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Costa126 giugno 2016

Costa Sturana

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Una bella giornata di sole, con temperatura gradevole, ci ha permesso di apprezzare l'escursione proposta nel Vallone di Bellino, in alta Val Varaita.

Alcuni siti meteo davano la possibilità di temporali pomeridiani, ma non abbiamo corso alcun pericolo.

Costa2Siamo in 48 sul pullman che si è fermato nel parcheggio del Rifugio Melezé, dove ad attenderci, per unirsi a noi nell'escursione, c'erano Flavio e Susanna con la loro cagnolina.

Percorso un breve tratto su strada asfaltata per raggiungere le case di S.Anna, abbiamo imboccato la pista che porta agli alpeggi di Pian Traversagn. Dopo circa 40 minuti l'abbandoniamo per imboccare un sentiero a sinistra diretto al Colletto di Traversagn. L'attraversamento del Rio Traversagn comporta un po' di difficoltà. Non c'è nessuna passerella e per agevolarlo viene tesa una corda da Flavio e Giorgio, per cui tutti lo attraversano evitando scivoloni e un bagno indesiderato. I tornanti nel vallonetto tra ontani e rododendri fioriti sono tanti finché si sbuca al Colletto di Traversagn a oltre 2300 metri. La vista sui sottostanti pascoli in fiore e le cime dell'alto Vallone di Bellino ancora innevate è molto piacevole e anche per compattare il gruppo approfittiamo per fare una sosta per uno spuntino e per scattare delle foto.

Costa3Si riprende quindi a salire a sinistra del colletto, traversando in diagonale il versante della montagna fino ad una svolta a 90 gradi a sinistra per aggirare la sommità della Testa di Rasis.

Un ultimo ripido pendio pascolivo ci fa sbucare sulla cresta di Costa Sturana, che strapiomba sul sottostante Vallone di Camosciere. La vista è stupenda: a nord si eleva la parete sud-ovest del Monviso; di fronte a noi il Pelvo d'Elva e i dolomitici Bric Camosciere e Rocca Gialeo sovrastano il Vallone di Camosciere, Rocca la Marchisa domina il Vallone di Traversagn.

Il percorso completo della cresta, il cui punto più alto è a 2645 metri, richiede circa 45 minuti. In principio è piuttosto larga, poi nella parte finale si restringe e diventa più accidentata.

Ci fermiamo nella prima parte in un ampio spiazzo per il ristoro e una breve pausa di riposo, dopodiché la percorriamo fino al termine, fino ad un colletto da cui si stacca il sentiero che scende nel Vallone Camosciere.

Costa4Nel sopralluogo effettuato alcuni giorni prima con Osvaldo Segontino eravamo scesi in questo vallone, trovando i primi duecento metri di dislivello completamente innevati e ripidi, che hanno richiesto una certa attenzione per il tipo di neve: in certi punti si sprofondava e in altri sotto la superficie nevosa era presente una patina ghiacciata che favoriva le scivolate. Per questo motivo si era deciso di effettuare una variante di discesa, scendendo dal colletto nel Vallone di Traversagn. A mio giudizio, avendo percorso entrambi i valloni, la discesa effettuata domenica è più suggestiva e piacevole, oltre che meno faticosa. Il Vallone di Camosciere è selvaggio, bello nella parte alta, ma scendendo si restringe sempre più, con un sentiero ripido ed accidentato, mentre quello di Traversagn è vasto, idilliaco, disseminato di vasti pascoli con tanti alpeggi ancora utilizzati in estate.

Al colletto alcuni di noi sono scesi per qualche metro nel Vallone di Camosciere per vedere gli ingressi e la costruzione diroccata dell'antica miniera di ferro, attiva dal 1300 fino agli inizi del 1900. Risaliti al colletto per una traccia con ometti siamo scesi fino ai sottostanti pascoli del Vallone di Traversagn. Attraversati i pianori acquitrinosi vicini alle grange Sagneres, le più alte del vallone, si scende per pascoli verdissimi con una fioritura spettacolare fino a giungere alla pista di servizio degli alpeggi. Volgendo lo sguardo indietro sua maestà Rocca La Marchisa domina il vallone con le sue pietraie ancora innevate. La discesa diventa agevole fino al puntodi partenza, dove ci attende il pullman per il ritorno. Ma prima ci concediamo una meritata sosta al rifugio per un gelato, una birra o una fetta di torta.

Alla prossima.

Alessandro Martoglio