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Anno 2015

Relazione di tutte le gite

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25 gennaio 2015
Sentiero dell’Onda Albenga-Alassio
Alla prima escursione in programma nel 2015 avere quasi un centinaio di partecipanti (94 per la precisione: l’influenza ha creato qualche defezione) fa ben sperare per il proseguo delle nostre attività. E’ pur vero che alcuni si sono orientati verso il mare, magari in modo scaramantico, per ottenere dal cielo un pochino di neve, che quest’anno fa proprio fatica ad accontentare i nostri appassionati. Partenza alle ore 6,30 da Bussoleno con precisione teutonica e raccolti tutti i gitanti sino ad Avigliana si parte alla volta di Albenga sotto un cielo abbastanza terso, ma con l’aria frizzantina, aspettandoci come da previsioni.
Tappa all’Autogrill di Ceva dove previo avviso veniamo serviti in modo gentile e veloce. Alla ripartenza un attimo di panico. L’autobus guidato da Indrid (l’altro è guidato dal nostro affezionato Federico accompagnato da Laura) non ne vuole sapere di riaccendersi. Qualche minuto di apprensione: pare che la chiave non venga più letta dalla centralina, poi finalmente si riavvia e un bel sospirone da parte di tutti ci incammina sull’ultimo tratto di autostrada.
Arrivati ad Albenga le previsioni di vento erano si’ corrette, ma fortunatamente non sull’intensità. Solo sul primo tratto di sentiero particolarmente in salita la “brezza” ci disturba un pochino, poi finalmente ci accompagna un sole stupendo che incornicia un’altrettanto magnifico paesaggio che spazia sul golfo di Albenga sino a quello di Alassio con l’isola di Gallinara stagliata nel mezzo.
La lunga comitiva si snoda dalla Sella di Armao per tutto il tratto abbastanza pianeggiante che porta al promontorio di Alassio dove ci ricongiungiamo e pranziamo nel mezzo della macchia mediterranea, ma senza i suoi profumi, perché dopo il tempo necessario a sbocconcellare il panino, il vento torna a farsi sentire. Decidiamo di scendere e fatta una sosta nei pressi della Chiesetta di S.Croce, edificata dai Benettini nel XI secolo, riprendiamo la strada verso Albenga percorrendo la Via Julia, aperta dai Romani per congiungere la Pianura Padana alle Gallie.
Qui si potevano notare resti ancora integri del selciato e alcune necropoli. Le ultime piogge del 2014 hanno anche creato qualche situazione franosa che mette alla luce del sole la fragilità del suolo ligure, ormai privo, più che in altre realtà, della dovuta manutenzione.
La pubblicità che il sottoscritto nella mattinata aveva divulgata circa la bontà di una gelateria di Albenga ha colto i suoi frutti (immagino che non capiti spesso che a Gennaio questo locale venga “depredato” da così tante persone). Un sorriso aleggiava sulla bocca di tutti e questo è quanto di più gratificante si possa ottenere per promuovere la conoscenza dei nostri luoghi così invidiati dal resto del mondo.
Sperando nella neve per i prossimi appuntamenti con sci e ciaspole vi aspetto altrettanto numerosi all’escursione di Finale il 22 Febbraio 2015.
Osvaldo Vair

08 febbraio 2015
Cima del Bosco
Finalmente tanta neve. Meno di quanta ce ne aspettavamo considerando i consistenti spessori della Bassa Valle. Comunque 50 cm. di neve fresca e in realtà piuttosto umidiccia e pesante nella discesa sono già un buon risultato per questa nevicata tanto attesa.
Sarà la voglia di muoversi, sarà la voglia di rivedere amici o più semplicemente la voglia di sciare e ciaspolare ma a Bousson ci ritroviamo in una cinquantina tra soci del CAI Bussoleno e del CAI Rivoli.
La paura di trovare la strada e il parcheggio di Thures intasato di neve e auto ci ha consigliato di parcheggiare l’auto a Bousson. Prova cancelletto gestito dal sempre efficente Giorgio e via lungo il torrente per poi risalire i ripidi prati alla volta di Thures dove, con nostra grande sorpresa e disappunto, constatiamo chela strada è sgombra e pulitissima, il parcheggio bello largo e senza auto. Pazienza ci siamo fatti 40 minuti di riscaldamento…
La lunga colonna si sgrana, gli sci alpinisti partono veloci, i ciaspolari perdono terreno ma quasi tutti si macinano 950 metri di dislivello e raggiungono la cima. Un bel risultato considerando che molti sono alla loro prima ciaspolata. La discesa è faticosa causa la neve diventata pesante per il sole e il caldo.
Ritrovo finale in sede CAI davanti ad un bel piatto di pasta al pesto e… molto altro.
Claudio Blandino

1° marzo 2015
Poggio tre Croci
Buon successo per la ciaspolata organizzata dall’Intersezionale al Poggio tre Croci (Bardonecchia).
Oltre 70 partecipanti di cui 30 della nostra sezione hanno percorso le pendici del Vallone della Rho.
L’escursione, a cui hanno partecipato anche alcuni sci alpinisti, è stata perfettamente diretta dalla sezione di Bardonecchia. Ottima la decisione di proporre due percorsi diversi, con la salita al Poggio tre Croci per i più allenati e il più tranquillo giro delle Borgate della Rho.
Il tempo variabile ci ha regalato alcuni momenti di sole proprio mentre raggiungevamo la cima.
Finale al bar del Palazzo delle Feste a Bardonecchia per scambiarci le impressioni della giornata davanti a una birra o un caffè.
Miriam Pugnant

08 marzo 2015
Punta Sbaron
Alle 7.10, puntualissimi, ci troviamo sulla piazza del mercato di Bussoleno, e constatiamo che l’influenza di quest’anno, parecchio fastidiosa, ha purtroppo messo ko sia l’organizzatore di quest’escursione, Claudio, sua moglie Miriam e Tiziana. Giorgio, solo ma energico come sempre, è già attivo nella distribuzione degli Artva a chi ne fosse sprovvisto e rapidamente ci distribuiamo nelle vetture alla volta di Condove, dove è previsto il ritrovo con gli altri partecipanti, compresi quelli del CAI di Rivoli.
Pochi minuti e ci ritroviamo in circa 27 partecipanti (18 di Bussoleno). Un’altra scelta di vetture per salire la montagna di Condove e via si parte. La partenza è prevista dalla località Prà del Rio. La strada abbastanza stretta è tutta un pantano, fortunatamente ancora gelato, e questo agevola il parcheggio sui bordi. Sono le 09: il tempo di vestirsi e contarci e via si parte. Quelli del CAI di Rivoli sono già avanti. La valletta sotto il Truc Gialianera, viste le giornate assolate dell’ultima settimana presenta una copertura nevosa a chiazze e quindi posticipiamo l’utilizzo delle ciaspole a una quota più elevata, mentre gli sciatori provano comunque a salire con l’ausilio delle pelli. In effetti poco più a monte la neve non ancora trasformata ci regala una bella ascesa. Albino che a 82 anni è l’esempio della caparbietà, stamane accusa qualche fastidio e un piccolo gruppo si ferma con lui a mezza costa, attendendo il nostro ritorno. Abbiamo con noi Ilaria che per la prima volta si cimenta in una salita di questo tipo: con un pochino di fiatone si comporta benissimo ed è raggiante.
Arriviamo in cima alle 12 circa e uno stupendo panorama ci ripaga della fatica. Dalle Alpi Liguri al Monviso sino a vedere il Pelvoux e la Bar des Ecrin. Solo nel fondovalle lo smog disturba la cartolina. Un piccolo spuntino, qualche foto e via si ridiscende. Andrea e Mina scendono velocemente: lui con uno slittino “rivisitato” e lei con la “padella” tra le risa dei presenti visti i numerosi capitomboli. Ci ritroviamo con chi aveva rinunciato alla salita e verso le 14 siamo nuovamente alle macchine. Un gelato e una birra in piazza a Condove concludono questa bella escursione. Arrivederci a domenica 15 per la Ferrata Croix de Toulose ed escursione annessa.
Osvaldo Vair

29 marzo 2015
Ferrata o escursione alla Croix de Toulouse
Dopo il rinvio causa tempo brutto finalmente possiamo effettuare questa prima gita in Francia. Partiamo con cielo sereno e forte vento; Briancon ci accoglie con cielo azzurro, pochissimo vento e temperatura mite. Scesi dal pullman ci prepariamo per la ferrata, controlli incrociati per verificare che tutti i 34 “ferratisti” abbiano l’attrezzatura idonea e via alla volta della ferrata della Croix de Toulouse che si snoda sulle pareti calcaree che dominano la cittadella medioevale di Briancon.
Il primo breve tratto di percorso è condiviso con i 30 escursionisti che, seguendo un bel sentiero, ci attenderanno in cima.
Dopo circa 30 minuti di marcia raggiungiamo l’inizio della ferrata. Alcuni sono alla loro prima salita, intercaliamo “novizi” con “navigati”, i più veloci partono per primi seguiti a ruota dagli altri. Riccardo, 8 anni, scalpita per partire, si accoda al gruppo dei veloci e regge il ritmo fino in cima raggiungendo, tra applausi e complimenti, la tavola di orientamento. In breve tempo tutti sono in cima. Un grazie a Walter, Gabriele, Giorgio e Luca che hanno fatto da Tutor ai nuovi "ferratisti".
Il tempo sta cambiando e verso il Colle del Lautaret si accumulano neri nuvoloni che, sospinti dal vento freddo, in breve ricoprono tutto il cielo. Salutiamo gli escursionisti che imboccano un altro percorso di discesa, ci concediamo un panino, una piacevole chiacchierata e poi via in discesa verso il pullman.
C’è ancora tempo per una birra, alle 16.00, ligi alle indicazioni del capo gita siamo tutti seduti e pronti al rientro.
Sul pullman, come consuetudine si rammentano i prossimi appuntamenti, si illustrano le prossime gite, si raccolgono le prenotazioni. Un’altra bella giornata è nello zaino, ci resteranno le foto e il film a ricordo ma… ormai pensiamo alle prossime avventure.
Claudio Blandino

Martedì 7 aprile
Moncuni
Un' escursione di martedì non era mai stata proposta. Avevamo scelto quel giorno particolare perchè pensavamo che, essendo l'ultimo giorno della vacanza pasquale,avrebbero potuto partecipare i giovani, liberi da impegni scolastici. Invece il numero degli iscritti si è ridotto perchè alcuni dovevano badare ai nipoti. La giornata dal punto di vista metereologico è stata favolosa: clima caldo (anche se al mattino ad Avigliana c'era la brina), cielo limpido, brezza leggera.
Con calma siamo saliti in cima al Moncuni, alle undici già arrivati; disposti a gruppetti, in lieto conversare, abbiamo atteso l'ora di pranzo. Rifocillati, abbiamo trascorso in ozio più di un'ora, durante la quale ci hanno raggiunto alcuni soci ciclisti che non si sono fermati perchè sudati. Discesa alla borgata Sala, sulle rive del lago Piccolo. Nuovo intervallo al bar (caffè, bibita e gelati). Passeggiata sulla riva occidentale del lago e ritorno alle auto.
I partecipanti hanno dimostrato soddisfazione e auspicano il ripetersi di simili passeggiate nei giorni centrali della settimana. Da segnalare Angelo (giovane) alla sua prima uscita con il CAI.
Elio Guglielmetto

Giovedì 9 aprile 2015 - Sabato 11 aprile 2015
Giornate della MTB
Dopo aver purtroppo annullato, causa maltempo, la prima uscita della stagione 2015 in mtb ci siamo ritrovati per i due appuntamenti tecnico/pratici in programma.
La serata di giovedì sulla tecnica e manutenzione della mtb è stata molto interessante ed istruttiva grazie alla lezione di oltre 2 ore tenuta dal bravissimo Fabrizio di Nonosolobici di Susa.
Nel corso della lezione ci ha illustrato i segreti tecnici della mountain bike ed in seguito omaggiato di molti consigli sulla manutenzione di base. Oltre ad offrire uno sconto del 10% a tutti i soci CAI.
Il sabato pomeriggio ci siamo invece ritrovati a Chianocco per apprendere un po’ di nozioni pratiche sulla guida della mtb.
Dopo aver effettuato alcune prove di equilibrio e frenata ci siamo diretti sul sentiero di Pavaglione, che costeggia l’Orrido di Chianocco, per vedere sul campo come affrontare una discesa di difficoltà MC/BC.
Grazie a tutti i partecipanti ed appuntamento alle prossime uscite previste: la serale di martedì 5 maggio e scopriminera in Val Germanasca domenica 17 Maggio.
Paolo Rocci

12 aprile 2015
Vendone - Giro del Castell'Ermo
Oscar non solo sa vendere auto, ma il suo nome è anche garanzia di successo delle sue escursioni del CAI di Bussoleno (88 partecipanti). Il tempo quasi estivo ci ha accompagnati per tutto il percorso da casa fino al mare e ritorno: i pile e le giacche a vento sono state superflue.
A Vendone incontro con gli automobilisti di Costagliole e di Nizza. Salita dapprima su pista sterrata che lascia il passo ad un sentiero erto che ci fa guadagnare quota. Tappa per attendere che il gruppo si ricompatti. Lunghissimo traversone fino al colle di Curenna. Molti si chiedono dove stanno le tanto decantate dolomiti liguri: continuiamo ad attraversare dossi e valloni con la facciata della cappella di San Calocero che appare, sempre in alto, di fronte a noi. Il terreno è brullo e l'erba rasa come se ci fossero passate le capre, ma le"buse" ci svelano che sono passate le mucche bianche che vediamo più in alto.
Giunti al colle scopriamo le dolomiti: i verasanti nord del monte Nero e del Peso Grande precipitano con guglie e torrioni fino al fondo alla valle Pennavaira dove si scorgono paesini sparsi. Un piccolo gruppo di audaci sale sulla piatta vetta del monte Nero, gli altri, ormai frantumati in manipoli, salgono il fianco del Peso Grande. Si arriva alla cappella di San Calocero, è mezzogiorno, la fame si fa sentire, molti sono digiuni dalle cinque e mezzo del mattino. Circa la metà del gruppo prosegue imperterrita fino alla vetta, gli altri si accingono a pranzare anche con la scusa di attendere i ritardatari. Quindi rifocillati, alla spicciolata, salgono in vetta che è biforcuta. Sulla più bassa c'è una croce, sull'altra, che si affaccia sull'abisso da cui si apre un vasto panorama, offuscato dalla foschia verso il mare, sono la maggior parte degli escursionisti. Le due cime sono separate da un profondo intaglio; qui avviene un fenomeno: gli occupanti della prima vetta scendono e risalgono sulla seconda e viceversa.
Riuniti a San Calocero, scattete alcune foto di tutto il gruppo, si discende dalla parte opposta per completare l'anello. Saggia decisione, poichè le piste ed i sentieri sono meno erti e con un fondo migliore. Oscar chiama gli autisti dei pullman ed ottiene che ci vengano incontro, risparmiandoci due chilometri di camminata su strada asfaltata.
Ci spostiamo al parco delle sculture di Reiner Krister, che, anche se incomprensibili, nel loro insieme comunicano un senso di mistero e di stupore. Tra questi megaliti mangiamo fette di pizza, beviamo bibite varie e vino di Camp suit, prodotto dal nostro presidente Osvaldo. Rientriamo attrverso il Col di Nava, senza code ed arriviamo, circa alle ventuno a destinazione.
Un'altra manciata di bei ricordi da aggiungere ai molti del passato del nostro sodalizio.
Appuntamento per tutti al 25 aprile in Valle Po sui sentieri di Leonardo e il 10 maggio al Resegone sui sentieri dei Renzo e Lucia del Manzoni.
Elio Guglielmetto

25 aprile 2015
Valle Po – I sentieri di Leonardo
Scegliere di effettuare la gita in programma è stato in azzardo date le previsioni non favorevoli e più di una volta si é pensato di annullare tutto, alla fine però è prevalso il pensiero che qualche goccia di pioggia non ci doveva spaventare e siamo partiti. Alle otto di sabato mattina a Bussoleno già pioveva, fortunatamente lasciata la valle almeno la pioggerellina è cessata e gli animi si sono subito fatti speranzosi. Il viaggio è stato piuttosto breve, ed alle dieci in punto zaini in spalla in una giornata da novembre inoltrato ci siamo incamminati lungo il sentiero verso Balma Boves.
La traccia si è fatta subito piuttosto ripida per poi diventare più dolce, quasi una balconata fino al caratteristico insediamento che deve il suo nome alla particolare formazione rocciosa a strapiombo “appunto balma o barma” che raccoglie quasi a proteggerle le casupole costruite sotto di essa. E’ un colpo d’occhio assai suggestivo, che ci ricorda modi di vivere assai remoti, e ci pare quasi impossibile che ancora negli anni sessanta alcune famiglie abbiano vissuto in quel contesto. Qui si allevavano poche capre e qualche mucca, si coltivavano patate segala ed un po’ di grano ma principalmente erano le castagne che venivano essiccate nell’essicatoio di pietra a fornire cibo. Gli uomini lavoravano alla sottostante centrale o nelle cave di cui la zona è disseminata, le donne si occupavano dell’allevamento e delle culture ed i bambini in età scolare si sobbarcavano nove kilometri a piedi per raggiungere la scuola a Sanfront, oggi sembra impossibile addirittura pensarle certe situazioni!! Scambiandoci queste considerazioni riprendiamo il sentiero che si dirige verso Rocca La Casna dove si trovano delle incisioni rupestri, ed ecco che incomincia una leggera pioggerella.
Considerando il tempo nebbioso che non invoglia a salire di quota decidiamo, su consiglio di Alessandro e Cosimina che in settimana hanno provato il percorso, di optare per un sentiero meno elevato che praticamente disegna un anello a mezza costa intorno al monte Bracco. Peccato non poter godere del panorama che si intuisce essere veramente spettacolare là dove il sentiero si apre come una balconata.
Consumiamo un veloce pranzo al riparo di una provvidenziale “barma” e riprendiamo il percorso su questo che potremmo chiamare “sentiero avventura” che a tratti si impenna, a tratti è sbarrato da piante cadute, da massi , da acquitrini fangosi ma niente sembra spaventarci quest’oggi. L’ultimo tratto lo percorriamo su una strada sterrata che ci porta alla Trappa dove sorge un antico convento e una confortevole locanda che prendiamo d’assalto qui ci aspetta il pulmino che ci farà da navetta risparmiandoci i quattro o cinque kilometri di strada asfaltata che ci separano dal nostro pullman.
A detta di tutti nonostante il tempo ed il sentiero non certo ben tenuto, ma in compenso molto ben segnalato, è stata una bella gita, che doveva essere poco più che una passeggiata ma che in realtà si è rivelata (come direbbe il nostro amico Oscar) tutt’altro che banale.
Tiziana Ferraro

10 maggio 2015
Ferrate del Centenario - Ferrata Silvano De Franco
Finalmente il meteo ci regala una splendida giornata di sole. Alle sei in punto partiamo da Bussoleno, oggi siamo in tanti ed i pulman sono due. Breve tappa in autogrill ed eccoci al parcheggio della funivia dei Piani d'Erna. Veloci preparativi e via verso le imponenti vette seghettate del monte Resegone, la nostra meta.
Breve salita in funivia e ci dividiamo dal gruppo degli escursionisti. Seguendo il sentiero n.5 e in 40 minuti circa raggiungiamo il passo delFo (m.1280 ). Appena più in alto (m.1300) inizia la prima ferrata.
Il gruppo ferratisti (26 persone) comincia ad arrampicarsi lungo la ferrata del Centenario, rifatta nel 2005 e resa più sicura ed atletica. Seppure incontrando numerosi altri gruppi in breve raggiungiamo i sovrastanti pendii erbosi dove ci ricompattiamo. Tutti sono entusiasti del tratto percorso ed impazienti di attaccare la seconda ferrata.
Un breve tratto sul ripido sentiero n.1 ci conduce ad una forcella alla cui sinistra si trova l'attacco della ferrata Silvano De Franco, attrezzata unicamente con una catena alquanto grande che rende faticoso lo scorrimento dei moschettoni. Alcuni decidono di seguire il sentiero n.1 fino al rifugio Azzoni (m.1860) gli altri si inerpicano lungo le ripide rocce raggiungendo in breve la Punta Cermenati (m.1875) su cui si erge una enorme croce.
Ferruccio il decano della compagnia ancora una volta è uno dei primi a raggiungere la meta. Il commento dei 18 è unanime, tutti entusiasti della ferrata e del magnifico panorama a 360 gradi verso il lago di Lecco ed in lontananza la catena dei 4000 svizzeri.
Pranzo, foto di rito e discesa verso la funivia. Un boccale di birra ci aiuta ad ingannare l'attesa della partenza.Un grazie ad Alberto e a Giorgio che si è sacrificato per dare consigli e aiuti a quelli in difficoltà.
Walter Didero

10 maggio 2015
Escursione al Monte Resegone
Una giornata quasi estiva ci ha permesso di effettuare una splendida escursione sulla cima più alta del gruppo del Resegone (m. 1875), la montagna piu' famosa del territorio lecchese, anche per la descrizione fatta dal Manzoni nei Promessi Sposi. Siamo stati ripagati per la sveglia all'alba e per il lungo viaggio in pullman, con code al ritorno.
Arrivati al parcheggio della funivia dei Piani d 'Erna verso le 9.45, acquistati i biglietti, dando la precedenza ai ferratisti, si utilizza la funivia che ci porta al suddetto pianoro, permettendo di risparmiare circa 600 metri di dislivello. Sul pullman, sentiti i partecipanti, si era scartata l'idea di raggiungere la cima partendo dal basso, sia per il dislivello (1200 m.) che per la durata dell'ascesa (ca. 4 ore). Solo quattro partecipanti su sessanta decidono di partire dal basso ma, arrivati a un certo punto, decideranno di non salire in cima.
Alla stazione di arrivo della funivia ci raduniamo e verso le 10.45 si parte. Si segue il sentiero n. 5. Un canalone con neve dura crea un po' di timore nell'attraversamento, ma, con qualche aiutino, viene superato da tutti. Si arriva, dopo circa mezz'ora, al bivio da cui parte il sentiero n. 1, che ci porta in vetta. Una ventina di partecipanti decide di abbreviare la gita e si dirige verso il Passo del Fo, dove troveranno aperta la capanna sociale Ghislandi del CAI di Calolziocorte. Gli altri arrancano verso la cima su un sentiero che presenta tratti molto ripidi su lastroni inclinati. Si attraversa un canalone e si rimonta un ripido costone, poi si attraversa quasi in piano un ripido prato fino a raggiungere il filo di una cresta. Si supera qualche breve e facile tratto di roccette e si perviene a un lastrone con un tratto di catena che ci permette di raggiungere un canalone da cui si scorge la sagoma del RifugioAzzoni e, poco sopra, la croce della vetta. Il tratto terminale, tanto per cambiare, e' molto ripido con altre roccette, ma tutti raggiungiamo la meta. Tempo impiegato: tra le 2 e le 2.40 ore.
Il rifugio e' aperto ed e' invaso da una folla di escursionisti affamati che divorano piatti di polenta e cotechino. Noi ci accontentiamo, avendo portato con noi i viveri, di un caffè o di una birretta. La vista che si gode dalla vetta, complice la splendida giornata, spazia a 360 gradi sui laghetti della Brianza, su Lecco e il suo ramo del Lago di Como, sulla cerchia delle Alpi, col Monte Rosa e i 4000 svizzeri. Vicino a noi il gruppo delle Grigne, a nordest il Monte Disgrazia e il gruppo del Bernina. La foschia non ci permette di vedere il Monviso e gli Appennini.
Dopo esserci goduti il sole e il panorama, sentito il parere del gestore del rifugio, per evitare la ripida discesa del sentiero di andata, si decide di scendere dal versante nord e ovest per tornare alla stazione alta della funivia. L'itinerario è più lungo , richiedendo circa 2.30 ore, ma è meno ripido e più ombroso, anche se vi è un tratto con alcuni punti un po' esposti, il cui attraversamento e' facilitato da delle catene. Verso le 17 si è sul piazzale della funivia per la discesa al parcheggio, dove arriviamo contemporaneamente ai ferratisti, che, arrivati in vetta, sono scesi per il nostro itinerario di salita. Il gruppo del Passo del Fo era già sceso.
Un plauso a tutti i partecipanti, in modo particolare ai nostri giovani ottantenni arrivati brillantemente in vetta. Un ringraziamento a Osvaldo (Segontino) che si è offerto di accompagnare gli escursionisti che hanno preferito raggiungere il Passo del Fo.
Alessandro Martoglio

17 maggio 2015
MTB Scopriminiera
In un bel week-end di sole ci siamo ritrovati con il gruppo MTB per la seconda uscita in programma del 2015.
Partiti (07,00) da Bussoleno raggiungiamo in auto il punto di partenza situato presso la Foresteria di Massello (Prali) .
Imbocchiamo il sentiero in programma e dopo poche centinaia di metri troviamo la prima sorpresa della giornata, un bel “guado” fresco fresco, che ci darà la carica per affrontare la successiva salita fino al colle della Fracho a mt. 1754. Dal colle ci dividiamo in due gruppi per affrontare la discesa, uno ripercorre il percorso della salita e l’altro prende invece il sentiero moltooo tecnico!!! previsto dal giro.
Giunti sulla statale SP169 in procinto di affrontare gli ultimi 5 km verso l’ingresso della miniera il nostro “Giorgio” si accorge di aver dimenticato lo zainetto lungo la discesa!!!
Mentre noi saliamo sulla statale il buon Walter accompagna Giorgio a riprendere lo zainetto. Riunito il gruppo iniziamo la visita in bici alla miniera “Gianna” con la guida della zona (non proprio preparatissimo sull’argomento) e dopo circa 2 km usciamo dall’altro lato della montagna sopra Massello.
Appuntamento a tutti i bikers alla prossima uscita 2015 “Le strade del Re” il 02/08/15.
Ride more – Work less
Paolo Rocci

23 maggio 2015
Cava di Borgone
Lezione pratica sui nodi e la manovre di corda Anche quest'anno gli istruttori della Scuola Intersezionale "Carlo Giorda" ci hanno regalato mezza giornata del loro tempo libero per insegnare o ripassare nodi e manovre di corda.borgone2
Alle 9.00 del mattino ci ritroviamo alla base della cava di Borgone in una quarantina di "allievi" provenienti da numerose sezioni dell'ISZ.
Veniamo subito suddivisi in gruppi. Da un lato quelli che non hanno mai visto una corda a cui vengono insegnati i nodi principali e l'uso della corda, la progressione e la corda doppia con tanto di calata. Poi c'è il gruppo di quelli che già hanno arrampicato ed in varia misura conoscono le nozioni di base; dopo un veloce ripasso si parla di moulinette, di come ci si lega e si percorre un ghiacciaio e molte altre informazioni utili.
Una giornata veramente interessante, senzaltro utile e comunque una bella esperienza.
Per la Scuola è stata un'ottima occasione per farsi conoscere dai soci dell'ISZ e sicuramente numerosi partecipanti sono stati stimolati ad approfondire iscrivendosi al Corso di Arrampicata in programma nel mese di settembre

24 maggio 2015
San Besso - Campiglia Soana
Domenica mattina ore 7.30 ritrovo in piazza a Bussoleno, destinazione Val Soana. Oggi siamo costretti a limitare la partecipazione in pullman a 40 iscritti, perché le condizioni del percorso stradale non consentivano al pullman più grande di raggiungere agevolmente Campiglia Soana, destinazione di partenza della nostra gita. Alcuni soci che non hanno trovato posto sul pullman, ci raggiungeranno con i loro mezzi direttamente al parcheggio di Campiglia.
Il tempo non è dei migliori, speriamo nell’intercessione di San Besso per evitare almeno di prendere la pioggia. Vero le ore 10.00 ci incamminiamo lungo la strada sterrata che in pochi minuti ci conduce alla deviazione, dove inizia il sentiero vero e proprio per San Besso. Siamo all’interno del parco nazionale del Gran Paradiso, versante piemontese, meno battuto dal turismo di massa ma sicuramente molto interessante da un punto di vista ambientale e naturalistico.
Purtroppo le nebbie basse non ci consentono di ammirare la montagne che fanno da contorno a questa bella escursione, mentre invece il brutto tempo non ci impedisce di avvistare diversi gruppi di camosci al pascolo. Seguendo il percorso previsto dal programma, in circa due ore raggiungiamo il santuario, dove abbiamo previsto di fermarci per il pranzo. Proseguendo sul sentiero che sale a destra del santuario raggiungiamo in pochi minuti un ampio costone erboso che offre un ottimo colpo d’occhio sullo sperone di roccia che sembra proteggere l’ampio edificio religioso, dove trova sede anche il casotto del guardaparco e un piccolo rifugio privato.
Da qui possiamo anche ammirare i numerosi gruppi di camosci che pascolano indisturbati sulle ampie radure erbose, incuranti della presenza umana. Il gruppo si divide in due, i più temerari si accampano sulla pietraia sopra l’alpe Fanton di sopra, per mangiare un meritato spuntino, condito da ottime ciliege provenienti dagli orti di alcuni soci coltivatori, mentre la restante parte del gruppo decide di fermarsi al santuario.
Di lì a poco quest’ultimi verranno raggiunti da un simpatico e ospitale guardaparco, di origine valsusine, che si prodigherà a preparare una quantità industriale di caffe e te corroborante per tutti i soci, all’interno del casotto del parco a lui destinato. Il guardaparco ci suggerisce anche un percorso alternativo per la discesa che decidiamo di seguire consentendoci così di chiudere l’escursione con un bel percorso ad anello.
A Campiglia ci concediamo una breve sosta al bar del paese prima di intraprendere la strada del ritorno. Un doveroso ringraziamento a San Besso che con la sua intercessione ci ha consentito di svolgere l’intera escursione all’asciutto.
Carlo Borello

Calanques e Sainte Baume
30 maggio - 2 giugno
Dopo molti anni siamo tornati alle Calanques e, come sempre quando si tratta di gite organizzate da Oscar, alla grande.
Complice un tempo favoloso, un campeggio magnifico e un programma ben organizzato, abbiamo trascorso 4 giorni indimenticabili.
Per questioni logistiche abbiamo scelto un campeggio nell’interno a Nans les Pins; struttura veramente bella con proprietari collaborativi, piscina riscaldata e idromassaggio particolarmente apprezzati e frequentati da tutti alla conclusione delle gite. Quando si è in tanti, per l’esattezza 103 partecipanti, è inevitabile che si creino gruppi di amici e non si riesca a condividere contemporaneamente tutti i numerosi appuntamenti in programma tranne la magnifica serata dell’apericena organizzata in modo impeccabile da Valentina con i suoi amici e l’efficiente presidente Osvaldo (finalmente i giovani incominciano a prendere in mano le redini della sezione).
Ma andiamo con ordine.
Sabato 30 maggio in tarda mattinata arrivano i gitanti e in breve si sistemano nei bungalows loro assegnati. Alle 14.00 siamo tutti pronti per la prima escursione con meta al santuario della Sainte Baume dove c’è la grotta i cui sembra abbia soggiornato per 30 anni Maria Maddalena; una struttura abbarbicata nella parete rocciosa dell’omonimo massiccio. Per alcuni la gita finisce qui e c’è il rientro in campeggio per altri si prosegue fino in cima della Croix de Beguinnes che offre un magnifico panorama a 360°. calan4Un altro gruppo invece raggiunge le vicine falesie di Pin de Simon dove arrampica su placche calcaree per tutto il pomeriggio.
Domenica 31 maggio sveglia all’alba e partenza alle 7.00 alla volta di Marsiglia. La meta è il sentiero costiero che partendo dai sobborghi della città raggiunge la cresta rocciosa che delimita la calanque di Sormiu. Un percorso particolarmente suggestivo che permette di fare il bagno in un mare cristallino.
Il solito gruppo di arrampicatori invece raggiunge le Roche de Gaudes che dominano la costa e si trastulla per alcune ore tra fessure, placche, creste, diedri, tettini e muri verticali; roccia magnifica e panorama super.
Lunedì 1° giugno prevale la filosofia del “fai da te” e così singoli gruppi si organizzano la giornata; calan7chi per fare il turista, chi per raggiungere il mare, chi per effettuare un’escursione poco impegnativa, chi per continuare ad arrampicare. Alla gita in programma, che prevedeva una calan5lunga escursione sui sentieri che dalla Calanque d’en Vau transitano sopra la falesia di Devenson fino al Vallon de la Chandelle, sono solo in 14 ma a sentire i partecipanti e a vedere le foto si capisce che questo percorso inedito riservava tantissime piacevoli sorprese.
Alla sera, come consuetudine, si organizza l’apericena che, sotto la sapiente regia di Valentina e dei suoi giovani amici, raccoglie un notevole successo con tutti i partecipanti accalcati intorno ai tavolini stracolmi di leccornie.
Martedì 2 giugno è purtroppo ora del rientro, si svuotano i bunbalows e, a piccoli gruppi, si rientra a casa.

28 Giugno 2015
Tour du Grand Chalvet
A una settimana dal solstizio, oggi l’estate invade e conquista ogni vetta, tutto porta i forti segni della bella stagione.
E’ una giornata splendida per l’escursionismo e la ferrata. Il pullman partito da Avigliana alle 6,30, via via raccoglie nel suo percorso gli escursionisti.
In 42 affrontiamo il Tour du Grand Chalvet (Monginevro), percorso ad anello molto panoramico che parte poco sopra la dogana francese. Percorriamo dapprima uno sterrato che s’inoltra nel vallone di Baisses, la salita segue un sentiero tra boschi di abeti e prati in fiore fino al traverso che sale al Col de la Lauze. Dopo il primo passo, poi il secondo... ognuno trova la cadenza, il ritmo.
Il lungo serpentone, in gruppetti affronta la cresta: un itinerario spettacolare che sale facilmente, ampio e privo di difficoltà, prima le Pointe de Dormillouse, seguita a breve distanza dalla sommità del Gran Chalvet, per poi compiere la risalita verso la Tete des Fourneous, da cui si gode di un vastissimo panorama a 360°: il massiccio del Pelvoux, la Barre des Ecrins, la Meije con le cime ricoperte da ghiacciai, Il Tabor, il Monviso, quasi irriconoscibile per l’insolita prospettiva, isolato e spettacolare, il Monte Bianco, le Pic de Roche Brune, la mole dello Chaberton, cima resa celebre per le postazioni di artiglieria sulla vetta.
Lo splendore del panorama, da ogni dove si posi il nostro sguardo, ci riempie gli occhi e il cuore della possente bellezza di catene montuose che immote ci regalano momenti di gioia che teniamo nel nostro animo per portarli a valle, nelle nostre case con nel corpo i segni della fatica, ma sul volto un radioso sorriso.
Dopo il pranzo in cresta, presso un banco di neve spesso pù di 2 cm, raggiungiamo Les Forneous e scendiamo alIa Station du Chalvet. Proseguiamo poi nel Vallon de I'Alpette fino alla Bergerie e da qui torniamo in ovovia al Monginevro risparmiando un'ora di cammino e 260 m di dislivello in discesa.
Al Monginevro il gruppo degli escursionisti e ferratisti si rincontra; ci scambiamo le impressioni dell’escursione e ringraziamo di cuore Alessandro e Teo, una realtà della nostra sezione CAI (parole del nostro presidente Osvaldo), senza di loro l’escursione non avrebbe avuto un così entusiastico riscontro.
"Lassù sulle montagne, fra boschi e valli d'or" ma anche per prati, sentieri, creste, rocce, tra stupendi e immensi panorami... la felicità di camminare zaino in spalla nella natura, ・suggestione immediata di cieli puliti, di rinnovato contatto con la terra, con le erbe, piante, fiori e gli animali.
Il fischio delle marmotte che furtive guadagnano la tana, è ancora nei nostri orecchi.
Franca & Pier Paolo

28 giugno 2015
Ferrata di Rocca Clarì

5-6 luglio 2015
Pigne de la Lè
“E anche la Pigne de la Lè è nello zaino” direbbe Sergio; in realtà lui, Carlo, Mauro e Cristina nello zaino hanno messo alche la Pointe de Bricola....
Ma andiamo con ordine.
Il Vallone di Moiry era un posto nuovo per tutti noi; a proporlo era stato lo scorso anno Carlo, poi causa il tempo brutto la gita, nel 2014, è stata annullata e riproposta quest'anno.
Partiamo alle 8.00 da Bussoleno con un caldo opprimente e speranzosi di trovare la frescura sulle Alpi Svizzere. Al Gran San Bernardo il termometro è a 22°, a Martigny sale a 32°. Zero termico notturno a 4500 metri. Arrivo al parcheggio di partenza alle ore 13,30 (l'unico neo della gita è il lunghissimo trasferimento in auto).
Sudando come “termosifoni bucati” raggiungiamo il rifugio in poco più di un'ora.Le4
Il rifugio è bellissimo; alla parte antica, completamente ristrutturata, si affianca una struttura nuovissima, bella e funzionale. Un salone da pranzo con ampie vetrate permette di ammirare i ghiacciai e le seraccate che “scricchiolano” a poche centinaia di metri sotto i nostri piedi.
Qualcuno, che si era portato le scarpette, va ad arrampicare su una vicina falesia. I più si godono il sole e il magnifico panorama.
Alle 18,30 è ora di cena e qui iniziano le note dolenti: servizio inesistente (niente tovagliette, salviette di carta, bicchieri, pane, acqua), cibo decisamente pessimo con una minestra di legumi (ma ci saranno stati?) al curry (che c'era in abbondanza a giudicare dal colore giallo e dal gusto), pizzoccheri appena mangiabili e dolce microscopico alla frutta cotta. L'acqua costa 8 € alla bottiglia, la mezza pensione 69 €, cinque euro in più per una cameretta.
Siamo in Svizzera ... si paga anche il panorama …
Colazione alle 5,30 e subito partenza “balzando come tigri in calore...” direbbe Oscar che purtroppo in questa occasione non è con noi. Carlo, Sergio e Mauro scalciano perchè hanno in programma anche la salita alla Pointe de Bricola (che faranno insieme a Cristina in tempo record).
Il gruppone (siamo in 29) si muove veloce alla volta del Colle de la Lè superando sfasciumi e piccoli nevai. La cresta è facile e aerea ma non presenta particolari difficoltà; in breve siamo in cima. Il panorama è grandioso, davanti a noi tanti 4000 svizzeri alle cui spalle fa capolino il Cervino. La discesa si effettua lungo il ghiacciaio di Moiry illuminato dai raggi mattutini del sole che filtrano tra le poche nuvole in movimento.
La gita, con rammarico di tutti, è troppo breve. Abbiamo però tempo libero per goderci la giornata e riempirci gli occhi di uno dei più bei ambienti glaciali che abbia visto. Verso la fine del ghiacciaio alcuni crepacci ci permettono di improvvisare una breve lezione sugli ancoraggi, corde doppie, carrucole, ecc.
Un ringraziamento a tutti: al giovanissimo Luca che ha sopportato il forte mal di testa fino al Colle della Lè, a Miriam 2 che si è unita per la prima volta al gruppo alpinistico, a Carlo che ci ha portato in questo angolo di paradiso, ad Alessio che mi ha aiutato nella lezione su ghiacciaio, a Mario per la sua contaggiosa ironia, a.......
Alle 11.00 siamo al rifugio, un po' di riposo e via alla volta dell'auto. Per una volta tanto siamo a casa per cena... così ho il tempo di scrivere l'articolo e caricare le foto sul sito.
Claudio Blandino

12 luglio 2015
Col de Vars - Tete de Paneyron - Lac de l'Etoile
“Vado lassù' per parlare con la gente, coi venti, con le montagne e gli ampi spazi”, parole di un noto alpinista, che ben esprimono le sensazioni di chi, come noi, ama le montagne. L'estate 2015 sarà anche troppo calda, ma ci regala delle splendide giornate ideali per apprezzare i luoghi e i panorami che ci hanno accompagnato nell'escursione a cavallo tra Queyras e Ubaye del 12 luglio. “Ensoleillé” dicevano le previsioni e cosi' è stato, con temperatura fra l'altro gradevole.
Si è arrivati stanchi perché la gita è stata impegnativa, con circa 900 metri di dislivello in salita e oltre 1000 in discesa, su stretti sentierini e tracce in diversi punti, tra pietraie, laghetti e boschi di conifere nella parte finale, ma la soddisfazione prevaleva sulla fatica.
Il pullman guidato,come sempre magistralmente, da Federico (quanti bei ricordi dell'Austria) ci ha portato al mitico (per il Tour de France) Col de Vars. Si parte verso le 9.45, percorrendo una pista che ci permette di scaldare i muscoli portandoci alla Bergerie del Lac Pra Gela. Dopo aver attraversato un acquitrino si comincia a salire decisamente per sentiero su un pendio erboso, quindi per una serie di dossi, intervallati da brevi trattI pianeggianti. Si raggiunge il filo della cresta e con tratti molto ripidi su sfasciumi si raggiunge la cima della Tete de Paneyron a quota 2785 m. Dopo aver atteso tutti i 42 partecipanti, consumato uno spuntino e ammirato il panorama, molto bello verso il dolomitico massiccio della Fonte Sancte, il Brec de Chambeyron, le Aiguilles de Chambeyron e le vette e ghiacciai degli Ecrins, si riparte. Dapprima la cresta è molto larga e quasi pianeggiante, poi all'improvviso si inabissa per oltre 100 metri con un pendio ripidissimo di sfasciumi che mette a dura prova le nostre gambe. Non c'è tempo per respirare che, sempre su cresta, il sentiero si impenna ripidamente per portarci nuovamente oltre i 2700 m. Segue una serie di saliscendi . Dopo aver superato un laghetto si scende a un colletto a cui arriva il sentiero dalla Crete de la Selle, che percorreremo in in discesa, un'altra impennata e finalmente ecco il magnifico Lac de l'Etoile (m. 2755).
La bellezza del luogo compensa la fatica dei partecipanti, che finalmente possono dar fondo alle provviste e recuperare un po' di energie. La fatica e la determinazione in fin dei conti ci permettono di gustare delle meraviglie negate ai sedentari.
Con dispiacere, dopo tante fotografie, si lascia questo piccolo Shangri-La, si torna al colletto da cui parte il sentierino che raggiunge la Crete de la Selle, spettacolare cresta erbosa tra due valloni, che ci permette di scendere fino al piccolo Lac de la Selle (m. 2374), dove ci fermiamo per ricompattare il gruppo. Si scende per pascoli fino al torrente Chagnon , che si costeggia per un tratto, lo si attraversa e tenendoci più in alto di esso per un sentierino in un bosco di conifere si scende al Pont de la Salce, da cui una pista sterrata ci porta a Vars Sainte Catherine. L'arrivo è stato ritardato per un problema di affaticamento alle gambe, per fortuna non grave, di cui è stata vittima una partecipante alla gita. Una provvidenziale fontana ci ha permesso di fare rifornimento di acqua fresca prima di salire sul confortevole pullman, che è partito verso le 19 per la nostra Valsusa.
Alessandro Martoglio

19 luglio 2015
Courchevel - Ferrata Croix de Verdon
Partenza stamattina alle 06,00 direzione Courchevel ridente paesino di un comprensorio sciistico meraviglioso. Arrivati a destinazione, Federico il nostro autista preferito, ci lascia alla partenza del primo troncone della “telecabine” che da quota 1850 mt ci porta su verso la “Croix du Verdon” con un dislivello di circa 800 mt. Fatto anche il secondo troncone con la funivia ci troviamo dopo un breve percorso all’attacco della ferrata.
Cominciamo a percorrere la via che ci porterà alla sommità della “Croix du Verdon” a 2739 mt… percorso non particolarmente impegnativo ma molto suggestivo e panoramico un sali-scendi durato circa due ore e mezza con tantissimi scalini messi a volte in trasversale che rendevano il cambio cavo con i moschettoni non sempre semplice e scorrevole… ma da ferratisti oramai “consumati” ce l’abbiamo fatta anche questa volta.
Il rientro verso la funivia è stato abbastanza impegnativo visto che abbiamo dovuto percorrere un canalone molto ripido con una pietraia alquanto instabile che ha creato non pochi problemi a tutti, specialmente a Paola, che purtroppo mettendo un piede in fallo su di una pietra le ha provocato una rovinosa caduta che insieme ad alcune evidenti escoriazioni le ha causato anche una dolorosa contusione ad un polso che speriamo non sia nulla di più.
A parte questo inconveniente che comunque non ha tolto il sorriso dalle labbra di Paola, abbiamo passato una giornata bellissima dove anche il tempo ci ha accompagnato dall’inizio alla fine del percorso a dispetto delle funeste previsioni pomeridiane che ci aveva prospettato il meteo francese… Che dire di più… nulla.
Ci vediamo alla prossima avventura del “Grande CAI di Bussoleno".
Sonia Donis

19 luglio 2015
Courchevel – Anello dei Lacs Merlet
Il bel tempo costante di questa estate ci ha permesso di apprezzare maggiormente questa escursione, svoltasi in Savoia, nella Tarantaise, anche se nel corso della giornata alcuni nuvoloni ci hanno dato un po' di preoccupazione, ma il tutto si è risolto con alcune innocue gocce di pioggia.
Per essere perfetta ci sono mancati i panorami sul gruppo del Monte Bianco, di cui si intravvedevano i ghiacciai, ma purtroppo non le cime, avvolte nelle nuvole. Ma penso che possiamo accontentarci.
Dopo aver lasciato i ferratisti a Courchevel 1850 il pullman è ridisceso a Courchevel 1650 per poi salire al parcheggio di Belvédere a quota 1780. In 39 si parte alle 10.20, percorrendo un breve tratto asfaltato al cui lato destro sorgono dei bei chalets in legno, che diventa una pista sterrata di servizio all'alpeggio Chalets de la Grande Val. Ci si inoltra nella Vallée des Avals con percorso che alterna tratti in piano ad altri a leggera pendenza, che diventa sempre più sostenuta poco prima di arrivare alla chiesetta che precede il pianoro in cui è situato l'alpeggio, che appare come un vero e proprio chalet.
Si sale alla destra del vallone e in breve si raggiunge il bel Refuge du Grand Plan, purtroppo chiuso, dove termina la pista. Una breve ripida erta ci porta al colletto da cui appare un poco più in basso il Lac Merlet inferiore e poco più su il Refuge des Lacs Merlet.
E' circa l'una e in riva al lago possiamo rifocillarci, scattar foto e riposarci, ammirando i ghiacciai della Vanoise sopra di noi, con la Grande Casse in bella vista. Qualcuno ne approfitta anche per un gradito pediluvio.
Dopo la sosta, a gruppi, senza zaino, quasi tutti ci avviamo verso il bel Lago Superiore, distante circa 10 minuti, con vista che si amplia sulla zona dei ghiacciai.
Ci si ritrova al Rifugio, da cui, dopo una breve sosta caffé o birra, si sale in breve al Pas du Roc Merlet (m. 2548), massima altezza dell'escursione. Si percorre in leggera discesa uno splendido sentiero panoramico fino a raggiungere degli impianti sciistici, facenti parte del comprensorio di Courchevel. Si scende in parte su sentiero e in parte ai lati delle piste da sci fino ai Chalets d'Ariondaz, da cui un bel sentiero si inoltra in un bel bosco di conifere, scendendo ripidamente fino ad una stradina che in breve ci riporta al punto di partenza, dove ci attende il pullman , che nel frattempo è andato a recuperare i ferratisti.
Arrivederci alle escursioni di settembre.
Alessandro Martoglio

26-27 luglio 2015
Polluce (Monte Rosa)
Il programma estivo delle gite in alta montagna, si è concluso con la spettacolare salita al Polluce (4091 m) dal rifugio Guide d’Ayas. Rispetto al programma della locandina, che prevedeva la lunga traversata da Cervinia a St. Jacques con salita alla cima del Castore, viste le condizioni in cui versano i ghiacciai alpini in questo luglio torrido, pochi giorni prima della partenza decidiamo di tornare al programma iniziale: salita al Polluce con partenza e arrivo da St. Jacques (Val d’Ayas).
A detta di tutti i partecipanti, si è trattato di una gita molto varia ed interessante con alternanza di progressione su ghiacciaio, facile arrampicata su roccette, risalita di corde fisse e discesa su pendii ghiacciati molto inclinati. A tal proposito, è doveroso ringraziare quanti si sono prodigati per rendere sicura la discesa dal versante Ovest del Polluce, attrezzando una lunga catena di corde fisse dalla colletto della madonnina sino alla base del pendio nevoso, sulla quale ci siamo calati in totale sicurezza. Complessivamente sono saliti in vetta 29 persone suddivise in 10 cordate. Sicuramente un bel risultato per la sezione di Bussoleno! Il tempo bello, a parte il vento forte sulla cresta finale, e l’ambiente glaciale maestoso che circonda la punta del Polluce hanno fatto da corollario a questa riuscitissima gita sociale. Bravi a tutti, in particolare ai capi cordata, ai giovani Stefano ed Alessandro che si sono mossi con molta disinvoltura sui tratti più impegnativi, ed ai tre amici di Bardonecchia, che per la prima volta si sono cimentati su un percorso alpinistico, non proprio dei più facili.
Ma veniamo alla descrizione della gita. Domenica mattina partiamo con i nostri mezzi alla volta di St. Jacques in Val d’Ayas, dove ci aspettano le Jeep che ci porteranno sino ai piani di Verrà Superiori a quota 2400 m circa. Da qui inizia il nostro percorso di salita vero e proprio che nel giro di due/tre ore ci porterà al rifugio Guide d’Ayas a quota 3420 m, meta della nostro primo giorno, passando dallo storico rifugio Mezzalana. Qui arriviamo verso mezzogiorno, così abbiamo tempo di rifocillarci e riposarci sul terrazzo del rifugio godendo del caldo sole. Il rifugio è ospitale e ben organizzato. La cena è ottima e abbondante. E’ ormai lontano il ricordo della zuppa svizzera al curry!
Nella notte il tempo peggiora, piove a quota rifugio mentre si depositerà un po’ di neve fresca a quote superiori. Il maltempo è accompagnato da forti raffiche di vento. Ma si tratta di un peggioramento passeggero, alle 5.00 di lunedì 27 luglio quando ci alziamo per fare colazione il cielo è già sereno e la temperatura non è particolarmente rigida. Purtroppo la quota giocherà brutti scherzi a Renato e Marco che per il forte mal di testa non se la sentiranno di partire per la salita al Polluce. Loro raggiungeranno, in tarda mattinata, in compagnia di Sacha il colletto sotto il Polluce vedendo dal vivo la complicata discesa di tutti lungo le corde attrezzate.
Calziamo subito i ramponi sul terrazzo del rifugio e ci incamminiamo sul ghiacciaio che risaliamo senza difficoltà sino al colle di Verra dove lasciamo sulla destra la traccia che porta al Castore, per raggiungere la base del Polluce. Il ghiacciaio è in buone condizioni. Il rigelo notturno facilita la camminata impedendo di sprofondare nella neve molle, la pendenza è modesta ed i crepacci si passano agevolmente.
Alla base del Polluce si fa risentire il vento, ci vestiamo meglio, indossiamo i guanti più spessi ed iniziamo la salita lungo il versante Sud Ovest risalendo il ripido canalino nevoso, al termine del quale inizia il tratto di salita su roccette con passaggi di I-II grado. Giungiamo quindi al passaggio chiave della via che è attrezzato con dei grossi canaponi. La nevicata notturna ha formato un strato di ghiaccio su canaponi che rendono la risalita un po’più complessa del normale.
Usciti dal tratto attrezzato con non qualche problema di accavallamento delle varie cordate, si arriva al colletto nevoso dove è collocata la statua della Madonnina e dove ci fermiamo per ricompattare le varie cordate al riparo dal forte vento che qui soffia con raffiche violente. Al rifugio i gestori ci diranno che le raffiche di vento hanno raggiunto i 70 Km/h! Dal piano, in pochi minuti risalendo la facile cresta nevosa arriviamo in punta al Polluce, dove abbiamo giusto il tempo di congratularci e scattare le foto di rito prima di essere spazzati via del forte vento. Ritornati al colletto della Madonnina dopo breve consulto tra Claudio, Alessio e Sergio decidiamo di affrontare la discesa dal versante Ovest lungo il ripido pendio ghiacciato, con pendenza di 45°, per evitare i problemi di imbottigliamento delle cordate lungo il tratto attrezzato.
La discesa va però affrontata in sicurezza, per questo motivo viene calata una lunga serie di corde fisse dal colletto fino alla base del ripido pendio sulla quale calarsi con nodo mezzo barcaiolo o discensore. Claudio, Alessio, Sergio e Mauro attrezzano le corde fisse e organizzano dei punti di sosta dove fermarsi per aiutare le persone lungo la calata. Loro scenderanno per ultimi con due picche, faccia a monte. L’intera operazione di calata richiede circa due ore di tempo, ma si svolge senza intoppi e soprattutto in totale sicurezza.
Grazie ancora a Claudio, Alessio, Sergio e Mauro. Radunate tutte le cordate in prossimità del colle di Verra possiamo finalmente rilassarci e scattare le foto di gruppo. La discesa al rifugio si svolge lunga la traccia di salita senza problemi anche se a quell’ora del pomeriggio la neve è già marcia. Breve sosta al rifugio per mangiare uno spuntino e bersi una birretta e poi giù di corsa ai piani di Verra superiori dove ci attendono le Jeep per ri-accompagnarci al parcheggio di St. Jacques dove arriviamo verso le ore 17.00.
Per lo scrivente il luglio 2015 non verrà ricordato solo per essere stato il più caldo degli ultimi 200 anni, così dicono i meteorologi, ma per avere condiviso con molti amici questa bella esperienza umana di fatica, di solidarietà ma soprattutto di grande soddisfazione personale. Arrivederci alla prossima avventura alpinistica.
Carlo Borello

20 settembre 2015
Monte Chaberton
Eravamo iscritti in due sino alla settimana scorsa, per questa gita tutta nostrana con meta lo Chaberton, montagna intrisa di storia ed ingegneria militare sin dentro le sue viscere. Un pochino deluso dal fatto che la gita in bici non si sarebbe svolta, anche questa per mancanza di adesioni, speravo in una inversione di rotta per le prenotazioni. Venerdi sera la mia speranza si tramuta in realtà con un buon numero di partecipanti: 22 iscritti. Il meteo per domenica propone una giornata soleggiata.
Domenica mattina puntuali alle 7 in piazza del Mercato a Bussoleno ci rendiamo conto che le condizioni meteo sono ancora meglio delle previsioni. In poco meno di un'ora raggiungiamo in auto Monginevro e accompagnati da una temperatura frizzantina cominciamo l'escursione. Liliana fa da capofila e in poco meno di due ore siamo al Colle Chaberton a 2660 slm, spartiacque tra le valli di Susa e il territorio di Briancon. Un'altra oretta di salita lungo la vecchia strada militare ormai ridotta ad un sentiero e siamo in vetta. Spettacolo: lo sguardo può abbracciare l'intero arco alpino occidentale.
Si possono ammirare le cime svettanti dal Monviso, Pelvoux, Bar des Ecrines, Dome de Neige, Monte Bianco, e in fondo verso oriente, il nostro Rocciamelone che i soliti francesi con una svista quasi sicuramente voluta abbassano di ben 200 metri sulle belle tavole orientative poste alle spalle delle otto torri del Forte.
Siamo ad oltre tremila metri slm e nonostante la giornata splendida l'aria è particolarmente pungente e i luoghi un pochino riparati sono stati quasi tutti occupati,quindi dopo il panino e le foto di gruppo ci apprestiamo a ripercorrere il sentiero in discesa.Circa due ore e mezza di cammino e torniamo alle auto.Decidiamo di concludere la bella giornata con un ottimo gelato e la meritata birretta a Cesana.Arrivederci a domenica 27 Settembre in Val d'Ayas.
Osvaldo Vair

27 Settembre 2015
Rifugio Grand Tournalin
L'ultima domenica di Settembre ci riserva una giornata parzialmente soleggiata per la gita al rifugio Grand Tournalin in Val d'Ayas. Puntuali alle 6,00 partiamo da Bussoleno e, dopo le varie soste lungo la valle, ci dirigiamo veloci in autostrada. All'area di servizio nei pressi di Scaramagno sostiamo una ventina di minuti per la colazione. Ripreso il viaggio, a Verres lasciamo l'autostrada e proseguiamo in Val d'Ayas. Con molta abilità l'autista del pullman supera le diverse serie di tornanti e verso le 9,00 siamo al parcheggio di Frachey (circa 1 Km prima di Saint Jaques) dove inizia l'escursione.
In 15 minuti zaino in spalla e si parte. Attraversato un ponticello sul torrente Evancon ci dirigiamo verso gli chalet di Droles passando in mezzo al gruppo di case di Rovinal.
Giunti a Droles incrociamo il sentiero dell'alta via 1 che sale da Saint Jaques. Superati gli chalet proseguiamo nell'abetaia e, raggiunto il pascolo, incontriamo l'alpe Croues. Rientrati nel bosco ci innalziamo lungo un ripido sentiero nei pressi del torrente di Nannaz. Raggiunta la strada sterrata superiamo un altro breve tratto di bosco per arrivare nei pascoli sottostanti l'alpe Nannaz de sot dove compattiamo tutto il gruppo.
Peccato che le nuvole ci precludono la vista sui ghiacciai del gruppo del Monte Rosa. Superato l'alpeggio imbocchiamo un ampio sentiero lungo la dx orografica del torrente per percorrere un bel pianoro al cospetto del Bec di Nannaz. Al termine del pianoro dopo aver attraversato il torrente su un ponticello di legno risaliamo un ripido costone erboso e oltrepassato l'alpeggio Tournalin de sot ci portiamo nell'ampia conca ai piedi del Petit e Grand Tournalin. Intanto il tempo migliora decisamente tant'è che quando giungiamo al rifugio il sole fà capolino.
Considerato il fatto che il rifugio è chiuso, la maggior parte del gruppo decide di proseguire fino ai laghetti Croce per consumare meritatamente il pranzo sulle sponde del laghetto. Di ritorno dai laghetti, l'ampia schiarita ci consente finalmente di poter ammirare il panorama circostante finoghiacciai del Rosa. Giunti al rifugio, dopo la foto di gruppo ci avviamo lungo la via del ritorno. Arrivati agli chalet di Droles anziché scendere direttamente al pullman, scendiamo a Saint Jaques per il tempo di un caffè, una birra o un gelato. Raggiunto il pullman lungo la strada asfaltata, in poco tempo riprendiamo la via del ritorno a casa.
A maggioranza si decide di sostare alla fromagerie di Brusson per acquistare i tipici prodotti locali. Qualche problemino sulla chiusura delle porte del pullman ritarda la ripartenza da Brusson, e un pò di coda in autostrada rallentano il nostro arrivo in valle.
Un complimento a tutti i partecipanti all'escursione e in modo particolare all'ottantatrenne M. Albino e ai giovani Chiara-Marco-Matilde-Graziano-Francesco-Andrea e ai tre Matteo.
Fiorenzo Pognant Gros

11 ottobre 2015
Colle Bione
Camminata gradevole per il tempo buono, specie all'inizio, per la sveglia in ora decente, per lo scarso dislivello in salita, per il viaggio in pullman breve e senza code, malgrado la fiera del fungo di Giaveno, per i colori che hanno allietato il percorso e per la gradevole compagnia. Detto questo, non si creda che sia stata una semplice passeggiata: abbiamo camminato (con giudizio) per quasi tre ore al mattino e per oltre due ore al pomeriggio.
Alle ore 9 e un quarto, rifocillati e leggeri, abbiamo iniziato a percorrere l'itinerario su strada sterrata. Dopo circa un chilometro, l'avanguardia incontra un bivio, con segnavia omologato, che indica a sinistra “Colle Bione” a destra “Col del Termine, presa Brunetto...” Arriva il capo gita, che, data l'età, è quasi sempre rimasto in coda al gruppo con la scusa di scattare foto; sceglie la destra e affida il compito di guidare la testa del gruppo ad Alessandro.. Questo segnavia porterà i ciclisti, che giungeranno dopo di noi, alla presa delle Rose e poi su di un sentiero malagevole che li terrà impegnati per lungo tempo.
Procediamo sempre su sterrata tra boschi di faggio resi luminosi dalle chiome ormai giallo-brune e sfoltite di foglie che ora coprono il terreno e tra boschi di betulle con un sottofondo di felci dorate tra cui spiccano i rossi cappelli delle amaniti muscarie. Giunti ai “Tre Roc“ lasciamo la strada e seguiamo il sentiero che sale a Roccia Corba, quindi a Cima Piana tra prati (anche loro dorati) con lo sfondo delle cime del massiccio Orsiera – Rocciavrè. Ormai siamo alla meta, che raggiungiamo a mezzogiorno. Troviamo ad attenderci Claudio Maffiodo che è salito da presa Billia. Dopo pranzo si trasforma in barista e con la sua attrezzatura prepara il caffè per tutti.
La partenza è fissata per le ore 14. Qualcuno continua sul sentiero per sgranchirsi le gambe o per fare foto. Luca sale fino al col del Vento e scenderà all'Adritto dove lo andrà a recuperare il figlio Alessandro.
Circa alle 14 arrivano i ciclisti, devono ancora pranzare. Scattiamo una foto di gruppo e si inizia la discesa con passo moderato, il capo gita adesso sta davanti: ci sono parecchi bivi senza indicazioni. Ad un tratto compare sul sentiero Carla, coazzese, nostra compagna in parecchie gite, che, saputo del nostro passaggio, ci è venuta incontro e ci ha accompagnati fino al centro di Coazze.
Giungiamo a Bussoleno alle ore 18 e trenta.
Elio Guglielmetto

25 ottobre 2015
San Martino Alfieri - Escursione e Pranzo Sociale
Contrariamente a quanto scritto sul programma delle attività 2015 abbiamo deciso come Consiglio di anticipare a questa domenica 25 Ottobre 2015 la data del Pranzo Sociale precedentemente fissata alla data del 14 Novembre.In questo periodo ancora all'insegna di sobrietà non ci siamo sentiti di chiedere a distanza di quindici giorni ulteriori soldi alle famiglie visto che in questa domenica era comunque prevista una merenda sinoira.
Le prenotazioni non si sono fatte attendere e in poco tempo abbiamo saturato il numero disponibile al ristorante: 86 partecipanti. All'insegna di una bella giornata di sole a Bussoleno siamo partiti alla volta di S.Martino Alfieri in provincia di Asti.Qui il sole purtroppo nei mesi autunnali fa fatica a sconfiggere, in mancanza di ventilazione, la nebbia.Completate le fermate di rutine per caricare tutti i gitanti arriviamo al grazioso paesino delle Langhe in orario perfetto come da tabella di marcia.Qui ci attendono Marco e Dario che hanno organizzato la passeggiata che ci porterà lungo i crinali di queste belle colline, un tempo completamente vocate alla coltivazione della vite e dove ora sempre più spesso si alternano vigne e noccioleti che danno un pochino di lavoro in meno e più renumerazione ai contadini,rispetto al vino.Peccato soltanto per la foschia all'orizzonte che preclude la visione dell'intero arco alpino e opacizza un pochino la miriade di colori che scaturiscono dai pampini di questi lunghi filari, alcuni incredibilmente ancora da vendemmiare.La passeggiata è comunque piacevole e in un paio d'ore circa ci riporta nei pressi del paese, dove cambiate le calzature un pochino appesantite dal fango, come tante formichine affamate ci affrettiamo a prendere posto nella sala poco distante dai pullman.Prima di mangiare, come di consueto, premiamo chi per venticinque,chi per cinquanta anni è rimasto fedele al Sodalizio.Tra tutti coloro che sono stati premiati ricordiamo Marino Ambrosia che oggi tutti stringiamo al nostro cuore per averci lasciati troppo presto.
Pranzo di buona qualità, ma da un ristorante delle Langhe mi sarei aspettato un trattamento meno improntato allo spirito ligure. Al termine del pranzo Dario ci accoglie nella sua piccola azienda vinicola, condotta con l'aiuto della nonna, per illustrarci il suo lavoro e concretizzarne il medesimo, vendendo dell'ottimo vino ai nostri Soci, che durante il pranzo ne avevano assolutamente apprezzato le qualità.
Il cambio dell'ora passata da legale a solare che stamani ci aveva aiutati,(solitamente abbiamo la gita nel giorno del cambio al contrario), a dormire un'ora in più, accorcia per contro questa giornata e il buio incipiente incoraggia tutti a tornare a casa.Grazie a tutti per la bella compagnia e arrivederci in occasione della gita al mare in Liguria l'8 Novembre con i soci dell'Intersezionale.
Osvaldo Vair

8 novembre 2015
Pizzo Aguzzo
La gita intersezionale organizzata quest’anno dalla sezione di Rivoli ci ha portati in Liguria a Villa Faraldi, paesino dell’entroterra di San Bartolomeo, da cui ci incamminiamo formando un lungo e colorato serpentone (siamo infatti oltre 130 partecipanti) lungo il sentiero che ci porterà alla vetta del Monte Aguzzo.
Il clima è quasi estivo, il cielo azzurro, la vista molto bella, il passo è abbastanza spedito ed in poco più di due ore tutti raggiungiamo la vetta dove aperti gli zaini ecco comparire vettovaglie di ogni genere. Non possiamo però indugiare troppo perché sappiamo che il rientro sarà piuttosto lungo in quanto percorreremo la dorsale con innumerevoli sali scendi per raggiungere il paese di Cervo e verso l’una e mezza siamo pronti a ripartire. Inevitabilmente il gruppone si sfrangia, ben presto si formano innumerevoli piccoli gruppi a seconda della velocità del passo, intanto sale la nebbia che in un baleno ci avvolge impedendoci la vista del panorama e dei compagni che ci precedono e ci seguono, tuttavia il sentiero è agevole ed all’inizio anche ben segnalato per cui non ci sono problemi.
Procedendo però le cose si fanno un po’ più complicate in quanto spesso troviamo vari bivi con indicazioni un po’ vaghe inoltre la segnaletica a terra spesso varia: pennellate giallo/rosse, quadrati rossi, ancora pennellate bianco/rosse in un susseguirsi di colli fino a raggiungere il Monte Chiappa, poi ancora il colle del Cevo e dopo più di tre ore di cammino non si è ancora quasi perso quota. Siamo comunque sempre in contatto radio e seguendo le indicazioni fornite da chi precede riusciamo senza problemi ad arrivare in vista del borgo vecchio di Cervo che visitiamo un po’ frettolosamente in quanto siamo già in ritardo e dobbiamo raggiungere i pullman.
Peccato perché il paese meriterebbe una visita più accurata e magari una sosta più prolungata, ma non è finita perché da qui al pullman ci separano un’infinità di scalinate che danno il colpo di grazia a gambe e ginocchia, è stata una gita molto bella, non troppo impegnativa ma certamente molto lunga.
Tiziana Ferraro