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Anno 2013

Relazione di tutte le gite

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8 dicembre 2013
Rocca Patanua
Venerdì sera in sede si decide la meta della domenica: con neve ventata e brutta, tanto sole e temperature miti si decide per una scarpinata sul versante soleggiato della Valle. Destinazione Rocca Patanua.
Ci ritroviamo in 13 in piazza a Condove e in auto raggiungiamo il parcheggio della chiesetta di Prarotto. Zaino in spalla, bastoncini in mano, rampocini nello zaino e si parte sul piacevole sentiero scarsamente innevato fino alle Baite del Tuluit. Ricompattiamo il gruppo e si parte alla volta della nostra destinazione. Lo strato nevoso aumenta e diventa sempre più faticoso procedere. Giunti alla base della Rocca Patanua l'ora tarda e la quantità di neve ci sconsiglia di proseguire. Sosta per ammirare il magnifico panorama, mangiare un panino e bere un po' di the e si ridiscende.

1° dicembre 2013
Pintas
Venerdì sera in sede si decide: destinazione Pintas da Pian Gelassa e ritrovo ore 9.00.
Al mattino siamo in 15 di cui 11 ciaspolari e 4 con gli sci. Il freddo è intenso ma non "polare", il cielo è limpido, la neve farinosa, la giornata stupenda.
Si parte di buon passo, il lungo traverso è ottimo per riscaldarci, nei prati superiori il sole rallegra lo spirito e scalda le membra. A Prato in Fiera c'è un poco di vento che disturba la "sosta the e panino". Qualcuno decide di proseguire fino in cima al Pintas altri si scavano un bel buco nella neve al riparo dal vento e si godono il tiepido sole. Ricompattiamo il gruppo e si scende veloci; meravigliose curve con gli sci, trincea su massima pendenza scavata dalle cispole. Tutti bravi e tenaci compresa Sara, poco allenata e con scarponi non suoi.
Ci si aggiorna venerdì sera in sede per la prossima...

24 novembre 2013
Cima delle Vallette
Finalmente ha nevicato… e che neve!!!  Ottima farina per tutti…
Venerdì sera ci troviamo al CAI e decidiamo il ritrovo alle ore 9.00 in piazza del mercato, destinazione Prato in Fiera (sopra Pian Gelasa). Naturalmente c’è chi non ha tempo di aspettare e parte alle 8.30…
Ci ritroviamo così in 12 tra skialp e ciaspolari e si parte alla volta del Frais. Il parcheggio dove solitamente inizia il percorso per Prato in Fiera, è strapieno di auto, il che fa presagire che ci sarà l’affollamento delle grandi occasioni. Cambiamo meta e decidiamo per la Cima delle Vallette confidando in una presenza più “discreta”. In effetti non c’è molto affollamento, oltre a noi solo un’altra dozzina di scialpinisti.
Il primo tratto con dolce salita favorisce il riscaldamento poi la pendenza aumenta e il gruppo si sfilaccia. Per quasi tutti è la prima uscita dell’anno, per Stefano, 13 anni, è una delle prime gite fuori pista ma si comporta come un veterano; nonostante gli scarponi facciano male tiene duro e arriva fin sotto il Colle delle Vallette. Metà di noi raggiunge il Colle gli altri salgono in cima. Ultima parte con neve leggermente ventata. Discesa fantastica su neve polverosa intervallata da lunghe soste per aspettare i ciaspolari. Finale a casa di Franz e Sissi dove, con una birra in mano, guardiamo foto e filmati.
La prossima domenica, se tutto fila liscio, si riparte…

18 novembre 2013
Pranzo Sociale a Novalesa
La giornata incomincia alle 9.00 con l’appuntamento all’entrata del paese di Novalesa dove, con una breve passeggiata, andiamo a visitare l’Abbazia. Il gruppone dei “caini” viene suddiviso e affidato a due guide che in due ore di visite e spiegazioni ci fanno rivivere storia e avvenimenti passati.
Alle 12,30 siamo tutti nella tavernetta dell’Hotel della Posta dove insieme all’aperitivo c’è la cerimonia della consegna degli “aquilotti”.
Il Presidente, Osvaldo Vair, dopo i soliti saluti di rito, un breve discorso e un ricordo per gli amici che durante il 2013 ci hanno lasciato, passa alla consegna degli stemmini ricordo per i soci che sono iscritti da 50 o 25 anni al nostro Sodalizio.
Carlo Giordano, 85 anni, con un intervento molto commovente, ringrazia il CAI che in 25 anni di iscrizione e frequentazione gli ha permesso di trovare tanti amici e percorrere tante montagne. “Nel ’48, giovane meridionale arruolato nella polizia di frontiera, percorrevo le montagne sopra Bardonecchia alla ricerca di clandestini, e quelle montagne le odiavo… Diventato anziano, con il CAI, ho imparato a frequentarle ed amarle. Sono stati anni con ricordi bellissimi…”
Finita la parte “istituzionale” ci trasferiamo nel salone da pranzo dove i 114 partecipanti trovano posto.
Nel salone attiguo un gruppo folkloristico russo, sta finendo il pranzo. Quando siamo all’antipasto ecco apparire i russi, tutti agghindati nei loro costumi tradizionali, pronti per uno spettacolo fuori programma. Così il nostro desinare, per circa un’ora, è allietato e… movimentato da canti e balli slavi che fanno tremare il pavimento e la struttura dell’albergo. Finalmente un po’ di calma e la possibilità di scambiare quattro parole!
Siamo al dolce ed ecco apparire, dal solito attiguo salone, una banda musicale, questa volta francese. Così tra trombe, tamburi, tromboni e clarini ricomincia l’allegra baraonda.
Il caso ha voluto che nello stesso giorno del nostro pranzo sociale ci fossero anche una banda musicale francese e un gruppo folkloristico russo ad allietare il nostro raduno.
Naturalmente la domanda che tutti rivolgevano al neo Presidente era: “ma quanto hai pagato?” E la battuta ricorrente: “Certo che il nuovo Presidente fa le cose in grande…”
Scherzi a parte è stato a mio avviso uno dei più bei pranzi sociali dove cultura, storia, divertimento si sono ben legati con l’arte culinaria.

27 ottobre 2013
Monterosso-Levanto-Bonassola
Domenica mattina, ore 6, Piazza del mercato; il ritorno all’ora solare ci ha regalato un’ora in più di sonno, ma adesso è buio pesto, per di più il cielo non promette bene e le previsioni danno peggioramento.
Noi non ci lasciamo scoraggiare e, raccolti lungo la valle i partecipanti, ci dirigiamo alla volta di Levanto. Appare quasi subito ben chiaro che questa gita sarà all’insegna del cambiamento, infatti non rispetteremo niente dei percorsi scelti,  provati e descritti nella relazione, partiremo subito da Levanto alla volta di Punta Mesco percorrendo il sentiero più lungo ma meno ripido facendo quindi il percorso al contrario.  
Arrivati a Levanto con un discreto anticipo rispetto ai tempi previsti, percorriamo il lungomare in direzione levante ed imbocchiamo la via per Monterosso: ecco la prima scalinata. Il sentiero poi sale dolcemente  costeggiando terrazzamenti di uliveti, e qua e là si scorgono pittoresche case molte delle quali ci è stato detto acquistate e risistemate da stranieri affascinati da questi paesaggi.  
A tratti quando la vegetazione si fa più rada si scorge il mare sottostante e la costa scoscesa  ma purtroppo il tempo nuvoloso colora tutto di grigio ed inoltre stiamo entrando in una cortina di nebbia che ci nasconde la vista dell’insenatura sotto di noi. Ora si procede lungo il crinale e sul percorso troviamo un’infinità di cespugli di corbezzoli che ci tentano con i loro frutti rossi e maturi, un peccato non raccoglierli! Ben presto, capitanati dal clan Didero con il piccolo Matteo (anni 4 e mezzo) in testa al gruppo a fare l’andatura (sarà il primo in cima) raggiungiamo Punta Mesco. Vale però la pena di fare una digressione  verso destra per vedere i ruderi  della chiesa di Sant’Antonio al Mesco risalente al XV secolo della quale restano solo un portale, un tratto di parete e l’abside ornata da lesene in arenaria ( la roccia incontrata lungo tutto il sentiero che abbiamo percorso).
È da poco passato mezzogiorno e visto che tutto sommato un po’ di fame c’è, in attesa di compattare il gruppo, si tirano fuori le provviste e si mangia, purtroppo nel frattempo si è levato un vento freddo che ci induce ben presto a ripartire ed iniziare la discesa verso Monterosso. Il sentiero è ora costituito da rocce verdi-bluastre, sono strati di serpentino la roccia che vediamo nella composizione delle facciate di molte chiese liguri, e  scende con ripidi gradoni immersi nella classica macchia mediterranea.
Ben presto siamo in paese, dove troviamo finalmente uno sprazzo di sole; una breve pausa, caffè, gelato, puntatina in riva al mare,  il tempo tiene ed è anche abbastanza presto, breve consultazione, quindi tutti optiamo per andare in treno fino a Bonassola e poi raggiungere Levanto. Rapida conta per verificare chi paga il biglietto e chi è ferroviere, ed eccoci affollare il marciapiede  della stazione, pochi minuti di ritardo ed il treno arriva.
A Bonassola ci dirigiamo sul lungomare  verso l’inizio della pista ciclopedonale sorta sul tracciato della ferrovia dismessa, ma ci attrae maggiormente il sentiero che vediamo sulla destra, senza indugio decidiamo di seguirlo e chiudiamo in bellezza perché questo tratto di sentiero affacciato sul mare si rivela veramente piacevole. Alle 16,45 con poco ritardo ripartiamo, le previsioni di pioggia ci hanno risparmiato, Matteo ha avuto il gelato promesso, quindi siamo tutti contenti per la piacevole giornata trascorsa, questa è stata l’ultima gita del calendario 2013, quindi diamo a tutti un arrivederci alle gite del 2014.

13 ottobre 2013
Ferrata de la Pisse
Escursione al refuge des Clots e Fontane Pietrificate
Nel calendario gite 2013 quest'escursione era programmata per domenica 29 Settembre, ma purtroppo la situazione meteo era pessima e quindi si era pensato di sostituire l'escursione alla Roche Veyrand in programma domenica 13 Ottobre con questa appena annullata.
Per buona parte della settimana scorsa le previsioni meteo erano neanche a dirlo, di nuovo tendenti al brutto tempo, ma nella giornata di venerdi le medesime davano miglioramenti dalle prime ore del mattino e quindi via libera all'agognata gita con ferrata a La Pisse.  Il pullman che raccoglie dal fondo valle i partecipanti si riempie a Bussoleno nonostante una pioggerellina fastidiosa che incupisce un pochino gli animi. Al colle del Monginevro i mugugni si infittiscono alla vista di un paesaggio totalmente bianco di neve, che contrasta però in modo spettacolare con il fondovalle variopinto dai colori autunnali. Raggiunto il Colle del Lautaret il manto nevoso è maggiore, ma fortunatamente le previsioni azzeccate di Meteo France ci fanno intravedere tra le nuvole i primi tratti blu del cielo. Dopo il paesino di La Grave, dove tutti dormono e neppure un bar aperto ci potrebbe confortare con un pessimo caffè francese, ma con po' di tepore (temperatura 5°C) si arriva sotto la cascata de La Pisse, ove parte il sentiero che porta all'attacco della ferrata.
Scendiamo solo in undici sotto lo sguardo attonito degli escursionisti, che ci prendono un po' per pazzi ad affrontare la scalata in queste condizioni:ma a noi, cui manca un elemento (magari Franco Brando che salutiamo, e che purtroppo causa un incidente non è nel gruppo), per formare la sporca dozzina di un famoso film, partiamo. Dopo i primi gradini, scopriamo con felicità che la parete è asciutta e la cascata a fianco, spettacolare, causa la mancanza di vento non ci crea alcun fastidio, anzi, con il sole che a tratti fa capolino dalle nuvole, regala bellissimi arcobaleni. Come da recensione e da chi tra noi l'aveva già provata, questa ferrata completamente verticale, ti regala emozioni bellissime con la sensazione del vuoto, contornata dal suono dell'acqua in caduta. I gradini ottimamente posizionati, forse solo un po' distanziati per i più piccini di statura, danno comunque la possibilità di utilizzare anche le prese di roccia (solo in un tratto, questi, erano un po' "ballerine": grazie casco!!).
Raggiunta la cima in un'ora e venti minuti dopo un breve tratto di sentiero si raggiunge il bel rifugio (purtroppo chiuso) di Le Clots.b Dopo pochi minuti passati a sboconcellare qualcosina, il gruppo degli escursionisti ci raggiunge e finalmente i visi un po' contriti del mattino ora sono aperti al sorriso: partiamo tutti insieme per raggiungere la cascate pietrificate che fanno da "tetto" al pianoro del rifugio e dopo una mezz'oretta siamo sulla sommità delle medesime dove il panorama è bellissimo. Scopriamo che buona parte dell'acqua delle cascate fuoriesce a mo' di sorgente carsica da una spelonca della roccia alla base del Plateau d'Emparis. Si torna tutti ai comodi tavoli esterni del rifugio a consumare il meritato pranzo. Lungo il sentiero che ci porta al pullman percorriamo le passerelle aeree poste sullo stagno Lac Lovitel, ma degli animali illustrati sui cartelli, manco l'ombra, vista la temperatura delle giornate precedenti. Anche il Lago Chambon che e' nel fondovalle è vuoto causa lavori di manutenzione alla diga che ne ha permesso la sua formazione e manca cosi anche uno specchio naturale alle montagne precocemente innevate. Concludiamo la bella giornata con una passeggiata lungo il bel centro storico della cittadina di Briancon. Arrivederci alle Cinque Terre domenica 27 Ottobre!

22 settembre 2013
MTB Altopiano della Gardetta
Eccoci ritrovati con il gruppo MTB per la consueta uscita autunnale di fine stagione.
Partiti di buon ora (06,00) da Bussoleno raggiungiamo in auto il punto di partenza a Tolosano in val Maira, dopo circa due ore e mezza di viaggio, senza particolari problemi.
Scaricate le nostre “bike” in velocità, iniziamo la piacevole salita su asfalto con pendenze dal 5% al 9% verso il colle Esischie mt. 2366 ed in seguito fino al colle Cuneo (Fauniera) mt. 2484.
Dopo le consuete foto di rito accanto al monumento dedicato al grande Marco Pantani imbocchiamo la strada sterrata dell’altopiano, con una splendida vista su Rocca Meja e dintorni, che ci porterà fino al rifugio Gardetta mt. 2335 per il sudato pranzo (o un po’ dopo).
Con le pile cariche e un po’ di genepy nel sangue il gruppo si divide sui due percorsi scelti, il primo scende su strada sterrata riducendo il percorso, il secondo sale percorrendo l’ultimo strappo fino al Passo della Gardetta mt. 2437.
Da qui inizia la splendida discesa su sentieri e single-track (in parte tracciato dell’ultima Iron-bike 2013) che ci porta prima ad Acceglio ed infine a Ponte Marmora, dove il buon Walter ci accompagna a recuperare le auto a Tolosano.
Come sempre un plauso a tutti i partecipanti e a tutte le “Woman” del nostro gruppo, in particolare alla new entry “Assunta” che si è dimostrata “Tenace” di cognome e di fatto!!
Appuntamento a tutti i bikers alla prossima stagione 2014, che si preannuncia ricca di appuntamenti.
Ride more – Work less

31 agosto -1° settembre 2013
Rifugio Lago Verde - Gran Queyron
Finalmente dopo un anno di attesa (era già in programma nel 2012), quest’ultima domenica di Agosto ci vede partire in 26 per l’escursione di due giorni con pernotto al rifugio “Severino Bessone” al Lago Verde in Val Germanasca.  
Ritrovo ore 7.30 a Rivoli davanti l’Auchan, formate le macchinate partiamo alla volta di Prali. Sosta ormai d’obbligo all’autogrill per il caffè, arriviamo alla partenza della seggiovia e caricate le energie con i dolcissimi fichi di Claudio e Miriam, zaini in spalla, prendiamo le due seggiovie che in poco tempo ci porteranno a quota m. 2.540 dove inizia il sentiero panoramico dei 13 laghi che ci condurrà al rifugio. Cominciamo la gita con una discesa che ci porta al primo dei 13 laghi detto Lago dell’Uomo e successivamente ai ricoveri militari “Perrucchetti” costruiti all’inizio del ‘900 da dove inizia il nostro percorso che, con alcuni comodi tornanti sorretti da muri a secco e tratti di traverso, ci conduce prima al Colle Giulian e successivamente ai 2456 m. del Passo del Loup, dove la fame comincia a farsi sentire!!!  Pausa pranzo con  focaccia finale offerta dal nostro presidente!
Fra andirivieni di nebbie e sole, salite, discese  e tratti pianeggianti, sempre al confine fra la Val Germanasca e la Val Pellice, arriviamo finalmente in prossimità della Gran Guglia dove è posto il traliccio con campana risalente all’ultima guerra, ora ripristinata dalla “Giovane Montagna” e dedicata ai suoi caduti, gran scampanate da parte di tutti con foto di rito. In pochi minuti raggiungiamo il colletto della Gran Guglia m. 2790 da dove, poco più in basso, scorgiamo la meta della nostra giornata: il Rifugio Lago Verde con il suo lago. I più iniziano la breve discesa, ma per Claudio e pochi altri intrepidi l’occasione è ghiotta per “mettere le mani sulla roccia” e andare a raggiungere la cima!
Giunti al bellissimo rifugio a quota 2583 m. prendiamo possesso delle accoglienti camere e fra chiacchiere, tisane e ottime fette di torta, aspettiamo impazienti l’arrivo della cena con un certo appetito! Dopo una splendida cena preparata dai simpatici e disponibili Guido e Silvia con tanto di antipasti, primo, secondo, dolce e svariati “pusa cafè” ammiriamo lo splendido cielo stellato con la speranza che il meteo del giorno dopo ci sia clemente!
Domenica sveglia alle 6.45 e dopo un’ottima e abbondante colazione  il gruppo si divide in due: Miriam, Claudio, Francesca e Paolo alla volta del Bric Bouchet gli altri alla volta del Grand Queyron. Dopo uno scambio di saluti  tutti pronti a partire chi per una meta chi per l’altra, tranne 4 sfortunati che danno forfait per doloretti vari e ridiscendono alle macchine! Partenza alle ore 8 alla volta del Gran Queyron con una prima discesa che ci porta a raggiungere il sentiero 210 che percorriamo fra ripidi  pendii erbosi, con continue svolte, fino a raggiungere il Passo Frappier che mette in comunicazione la Valle Argentera con la Val Germanasca in circa 2.30.
Dopo esserci consultati in 12 partiamo alla volta della cima; lungo la salita ammiriamo un bel branco di stambecchi comodamente sdraiati al sole, raggiungiamo per tracce di sentiero in circa 25 minuti la vetta posta a m. 3.060 e dalla quale ammiriamo uno splendido panorama a 360° che spazia dalle cime delle Alpi Marittime fino al Delfinato. Ricompattamento con il gruppo e ripartiamo alla volta del colle della Longia dal quale cominciamo la discesa attraverso l’omonimo vallone. Il sentiero si presenta da subito abbastanza ripido e Ivano per addolcire la discesa decide di scendere sui nevai simulando una sciata! Pausa pranzo nei pressi di un bel pianoro prima di affrontare la parte più impegnativa della discesa che metterà a dura prova il nostro senso dell’orientamento e le articolazioni delle nostre  ginocchia! Finalmente raggiunte le macchine posteggiate in precedenza al Bout du Col, raggiungiamo gli altri 4 amici con i quali andiamo a bere chi le sospirate birre chi le deliziose creme al caffè al bar della seggiovia.
Un grazie a Flavio per il prezioso aiuto nelle retrovie del gruppo e tanti auguri a Stefano per i suoi 12 anni!

16-23 agosto 2013
Austria
Riassumere in poche righe tutto quello che abbiamo vissuto in questa settimana è impossibile. Il programma, preparato da Oscar, ci ha permesso di scorrazzare su monti, gole, cascate, ferrate, miniere, musei, castelli, città. Ma ci ha permesso soprattutto di stare insieme, di rafforzare quei legami di amicizia e simpatia che sono alla base del nostro andare in montagna. Impossibile raccontare questi magnifici 8 giorni, lascio il compito alle foto, ai film che potrete visionare negli album e alla relazione allegata.

28 luglio 2013
Colle Sià – bivacco Giraudo
Partiamo da Bussoleno alla volta di Ceresole Reale consapevoli delle variabili previsioni atmosferiche. Sostiamo in località Sparone per l'inevitabile e canonica colazione.
Giunti a Moies (frazione di Ceresole e luogo di partenza della gita), a conferma di quanto accennato precedentemente, tutto l'arco alpino è coperto da un fitto strato di nuvoloni. Imboccata la stradina che si dirama dalla Provinciale, dopo alcuni minuti ci inoltriamo nel bosco lungo il bel sentiero g.t.a che sale con tornanti a pendenza regolare.
Mentre il sole ogni tanto fa capolino in un'oretta giungiamo alla Ca Bianca dove il gruppo viene compattato. Ripresa la marcia e superati i pascoli del Pra del Cres, con nostro rammarico incontriamo la nebbia, ma con tenacia e speranza proseguiamo il cammino.
Raggiunto il colle Sià il gruppo non è più omogeneo, i più temerari per non rimanere esposti alle fredde folate di vento continuano verso i casolari Loserai di sotto e succesivamente al Pian del Broglietto. Un secondo gruppettino si ferma al primo pianoro oltre il colle, mentre i restanti escursionisti una volta arrivati al colle Sià ritornano verso l'alpe di Pra del Cres.
Consumato il pranzo, considerato il perdurare della nebbia e del freddo tutti i gruppi fanno ritorno verso Ceresole alla ricerca di un bar per un buon caffè,un gelato, o altro ancora. Quella che doveva essere una giornata di stupendi panorami, purtroppo è stata letteralmente offuscata dalla "nebbia".
Dispiace per l'incompleta riuscita della gita, ma l'augurio è che comunque, ognuno, chi in un gruppo, chi in un altro, abbia saputo cogliere i momenti piacevoli della giornata.
Nell’album fotografico ho inserito anche le foto di quando, con una splendida giornata, ho provato la gita in modo da permettere a tutti i partecipanti di vedere i panorami che si sono persi causa la nebbia.
Fiorenzo Pognant Gros

20-21 luglio 2013
Gran Paradiso
Dopo i Denti d’Ambin un altro appuntamento alpinistico per i soci della sezione. La nostra meta è il Gran Paradiso passando dal rifugio Chabod.
Sabato alle ore 9,00 ci si trova in piazza del mercato a Bussoleno e in 27 partiamo alla volta della Valle d’Aosta. Sosta d’obbligo all’autogrill per il caffè è via in direzione Valsavarenche. Nel primo pomeriggio raggiungiamo il rifugio Chabod; molti dei partecipanti non hanno mai percorso un ghiacciaio e così improvvisiamo una lezione, molto seguita, su come ci si lega in cordata, ecc… Ottima cena, tramonto con luna piena che sorge dietro il Grampa, risate prima di dormire e… sveglia alle 3,30.
Alle 4,30 siamo tutti in pista: in 24 a scarpinare sulla morena del ghiacciaio gli altri 3 a ronfare tranquillamente nel letto (alle 8,00  faranno la traversata su sentiero fino al rifugio Vittorio Emanuele).
Il ghiacciaio è molto frequentato, una lunga fila umana si muove verso la “schiena d’asino”, la dorsale ghiacciata dove si congiungono i percorsi provenienti dal rifugio Chabod e dal rifugio Vittorio Emanuele.
Purtroppo si ricongiungono anche le lunghe colonne degli alpinisti. Noi siamo in buona posizione, davanti una decina di cordate, dietro… il mondo!!! Sembra di essere da Auchan nei giorni di punta!!!
Ma noi non ci facciamo impressionare dalla lunga colonna. Le due cordate di testa allungano il passo, pianificano un sorpasso a sinistra lungo il pendio più ripido e si trovano alle roccette prima della cima.
La Madonnina è a poche decine di metri, il percorso è intasato di alpinisti, molti dei quali particolarmente “imbranati”,“incrodati” e “incordati”. Tentiamo un azzardato passaggio sulle rocce che scatena l’ira dei presenti; ci piovono insulti (presumo) in francese, inglese e slavo. Ma ormai noi siamo in vetta. La giornata è bella, il panorama grandioso. Ci raggiunge la seconda cordata; veloce foto ricordo e via in discesa per lasciare posto ad altri. Nella discesa incrociamo le altre cordate della nostra comitiva (8 in tutto) che rinunciano a percorrere gli ultimi 20 metri di rocce prima della cima ormai completamente ricoperte di alpinisti, ramponi, piccozze, corde, bastoncini, zaini; un’immane groviglio che solo la fiamma ossidrica oppure ore di paziente attesa possono districare.
Per molti è il primo “4000” e la prima esperienza su ghacciaio. Tutti hanno superato brillantemente la prova e scendono contenti al rifugio dove ci attende una birra o un piatto di polenta.
Ultima sosta al parcheggio in attesa dei ritardatari e rientro a casa per l’ora di cena.
E’ filato tutto liscio, finalmente posso tirare un sospiro di sollievo…
Alla prossima.

13-14 luglio 2013
Rifugio Vaccarone - Dente Meridionale d’Ambin
14 luglio 1884. Le guide della Ramat  di Chiomonte Edoardo e Francesco Sibille con il loro cliente Giovanni Guerra calcano per la prima volta la vetta del Dente Meridionale d’Ambin.
129 anni dopo ci apprestiamo a ripetere l’impresa.
La salita non è difficile ma ci pare simpatico festeggiare i 150 anni del CAI in cima a questa punta. Non è difficile ma sicuramente impegnativa… soprattutto per la grande quantità di neve che ancora ricopre la zona.
Partiamo dal Colle del Piccolo Moncenisio in 20 con grandi zainate e la certezza del successo in tasca… gli entusiasmi si raffreddano (!!!) un poco quando dobbiamo guadare scalzi l’acqua gelata del torrente. Al rifugio ci attendono la simpatia di Nino (il gestore), l’ottima cena, la torta e il moscato portati per festeggiare i 35 anni di matrimonio di Miriam e Claudio, i magnifici panorami notturni con cielo stellato e temporali in bassa valle. Nel dormitorio stiamo un po’ stretti ma, se la compagnia è buona, non è motivo di screzi ma di tante risate.
All’alba, in 18, siamo pronti a partire; fortunatamente la neve è gelata e i ramponi mordono permettendoci di superare il ripido canale del Gros Muttet di slancio e senza difficoltà, anche per chi è alle prime armi con piccozza e ramponi. Il sole illumina il lungo traverso che ci conduce alla base del Dente, il panorama sulle cime della Vanoise è grandioso mentre le nuvole coprono parzialmente il versante italiano.
La meta è ormai davanti a noi, selvaggia e inquietante, con la sua slanciata verticalità di roccia marcia e instabile. L’ambiente di roccia e neve è veramente di alta montagna, e scoraggia una parte di noi ad avventurarsi sulla cima. Si può immaginare cosa provassero gli alpinisti dell’800 al cospetto di questa piccola guglia.
Inizia l’assalto alla cima degli 11 più determinati; per non perdere troppo tempo decidiamo di sistemare corde fisse per facilitare la salita e la discesa. In due ore tutti hanno raggiunto la punta e sono ridiscesi. E’ mezzogiorno ed è ora di rientrare in rifugio.
La stanchezza e la neve marcia rallentano il ritorno; sul ripido canale del Gros Muttet, Alberto, Luisella e Miriam sperimentano una nuova tecnica di discesa con un bel ruzzolone conclusosi senza danni con un po’ di paura e molte risate.
Facciamo una breve tappa al rifugio Vaccarone, dove i tanti escursionisti dell’ISZ che in giornata erano saliti al rifugio, sono ormai andati via. Si riparte ormai stanchi ma felici alla volta delle auto che raggiungiamo dopo altre 3-4 ore di marcia.
Opinione comune “un bel … ma ne valeva la pena”.

14 luglio 2013
Gita Intersezionale al Rifugio Vaccarone
Nell'ambito dei festeggiamenti dei 150 anni del CAI l'Intersezionale Val Susa ha programmato una serie di gite "classiche" e volutamente tutte in ambito locale, sia sotto il profilo escursionistico che in quello prettamente alpinistico. Siamo giunti domenica 14 Luglio al quarto appuntamento: meta prefissata per la parte alpinistica la bella e suggestiva guglia dei Denti d'Ambin. Per gli escursionisti il Rifugio Vaccarone, piccolo gioiello, del CAI di Chiomonte, recentemente ristrutturato e gestito dal simpatico Nino.
Per raggiungerlo domenica mattina vi erano tre percorsi possibili: da Grange della Valle con salita al Colle Clopaca e lungo traversone sino al Rifugio, dal Colle del Piccolo Moncenisio attraverso il Col Clapier oppure dalla Ramat e Denti di Chiomonte. La giornata era bella anche se non limpida ma, in vista di una lunga camminata tutta esposta a Sud, forse è stato meglio così. Alcuni nostri soci di Bussoleno hanno optato per il percorso da Grange della Valle.
Il sottoscritto con altre 16 persone (tra cui unico rappresentante giovane, Stefano Vair, reduce dal mare ed inconsapevole della lunghezza dell'escursione da compiere) e' partito alle ore 8.30 circa sotto lo sguardo incuriosito di un  insolito numero di marmotte che attraversavano in continuazione il primo tratto di sentiero. La valle che porta ai Laghi delle Savine e' incredibilmente verde, per il periodo, complici le abbondanti nevicate di fine primavera; sembra di immergersi in un paesaggio tra l'irlandese per la flora ed islandese per l'abbondanza di neve e acqua. Proprio l'abbondanza di quest'ultima nel vallone sotto il Col Clapier e' stata oggetto di un po' di ritardo sulla tabella di marcia; pochi si sono sentiti di togliersi subito scarponi e calzettoni per immergersi in un tonificante attraversamento più che mai rapido. Ma la ricerca di un guado era quasi impossibile se non raggiungere quello del ponte a monte della Val Clarea, assai lontano. Alla fine quasi tutti hanno attraversato, chi con l'aiuto di un sacco dell'immondizia (che si e' subito bucato...), chi con gli scarponi ai piedi e qui lascio immaginare il proseguo. La bellezza di un bel gruppo di stambecchi con un paio di cuccioli al riparo delle corna dei maschi ha ritemprato gli animi e si affronta l'ultima salita su un terreno un po' franoso all'interno del canalino alla sommità della Val Clarea.
L'arrivo al rifugio è stato accolto da tutti e due i versanti delle escursioni come un toccasana per l'animo e soprattutto per lo stomaco dopo quasi quattro ore di camminata. Qui riuniti attorno a un  piatto di polenta servita sul "dehors" causa l'esiguità degli spazi all'interno, oppure a sboconcellare un appetitoso panino, abbiamo visto riunirsi le varie Sezioni della Valle. Mancavano all'appello gli intraprendenti alpinisti (definiti da Claudio demodè, ma io credo sempre coraggiosi e attuali) che causa la lunghezza della gita, anche se iniziata alle 05.30 del mattino erano ancora lontani dal ristoro di Nino e amici a dar manforte (non sarà cosi tutte le domeniche, purtroppo per loro).
La voglia di tornare a casa era forte nel cuore di molti e allora di nuovo giù per le vie di salita senza far mancare una foto al bel gruppo del'Intersezionale, una foto un po' orfana, di quanti questa domenica avevano incarnato in pieno lo spirito dei nostri predecessori su queste vette. Arrivederci al Rocciamelone!

23 giugno 2013
MTB Intersezionale – Tour dell’Assietta
Finalmente il gran giorno è arrivato! Dopo mesi che se ne parla, si fanno depliant, locandine, telefonate, mail, ecc… dalle parole si passa ai fatti, pardon… ai pedali.
E di pedali ce n’erano tanti… un pullman con annesso carrello.
All’appello dell’Intersezionale che intende celebrare i 150 anni del CAI promuovendo escursioni nei luoghi storici delle “Muntagne Noste” rispondono 41 soci delle sezioni di Alpignano, Bussoleno, Pianezza e Val della Torre tutti bici muniti, molti altri partiranno contemporaneamente a piedi alla volta della Cristalliera (ma questa è un’altra storia).
Il laborioso lavoro di stipare 41 MTB nel carrello del pullman richiede circa 40 minuti. Tempo speso bene perché al Sestriere in 10 minuti scarichiamo tutto senza notare un solo graffio sulle nostre preziose due ruote. Paolin controlla in modo millimetrico la sua nuova “bambina” e soddisfatto salta in sella e ordina la partenza. Si incomincia di brutto salendo al Col Basset con 500 metri di dislivello che sfilacciano la compagine. Si ricompatta il gruppo e si riparte. Il panorama, ancora imbiancato da chiazze di neve e illuminato dal sole, è grandioso; le numerose soste, necessarie per aspettare i ritardatari, servono a conoscerci meglio, scambiare opinioni, stringere amicizie. All’Assietta finalmente possiamo sdraiarci in terra e mangiare quel panino da tempo reclamato dallo stomaco. Il cielo diventa nuvoloso, siamo avvolti dalla nebbia, la paura di temporali ci consiglia di ripartire alla volta del Pian dell’Alpe dove, al rifugio Pintas, ci attende una birra o il caffè. Ultima fatica per guadagnare il Colle delle Finestre e poi lunga discesa, prima su asfalto e poi su un magnifico sentiero fino a Menolzio.
Al parcheggio di Bussoleno tanti abbracci e strette di mano a ricordo di questa bella giornata trascorsa con amici e soci di sezioni diverse. Un’esperienza che tutti i partecipanti si augurano di ripetere.

23 giugno 2013
Cristalliera
Questo terzo giorno d'estate 2013 che pare non voglia iniziare, ci regala invece uno spaccato di ciò che dovrebbe essere normale in un fine settimana di fine Giugno. La meta che ci siamo prefissi è la cima Cristalliera nel gruppo Orsiera Rocciavrè proprio di fronte a casa.
La gita è inserita nel contesto dei festeggiamenti del 150° del CAI italiano prevista nel calendario dell'Intersezionale; nella stessa giornata é prevista l'escursione in MTB dal Colle del Sestriere a Bussoleno, base di partenza comune. Il gruppo dei ciclisti è numeroso ed etereogeneo: sono ben 42 i  partecipanti. Nella piazza del mercato assistiamo al carico delle biciclette sul carrello, operazione lunga e delicata data la presenza di alcune "fuoriserie a due ruote" molto delicate. Purtroppo per noi camminatori la strada di approccio al Rifugio Selleries viene notevolmente allungata vista la chiusura del Colle delle Finestre causa neve nel tratto sommitale.
Dopo circa due ore di viaggio, passando dal Sestriere ci ricongiungiamo tutti nel piazzale del Rifugio. Siamo circa un centinaio appartenenti alle sezioni di Bardonecchia, Susa, Bussoleno, Almese, Alpignano, Pianezza, Rivoli e Giaveno: sono presenti due bambini e anche due piccole mascotte a quattro zampe. Sono tutti impazienti e quasi subito il serpentone si snoda sul ripido sentiero che porta allo stupendo laghetto del Laus: il gruppo iniziale prende però la traccia sbagliata e di conseguenza il tempo per arrivare al canalino che porta al colletto viene notevolmente allungato data la presenza di molta neve e massi da scavalcare. Anche il canalino è totalmente innevato, ma la neve è ancora dura e quindi la risalita, con le dovute attenzioni, non presenta particolari difficoltà.
Qualcuno si ferma al Colle della Malanotte sotto un sole altalenante: è ormai mezzogiorno e la nebbia che sino ad ora ci aveva graziati fa la sua comparsa cosi da escludere al numeroso gruppo che raggiunge la vetta il meritato panorama. Pranziamo comunque in tanti sotto la croce a 2800: molti sono coloro che nonostante le molte primavere alle spalle sono voluti salire quassù per sancire quella fratellanza con l'ambiente montano che il CAI annovera tra le sue priorità statutarie. Si ridiscende per la medesima traccia di risalita e ora la neve abbondante si scioglie rapidamente. La nebbia ci avvolge sino al rifugio bagnandoci completamente come se piovesse.
Qualcuno ricordandosi l'ottimo sapore della ricotta e dei formaggini freschi dell'anno precedente (Rocca Nera e Orsiera da Via Dumontel) fa una puntata dal margaro accanto al Rifugio. La sosta d'obbligo al tavolo gustandoci un'ottima birra o un caffè ristoratore sancisce la conclusione di una bella giornata. Un saluto a tutte le Sezioni partecipanti e arrivederci al Rifugio Vaccarone.

16 giugno 2013
Raduno Intersezionale a Madonna della Bassa
Come tutti gli anni è sempre difficile capire chi, della nostra sezione, verrà al raduno. Forse vengo… non so ancora…  il giro in MTB è troppo impegnativo… se non ho niente di meglio da fare ci vediamo… c’è troppa gente…  Poi il giorno fatidico, come sempre, i soci arrivano; chi per fare il giro in MTB, chi per fare la camminata oppure chi, più semplicemente, per sedersi a tavola e passare una bella giornata in compagnia.
Come sempre il raduno è un’occasione per trovare vecchi e nuovi amici di altre sezioni, per scambiarsi idee, notizie, informazioni o più semplicemente per chiacchierare…
A proposito di chiacchiere… ci sono mancate un po’ quelle di Luisella, arrivata al raduno senza fiato e cotta a puntino… dopo aver fatto il duro giro in MTB con tanto di portage e dislivelli da … Ironbike.
Noi siamo andati, più prudentemente, all’escursione fino al Monte Arpone.
Al ritorno, avvicinandoci al raduno, annusiamo nell’aria umida di nebbia il profumo della carne alla brace; come sempre Guerciotti con la sua equipe ha lavorato alla grande. Oltre a braciole, salamelle, pezzi di pollo sulla tavola compaiono insalate, frittate, acciughe al verde, dolci e vino.
Alle 15.00 siamo tutti raccolti in silenzio davanti a Vittorio, presidente dell’ISZ, per sentire i numeri estratti della lotteria. La festa è finita, qualcuno, più fortunato, rientra a casa con la vincita di un premio tutti con un bel ricordo della giornata.

8-9 giugno 2013
Monte Pasubio
Nonostante le previsioni meteo non entusiasmino, decidiamo di effettuare la gita sul Monte Pasubio,  già prevista per l’anno scorso. La scelta si è rivelata azzeccata poiché  siamo riusciti a rispettare quasi interamente il programma che prevede la salita al rifugio Achille Papa dalla località di Bocchetta Campiglia nella giornata di sabato e il giro della zona sacra alla Domenica mattina con successivo rientro al Pian delle Fugazze.
Partenza da Bussoleno di buon mattino; dopo un viaggio di circa sei ore arriviamo a Ponte Verde dove trasbordiamo su due pulmini per raggiungere Bocchetta Campiglia, nella confusione uno viene … dimenticato ma ci raggiunge chiedendo un passaggio ad un motociclista tedesco … opps. Da qui iniziano sia la strada delle 52 gallerie sia la ferrata delle cinque cime che terminano a Porte del Pasubio e al successivo rifugio Papa, nostra meta odierna.
Dopo un veloce spuntino ci dividiamo in due gruppi (il più numeroso sulla strada delle gallerie)e iniziamo la salita. Purtroppo le nuvole che nel frattempo si sono addensate iniziano a manifestare gocce di pioggia e tuoni, fortunatamente poi cessati ma bastanti a far desistere il gruppo di ferratisti dirottando anche loro sulla strada delle gallerie. Data la natura del percorso il gruppo si frantuma via via; i primi raggiungono il rifugio verso le ore quindici, seguiti da tutti gli altri nel volgere di un’oretta, accompagnati tutti dalla pioggia che ha ricominciato a cadere a circa mezz’ ora di marcia dal  rifugio. Purtroppo proprio il maltempo non ci permette di godere appieno degli spettacolari panorami  offerti dal percorso.
Ci sistemiamo in rifugio dove usufruiamo di un ottimo trattamento di ristorazione, sistemandoci poi per la notte sperando in un miglioramento delle condizioni atmosferiche. Alla domenica la sveglia di buon’ora ci offre in  effetti un tempo nettamente migliorato rispetto al sabato, per cui dopo un’abbondante colazione decidiamo di percorrere il sentiero che, con un giro ad anello percorre la Zona Sacra del Monte Pasubio teatro di furibonde battaglie nel corso del primo conflitto mondiale. Durante il percorso tocchiamo così ricoveri scavati nella roccia, depositi per acqua, postazioni per artiglieria, trincee e  via via raggiungendo i luoghi resi  famosi dal conflitto quali il Cogolo Alto, la galleria Generale Papa, la cima Palon ( il punto sommitale del monte Pasubio ) fino al  Dente Italiano e di fronte ad esso, separato dalla selletta dei denti ove si vedono i resti della mina che ne sconvolse la cima, il Dente Austriaco i due caposaldi che segnavano la prima linea dei combattimenti.
Osservando il panorama che ci si presenta localizzando gli altri luoghi che caratterizzavano il vecchio teatro di guerra, notiamo sia l’ancora forte innevamento delle zone sottostanti che copre il resto del percorso, sia il sopraggiungere di altre nubi, tutto ciò ci spinge ad anticipare il rientro al rifugio e la discesa a Pian delle Fugazze utilizzando la Strada degli Eroi ( così chiamata in ricordo dei dodici caduti del Pasubio insigniti di medaglia d’oro ). Saggia decisione, infatti un forte temporale accompagnato da grandine ci accompagna per una buona parte della discesa. L’aver anticipato la discesa ci permettere di fare una deviazione con il pullman ed effettuare così una breve visita molto interessante al  museo/sacrario del Pasubio situato nei pressi . Imbocchiamo la strada verso Rovereto facendo così un tranquillo ritorno a Bussoleno.

26 maggio 2013
Ferrata “DEANNA ORLANDINI “ Alle Rocce del Reopasso
Dopo una primavera molto instabile dal punto di vista meteo e due rinvii su due stupende Ferrate, siamo riusciti, ripescando dal programma la prima escursione prevista a marzo a trasferirci  sull’Appennino Ligure, e precisamente in Valle Scrivia nel comune di Crocefieschi  entroterra Genovese. 
Partiti di buon mattino abbiamo effettuato il trasferimento con il solito Autobus Granturismo sempre molto confortevole, e dopo la consueta fermata al primo Autogril siamo giunti a Crocefieschi .
Riorganizzati i gruppi (c’è sempre qualcuno che dimentica qualcosa), ci siamo messi in cammino per le rispettive mete: il Gruppo Ferrata  composto da 19 partecipanti , pronti ad affrontare la Ferrata delle Rocce del Reopasso, dedicata alla giovane alpinista  Deanna Orlandini scomparsa anni fa durante una scalata alpina e il Gruppo Escursionistico composto da 33 partecipanti che sfileranno sulla dorsale appenninica per raggiungere il Monte Reale.
Giunti alla locandina dell’attacco ferrata (25’ dal Paese), i gruppi si sono separati, ultimi saluti e poi via su per queste bizzarre rocce composte di ciottoli e sassi cementati tra loro da una malta calcarea (il famoso ed unico CONGLOMERATO di SAVIGNONE). Qui immersi nel Parco Naturale Dell’Antola, si percorrono vari itinerari  molto affascinanti per la particolarità della morfologia del territorio, che  grazie ad una facile erosione nel tempo ha donato a queste montagne profonde gole, pendii ripidi e forme molto bizzarre. La ferrata percorre un ampio tratto della dorsale delle Rocce del Reopasso (circa 1000 mt superando un dislivello di circa 300 mt).
La ferrata avente grado di difficoltà D/MD e percorsa da un unico cavo, raddoppiato soltanto nelle parti MD ed è priva di ogni altro appiglio metallico (staffe e/o pioli). E’ divisa in quattro distinti settori: L’Ancise (o Grillo)- La Biurca (La Forca) –Il Traverso - La Carrega Du Diao (sedia del Diavolo). Massima estensione in altezza 957 mt. da dove la vista spazia a 360° su tutto l’arco alpino e dalla quale si scorge il bellissimo blu del Mare Ligure.
Siamo subito inghiottiti dal “Buco” una curiosa fenditura che si apre nel conglomerato, creando una suggestiva e impegnativa prova di forza che subito ci fa assaporare il grado di difficoltà che oggi andremo ad affrontare (tratto MD) .Tutti piano piano sono messi alla prova, ma come al solito nessuno desiste e il tratto è superato in modo superlativo. D’altronde i ferratisti  Uget Bussoleno si sa sono tostissimi. Il percorso prosegue con un passaggio molto più dolce e ci porta sul crinale dell’Ancise (882mt), ed ecco subito di fronte a noi, si staglia la magnifica  parete della Biurca  (941mt). Con il suo Bivacco Città di Busalla, che pare un cristallo di Ferrite incastonato sulla verticale della parete Nord.
Qui il gruppo frazionato un po’ per la fatica e un po’ per ragioni di sicurezza, affronta la dorsale fino ad un piccolo traverso, il quale porta alla parete molto bella e tecnica (MD), risalita la quale si arriva alla cima Sud della Biurca (936mt), dove è custodito in un curioso contenitore il Libro di Vetta e accanto una piccola Madonnina ci da il benvenuto.
Il cielo è terso solcato da innumerevoli nuvolette stirate dalla brezza del Mare che giunge fin qui, gli occhi si riempiono di indimenticabili immagini, una visione a 360° ci accompagna dal Mare fino al Monte Reale meta dei nostri amici escursionisti, fino alla Catena Alpina , si scorge il M. Viso, la nostra Valle di Susa con il possente Rocciamelone e poi via via, fino al gruppo del M. Bianco, del M. Rosa per poi congiungersi con le dorsali delle Alpi Liguri….insomma un vero Paradiso tutto da assaporare.
Dopo una breve ma necessaria pausa (firmato il libro) si riparte alla volta della cima Nord, posta a brevissima distanza, visita di rito al Bivacco (vero gioiellino), il Bivacco poi giù per un sentiero fino a raggiungere il terzo settore Il Traverso, al fondo del quale tutti o quasi tutti percorrono il corto Ponte Tibetano  detto “ Ponte degli Amici “.
A questo punto siamo ai piedi di un pilastro verticale impegnativo (MD), qui uno alla volta mantenendo una frazionatura di sicurezza saliamo alla volta della Carrega du Diao punto finale della nostra escursione. Ancora un piccolo risalto di pochi metri ed eccoci sulla placca inclinata che ci ospiterà per il meritato riposo, ora ci si scambia le proprie impressioni sul percorso, gli animi si accendono e i sorrisi si mischiano alle parole, dal Mare ogni tanto una folata di vento accarezza tutto ciò che si può vedere a perdita d’occhio, ora un piccolo ristoro, poi dopo le fotografie di rito, che grazie alla clemenza e alla generosità del tempo oggi saranno state moltissime, si riprende la strada del ritorno.
Ancora un piccolo sforzo, legati alla fune di sicurezza si ridiscende fino al sottostante sentiero, ora tutti entusiasti e rilassati camminando  in fila indiana si rientra verso il paese con dentro agli occhi e nel Cuore un ricordo indelebile di una parte del nostro Mondo vissuto in una giornata con AMICI in serenità e libertà.
Grazie a tutti voi per aver condiviso con me questa magnifica Parte della Liguria e soprattutto per essere sempre stati molto attenti ed ordinati e rispettosi dei luoghi che ci hanno ospitato……..

26 maggio 2013
Monte Reale
Gita nell'entroterra genovese che si sarebbe dovuta effettuare a inizio primavera, rinviata per maltempo. E' stata recuperata in quanto, causa presenza abbondante neve, è stata annullata quella di Les Orres. Finalmente, dopo un maggio caratterizzato da tanta pioggia, vento e freddo, il mattino del 26 maggio ci accoglie con un cielo incredibilmente sereno, a cui non avevamo più fatto l'abitudine.
Dopo la fermata all'autogrill per la solita, in verità non entusiasmante colazione il pullman, uscito dall'autostrada, si inerpica per i molti tornanti che portano al paesino di Crocefieschi, nel cuore dell'Appennino ligure.
Verso le 10,30 finalmente si parte, unitamente ai ferratisti, si attraversa il paese e in meno di mezz'ora si arriva per un piacevole ampio sentiero all'attacco della via ferrata del Reopasso. Salutato il gruppo dei ferratisti (una quindicina) il resto del gruppo (circa 35 persone) si incammina in direzione del Monte Reale. L'itinerario è ben segnalato e attrezzato in alcuni punti un po' esposti, che comunque non presentano difficoltà, a parte la dovuta attenzione.
Si svolge costantemente nel bosco, sotto il filo di cresta, con spostamenti di versante, brevi salite, tratti pianeggianti e più consistenti discese. Lo spostamento è notevole, si prova a indovinare dove si trova il Monte Reale. Si distingue in lontananza una punta con un edificio. Sarà il santuario del Monte Reale? 
Dopo due ore di scarpinata ad un bivio troviamo un cartello con l'indicazione Monte Reale h. 0,45. Qui si comincia decisamente a salire su un sentiero molto ripido e a tratti fangoso per le piogge dei giorni scorsi. Si suda ma la fitta vegetazione mitiga in parte la fatica dell'ascesa.
Tutti, in circa 3 ore complessive, raggiungiamo l'ampio spiazzo della vetta, su cui sorge un santuario dedicato alla Madonna con un locale attrezzato aperto adibito a rifugio. La giornata, sempre limpidissima, ci consente di ammirare un panorama a 360°. A sud, a circa 30 Km. in linea d'aria, si vede il Mar Ligure. A ovest e a nord tutta la catena alpina innevata. Si distingue a occhio nudo la sagoma del nostro Rocciamelone, secondo la tavola d'orientamento situata sulla cima, a 160 km in linea d'aria. Con l'aiuto del binocolo si distinguono anche il Gruppo dell'Ambin, dell'Orsiera e il profilo della cresta che scende fino alla Sacra di S.Michele. 
Saziato il nostro buon appetito ci godiamo per un po', chi seduto, chi sdraiato, il bel sole primaverile. Verso le 15 si parte in direzione di Ronco Scrivia. Sono circa 6oo m. di dislivello che richiedono circa 1.15 h. di discesa su un sentiero molto ripido nella prima parte; quindi c'è un breve tratto di sterrato e, arrivati alla frazione Cascine, si scende su strada asfaltata. 
Il tempo per un gelato, una bevanda fresca o una birra al Bar della stazione prima dell'arrivo del pullman da Crocefieschi, su cui ritroviamo i nostri soci ferratisti, che ci riporterà nella nostra Valsusa.

26 maggio 2013
Ferrata del Reopasso
Nell'impossibilità di poter effettuare la ferrata di Les Orres ( per innevamento ) si ripristina la ferrata del Reopasso annullata a fine Marzo per maltempo. Oggi le condizioni climatiche sono favorevoli, sole pieno e temperatura gradevole. In pullman raggiungiamo l'abitato di Crocefieschi, località della valle Scrivia sull'Appennino Ligure in provincia di Genova.
Insieme al gruppo degli escursionisti ci avviamo lungo una stradina che in 25 mininuti ci conduce all'attacco della ferrata. Controllati imbraghi e quant'altro affrontiamo il 1° settore “L'Anchise “ inoltrandoci in una stretta fenditura in cui il tracciato dapprima su una parete si sposta sull'altra per superare un bel tratto verticale senza l'ausilio di gradini e staffe. Fin da queste prime battute si capisce che si dovrà porre molta attenzione nel trovare appoggi sicuri per i piedi, e che le braccia verranno parecchio sollecitate per superare i punti più impegnativi.
Raggiunta la cresta scendiamo lungo un sentiero e ci portiamo all'inizio del 2° settore “ La Biurca”. Risaliamo una prima parte erbosa e proseguiamo sul filo di cresta senza particolari difficoltà,affrontiamo successivamente un impegnativo tratto verticale per raggiungere la cima della Biurca ai piedi della quale hanno costruito un caratteristico bivacco.
Dal bivacco dopo un breve tratto su sentiero iniziamo il 3° settore“ Traverso “, che comporta uno spostamento di 150/200 m in discesa per raggiungere il ponte Tibetano lungo 15 m. Oltrepassato il ponte affrontiamo l'ultimo e più impegnativo 4° settore “ La Carrega du Diao “  un breve torrione sul quale si sviluppa il tracciato senza gradini e staffe come accennato precedentemente. L'ultimo sforzo per raggiungere la cima é appagato dal magnifico panorama che si gode sulle valli circostanti e sulle catene montuose in lontananza.
Un meritato riposo per rifocillarci prima del ritorno a Crocefieschi per un impervio sentiero. Un complimento al capo ferrata Franco Brando e a tutto il gruppo dei ferratisti per l'impegno profuso.

12 maggio 2013
MTB - I sentieri della memoria
Finalmente!!! Dopo una serie di week-end disastrosi per il meteo arriva il bel sole anche sulla nostra sezione e sul gruppo mtb.
Ci ritroviamo per l’appuntamento con l’intersezionale e CAI 150 con il gruppo mtb di Alpignano sul piazzale della chiesa di Mocchie (mt.800) alle ore 9,00 (tutti puntuali).
Dopo il consueto controllo dei mezzi meccanici ecc. partiamo in direzione fraz. Bigliasco e fraz. Prato del Rio con in testa l’Ironman “Gigi” che segna l’andatura del gruppo.
Terminata l’ascesa dei circa 800 mt. di dislivello imbocchiamo il primo tratto di discesa su sentiero tecnico e, arrivati quasi al termine, “Jonny” si accorge di aver dimenticato lo zainetto in punta ed è costretto a risalire di corsa a prenderlo (molto veloce).
Pausa pranzo al riparo dal vento e poi discesa sul “sentiro della memoria” con arrivo a fraz. Frassinere dove dopo un rapido coffé break affrontiamo l’ultimo tratto molto bello ed impegnativo che ci riporta a Mocchie.
Un plauso a tutte le “Woman” del nostro gruppo che si sono comportate alla grande sia in salita sia in discesa, al giovane Stefano e all’unico partecipante con una mtb-rigida dalla tecnica di guida sopraffina.
Appuntamento a tutti i bikers alla prossima uscita, prevista per il 23 giugno.
Ride more – Work less

5 maggio 2013
Malamot
Il programma prevedeva il pernottamento al refuge de l'Averole e la salita alla Punta Maria ma, le previsoni di tempo brutto per domenica e la strada ancora chiusa a Bessan hanno indotto gli organizzatori a cambiare programma. Affidandoci alle previsioni buone per la giornata di sabato  si è deciso di cambiare programma effettuando la salita in giornata al Malamot.
Dei 14 partecipanti (7 scialpinisti e 7 ciaspolari) prenotati per il rifugio dell'Averole siamo rimasti in 7 skialp ma... non eravamo soli... perchè sui pendii del Malamot, complice la recensione su Gulliver, c'era il mondo. 
La giornata era magnifica, il panorama grandioso, la temperatura e la neve ottimale, la compagnia ottima... meglio di così non si poteva chiudere il programma delle gite invernali.

25-28 Aprile 2013
4 giorni a Hyeres
Partiti con previsioni meteo avverse siamo riusciti a realizzare buona parte del programma (purtroppo è saltata la giornata dell’escursione a Port Cros) zizagando tra momenti di cielo nuvoloso ma senza pioggia ed escursioni alternative, il tutto egregiamente realizzato sotto l’attenta regia di Oscar. Anche perchè non è facile coordinare 89 persone con 22 auto, disperse in 21 bungalows e 3 camper.
Tre belle escursioni lungo la costa Tolonese (seguono le relazioni) ma anche tre belle serate trascorse in campeggio con l’aperitivo del venerdì sera, il girovagare tra i bungalow, le chiacchierate in veranda, le partite a carte e gli scherzi serali.
25 aprile: Fort de la Gavaresse, Musee de la Mine e sentiero costiero
Eccoci pronti per una nuova avventura! Questa volta la meta scelta per trascorrere 4giorni in libertà con gli amici del CAI è “l’esotica provenza”, la cittadina di Hyeres ed il litorale.
Purtroppo in questa vacanza il tempo non ci ha accompagnato, le nubi hanno cosparso il cielo rendendolo plumbeo,  il mare ha assunto un aspetto misterioso e l’umidità della costa si fa sentire (come le zanzare!) ma il colore della vegetazione e il nostro abbigliamento multicolor ha portato allegria e le risate non sono di certo mancate! Gli unici intrepidi erano i surfer che cavalcavano le onde con maestria nonostante la temperatura proibitiva.
La mattinata del primo giorno è trascorsa, per la maggior parte dei partecipanti, in auto facendo sosta qua e là per un caffè e croissant o anche solamente per sgranchire le gambe. Arrivati in campeggio abbiamo sistemato i bagagli nei confortevoli bungalow e consumato un veloce pasto ma è già ora di andare, nel pomeriggio è prevista la prima escursione. Dopo un breve meeting degli autisti per capire il percorso si parte, direzione Cap Carqueiranne. La carovana di vetture è lunga e come sempre qualcuno si perde, ma trova la strada passando per vie traverse.
Al parcheggio ci riuniamo tutti ed un timido sole fa capolino indicandoci il sentiero. Si comincia a salire attraverso la macchia mediterranea tra il profumo della lavanda selvatica, della ginestra e del rosmarino, tra piante di corbezzolo con i frutti non ancora maturi e le querce da sughero modellate dall’azione del vento che viene dal mare. C’è chi raccoglie il finocchietto selvatico per preparare a cena una bella frittata e chi si ferma per osservare il paesaggio che ci circonda che è molto piacevole: il mare, il verde della vegetazione, il color ocra delle casette provenzali con le tapparelle colorate... Ci fermiamo in un punto panoramico per scattare foto ricordo e raggiungiamo senza difficoltà il promontorio su cui si eleva il forte de la Gavaresse, un’importante struttura difensiva della rada di Tolone. Foto di gruppo e poi discesa nella macchia per raggiungere il parcheggio.
Compattato il gruppo si prosegue con un altro itinerario: un giro ad anello intorno al Musèe de la Mine. Il sentiero è pianeggiante molto segnalato e ci fa scoprire, attraverso cartelli indicatori, alcuni punti d’interesse come l’entrata della miniera di rame, famosa attrattiva della zona; le falesie a picco sul mare, la sugheraia che resiste agli attacchi del fuoco, la rigogliosa vegetazione erbacea punteggiata di iris selvatici, la veduta di Hyeres e delle sue isole in lontananza, la polveriera, la fabbrica di lavorazione del minerale... L’escursione del primo giorno termina qui.
Riprese le auto ripercorriamo la strada d’andata che costeggiava le saline e le serre di tulipani e raggiungiamo il campeggio. I più coraggiosi provano il bagno in piscina e altri, date le basse temperature, scelgono la sauna per “scaldarsi” un po’. La prima sera trascorre tranquilla perché siamo tutti molto stanchi per via del viaggio, ma il soggiorno è appena iniziato e nuove avvenimenti ci aspettano…
26 aprile: Presqu'ile de Giens - sentiero costiero
Doveva essere il giorno della traversata in traghetto tra il porto di Hyeres e l'isola di Port Cros, con trekking sull'isola e rientro, ma la pioggia della notte e l'incertezza delle previsioni meteo ci hanno costretti a più rinvii della partenza ed a decidere di lasciare ai singoli la scelta delle mete del mattino e a puntare tutto sul pomeriggio con destinazione la parte occidentale della penisola di Giens: località vicina e con possibilità di rientro immediato in caso di pioggia.
Ore 13:00 ritrovo all'uscita del campeggio. Si parte ed il serpentone di auto, spezzettato dai semafori, procede regolarmente e, senza dispersi, raggiunge il club nautico della Madrague. Il tempo è decisamente volto al bello.
Si raggiunge il sentiero costiero e inizia una spettacolare passeggiata, ora lungo il mare, ora sulla sommità della falesia, ora in tunnel, aperti  nella macchia mediterranea, in un continuo mutare di panorami: gli stagni della penisola, la costa tra Hyeres e la baia di Toulon, gli isolotti e gli scogli delle Fourmigues; sempre sotto di noi il mare dai colori cangianti, che si addentra in calette o circonda rocciosi promontori, sormontati da pini, che sembrano stampe cinesi. Allegri, perchè il tempo ha tenuto e per lo spettacolo maestoso che ci ha offerto la natura, rientriamo. Poco dopo riprende a piovere.
27 aprile: sentiero costiero di Cap Brun
Viste da qui, sull’autostrada verso Sisteron e Gap, lungo il viaggio di ritorno, queste quattro giornate in Francia sono state un discreto colpo di fortuna: maltempo annunciato eppure, anche ieri, il sabato della pioggia prevista da mattina a sera, ci è andata davvero bene! Erano già le nove del mattino quando ancora ci si rivolgeva speranzosi alle previsioni di Meteofrance – grazie alla traballante connessione wi-fi del campeggio – alla ricerca di una parvenza di solicello, o perlomeno di nuvolaglia fitta senza precipitazioni. Nulla! Su tutta la Francia meridionale un unico simbolo: pioggia senza pietà.
Però sul nostro campeggio, allagato dal nubifragio notturno, il tempo sembrava tenere. Questo ci ha convinti a tentare comunque una gita, non troppo impegnativa – il terreno fradicio non l’avrebbe consentita – e, dopo il solito “consiglio di guerra” presso il bungalow dell’organizzatore, si è deciso di partire alla volta della periferia di Toulon.
Non è stato un gioco da ragazzi arrivare, con il convoglio di una quindicina di vetture, al parcheggio delle spiagge del Mourillon, infatti alcuni equipaggi sono andati dispersi e ci hanno poi raggiunti lungo il sentiero.
Il mare dal colore tenue, come un mare d’autunno, e le spiagge deserte, ma perfettamente ordinate, pulite e ornate di palmette ci hanno accolto nei pressi del porticciolo turistico . Pochi i passanti come noi intabarrati con maglioni e giacche a vento passeggiavano lungo i giardini, nessun ombrello aperto!
Il nostro sentiero prometteva di farci assaporare spazi incontaminati, ma i più parevano dubbiosi dato che il tutto si sarebbe snodato nella periferia della grande metropoli nota in tutto il Mediterraneo per il suo arsenale della marina.
Dalla più orientale delle spiaggette iniziava il sentiero dei doganieri, interamente riallestito dalla Municipalità di Toulon, che ci ha condotti, per camminamenti a picco sul mare, attraverso scalette anguste e sdrucciolevoli, verso lo sperone roccioso di Cap Brun con la bella cappella di Notre dame du Cap Falcon e la statua della vergine di Orano rimpatriata dall’Algeria. Unico piccolo intoppo: una frana che ci ha costretti ad aggirare un tratto di sentiero passando lungo le aree residenziali – e che residenze!! – dell’entroterra. 
Il lungo serpentone di gitanti, che incuriosiva i residenti e colorava calette e camminamenti, si è rapidamente impossessato degli spazi del piccolo promontorio per consumare il pranzo. Una rapida occhiata ai villaggi di pescatori  di Méjean, con i loro tipici cabanon, affacciati su microscopiche cale, poi siamo ripartiti lungo la via del ritorno percorrendo per lo più le strade costiere.
Al parcheggio, increduli per la buona sorte che ci ha evitato ancora una volta docce gratuite, era subito pronta  un’integrazione al “piano B” e alcuni gruppetti son partiti per una crociera della rada di Toulon con le  sue imponenti imbarcazioni ed i fortini che ricordano l’epoca napoleonica.
Tante nuove immagini ed emozioni da portare a casa per arricchire l’album di famiglia del nostro CAI.

14 aprile 2013
Monte Morissolo
Finalmente una mite temperatura primaverile e una bellissima giornata senza nuvole hanno reso gratificante la gita della sezione alla Cima Morissolo. L'itinerario fra l'altro era già inserito nelle escursioni previste nel 2012 ma il maltempo ne aveva impedito l'effettuazione.
La lunga giornata è iniziata alle ore 6 con la partenza di due pullman per un totale di 96 partecipanti e la comunicazione, da parte degli organizzatori, che, a seguito di un sopralluogo effettuato alcuni giorni prima, ci saranno delle modifiche al percorso in quanto i pullman turistici da quest'anno non possono più percorrere la strada per Piancavallo, dove era prevista la conclusione della gita. Tutti partiranno e arriveranno pertanto a Cannero, indipendentemente dal percorso scelto.
A seconda della forma fisica e della voglia di camminare ognuno potrà decidere dove interrompere il cammino, considerando che nel corso della salita ci sono diversi punti di riferimento.
Scesi dai pullman, poco prima delle 10, confortati dalla bellezza della giornata e dalle belle fioriture, si parte. Quelli intenzionati a raggiungere la cima si chiedono, considerato l'inizio stagione, se ce la faranno a superare i 1100 metri di dislivello, tenendo presente che bisogna percorrerli anche in discesa, invece dei 200 metri previsti prima della modifica.
Per una mulattiera perfettamente conservata a pendenza pressoché costante si arriva dopo circa un'oretta al paesino di Oggiogno, dove si sosta sullo spiazzo della chiesa ad ammirare lo splendido panorama sul sottostante Lago Maggiore.
Alcuni decidono di non proseguire e visitare il paesino in cui c'è fra l'altro un enorme torchio risalente al 1700; altri scelgono di fare un giro per il paese e poi di seguire le nostre tracce fino all'Alpe di Ronno.
In una quarantina partiamo con l'intenzione di salire in vetta. Per un sentierino in alcuni tratti piuttosto ripido raggiungiamo in poco più di mezz'ora l'Alpe di Ronno. Si fa una pausa per compattare il gruppo e per ristorarci, circondati da un gregge di barbute e curiose capre, una delle quali apprezza particolarmente le bucce delle nostre banane.
Si riprende la marcia per un lungo traverso in falsopiano che ci porta al pendio sottostante l'Alpe Morissolo la cui risalita mette a dura prova le nostre gambe ormai in azione da oltre due ore. Si arriva sgranati e qualcuno decide di fermarsi definitivamente per pranzare e riposarsi.
Si parte per l'ultimo assalto. La pendenza è molto sostenuta. La fatica si fa sentire: fra l'altro in questo tratto non ci sono piante e il calore del sole fa sudare copiosamente. Si arriva finalmente alla “Strada Cadorna” che si percorre in piano e conduce alle fredde e umide gallerie e postazioni della Linea Cadorna che visitiamo con le pile. Circa tre ore sono trascorse dalla partenza. La cima è vicinissima: c'è chi decide di salirci immediatamente e chi preferisce farlo successivamente, dopo il pranzo al sacco. E' molto apprezzata la crostata offerta da Miriam e facciamo i complimenti ad Oscar che offre una dimostrazione concreta della sua conoscenza della lingua tedesca conversando un bel po' con tre stagionate turiste tedesche arrivate nel frattempo: per il soggiorno in agosto in Austria possiamo stare tranquilli con un coordinatore così che ha una buona padronanza della lingua.
Il panorama dalla vetta è stupendo: sotto di noi si vede tutto il Lago Maggiore, a nord le Prealpi Varesine e le montagne del Canton Ticino e in lontananza le Grigne, a ovest le montagne della Val Vigezzo, a sud alcune cime della Val Grande.
Verso le 14 inizia la discesa: il pensiero di 1100 metri di dislivello sullo stesso percorso della salita non ci entusiasma, ma abbiamo il conforto della bellezza della giornata e dei bei panorami. La luce più limpida rispetto al mattino è un invito per i fotografi.
Attorno alle 16, sgranati, si è tutti di ritorno a Cannero. Ci si cambia e si va in riva al lago alla ricerca di un bar per una birra, una bibita o un the prima della partenza per la valle.
Un plauso particolare ad Albino Morinatto che con i suoi 80 anni ha raggiunto la cima.
Speriamo che il tempo ci assista nelle prossime gite come oggi.

22 marzo 2013
Assemblea Generale dei Soci
Elezione per il rinnovo del Consiglio
Affluenza recordo per questa importante scadenza nella vita della sezione.
Oltre 100 soci si sono presentati all'Assemblea Generale dei Soci; in una sala strapiena molti non sono riusciti ad entrare e sono rimasti nel corridoio ad ascoltare, mentre alcuni rassegnati sono ritornati più tardi per votare.
La riunione si apre con i saluti del presidente Miriam Pugnant che ringrazia tutti quanti, soci e consiglieri, in questi tre anni di mandato hanno dato il loro aiuto e appoggio. Tre anni ricchi di attività e di soddisfazzioni. Ma ora, dice Miriam, è il momento di cambiare eleggendo un nuovo consiglio e un nuovo Presidente.
Seguono gli interventi di Osvaldo Vair che parla delle gite effettuate e di quelle che verranno, Oscar Garda relaziona sulle gite in programma di più giorni, Elio Gugliemetto illustra il lavoro di pulizia dei sentieri, Osvaldo Plano ci ricorda le iniziative culturali e quelle de "l'ultimo venerdì del mese", Enrica Croletto riepiloga l'andamento del tesseramento, Tiziana Ferraro parla del rifugio Amprimo e illustra il progetto di rifacimento del tetto che effettueremo a settembre, Claudio Blandino parla del sito e dei contatti con i soci. In ultimo Sara Ainardi presenta il bilancio consuntivo 2012 e il bilancio preventivo 2013 che viene approvato dall'Assemblea.
Finita la parte assembleare, Marco Regis della commissione elettorale illustra le operazioni di voto che vengono immediatamente aperte. Contemporaneamente un piccolo rinfresco offerto ai presenti favorisce lo scambio di idee tra i presenti e rende più piacevole l'attesa per votare.
Sabato 23 marzo le operazioni di voto proseguono al mattino e al pomeriggio. In totale hanno votato 240 soci di cui 139 presenti e 101 per delega. Un ottima partecipazione, probabilmente la migliore nella storia della nostra sezione. 
Alle 17.00 chiuse le urne inizia lo spoglio che vede eletti consiglieri Osvaldo Vair, Miriam Pugnant, Oscar Garda, Osvaldo Plano, Enrica Croletto, Sara Ainardi, Elio Guglielmetto, Valentina Plano, Tiziana Ferraro,Claudio Maffiodo, Mario Regis. Revisori dei conti sono Paolo Rocci, Walter Didero, Fiorenzo Pognant Gross. Restano esclusi Alessandro Martoglio, Piercarlo Bossotto, Cosimina Montemurro che però sono stati invitati a partecipare alle riunioni del Consiglio senza diritto di voto.
Alla prima riunione del Consiglio sono stati definiti gli incarichi con presidente Osvaldo Vair, vicepresidente Oscar Garda, segretaria Enrica Croletto, tesoriere Sara Ainardi e Miriam Pugnant, ispettori rifugio Mario Regis, Tiziana Ferraro e Valentina Plano, Giorgio Guerciotti rappresentante della sottosezione di Sauze d'Oulx.

10 marzo 2013
Traversata Colla Magnone - Varigotti
Il 2013 rappresenta per il CAI un importante e prestigioso traguardo: festeggeremo il 150° anniversario dalla fondazione di questa grande famiglia di amanti della montagna. Il nostro Paese fortunatamente, causa la sua morfologia, possiede le montagne anche a ridosso del mare. E proprio al mare la nostra Sezione ormai da tanti anni dedica la prima escursione della stagione: destinazione Capo Noli con traversata dalle alture di Finale sino alla spiaggia di Varigotti.
Questa prima escursione come sempre riscuote grande interesse e in breve tempo le prenotazioni raggiungono la bella cifra di 109 partecipanti. Le previsioni meteo della settimana appena conclusa non erano al massimo delle aspettative, ma offrivano buone speranze per la giornata di domenica: l’autogrill di Ceva,che ci ospita per il consueto caffe’ e per la doverosa pausa fisiologica stenta a contenerci tutti quanti, con un’inconsueta cornice di neve a pochi chilometri dalla meta. Finalmente i due pullman raggiungono la Colla di Magnone , punto di partenza della nostra gita.
Dopo un breve tratto di strada asfaltata, il sentiero che percorriamo in fila indiana ci offre, sin dai primi passi, i profumi della Riviera con la salsedine del mare che si mescola con la fragranza del timo e del rosmarino. La pioggia che sino a ieri è caduta copiosa rende la prima parte del percorso un pochino viscida e talvolta quasi appiccicosa per la presenza dell’argilla rossa che in breve colora tutti gli scarponi del medesimo colore. Superato il punto panoramico dei Bric dei Monti proseguiamo fino al Bric dei Crovi dove, con una bella vista sulla spiaggia di Spotorno, ci fermiamo a pranzare cercando qualche sasso o tronco dove sedersi su un posto asciutto. Qualche nuvolone all’orizzonte ci fa accorciare un pochino la pausa, ma fortunatamente si rivelerà innocuo.
Un lungo tratto in discesa ci porta all’abitato (veramente un pochino deserto) di Varigotti. Siamo tutti alla ricerca di una gelateria (c’era scritto anche sul programma della gita!!!!) che purtroppo è chiusa come quasi tutti i bar. I più delusi sono i piccoli Matteo, Riccardo e Yuri che hanno camminato in testa alla colonna per tutto il tragitto. Arrivederci al Monte Reale e alla Ferrata di Reopasso sempre in Liguria nell’entroterra di Genova, domenica 24 Marzo.

3 marzo 2013
Turge de la Suffie
Questa volta non siamo in molti, forse il dislivello ha scoraggiato qualcuno. In 15 più due cani, metà ciaspolari e metà scialpinisti, partiamo da Le Laus con temperatura -5°. Pian piano ci scaldiamo complice il caldo sole che annuncia una splendida giornanta.
Inizio sulle piste da fondo è poi risaliamo l’ampio vallone che conduce al Col Chaude Maison 2825 m; noi ciaspolari ci fermiamo mentre alcuni scialpinisti proseguono verso la cima. In vetta arriveranno solo in 3: Claudio, Paolo e Cristina motivati dalla decisione di scendere direttamente il ripido canalone.
Noi giriamo i tacchi e scendiamo lungo la traccia di salita ammirando le eleganti serpentine degli scialpinisti.
Una salita un po’ lunga (circa 1100 metri) ma in un’ambiente che ripaga ampiamente la fatica specie oggi che il cielo è azzurro e non si vede neanche una nuvola.

27 febbraio 2013
Alla Capanna Mautino con il Liceo Norberto Rosa
Un cielo limpido con una temperatura decisamente invernale ci accoglie a Bousson; siamo fortunati a centrare l’unica bella giornata della settimana. Scesi dal pullman inizia la laboriosa preparazione, tra ciaspole da regolare e bastoncini da distribuire. Il gruppone composto da 28 studenti, 3 insegnanti, 3 membri del Soccorso Alpino e 4 volontari del CAI parte compatto con meta la Capanna Mautino.
Decidiamo di seguire il sentiero nel bosco con gli alberi carichi di neve fresca e farinosa. La temperatura si abbassa, il sole illumina i pendii dei monti ma noi siamo ancora nell’ombra. Dopo un ora di marcia raggiungiamo un pianoro illuminato dal sole, il gruppo si ricompatta, dagli zaini spuntano thermos e panini mentre Claudio del CAI tiene una breve lezione sulle valanghe. Si riparte e in breve raggiungiamo la strada innevata che collega Bousson alla Capanna Mautino. Ultimo sforzo e siamo alla meta.
E’ancora presto, la polenta sta cuocendo e c’è il tempo per un altro intermezzo. Gianni, del Soccorso Alpino, spiega cosa è l’ARTVA (apparecchio ricerca travolti da valanga), cosa serve, come si usa, perché è importante indossarlo quando ci avventuriamo fuori dalle piste da sci.
Il rancio è pronto, i numero vassoi di polenta concia e polenta con salciccia vengono puntigliosamente svuotati. Tempo per il caffè e siamo nuovamente fuori.
Roberto ha nascosto nella neve un ARTVA acceso, inizia la lezione su come si cerca un travolto da valanga; suddivisi per squadre e armati di ARTVA, pala e sonda iniziano le ricerche. Il tutto avviene sotto lo sguardo incuriosito di un gruppo di alpini sopraggiunti a cavallo di una “motoslitta” (non ci sono più i muli di una volta !!!).
Il tempo stringe, è ora di tornare al pullman; inizia la discesa tra ripide scorciatoie, capitomboli accidentali o ruzzoloni ricercati, tra tuffi nella neve fresca e scivolate di fondoschiena. Noi, ormai attempati, osserviamo con sufficienza e un pizzico di malinconia queste esternazioni di sana e allegra gioventù.

17 febbraio 2013
Bric Rutund
Anche questa domenica di febbraio ha visto un cambio di programma rispetto al calendario: troppa neve al col di Saint Veran ripieghiamo sul Bric Rutund sempre in Val Varaita, gita che gli amici del Cai di Rivoli hanno provato in settimana consentendoci un tragitto al sicuro dalle valanghe. Partenza alle 6.30 dalla piazza del mercato di Bussoleno e via via raccogliendo in tutto 51 partecipanti fra le sezioni di Bussoleno e Rivoli. Qualche problemino “idrico” per il pullman ci fa raggiungere con un leggero ritardo la nostra meta di partenza poco prima del bel rifugio Melezè ; per le 10.00 circa il serpentone è pronto per partire con ciaspole e sci nei piedi.
Prova “cancelletto” ARTVA superata per tutti e una temperatura decisamente più mite rispetto alle previsioni permettono al gruppone di procedere nella salita senza difficoltà. La traccia ben battuta per tutto il percorso e una neve abbastanza farinosa fa già pregustare agli scialpinisti la successiva discesa. Il panorama si fa via via sempre più spettacolare e quasi “dolomitico” la salita è piacevole e non troppo faticosa, cianciando cianciando siamo ormai nella parte finale un po’ più ripida rispetto al resto della salita. Ci attende l’ultima fatica sull’erto ma breve pendio prima della vetta. Dalla cima lo spettacolo è grandioso: la vista spazia su tutte le punte che si affacciano sul vallone di Bellino…….. Foto di gruppo, un panino alla veloce e siamo pronti per cominciare la discesa.
Ad un certo punto Claudio lancia un’idea: “che ne direste di dire due parole a proposito di ARTVA e valanghe?” Ed eccoci allora in prossimità di un bel pianoro innevato con tanto di ARTVA alla mano pale a sonda ad ascoltare i preziosi consigli di Claudio e Giorgio su questo strumento per quasi tutti noi abbastanza sconosciuto. Il sole sta ormai tramontando dietro le montagne e riprendiamo la discesa che in breve ci vede arrivare al ponte da dove siamo partiti, ancora una sosta al rifugio Melezè per una cioccolata calda o un punch e siamo pronti per rientrare alla base. Complimenti ai due amici del Cai di Rivoli non proprio “ragazzini” che alla domanda “ma qual’è il segreto per arrivare così in forma alla vs. età ?” mi rispondono……… “bisogna sempre camminare!!!!”

Venerdì 15 febbraio 2013
Cinema in Verticale
Salone Don Bunino pieno come alle grandi occasioni per vedere la piccola rassegna dei film di montagna proposta da Cinema in Verticale in collaborazione con il Film Festival di Trento.
Siamo passati dall'arrampicata al femminile sulle verticali pareti dell'Arizona, al freddo intenso di un invernale sul Gashembrun, dalle scalate sul Bianco seguendo le orme di Bonatti alla ricerca dell'arrampicata estrema di Manolo.
Pubblico attento e appassionato nonchè particolarmente generoso nelle offerte per contribuire alle spese della serata. Un grazie a tutti quanti si sono prodigati per la riuscita di questa serata.

3 febbraio 2013
Vallon de Fontenil
Per questa domenica la meta in programma era la Cima delle Vallette , ma le previsioni meteo negative hanno consigliato un cambio di programma, si va nel Vallone di Fontenil in Francia sicuramente più riparato dal vento.
Si parte alle otto da Bussoleno e siamo veramente in tanti, 34 adulti un ragazzino, quattro cani e tanti sono i nuovi amici. Giunti a Lauzet fa freddo e anche qui tira un vento gelido, sfiliamo tutti davanti a Giorgio per la prova “cancelletto” al fine di verificare che tutti abbiamo l’ARTVA acceso e iniziamo a salire; come ci addentriamo nel vallone la giornata si fa bella, calma di vento ed un bel sole ci accompagna verso la salita al lago di Combeynot, e per i più allenati la meta sarà raggiungere il colle posto al fondo del vallone. La neve però non è un granché a tratti è ventata o crostosa, migliora un po’ salendo di quota. Peccato per i sei amici che hanno preferito gli sci alle ciaspole, ci diranno infatti che non è stata una discesa delle migliori.
Tutto il gruppo compresi i nuovi arriva al primo pianoro poi la fatica si fa sentire e molti decidono di fermarsi ed iniziare a ridiscendere. Intanto un gruppetto è giunto quasi in vista del pianoro innevato dove, in estate, c’è un laghetto. Un altro gruppo sta arrivando ma il tempo si fa inclemente, con folate di vento freddo e in un attimo le nuvole oscurano il cielo costringendo tutti a fare dietrofront. Le raffiche di vento ci buttano contro la neve rendendo difficile procedere qualcuno comincia a preoccuparsi “ non sarà pericoloso ? .” Ma Claudio ci rassicura, non c'è pericolo ma cerchiamo di toglierci da qui e sbrighiamoci a raggiungere il fondovalle meno ripido e più riparato , queste poche raccomandazioni hanno l'effetto di mettere le ali ai piedi ai più, e in poco tempo siamo nel fondovalle. Avremmo anche fame, qualcuno trova un riparo sotto un roccione ed addenta un panino ma fa freddo e in molti decidiamo di mangiare solo quando giungeremo alle macchine.
Qui ci ritroviamo, i commenti sono più che mai favorevoli, tutti sono contenti la giornata è stata bella, resta il rammarico di non aver potuto salire più in alto ma contro il tempo brutto non si può andare e saper tornare indietro quando le condizioni non sono più favorevoli è la miglior conclusione di una gita. A questo punto qualcuno lancia l'idea di chiudere questa bella giornata con una spaghettata in sede. Detto fatto ci ritroviamo tutti in sede CAI e ci fa veramente piacere che i nostri nuovi giovani amici abbiano apprezzato la gita e la sua conclusione.

20 gennaio 2013
Sicuri sulla neve
Giornata dedicata alla sicurezza in montagna organizzata dal Soccorso Alpino in collaborazione con il CAI-Intersezionale Valle di Susa e Val Sangone sulla montagna nei pressi del rifugio Amprimo.
Da “Sicuri sulla neve” siamo passati a “Di sicuro siamo sotto la neve” perché dalla notte una nevicata provvidenziale ma anche inopportuna ha imbiancato il paesaggio trasformando la strada di accesso al rifugio in una bianca pista gelata con tanto di auto impantanate. Il sentiero non è da meno… 5 cm di neve fresca hanno nascosto il ghiaccio che ricopre quasi tutto causando immancabili scivolate e ruzzoloni.
Alla spicciolata tutti i coraggiosi (quelli che al mattino si sono alzati dal letto e sono partiti…) arrivano al rifugio Amprimo dove il gestore, già dal giorno prima ha acceso la stufa, accogliendoci con un piacevole tepore. Lezione teorica di un’oretta nel salone del rifugio e poi fuori, suddivisi in tre gruppi, a fare l’esercitazione della ricerca ARTVA. Alle 14.00 tutti seduti davanti ad una fumante polenta.
Giornata decisamente positiva a cui hanno partecipato soci delle sezioni di Susa, Bussoleno, Avigliana e Rivoli oltre a numerosi membri del Soccorso Alpino di Bussoleno.

13 gennaio 2013
Refuge de la Buffere
Le previsioni meteo sono negative. Alcuni non si iscrivono perchè "farà brutto", altri tentennano ma poi si presentano in Piazza alle 7,30.
Saliamo sul pullman e salutiamo gli amici del CAI di Rivoli con cui, ormai da molti anni, condividiamo alcune avventure invernali.
Inizia la conta e ci sono solo 3 sedili vuoti. Si parte con un cielo abbastanza limpido, al Monginevro il temuto panorama gonfio di nuvole non c'è, anzi, un cielo azzurro e una sventagliata di cime bianche di neve ci saluta.
Dovevamo andare al Col del Lautaret ma poi decidiamo per Nevache. San Gulliver da internet... promette farina e neve da favola alla Crete de Baude. Cosa non si farebbe per accontentare gli scialpinisti... noi umili ciaspolari ci accontentiamo di poco: basta che ci sia neve e la crosta non ci spaventa.
Si parte in ordine sparso con gli scialp. in fuga, il gruppo di Rivoli che insegue, metà Bussoleno che tenta di mantenere il collegamento tra i primi e gli ultimi, Alcuni con passo lento fanno la "fine colonna". Stefano arranca lamentando dolori vari: sarà la poca voglia di seguire mamma e papà o il preludio dell'influenza? Il dibattito si apre con numerosi improvvisati dottori e psicologi. Alla sera, sul pullman, Stefano è ancora po' abbacchiato...
Al refuge de la Buffere ormai i giochi sono fatti: come un tappa del Tour de France c'è il gruppetto degli scialp in fuga, il gruppone di Rivoli sta inseguendo, il nostro gruppone getta la spugna e si dirige verso il Col de la Buffere, camminiamo per un po' ma la meta è troppo lontana per stare nei tempi di ritorno. Decidiamo di fermarci al sole su un poggio che domina tutta la valle della Buffere. Da li, seguendo gli spostamenti altrui, ci concediamo un lunga sosta al piacevole sole. Foto di rito e rientro al pullman.
Gli scialp sono entusiasti per la neve e naturalmente sfottono il sottoscritto che oggi ha lasciato gli "assi" a casa per calzare le ciaspole.
Che dire... la fortuna premia gli audaci... un saluto a chi è rimasto a casa per paura di trovare il tempo brutto.