un tratto di sentiero ripido e ghiacciato, che fa presagire condizioni analoghe per le parti in ombra ancora da attraversare, quindi alcuni escursionisti decidono di non proseguire.
Valutiamo perciò di salire in cresta dove c'è più esposizione; da lì ci rendiamo conto che il sentiero non presenta particolari difficoltà pur essendo innevato, quindi lo utilizzeremo per ridiscendere.
Lo sforzo viene ampiamente ricompensato dalla vista eccezionale, ancora una discesa e poi in poche centinaia di metri in salita, alle 13.00 raggiungiamo la meta.
Il rifugio de la Croix de Bonhomme è una struttura imponente in ottime condizioni con più di cento posti letto, al suo ultimo giorno di apertura, ma il gestore riesce comunque a soddisfare chi decide di mangiare un piatto caldo. Dato il tempo ristretto nessuno decide di proseguire fino alla vetta della Tete Nord de Fours. Dopo esserci rifocillati ripartiamo; durante la discesa incontriamo ancora qualche difficoltà nel tratto che è rimasto ghiacciato e rientriamo soddisfatti per la bella giornata trascorsa.

9 settembre 2012
Bivacco Tornior - Punta Ramiere
Le avverse condizioni meteo che avevano impedito l'effettuazione dell'escursione del 2 Settembre al rifugio del lago Verde hanno lasciato spazio ad una bella Domenica soleggiata con piena soddisfazione dei partecipanti all'escursione al Bivacco Tornior - Punta Ramiere.
Organizzate le macchine partiamo da Bussoleno alla volta della Valle Thures. Giunti a Grange Thures proseguiamo ulteriormente sullo sterrato reso precario dalle recenti piogge. Lasciate le macchine ci avviamo verso il bivacco seguendo la vecchia strada militare, dopo circa 15 min abbiamo il conforto dei primi raggi di sole che mitigano l'aria fresca del mattino. Superiamo alcuni greti di torrenti e ruscelli formatosi con le abbondanti piogge della settimana precedente e quindi su soffici prati erbosi giungiamo al bivacco. Lo sguardo si porta alla vetta della Ramiere parzialmente innevata lasciandoci nel dubbio se poterla raggiungere. Un gruppo di 8 escursionisti limita la propria escursione al bivacco. Dopo una breve sosta riprendiamo il cammino verso la Ramiere e appena oltre il bivacco svoltiamo a sinistra per il vallone di Founzes e su ripidi costoni in un'oretta giungiamo al colle della Ramiere posto a 3007 m. Quattro escursionisti si fermano al colle mentre in seguito ad una attenta valutazione in 13 proseguiamo verso la vetta lungo il sentiero sul versante nord/ovest.
Ponendo particolare attenzione nel superare alcuni punti maggiormente innevati dopo un'altra ora di cammino giungiamo in cima alla Ramiere con la soddisfazione dipinta sul volto di tutti quanti.
Soddisfatto in modo particolare il giovane Matteo che con l'aiuto del padre Olivio e di Walter ha raggiunto il suo primo 3000. Foto di rito ai piedi della croce posta in vetta, quindi meritato riposo per rifocillarci. Consumato con calma il pranzo effettuiamo una ricognizione sul versante sud della vetta, e constatato la maggior morbidezza dei tratti innevati, decidiamo di scendere da quel versante. Con molta calma e cautela superiamo i punti più ripidi tra sfasciumi di rocce e tratti innevati fino a congiungerci al sentiero che ci porta nel vasto pianoro posto alla base della vetta. Lasciatoci alle spalle il tratto più impegnativo della discesa riprendiamo il cammino più rilassati e in poco tempo raggiungiamo il magnifico crinale che ci porta direttamente al colle Thuras. Il più é fatto il bivacco Tornior é sotto di noi, lo raggiungiamo in circa 25 min.
Dopo un'ulteriore sosta ci avviamo verso le macchine, stanchi, ma appagati e soddisfatti d'aver percorso questo stupendo anello. Giunti alle macchine abbiamo la gradita sorpresa di Miriam che ci attende con una fragrante crostata. Ci spostiamo tutti quanti al rifugio di Thures per una bevuta in compagnia prima di salutarci per il ritorno a casa.

29 luglio 2012
Champoluc - Lago Perrin
Una discreta giornata soleggiata ha permesso l'effettuazione dell'escursione in Val d' Ayas al lago Perrin. Peccato per i nuvoloni sul gruppo del Rosa e del Cervino che ne hanno alquanto limitato il panorama. Alle nove in punto, scandite dai rintocchi delle campane, partiamo dalla piazzetta della chiesa parrocchiale di Champoluc. Seguendo una bella mulattiera, in parte ancora lastricata, ci inoltriamo nel magnifico bosco di larici e abeti.
Dopo circa 45 minuti giunti nell'antico villaggio Walser di Frantze compiamo una lieve deviazione per compattarci con gli “ indisciplinati“ che hanno preceduto il gruppo. Su sentiero, lungo prati ancora ben curati, proseguiamo alla volta di Cuneaz, altro caratteristico villaggio. Attraversato Cuneaz e ammirato i tipici “rascard“, a mezza costa puntiamo verso la testata del vallone e tra prati e boschetti, dopo aver attraversato due torrenti, giungiamo in 2 ore all'alpe di Pian Long.
Una dozzina di escursionisti limita la propria camminata all'alpeggio. Dopo una breve sosta riprendiamo la salita verso il lago lungo un percorso più impegnativo con pendenze più marcate. Superiamo, intervallati da ripide salite, due falsipiani che ci conducono al pianoro di Pian Comb dal quale con un ultimo sforzo giungiamo al colletto che sovrasta lo specchio del lago Perrin dall'intenso colore azzurro-verde smeraldo.
Le sponde del lago ci attendono per poterci rifocillare e sgranchire un po’ le gambe.
Dopo un lungo e meritato riposo ci affacciamo sul vallone di Mascognaz ed iniziamo la discesa, che su sentiero ben marcato, lungo ripidi costoni ci porta in fondo al vallone ad imboccare la strada sterrata che sale da Mascognaz (altro villaggio Walser). Ivi giunti seguendo una bella mulattiera scendiamo velocemente verso Champoluc a chiudere l'anello dell' escursione. Il pullman è già pronto ad attenderci, il tempo necessario per un caffè o una birra e riprendiamo la strada del ritorno a casa con piena soddisfazione dei 53 partecipanti alla gita.

22 luglio 2012
Festa al rifugio Amprimo
In una giornata non tipicamente estiva e all’insegna di un tempo variabile, domenica 22 luglio, si è svolta l’annuale festa al rifugio “O. Amprimo “ a Pian Cervetto.Tra gli intervenuti, oltre ai gitanti domenicali, il numero più cospicuo è stato quello dei soci della nostra sezione.
La maggior parte è salita con una breve passeggiata a piedi ma, i più intraprendenti come il gruppo dei bikers ha raggiunto il rifugio partendo dai Giordani con una bella salita sino alle Toglie, proseguendo poi per sentieri sino al raggiungimento della meta. Una lunga tavolata ha visto poi raccogliersi, intorno all’ottima polenta di Roberto, il gruppo del Direttivo e soci più affezionati. A partire dalle prime ore del pomeriggio sono iniziati i veri festeggiamenti con i giochi per i bambini.
Questi si sono cimentati ora …a colpire la sagome dei consiglieri a palle,…..a tentare di scalare, ben assicurati, la parete nord del rifugio,…..a cercare di colpire con un bastone le immancabili pignatte nel tentativo di arraffare i dolciumi. Quest ‘anno la nostra sezione ha offerto un’ulteriore attrattiva per i bambini ed i ragazzi con la “Compagnia degli Asinelli” che ha permesso di salire in groppa ai simpatici somarelli per effettuare una passeggiata nei dintorni al Rifugio.
Naturalmente al divertimento hanno partecipato anche gli adulti, nella classica gara al punto e nel tentativo di indovinare, quanto tempo avrebbe impiegato la pallina a percorrere il percorso del tubo, che dal tetto in modo tortuoso raggiungeva il prato.
Alle ore 16, poi tutti raccolti di fronte al Rifugio, con i biglietti in mano per l’estrazione dei premi, con la speranza di vincere la tenda ma pronti ad accontentarsi anche di un premio minore.
La caduta di alcune gocce di pioggia, fortunatamente di breve durata, ha fatto fuggire i più timorosi. I più coraggiosi sono stati premiati dalla spaghettata anzi dalla “ fusillata “ serale e dinanzi ad un fumante piatto di pasta ed ad un buon bicchiere di vino si è conclusa la giornata in amicizia ed allegria.

15 luglio 2012
Traversata Lautaret
Col d'Arsine - le Casset
Partiamo con un po' di vento e nuvoloni sulle Alpi. Arrivati al Pont de l'Alp, scendono dal pullman i ferratisti diretti all'Aguillette de Lauzet, il vento è anche diventato freddo. Al col del Lautaret, il sole va e viene; verso il Galibier c'è la "gunfa" ed il vallone, in cui dovremo addentrarci, è intasato da nubi spinte dal vento. Indossiamo tutti gli indumenti che abbiamo; alcuni, previdenti, hanno il passamontagna ed i guanti.
Oscar e Monica, ispirati da una candida pelle di pecora, esposta all'esterno di un bazar, entrano  ed escono  indossando un "pile"bianco e peloso. Le previsioni davano un miglioramento del tempo, quindi, fiduciosi, alle nove ci avviamo attraverso distese di prati fioriti ove predomina il giglio martagone, che spande il suo profumo nell'aria.  Mai visti così tanti assieme! Le previsioni si avverano: lentamente le nubi si sfilacciano, si diradano, scompaiono. Noi entriamo nel vallone che sale da Viller d'Arène, il vento non aumenta d'intensità e soffia alle nostre spalle aiudandoci a procedere.
Il sentiero, ben tracciato nella roccia scistosa, ci fa superare, con lieve discesa, forre e scoscendimenti vertiginosi e ci conduce sugli ampi pascoli che precedono il rifugio dell'Alpe di Villar d'Arène. Abbiamo percorso sei chilometri, fin qui il gruppo disciplinato è rimasto compatto,ora alcuni giovani ed altri non più giovani scalpitano e, con il consenso del capogita, partono facendo a gara a chi raggiunge prima il colle, situato ai piedi di un'enorme morena.
Per il pranzo ci si accovaccia negli anfratti tra i massi, per ripararsi dal vento, quindi buona parte di noi sale al lago morenico in cui termina il ghiacciaio d'Arsine: uno spettacolo maestoso, ma per chi l'ha visto alcuni anni fa, quando i sassi, portati dal ghiacciaio, cadevano in acqua con un tonfo c'è un po' di delusione, anche l'acqua è meno biancastra. Ritornati sui nostri passi, ci si rilassa nei pressi del colle, tra l'altro tiene concerto il coro formato da Louis e Walter.
Si scende a scaglioni il ripido vallone del Petit Tabuc, torrente dalle acque cangianti, ora bianche ora azzurrine. Chiedono il permesso di partire prima quelli che denunciano problemi di deambulazione (Tanto ci raggiungete subito) e invece vengono ripresi a fine percorso. Ove incontriamo Osvaldo, capo dei ferratisti, il quale annuncia che il pullman è appena arrivato.
Rientriamo tutti assieme soddisfatti: il cielo terso ci ha permesso di godere ampi panorami, l'affiatata compagnia di trascorrere ore serene.

15 luglio 2012
Ferrata dell'Aiguillette du Lauzet 2611 m
Cielo terso dal vento e poche nubi sui Denti d'Ambin: quando si parte dalla piazza del mercato sono sicuramente un ottimo viatico all'umore generale. Giovanni, l'autista del pullman è teutonico e alle 7 in punto siamo in viaggio verso il Col del Lautaret. Lui dice di stare nei limiti di velocità, ma l'impressione è che il pullman da 63 posti, al completo, "voli" verso la meta.
A Pont de l'Alp ci separiamo dagli escursionisti e scendiamo con un vento gelido che ci sprona a incamminarci velocemente sul sentiero che ci condurrà all'attacco. Siamo in dieci: Walter, Luisella, Laura, Alice, Manuel, Paolo, Tiziana, Giorgio, Fiorenzo e Osvaldo, a cui si aggiungono Jonny, Fabio e Luca che nel contempo sono arrivati in auto. Appena scesi dal pullman la temperatura è gelida, ci sono solo 8 °C, e partiamo immediatamente sul sentiero.
All'attacco della ferrata, causa la troppa velocità nei preparativi Luisella ha una brutta sorpresa: la longe è restata sul pullman. Niente paura, abbiamo Giorgio che in pochi minuti le confeziona il necessario. Si parte. L'aria gelida ci congela le dita delle mani, così da non poter inizialmente assaporare questa ferrata costruita con pochi gradini e una bella roccia da arrampicare. Si va verso destra sul paretone con il sole che ci insegue e noi caparbi che lo sfuggiamo. La parte in traverso e la discesa verso la fessura stretta sono molto belle ed esposte. La fessura è veramente stretta, ma nessuno toglie lo zaino per attraversarla. Si sale verso la cima e giunti in prossimità dell'ultimo tratto non si può non segnalare un cenno di negligenza a chi, attrezzando una bella via come questa, abbia dimenticato di posizionare un cavo lungo il canalino ghiaioso e instabile.
La croce sulla cima a 2611 metri ci vede finalmente riuniti a pranzare sotto il sole che illumina la Dome de Neige e la Barre des Ecrines, il Monviso e il Queyras; bellissimo ed appagante! Si scende lungo la parte ovest su un bel sentiero che percorre l'altopiano "Le Pervou". L'adrenalina della salita è ancora alimentata da un gruppo di vitelli che un pastore deficiente fa pascolare su ripidi e pietrosi prati dove sarebbe logico portare capre o pecore; noi siamo sotto e loro dall'alto scaricano sassi grossi come angurie che ci costringono a sfilacciarci in gruppi da due e a scendere di gran carriera sino a raggiungere il parcheggio.
Mai la toponomastica del luogo, ovvero Le Lauzet, pietra in occitano, è stata più appropriata per ricordare la giornata. Poco più a valle a Le Casset il gruppo degli escursionisti capeggiati da Elio, puntualissimi e comprensibilmente stanchi, fa capolino dal sentiero.
Bella domenica per tutti.

6-7 luglio 2012
Monte Cevedale
Quest’anno il tempo non è dalla nostra…
Dopo 5 ore di auto arriviamo al piazzale dei Forni, sopra S. Caterina Valfurna, con il tempo brutto. Contrattiamo un passaggio fino al rifugio Pizzini su due fuoristrada a noleggio. Nell’attesa Omar, Sergio e Maurizio decidono di partire a piedi. Caricati gli zaini sulle Land Rover inizia a piovere; i dieci euro più ben spesi ci evitano 2 ore di marcia e una lavata fuori programma. A 2800 metri il tempo è brutto ma non piove più. Carichiamo gli zaini sulla teleferica del rifugio e in un’ora di marcia raggiungiamo il Casati a 3269 metri. Buona cena, riscaldamento nelle camerette, prezzo decisamente alto, pioggia e nevischio notturno…
Sveglia alle 6.00, colazione, sguardo al panorama: pioviggina, vento debole, tanta nebbia. Cosa facciamo?
Attendiamo un’ora che il tempo migliori poi, decidiamo di partire a seguito di una guida con un gruppo di clienti. Il procedere è lento e penoso perché i primi devono battere la pista sprofondando nella neve molle fino al ginocchio. Il GPS di Sergio aiuta anche la guida per individuare la direzione di salita in mezzo ad un deserto bianco ovattato dalla nebbia. In 3 ore raggiungiamo i 3769 metri del Cevedale. Foto di gruppo e poi si aprono le consultazioni per decidere se proseguire per la cresta fino al rifugio Mantova al Vioz(come da programma) oppure rientrare al Casati e tornare alle auto. La neve molle con la pista da battere, la lunghezza del percorso reso incerto dalla nebbia, la paura per alcuni di non farcela ci fanno decidere di gettare la spugna e rientrare al Casati. Peccato perché le previsioni meteo erano di miglioramento, la guida ci aveva rassicurato sulla facilità del percorso, il GPS di Sergio ci garantiva il tracciato giusto…
Ritorno nella nebbia fino al rifugio e lunga discesa fino all’auto con la coda tra le gambe, l’amaro in bocca, e con il cielo che pian piano si rasserena. Finalmente vediamo il Gran Zebrù, Cevedale e la cresta che avremmo dovuto percorrere. Sotto il sole ci beviamo una birra al rifugio vicino al parcheggio e torniamo a casa un giorno prima.

24 Giugno 2012
Rifugio Dante Livio Bianco
Lago Sella Soprano
I dubbi sulla tenuta del tempo sono al centro dei commenti dei 46 partecipanti alla gita sul pullman che ci conduce in Valle Gesso. Il cielo è coperto, si prevedono possibili temporali in giornata.
L'imbocco della valle ci accoglie con un cielo prevalentemente sereno, ma con nubi sui rilievi. Si scende dal pullman all'inizio dell'abitato di S.Anna di Valdieri. Si parte verso le 9.40, attraversando tutto il paesino, ammirando alcuni murales che rappresentano le varie fasi della battitura e lavorazione della segale, un tempo assai coltivata nella zona. In fondo al paese parte il sentiero per il Rifugio Dante Livio Bianco. L'itinerario risale il Vallone della Meris, sul versante orografico sinistro. E' piuttosto incassato nella parte bassa, a causa dell'erosione dell'omonimo torrente. La mulattiera si inerpica ripida nel bosco e tocca prima i Tetti Biaisa e poi i Tetti Paladin, un tempo testimonianza della cultura montanara, oggi completamente abbandonati e in rovina. Oltre gli ultimi Tetti la pendenza del sentiero si fa più dolce, sempre confortati per ampi tratti dall'ombra del bosco, fra cui vi sono numerosi faggi.
La selezione in salita fra i partecipanti è già avvenuta, ma l'evidenza e l'ottima segnaletica del sentiero rende impossibile il pericolo di perdersi, per cui è superfluo il raggruppamento dei partecipanti. Dopo alcuni tornanti si esce dal bosco e ci si affaccia sull'ampio pianoro del Gias del Prato, con un piccolo alpeggio ristrutturato. E' evidente il contrasto tra il versante orografico sinistro esposto a sud, soleggiato, in gran parte coperto di pendii prativi e le linee di cresta arrotondate e il versante orografico destro, roccioso e dirupato, esposto a nord, con residui di neve e valanghe nei canaloni e con la presenza di qualche conifera. Dopo il Gias del Prato si procede in leggera salita e si sbocca nel pianoro delle Case del Chiot, adibite ad alpeggio, con la presenza di un casotto di vigilanza del parco abbandonato dopo i danni subiti per le copiose nevicate dell'inverno 2008 – 2009. Il tempo è decisamente migliorato, il sole è caldo e la sua luce permette di ammirare la bellezza dei colori dei fiori, tra cui vi sono tante saxifraghe. Si comincia a vedere la testata del vallone chiusa dall'imponente bastionata rocciosa che in alto ospita il Lago Sella Soprano. Si intuisce, ai piedi della bastionata, la conca del Lago Sottano, dove sorge il rifugio meta della nostra gita. Sulla sinistra si intravede la mole del Monte Matto, con la ripida parete nord, la montagna più alta del vallone (m. 3.100). Con un ultimo tornante ci si eleva su un dosso che si affaccia sul Lago Sella Sottano. Si attraversa l'emissario, che forma una bella cascata, su un ponte di legno e in breve si è al rifugio.
I tempi di arrivo variano dalle 2 h. ( i più veloci) alle quasi 3 h. Tutti i partecipanti raggiungono la meta. La maggior parte decide di non proseguire e di godersi la comodità del rifugio. Alcuni sono allettati dal profumo e dalla visione di fumanti polente, per cui decidono di rinunciare ai panini per mangiarla, altri si godono il sole e ne approfittano per abbronzarsi.
La bellezza del paesaggio d'altronde ripaga lo spirito ed è bello riposarsi e oziare senza i rumori e dimenticando i problemi della vita quotidiana.
Solo otto persone non si lasciano incantare dalle sirene del posto e decidono di raggiungere almeno il Lago Sella Soprano (per il Colle Valletta è ormai troppo tardi), sciroppandosi cosi' oltre 400 m. di dislivello e un'ora e un quarto di salita (più un'ora supplementare di discesa al ritorno). Il sentiero è prevalentemente sassoso, supera un costone con numerosi tornanti e si affaccia su un pianoro esteso dove un tempo sorgeva un gias. Con altri numerosi e lunghi tornanti ci si innalza sulla bastionata rocciosa e si arriva al Lago Sella Soprano
E' un lago molto esteso e profondo, allungato in direzione nord-sud, incassato in una selvaggia conca glaciale contornata da alte cime, tra cui spiccano quelle del Monte Matto. Alcuni di noi non resistono alla tentazione di un pediluvio nelle gelide acque del lago. Il sollievo per i piedi è evidente, ma non si può resistere a lungo. Dopo un veloce consumo dei viveri e le foto d'obbligo si riparte. Nel pianoro sottostante un camoscio solitario pascola e non si spaventa per la nostra presenza, lasciandosi fotografare in diverse pose. Verso le 15.30 si è di ritorno al rifugio. Quasi tutti sono già partiti per il ritorno a S.Anna di Valdieri. Nella discesa la stanchezza e il caldo si fanno sentire, ma c'è anche la consapevolezza di aver effettuato una bella gita in un ambiente molto selvaggio. Per gli ultimi arrivati c'è solo il tempo di togliersi gli scarponi e salire sul pullman. Sono le 17.45, stasera l'Italia gioca contro l’Inghilterra, il tifo calcistico comincia ad emergere, c'è il timore di eventuali code in autostrada, che per fortuna si rivela infondato, escluso qualche breve rallentamento; per l'inizio della partita si è tutti a casa.
Alla prossima.

17 Giugno 2012
Rocca Nera
Sembra incredibile: il tempo questa domenica mattina di giugno è dalla nostra! Riusciamo a partire per una gita dopo tante annullate causa maltempo. La gita programmata è all'Orsiera sulla porta di casa e, dalla piazza del mercato dove ci ritroviamo in buon numero, la Punta Mesdi e l'Orsiera ci fanno l'occhiolino da un cielo finalmente blu.
Dal Colle delle Finestre raggiungiamo il rifugio Sellery in Val Chisone e con la cordialità del margaro riusciamo a parcheggiare le numerose automobili, vista l'inaccessibilità del parcheggio del rifugio ormai saturo.
Il gruppo che dovrà affrontare la cresta Dumontel si incammina velocemente lungo il ripido sentiero e noi “escursionisti” ci organizziamo per decidere una meta alternativa alla punta Orsiera, difficilmente raggiungibile a causa del canalino ancora completamente innevato.
Claudio Maffiodo propone quindi di raggiungere la Rocca Nera e, sotto un bel sole, raggiungiamo il piccolo gioiello che è il lago Chardonnet, incastonato in questo angolo del parco Orsiera-Rocciavrè.
La superficie è quasi completamente ghiacciata nonostante manchi una settimana all’inizio dell’estate: con qualche incespicamento sulla neve e sulla pietraia, raggiungiamo il Colle Gavia con Claudio M. in testa e Barba Luis a chiudere le fila; pochi metri ci separano dalla vetta della Rocca Nera da dove si gode un bel panorama delle montagne circostanti ma, vista l’ora tarda e la nebbia che sale, alcune immagini ci vengono precluse, come quella della Bar des Ecrines.
Di fronte a noi il lungo serpentone dei nostri amici “alpinisti” colora la cresta della Dumontel.
Il silenzio tipico della montagna è rotto dagli incoraggiamenti di Claudio Blandino a coloro che per la prima volta affrontano questo adrenalinico percorso.
Il pranzo su questo colle, con ancora la neve abbondante a farci da contorno, è concluso da un ottimo caffè che il poliedrico Claudio M., armato di fornello e pentolino, riesce a preparare per tutti.
Riscendiamo al laghetto dal versante opposto alla partenza e, senza fretta, raggiungiamo il rifugio Sellery. Il margaro gentilissimo non voleva nulla per il parcheggio, ma la ricotta ed il formaggio acquistati erano superlativi! Arrivederci alla prossima settimana al Livio Bianco sulle Alpi Marittime!!

17 giugno 2012
Monte Orsiera - Cresta Dumontel
Quando ci siamo trovati per definire il calendario gite 2012, avevo proposto questa meta perché era da molti anni che non facevamo più escursioni sulle montagne di casa nostra.
Il “paracarro” dell’Orsiera, come lo definì molti anni fa un noto membro del nostro sodalizio è la bella montagna che, con la sua settentrionale parete valsusina, ci saluta tutte le mattine appena alziamo gli occhi ai monti. Ed è proprio di quella parete, o meglio, della sua rocciosa cresta est, percorsa la prima volta nel lontano 4 giugno 1906 da Giacomo Dumontel e amici, che proposi di effettuare la gita offrendo in alternativa per gli escursionisti la camminata al Lago Chardonnet e la cima dell’Orsiera per la via normale.
Nelle settimane precedenti l’adesione alla gita langue. E’ perché non c’è la necessità di prenotare il posto sul pullman o perché ai nostri soci non piace fare le gite sotto casa? Sarà già l’effetto fine scuola o l’attesa di una previsione meteo con tempo stabile?
Nei giorni precedenti la gita le adesioni fioccano ed è tutto uno squillare di telefono e cellulare. Il pallottoliere totalizza 61 partecipanti di cui 20 sulla Cresta Dumontel.
Domenica mattina alle 7.00 in piazza del mercato a Bussoleno molte facce nuove e numerosi giovani. L’autocolonna parte alla volta del Colle delle Fineste e poi, tra un immenso polverone degno della Parigi-Dakkar, raggiungiamo il rifugio Sellery.
Il parcheggio è già strapieno e qui arriva il momento più difficile della giornata risolto brillantemente da Osvaldo Vair che, dopo una breve contrattazione con il pastore, riesce ad ottenere l’autorizzazione a parcheggiare in “aree riservate”.
Appello di quanti vogliono scalare la Dumontel, controllo del materiale, formazione delle cordate e via.
Due ore dopo siamo alla base della cresta. Mauro e Walter fanno da apripista, seguono il sottoscritto con Ferruccio e Tab, poi Miriam e Luisella, Osvaldo con Lorenzo e Giuseppe. Pier Delfino con Giuliana e Laura attacca il pilastrino laterale, Giorgio con i due Cristian aggira il primo risalto per evitare l’intasamento seguito da Mauro con Paolin e Mauro; in tre gettano la spugna e ritornano al Lago. In poco tempo la cresta brulica di cordate offrendo agli escursionisti che sono saliti alla Rocca Nera (vi racconterà tutto Osvaldo in un altro articolo)un piacevole spettacolo.
Momento di apprensione quando arriviamo alla corta e liscia placca posta a metà via. Questo è l’unico passaggio obbligato e, se fatto in libera, di notevole difficoltà. Solitamente 2 metri di cavo di acciaio pendono sulla placca in modo da aiutare gli alpinisti “addomesticando” le difficoltà; il cavo non c’è più, è stato rimosso (non si sa se perché logoro e pericoloso oppure perchè qualche stupido ha deciso di rimuoverlo dopo decenni di onorato servizio). Mauro sale fino alla base della placca ma due metri, insuperabili per un alpinista della domenica come lo siamo tutti noi, lo separano dal bordo superiore.
Se da li è passato Dumontel oltre un secolo fa; ci sarà ben la maniera di superare la difficoltà e così propongo a Mauro di fare la “piramide umana”, sistema molto usato agli albori dell’alpinismo per superare passaggi particolarmente “ostici”. Raggiungo anche io la base dalla placca e faccio salire Mauro con i piedi sulle mie spalle, un allungo e le difficoltà sono superate. C’è ancora il grande fittone di acciaio su cui era ancorato il cavo di acciaio; al suo posto metto uno spezzone di corda che pende sulla placca, sarà usato da tutti e poi lasciato per i futuri salitori.
La salita prosegue tra passaggi aerei e brevi salti verticali. Si odono i richiami delle cordate in un caotico “Vai – Molla – Vieni – Tira – Arrivo – ecc…). Per molti dei partecipanti è la prima volta all’Orsiera, per alcuni è la prima volta che arrampicano, per tutti gli altri è un piacevole ritorno.
Alle 15,30 siamo tutti in cima. Il tempo è bello e lo splendido sole ci ha letteralmente abbrustolito. La poca nebbia che sale lungo la parete Nord si dissolve sulla cresta ma permette di fare ottime foto creando un ambiente suggestivo e magico.
In vetta tutti felici e soddisfatti; tanti complimenti alla cordata delle “libellule” Miriam e Luisella ma soprattutto al mitico Ferruccio che con i suoi 78 anni è sempre sulla cresta dell’onda, anzi sulla cresta dei monti.
La discesa, che un po’ ci preoccupava per il ripido canalone pieno di neve in realtà si rivela facilmente percorribile a causa della neve molle.
Al rifugio Sellery tutti a comprare il formaggio dal gentile pastore e poi una ricca bevuta il rifugio.
Grandi strette di mano ed arrivederci alle prossime uscite “alpinistiche” Punta Giordani e Cevedale.

10 giugno 2012
Raduno Intersezionale a Celle
Siamo alle solite! Cielo grigio e previsioni di pioggia. Quest’anno non siamo proprio fortunati con il tempo!
Pazienza… Tanto gli organizzatori del Cai di Almese (un grazie doveroso) hanno previsto un magnifico prato rasato di fresco oppure, in caso di pioggia, locali coperti e provvidenziali teloni.
Ci troviamo in piazza a Condove dove, per aspettare Paolin e le nuove magliette del gruppo MTB, arriviamo in ritardo all’appuntamento di Almese con gli amici degli altri CAI. Siamo in 14 con le magliette “arancio fiammante” ma, ben presto si capisce che non basta una bella maglietta per fare un ciclista e cosi Marco, “il gigante buono” , sulla sua 29”, ogni tanto dà una provvidenziale spinta ai ritardatari.
Per raggiungere il gruppone dei primi optiamo per la statale fino a Rubiana dove, in piazza, ci ricongiungiamo con gli amici di Alpignano. Adriana fa la strada guidandoci su ripide salite sterrate dove il restare in sella è prerogativa di pochi mentre i molti scendono e spingono.
Foto di gruppo dove spiccano le magliette arancio del Cai di Bussoleno e le magliette bianco/azzurre del Cai di Alpignano.
Con un occhio alle nuvole, sempre più minacciose, e l’altro ai fuoristrada, che percorrono un tratto del nostro percorso finalmente raggiungiamo Celle.
I “supporter” hanno già occupato lo spazio, preparato i tavolini che in poco tempo sono ricoperti di cibarie e bottiglie, venduto biglietti della lotteria, distribuiti i buoni pasto. Osvaldo “piccolo” da tre ore rigira costine, salamelle e pollo sulla brace insieme a Giorgio & Company. Oggi, con una squadra così, non è difficile fare il Presidente. Pian piano arrivano anche gli escursionisti reduci dalla salita a Rocca Sella; tra loro anche la segretaria Enrica, per una volta tanto scollata dalla scrivania della sede e dai bollini del tesseramento e Monica che nonostante i suoi trascorsi acciacchi al cuore è salita fino in cima.
Si apre la distribuzione delle vivande: vassoio, posateria, panino, salamella, pollo, braciola, bicchiere di vino e due biscotti. Quest’anno l’ISZ ha fatto le cose in grande!!!
Ai tavoli iniziano a scorrere ogni sorta immaginabile di prelibatezze e tipi di vino, conclude il caffè gentilmente offerto da Marco.
Sono le 15.00 ed è ora della lotteria. Ci raduniamo nel cortile dove il giovane Stefano estrae i biglietti e legge il numero. I nostri soci fanno un buon bottino di premi (sarà fortuna o quantità in % di biglietti acquistati?). A metà estrazione l’attesa e pronosticata pioggia arriva ma il grande tendone ripara tutti (esclusi Paolin e Enrico che devono scendere in bici fino a Condove). Durante l’estrazione regaliamo una pirografia a Giorgio, il cuoco dell’ISZ e soprattutto la vera anima del raduno, che ormai da innumerevoli anni, con il suo anonimo ma prezioso lavoro, ci riempie la pancia a tutti
A lotteria finita c’è ancora tempo per chiacchierare con gli amici delle altre sezioni e poi a casa.
Anche quest’anno è andato tutto bene. Arrivederci alla prossima.

27 maggio 2012
MTB tra le colline del Monferrato
La gita in MTB prevista per questa domenica avrebbe dovuto avere uno scenario e conseguente difficoltà diversi ma, complici le piogge della settimana e le previsioni per la giornata non rassicuranti, si è deciso di optare per una più tranquilla cicloescursionistica nel Basso Monferrato con colline più dolci e quindi percorsi meno impegnativi.
Il ritrovo è fissato sulla piazza di Castagnole Monferrato e verso le 10,30 siamo tutti pronti a salire in sella. Lasciato il paese imbocchiamo stradine poderali e sentieri che ci portano alternativamente lungo i fondovalle e sulle creste delle colline, chi è abituato alle gite lungo i sentieri di montagna con lunghe salite trova un percorso molto diverso fatto di continui saliscendi non troppo impegnativi. Pedalando, pedalando attraversiamo varie frazioni, Bonina,Maddalena,Serra, Platona, Rossi, poche le difficoltà se si esclude il fastidioso svolazzare delle barbe dei pioppi che irritano non poco chi ne è allergico. Oltrepassiamo il paese di Montemagno e, vista l’ora, ci concediamo uno spuntino frugale lungo il sentiero che ci porterà a Grana dopo di che di nuovo in sella.
Il paesaggio collinare è piacevole, distese di campi di grano e prati ci accompagnano fino alla salita verso Cascina Moncucchetto, da qui percorriamo tutto il crinale della collina circondati da ampi vigneti per poi scendere verso valle e risalire a Grazzano Badoglio dove adocchiamo il confortevole gazebo di un bar e all’unanimità ci concediamo una sosta ristoratrice e quattro chiacchiere. Una veloce discesa ci riporta sul fondovalle , risaliamo a Casorzo e rientriamo a Montemagno, dove si sta svolgendo la manifestazione enogastronomica denominata  pane al pane, giretto tra le bancarelle, salita lungo i vicoli ai piedi del Castello ( i più bravi rigorosamente in sella), discesa lungo una scalinata (sempre per i più bravi) e giù verso la chiesetta della Madonna di Vallinò, dove ci lasciamo tentare da un sentiero ripido e dissestato, chi prima chi dopo ci arrendiamo tutti e spingiamo le bici per un tratto, onore a Paolin che sfruttando la sua esperienza di trial riesce a percorrerlo tutto in sella!
Siamo sulla via del ritorno, Castagnole Monferrato è vicino, un’ultima salita ed eccoci arrivati, sono ormai le sedici, ed abbiamo percorso , badolando tra una collina e l’altra circa 54 Km, per alcuni di riposante passeggiata, per altri un po’ meno riposante, specie se era la prima uscita in bici dell’anno! Concludiamo la gita con un’ allegra merenda sinoria.
Tiziana Ferraro
PS: la merenda sinoira tenutasi a casa di Tiziana si è trasformata in una pantagruelica cena iniziata alle 18.00 e conclusasi alle 20,30. Iniziativa apprezzata e lodata da tutti. Un grazie alla disponibilità e ospitalità di Giorgio e Tiziana.
Claudio, Miriam, Luisella, Walter, Fiorenzo, Silvano, Paolo, Maria Rosa, Ivano, Gualtiero.

26 maggio 2012
Giornata Nazionale dei Sentieri
Per non interferire con l'escursione in MBT del 27 u. s., abbiamo anticipato lo svolgimento della " Giornata Nazionale dei Sentieri" al giorno precedente, purtroppo erano in programma anche le esercitazioni del Soccorso Alpino, perciò i  partecipanti non sono stati molti. Il programma consisteva nella pulizia di alcuni sentieri dell'Indritto: ci siamo divisi in due squadre.
La prima, (sei elementi) armata degli utensili necessari, ha percorso, ripulito e sistemato il sentiero che dalle case Chiabudro scende alle cave di calce di Foresto, è salita alle case Trucco, si è spostata a Falcemagna ed è ridiscesa per la mulattiera fino alle Grangie. La seconda squadra (cinque elementi) è salita in auto fino alle Combe (alte) di Chianocco ed ha eseguito lo stesso lavoro in discesa fino al Molé, passando per la borgata Gottrus. All'una e trenta ci siamo ritrovati nella nostra sede ove alcune socie (Miriam, Valeria, Enrica e Maria Giulia) avevano approntato un lauto pranzo, consumato in allegria.

28 aprile - 1° maggio 2012
Hérault 2012
Sabato 28 aprile: da giorni la meteo annuncia cattivo tempo e la maggior parte degli equipaggi parte all’alba con la prospettiva non proprio esaltante di una quattro giorni dedicata a pinnacola, machiavelli , o al più esaltante “piumette”, chiusi nel mobil-home a godersi gli scrosci di pioggia.
Giunti a Tallard, posto tappa d’obbligo, raggiungiamo la Boulagerie o il Café indossando pile invernali, con un clima ventoso ed un’alternanza di nuvoloni e timide schiarite.
Attraversiamo rapidamente la valle della Durance, imbocchiamo la “Langodocienne” dove le code ai caselli, inusuali per le nostre esperienze francesi, rallentano il viaggio verso Vias Plage.
Giunti al campeggio, lo staff ci accoglie con cortesia e molta organizzazione, e prendiamo finalmente possesso dei mobil-home, puliti, spaziosi ed a poche decine di metri dalla costa.
Partiamo per la prima escursione a Béziers e raggiungiamo, con qualche intoppo dovuto al traffico, il parcheggio di Fonsérannes. Lo spettacolo delle imbarcazioni da diporto che superano il forte dislivello con questo sistema di chiuse risalenti al XVII secolo è davvero un degno inizio per questo “trekking urbano” che ci conduce, partendo dalle rive romantiche del Canal du Midi, a scoprire tutti gli aspetti della capitale dell’Hérault. Dai quartieri storici, un po’ degradati per l’incuria, giungiamo alla cattedrale in posizione panoramica e visitiamo i bellissimi “Giardini dei Vescovi”, accessibili attraverso un antico chiostro medioevale. Proseguiamo per la città della Belle Epoque, dove spiccano le halles con l’entrata monumentale e, percorso il bel Viale Paul Riquet, attraversiamo il giardino del Plateau des Poètes con la statua del Titano e ritorniamo alle nostre auto. Dopo Il lungo viaggio e l’escursione cittadina, ci godiamo il meritato riposo nei nostri confortevoli alloggi, con in sottofondo il rumore della risacca e del vento forte.
Domenica 29 aprile: dopo una notte di maltempo, le belle schiarite del mattino ci convincono a tentare l’escursione del “Sentiero delle Fenestrettes”. Attraversata la bella campagna punteggiata di villaggi caratteristici, raggiungiamo Saint-Guilhem le Désert. Il paesino ha conservato tutto il suo impianto urbanistico medioevale ed è il contesto ideale per numerosi scatti fotografici. Il sentiero si inerpica subito in un ambiente di alte falesie calcaree, con panorami via via più ampi sulla valle. Superiamo le “Fenestrettes” con un ardito passaggio costruito dai monaci nel XIII sec. con archi e contrafforti in pietra, per condurre in estate le greggi verso i pascoli dell’altopiano del Larzac. Raggiunto il punto panoramico della Max Nègre ridiscendiamo a Saint Guilhem per dedicarci alla visita a questo borgo storico tutelato dall’UNESCO. Coloro che non hanno partecipato all’escursione sono andati e visitare le celebri grotte di Clamouse, tra le più interessanti di tutta la regione.
Lunedì 30 aprile: la mattina fredda e piovosa, ci costringe ad annullare l’escursione al Cirque de Navacelles. Alla spicciolata gli equipaggi partono per le principali mete turistiche della regione. La più gettonata è sicuramente Carcassonne dove, lungo le viuzze della cittadella, gli escursionisti del CAI si trasformano in autentici turisti intenti a scoprire e ritrarre le bellezze di questa rocca medioevale perfettamente conservata.
La sera Osvaldo e Sara hanno organizzato il consueto “cocktail” del CAI per festeggiare il nostro viaggio in Francia. Vini, formaggi, salatini ed una “location” di tutto rispetto nel Bar del campeggio situato ai margini delle Piscine, hanno concluso una giornata all’insegna del viaggio e della scoperta.
Martedì 1° maggio: il sole e le temperature primaverili sono di ritorno, ma è ormai tempo di lasciare il campeggio e ritornare nella nostra Valle. Superati brillantemente i severi test dello staff del campeggio per controllo dei mobil-homes, che avevano suscitato inizialmente un po’ di titubanza tra i villeggianti, partiamo alla volta di Vic la Gardiol, piccolo centro tra la costa e i laghi salmastri del litorale. L’ambiente è davvero bello e luminoso con il sentiero predisposto dal Conservatorio del Litorale che si snoda dapprima lungo le sponde dell’Etang de Vic e successivamente attraverso il Bois de la Fontaine, odorosa foresta di resinose che si estende per chilometri fino a Frontignan. I fenicotteri rosa avvistati nel lago costiero sono stati pochi, ma abbiamo comunque compiuto un’escursione breve e interessante prima di intraprendere il lungo viaggio verso casa.
Anche quest’anno il nostro soggiorno di primavera si è concluso con soddisfazione generale, ed è quindi opportuno ringraziare i partecipanti e coloro che hanno collaborato all’organizzazione ed alla conduzione delle gite: Miriam e Claudio, che purtroppo non hanno potuto partecipare al viaggio, con cui ho condiviso gli aspetti della logistica del campeggio, Elio, Osvaldo Plano, Sara, Osvaldo Vair, Cosimina che ha avuto cura di individuare ad ogni bivio il sentiero corretto, Tiziana, Giorgio e tutti gli amici che sempre ci aiutano nella preparazione delle attività escursionistiche. E per concludere un arrivederci al prossimo anno!

22 aprile 2012
Ferrate di Brigue e Tende
Il grigiore del cielo della Provincia Granda che ci sovrasta mentre siamo in viaggio con il pullman
per arrivare a Tenda non è entusiasmante, ma appena la strada comincia a inerpicarsi sui tornanti che precedono il tunnel il sole torna padrone assoluto e il buonumore dei partecipanti all'escursione è dominante. Giunti a Tenda ci separiamo dagli escursionisti che affronteranno un bel percorso lungo il Vallone di Refrei. Ci contiamo: siamo in venti. Cinque decidono di affrontare solo la ferrata di Tenda e, noleggiate le carrucole indispensabili a chi lungo le due ferrate vorrà affrontare le discese adrenaliniche delle "tirolienne", risaliamo sul pullman che ci porta alle pendici della bella parete che domina l'abitato di Brigue. Ho un contrattempo di circa mezz'ora, visto che l'Ufficio del Turismo locale è chiuso, causa la concomitanza delle elezione presidenziali, e non sappiamo come pagare l’accesso alla ferrata. L’indicazione del sindaco in persona che, impotente, non riesce a far sbloccare la burocrazia ci trasforma tutti e quindici in portoghesi e scavalchiamo il cancelletto.
Si parte repentinamente in verticale e in pochi minuti siamo sulla parete dove è stato fatto un ottimo lavoro da chi ha progettato e attrezzato la via. Le Wonder Women Laura, Luisella e Giuliana tirano le fila; ci sono nove ponti detti "delle scimmie", costituiti da due soli cavi e qui inevitabilmente il gruppo si sgrana un pochino per poi compattarsi alla pedana che precede la prima discesa sul cavo. Qui sotto le raccomandazioni di Giorgio scendiamo uno dietro l'altro con alti gridi misti di adrenalina e felicità (ma anche un po' di nervosismo!) e affrontiamo l'ultimo tratto per poi scendere in velocità lungo il sentiero che ci riporta al bus per tornare verso Tenda dove affronteremo l’omonima Via Ferrata.
Si sale lungo il ripido sentiero che ci porta all'attacco. Si parte  subito con un bel ponte tibetano molto ballerino. Bella aerea la progressione che porta anche qui ad un paio di ponti delle scimmie e a tre tirolienne di cui l'ultima chiude il percorso ufficiale, visto che c'è ancora un tratto, a detta di chi è riuscito a percorrerlo, molto bello, ma con accesso vietato per mancanza di manutenzione. Qui sull'ultima discesa si assiste a qualche "allungo" contro la parete accompagnato dalle grida di apprensione di chi è già sceso.
Scendiamo a Tenda, ritrovando il piccolo gruppo dei cinque che avevano risalito questa via la mattina e con la compagnia di un buon bicchiere di panache' vediamo arrivare al pullman il gruppone degli escursionisti guidati da Miriam e Claudio, stanchi, ma estremamente felici dell'ottimo epilogo della giornata.

22 aprile 2012
Escursione nel Vallon de Refrei
Partenza prevista ore 6 dalla Piazza del mercato e, via via che il pullman si riempie, emergono le difficoltà insite nelle gite rimandate: adesioni non confermate e nuovi iscritti. A Rivoli realizziamo di essere in soprannumero rispetto ai posti in pullman, che fare? La voglia di gita ha il sopravvento e Carlo, Elisabetta, Gualtiero e Stefanino decidono di seguirci in macchina così possiamo partire senza rimandare nessuno a casa.
In poco più di tre ore siamo a Tenda, qui ci dividiamo, chi fa l’escursione si incammina, chi opta per la sola ferrata di Tenda pure, chi farà prima la ferrata di Briga riparte in pullman. Ci rivedremo tutti alla fine della giornata .
Noi ci incamminiamo in Val Refrei lungo una stradina sterrata che ben presto diventa sentiero, con alcuni balzi intervallati da tratti pianeggianti ci addentriamo in una valle laterale, inizialmente piuttosto stretta e con pareti strapiombanti sotto di noi. Percorriamo un bel sentiero balcone che, in un susseguirsi di sali scendi, ora intagliato in pareti quasi a strapiombo, ora nascosto tra la folta macchia di lavanda, ora immerso nel folto della boscaglia, con un deciso strappo sale fino ai piedi di un imponente torrione - il Castel Tournou - che contiene, all’interno, caratteristiche opere di fortificazione militare. Ai piedi del Castel Tournou decidiamo di fermarci, ormai sono le tredici, abbiamo tutti fame e siamo a circa metà percorso. Ci concediamo la meritata pausa pranzo, anche perché siamo già un po’ stanchi ed una pausa adesso ci vuole proprio.
Ci chiediamo come staranno andando le cose ai ferratisti che ormai dovrebbero aver concluso la ferrata di Briga e magari si staranno accingendo ad affrontare quella di Tenda.
Dopo poco il fischietto di Claudio ci intima di ripartire la strada da percorrere è ancora molta e dobbiamo essere al pullman per le diciassette, il sentiero dapprima si mantiene a mezza costa, poi con una serie di zig zag scende fino a fondovalle dove scorre un torrente che superiamo, per poi risalire lungo il versante opposto e ripercorrere la valle in senso inverso per chiudere l’anello che ci riporterà a Tenda.
Incastonata in una grande parete verticale vediamo una stranissima costruzione, è una casa, nemmeno tanto piccola completamente ricavata nella parete della montagna, solo la facciata è in muratura, e non sembra affatto abbandonata, anzi si scorgono chiaramente i segni dei lavori di manutenzione in corso.
Finalmente arriviamo in vista di Tenda, e riusciamo a sentire i nostri amici ferratisti che si stanno godendo un meritato panaché. Li raggiungiamo al bar, quattro chiacchiere e tutti vogliamo sapere come erano queste ferrate: difficili, estreme o abbordabili? I commenti si intrecciano e, come accade spesso, i pareri non sempre coincidono. Il viaggio di ritorno avviene in tutta tranquillità, anzi ci pare più veloce dell’andata, sarà merito dell’autostrada, sarà che siamo tutti stanchi e in molti schiacciamo un sonnellino.
Il tempo abbastanza bello, la temperatura mite, i panorami suggestivi con la neve sulle cime sono stati gli ingredienti giusti per la riuscita di questa escursione.

21 aprile 2012
Arrampicata
Mercoledì 18 in sede arrivano una trentina di persone per assistere alla lezione sui nodi. Mi aspettavo poca partecipazione e pensavo di passare la serata insegnando ai pochi intervenuti come fare i nodi fondamentali per l’arrampicata.  Una chiacchierata a tu per tu senza troppe pretese. Invece, dato il grande numero di presenze, sono stato costretto ad improvvisare una vera lezione… niente foto, niente slide ma soprattutto niente appunti e preparazione precedente. Un po’ di esperienza, un po’ di improvvisazione, un po’ di aiuto da Stefano che interveniva per colmare lacune o inesattezze ed è saltata fuori una bella serata con una prima parte teorica e una seconda parte pratica per imparare a fare i nodi.
Circa la metà dei presenti, sabato mattina, si ritrova alla Cava di Borgone per mettere in pratica quanto imparato teoricamente. Stefano, Alessio, Miriam e il sottoscritto controllano il materiale, imprestano imbragature, caschi e scarpette a chi ne è sprovvisto e via sotto la parete. Altre istruzioni, suggerimenti, consigli, domande, chiarimenti, prove, errori, dimenticanze e poi tensione, tremarella, concentrazione, soddisfazione, gioia, saluti, strette di mano… forse tutti questi aggettivi possono dare l’idea delle tre ore trascorse insieme a provare cosa vuol dire arrampicata. Un grazie a chi si è dato disponibile per fare l’istruttore e un bravo a tutti quelli che sono venuti.

1° aprile 2012
MTB Finale
Domenica 18 marzo le previsioni erano orribili e così decidiamo di rimandare tutto al 1° aprile. La prima difficoltà è di convincere tutti che non è uno scherzo … poi quella di tenere il ritmo delle iscrizioni con aggiunte, ritiri, sospensioni, indecisioni, ecc. il numero varia continuamente come lo spread dei titoli di stato. Finalmente, al sabato sera, il pallottoliere si ferma sul 12 e così, con 3 auto partiamo alla volta di Finale. A Condove si risolve il mistero di come fanno 4 ragazzi e 4 MTB a stare su una Polo : “è semplice, due portabici, uno sul tetto e uno dietro” dice Jonathan. Già, io non ci avrei mai pensato!
Alle ore 10 siamo nel parcheggio di Final Borgo dove ci attendono Marco e Fiorenzo.
In sella e si parte. Breve salita a Perti poi fino a Pian Marino. Si imbocca il sentiero che conduce a Cia, un lungo single trek tra i boschi. Giunti al paesino e riunito il gruppo, Gianni decide di optare per il percorso più soft, la sua storica e gloriosa MTB non pare tanto contenta di essere troppo strapazzata; scenderà a Feglino per la strada mentre tutti gli altri si precipitano giù per la mulattiera. Abbiamo modo di constatare la differenza con la bike da 29” di Marco che scende molto più stabile sul terreno accidentato.
A Feglino si riparte in salita alla volta di Orco. Pausa pranzo davanti alla chiesa e di nuovo Gianni scende a Boragni sulla strada.
Noi imbocchiamo la sterrata del vallone di R. Cornei con una lunga discesa e poi un sentiero pianeggiante che ci porta nei pressi delle pareti di arrampicata di Boragni. Al ponte ci ricompattiamo, saliamo verso Colla di Magnone: Gianni su asfalto e noi, dopo la borgata Rocca, su sterrato e poi sentiero. I single trek diventano sempre più belli man mano che ci avviciniamo al mare, i boschi iniziano a lasciare spazio alla macchia mediterranea. Da Colla di Magnone su sterrata raggiungiamo il Bric dei Monti, punto molto panoramico. Foto ricordo e via verso l’altopiano delle Manie. Raggiunta la Statale Gianni prosegue per Finale. Noi saliamo fino in cima al Bric dei Rovi su una sterrata al limite del ribaltamento, la selezione è dura e solo pochissimi riescono a restare in sella. Adesso ci attende la più bella discesa della giornata, si mollano i freni e via a tutta velocità su salti e curve paraboliche, cunette e stretti tornanti. Raggiungiamo Le Manie. Pier Carlo getta la spugna, ha la schiena dolorante e scende a Finale su asfalto. Noi proseguiamo su sterrato verso Capo Noli poi, a destra nuovo sentiero che scende verso Varigotti. Qui incominciano i problemi; ho provato tutto il percorso alcune settimane prima e ora, in una macchia mediterranea e sentieri tutti uguali non ricordo più bene quale imboccare. Passa un Biker che dice di scendere a Varigotti, lo seguiamo. Sulla sua downhill ci distanzia in pochi minuti; il sentiero è impegnativo ma sembra percorribile e stimolante, scendiamo godendoci il magnifico panorama sul mare.
Arrivati ad un traliccio la musica cambia, il sentiero diventa ripidissimo e completamente scavato tanto da essere difficilmente percorribile anche con la MTB in mano. Ormai non c’è possibilità di ritorno, si scende tra acrobazie e scivoloni. Boniek ha un piede dolorante ma non cede e arriva anche lui nei pressi della chiesetta di San Lorenzo dove si risale in sella e si scende sulla bella mulattiera fino all’Aurelia.
Pochi km e ritorniamo al parcheggio di Final Borgo. Resta solo da festeggiare al bar dove Walter, al suo primo giorno di pensione, offre da bere a tutti.
Arrivederci alla prossima.

25 marzo 2012
Traversata Camogli - San Fruttuoso - Portofino
Domenica mattina, nonostante un’ora in meno di sonno, alle 6,30 in piazza del mercato siamo più di cento pronti a prendere d’assalto i tre pullman che ci porteranno in Liguria per una gita, come da tempo è tradizione fare per dare inizio alla nostra stagione escursionistica. Lungo la valle raccogliamo ancora gente e finalmente eccoci tutti, zaini in spalla,nel parcheggio di Ruta pronti a partire, siamo circa 150 , tantissimi, speriamo di non avere problemi, di non dimenticare nessuno lungo il percorso perché, anche se abbiamo cercato di organizzare tutto al meglio, sappiamo bene che quando si è in tanti ogni disguido può diventare un serio problema.
Finalmente passate da poco le undici il serpentone si avvia con buon passo lungo il sentiero che parte alla destra della chiesa del paesino di San Rocco e si inerpica sino ad addentrarsi nel bosco all’ombra di castagni e carpini per poi diventare quasi pianeggiante fino all’area attrezzata di Gaixella a 400 m sul mare ed alla caratteristica zona detta Pietre Strette per i grandi blocchi di conglomerato che caratterizza il Promontorio di Portofino. Da qui imbocchiamo il sentiero che ci porterà a San Fruttuoso tutto in discesa con tortuosi tornanti che ci fanno quasi rimpiangere la salita, perché non sempre è vero che in discesa tutti i santi aiutano,ed infatti ben presto calzature non adatte, ginocchia sofferenti e sciatalgie latenti si fanno sentire ed il serpentone si sgrana. Fortunatamente tutti arriviamo in vista della Torre Doria e dell’Abbazia benedettina e ci riversiamo sulla spiaggetta che troviamo già abbastanza affollata di turisti, molti accorsi per la giornata del F.A.I. durante la quale sono visitabili sia la Torre cinquecentesca che il complesso monumentale dell’Abbazia.
Sosta pranzo di un’oretta scarsa e, salutati quanti raggiungeranno Portofino e Santa Margherita con il battello, riprendiamo il cammino volgendo ancora uno sguardo alla bella baia. Sfiliamo davanti alle terrazze dei ristorantini dove invitanti piatti di spaghetti ai frutti di mare ci tentano ma non ci vincono. Stiamo percorrendo il sentiero che si inerpica entrando nella pineta di pini marittimi ed ecco le prime gocce di pioggia, per fortuna gli alberi ci riparano e non servono nemmeno gli ombrelli, peccato che il cielo ora grigio renda tale anche il mare che si intravede sotto di noi offrendoci una serie di scorci molto belli. La salita è faticosa anche perché la affrontiamo a pancia piena ma non è troppo lunga ed eccoci finalmente a Base Zero chiamata così perché si scorgono ancora i resti di alcune postazioni militari dell’ultima guerra. Ora il paesaggio si fa più aperto ed il sentiero percorre in quota il versante Sud del Promontorio con una vista spettacolare sulle strapiombanti pareti che si gettano in mare, e di nuovo ricomincia a piovere un poco. Arriviamo ai primi terrazzamenti di Case Prato coltivati a viti, ulivi, aranci, limoni e orticelli che suscitano l’invidia dei nostri amanti dell’orticoltura con i loro sedani rigogliosi e le turgide teste di lattuga. Da qui si scende tra terrazzamenti di ulivi, dapprima con un ripido lastricato che poi lascia il posto ai consueti gradini che spesso troviamo a ridosso dei paesi liguri e che sfiancano più ogni altro tipo di percorso, ma ormai si vede di nuovo il mare e le prime case di Portofino.
Ma non è finita, adesso ci sono ancora 5 Km per arrivare a Santa Margherita dove ci aspettano i pullman, sono quasi le sedici, l’appuntamento è tra poco più di un’ora e bisogna decidere in fretta se andare a piedi o scegliere di salire sul battello o aspettare il bus di linea sperando che questo riesca a contenere tutti. Breve consultazione e con il gruppetto dei primi arrivati si decide di continuare lungo il bel percorso pedonale lastricato che arriva fino a Paraggi per poi raggiungere Santa Margherita lungo la passeggiata a mare. Abbiamo però un obiettivo cui non vogliamo rinunciare, un ricco gelato in una gelateria che sappiamo essere all’inizio di santa Margherita, Walter si incarica di farci l’andatura e tutti gli galoppiamo alle spalle, appena oltre Paraggi vediamo passare sulla statale il bus strapieno e dopo poco un altro e riconosciamo su entrambi molti dei nostri, quindi loro entro poco saranno ai pullman, noi continuiamo a camminare ed in 59 minuti siamo davanti alla gelateria e posticipata la partenza di una mezz’oretta ci gustiamo in tutta calma il nostro ambito cono.
Quando ci ritroviamo tutti si dichiarano molto soddisfatti della gita, tutto è andato per il meglio e possiamo ripartire, ritorno a Bussoleno alle ventuno circa.
Tiziana Ferraro

11 marzo 2012
Camoglieres (Val Maira)
Escursione sul "Sentiero dei Ciclamini"
Siamo un bel gruppo di 81 persone di tutte le età con la presenza di un piccolo gruppo di bambini che, nonostante il pullman doppio piano, ha mantenuto sveglia tutta la compagine (soprattutto i loro nonni) con una vivace battaglia di Lego e altri giochini. L’aria fresca che ci accoglie all’arrivo, con la ripida salita alla borgata Camoglierers, lascia il posto a una piacevole temperatura primaverile.
Il gruppo dei ferratisti, con in testa l’infaticabile Ferruccio, si divide dagli escursionisti e il serpentone si snoda lungo il sentiero dei Ciclamini; fiori che in realtà nessuno riesce a scorgere, causa la stagione ancora invernale, ma anche perchè nel 1990 la zona fu interessata da un furioso incendio, di cui a distanza di vent’anni si colgono ancora i segni. Il sentiero è bello, panoramico, immerso in una natura selvaggia ma particolarmente semplice dal punto di vista del profilo altimetrico. E’ la prima escursione dell’anno, adatta a tutti (nonni e nipoti compresi) e in poco più di due ore di cammino lo percorriamo interamente. I tempi brevi di marcia ci permettono però una lunga pausa pranzo sdraiati su comodi prati a crogiolarsi sotto un caldo sole, conversando con gli amici o seguendo i giochi dei bambini presenti.
Giunti nuovamente a Camoglieres tutto il gruppo si riunisce con i partecipanti alla ferrata, stanchi ma entusiasti del percorso appena concluso. Si scende verso la Chiesa di San Secondo dove il pullman ci attende, e come da recente tradizione, si conclude la bella giornata con un piccolo rinfresco di ottime paste di meliga e canestrelli confezionati dal nostro socio Paolo, una fetta di pizza e un bicchiere di malvasia spumeggiante chiudono una bella prima uscita del nostro CAI. Un grazie a Mauro per avermi aiutato nell’organizzazione e un plauso a tutti i bambini partecipanti che hanno camminato confermandosi dei veri escursionisti in erba.

Salita della Ferrata di Camoglieres
Dopo un primo tratto di strada in comune, separati i due gruppi di “escursionisti” e “ferratisti”, noi con questi ultimi (una ventina) ci inerpichiamo per un ripido sentiero che in un quarto d’ora ci porta all’attacco della ferrata: dopo titubanze iniziali e inseguimenti alla ricerca di chi quella ferrata, classificata D+ l’aveva già fatta, stabiliamo un ordine di partenza e iniziamo il primo tratto che ci fa subito intuire cosa ci aspetterà! La ferrata inizia con un bel paretone di 60-70 metri dove le braccia si devono usare e non poco per tirarsi su anche se i gradini sono numerosi e ben distanziati fra di loro.
Proseguiamo e raggiungiamo il termine di questo primo settore dove troviamo la prima via di fuga che nessuno si sogna di prendere! Mentre il primo gruppo di giovani e non, prosegue più velocemente, noi con più calma attacchiamo il secondo ed il terzo settore che si rivelano un po’ meno duri del precedente a parte un passaggio che “butta a sinistra” con la presa un po’ troppo alta.
Altra via di fuga e inizio del quarto settore con un traverso decisamente meno difficile e molto ben gradinato nella roccia che poi ritorna verticale e che ci fa raggiungere uno sperone molto caratteristico e suggestivo, dal quale disarrampicando scendiamo fino ad incontrare una via di fuga ed il “ponte tibetano” panoramico, lungo circa una cinquantina di metri con fune doppia, ballerino al punto giusto e nella parte finale dotato di una campana che suona al ritmo delle oscillazioni. Qui dopo breve consultazione con gli altri compagni del gruppo, vista l’ora tarda, decidiamo di scendere per il sentiero e dopo esserci rifocillati a dovere aspettiamo gli altri “intrepidi” ferratisti che hanno ultimato anche l’ultimo tratto di ferrata molto simile al tratto iniziale.
Il panorama era bellissimo, ma noi troppo impegnati nella salita, non l’abbiamo apprezzato come avremmo dovuto!
Un grazie particolare alla pazienza ed ai consigli di Giorgio d’Asti e complimenti al sempre atletico Ferruccio che ha mantenuto il ritmo dei più giovani fino alla cima.

19 febbraio 2012
Arpelin
Ci ritroviamo in piazza del mercato a Bussoleno e, mentre si aspetta l’arrivo del pullman, piovono i pronostici e le previsioni sul tempo che troveremo in Francia.
Come sempre i giudizi sono differenziati in base al sito consultato o all’interpretazione delle informazioni. Dopo il corso di meteorologia ci sentiamo tutti esperti. Sintesi finale e previsione condivisa: “ abbastanza bello al mattino e più brutto nel pomeriggio, temperatura fredda e neve di mer…”.
Arriva il pullman e si parte, saluti agli amici del CAI di Rivoli, distribuzione degli ARTVA, pala e sonda a chi ne è sprovvisto… Finalmente siamo a Le Laus; il cielo e stupendo, il sole caldo e la temperatura mite.
Un’ orda di ciaspolari e sci alpinisti (oltre 50) si raduna sulle piste di fondo vicino al gabbiotto della cassa. La signorina preoccupata si precipita ad informarci che non dobbiamo rovinare le piste con le ciaspole e di seguire gli appositi percorsi. Tranquilla… Claudio, Miriam, Walter e Luisella sono venuti apposta mercoledì a provare il percorso.
Si parte rallegrati dal profumo della primavera e dal magnifico panorama; scialpinisti con passo fluido in testa e ciaspolari ad arrancare dietro. Si supera il bosco e si solcano gli ampi pendii superiori, ultima fatica e, a piccoli gruppi,  raggiungiamo il Col Perdù.
Ci attende l’ultima fatica sull’erto ma breve pendio dell’Arpelin. Dalla cima il panorama è grandioso.
Foto di rito e discesa al Colle. Breve consulto sul da farsi: si decide di scendere verso il Colle dell’Izoard e raggiungere il Refuge Napoleon, da qui si ritorna a Le Laus.
Il tempo è sempre bello. Gli scialpinisti sono già al pullman. Unica previsione azzeccata è quella sulla neve: confermato da tutti, era proprio di mer… Ma con le ciaspole non è un problema mentre con gli sci…
Ho fatto bene a prendere le ciaspole.

5 febbraio 2012
Ciaspolata al Frais
Nonostante il freddo siberiano siamo oltre 40 a ritrovarci al bar "Primo sole" per iscriverci all'annuale ciaspolata "il fagiolo di legno". Alle 10.00, con il primo sole, si parte. In tutto ci sono oltre 80 persone, giovani e meno giovani, tutti con ciaspole ai piedi e una quantità esagerata di vestiario addosso.
-17° dice il termometro; ma dopo 20 minuti di marcia il freddo non si sente più. Anche la piccola Alessia, alla sua prima ciaspolata, si muove disinvolta sul freddo tappeto di neve polverosa. I boschi sono fantastici, la neve cristallizzata riflette i raggi del sole, il silenzio è rotto solo dal vociare degli escursionisti; perfino un capriolo si ferma al limite del bosco ad osservare incuriosito la lunga fila colorata.
In circa 3 ore facciamo il percorso e ci ritroviamo alle auto. Alle 14,30 siamo in sede, dove Flavio, Susanna ed Elena hanno già preparato i tavoli e fatto bollire patate e salami. Monica arriva con due grillettate di insalata e Miriam con 2 padelle di lenticchie; formaggi, dolci, vino e caffè concludono il pranzo.
Qualcuno ritorna a casa, altri si fermano a giocare a carte.
Appuntamento a tutti per la prossima escursione sulla neve: domenica 19 febbraio in pullman con gli amici del CAI di Rivoli.

22 gennaio 2012
FLASSIN
Si parte con vento caldo, direzione Valle d'Aosta a cercare la neve. Ad ogni fermata pian piano il pullman si riempie. A Flassin ci accoglie lo stesso vento caldo di Bussoleno, però almeno c'è la neve.
La lunga colonna si mette in marcia, ciaspolari e scialpinisti si mescolano in un lungo chiacchiericcio. La neve è marcia, più in alto è farina pesante, alle baite Flassin è ventata. I ciaspolari si fermano, gli sciatori continuano risalendo gli ampi pendii fino ad una non identificata cima secondaria. Il vento è forte, la neve non è granchè ma con i tempi che corrono bisogna accontentarsi...
Si scende senza problemi, si superano i ciaspolari sparpaglati lungo la via del ritorno. I più volenterosi e diligenti, sotto la guida di Giorgio, fanno le prove di ricerca con l'ARTVA. Gli scansafatiche gaudenti arrivano al pullman e si catapultano sulle abbondanti libagioni o al calduccio del bar.