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Castelluzzo217 Aprile 2016

Anello del Castelluzzo

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Penso che, domenica mattina, molti di noi, suonata la sveglia, aperte le persiane o le tapparelle, dato uno sguardo fuori dalla finestra, abbiano avuto la tentazione di tornare a letto, col cielo plumbeo e la pioggia che non promettevano nulla di buono per il prosieguo della giornata. Ci si è chiesto "ma chi me lo fa fare?" ma poi la spinta a partecipare ha prevalso e per l'impegno preso e per la speranza di un miglioramento del tempo nella zona della gita previsto da alcuni siti meteo.
Durante il viaggio in pullman la pioggia cessa e fa addirittura capolino il sole tra le nuvole, l'arrivo a Torre Pellice è asciutto, ma le mantelline o gli ombrelli sono a portata di mano.
Si parte per l'escursione verso le 9.15. L'itinerario è inizialmente su una stradina asfaltata che attraversa alcune frazioni sopra Torre Pellice; abbiamo un accompagnamento musicale continuo da parte dei numerosi cani a guardia delle abitazioni, poco avvezzi a vedere passare una processione di oltre ottanta persone.
Dopo la frazione di Chabriols superiore si affrontano alcuni tornanti e finalmente, ad una curva fiancheggiata da una pietraia, abbandoniamo l'asfalto per una pista consorziale che ci porta all'imbocco del sentiero per il Castelluzzo. Si sale decisamente incontrando lungo il sentiero diversi esemplari di salamandra che spostiamo ai lati per impedire che qualcuno di noi le calpesti. Le cosiddette “piuvane” purtroppo preannunciano la pioggia che, pur se debole, ci costringe ad indossare le mantelline o ad aprire gli ombrelli. Arriva anche la nebbia che, inoltrandoci in una fitta foresta di abeti, ci trasporta in uno scenario anche un po' inquietante, da film dell'orrore. Salendo per fortuna si dirada. Si affrontano infiniti tornanti a pendenza costante nella foresta su un sentiero molto bello per arrivare infine al colletto denominato Chiot del Castluss. Di lì in cinque minuti siamo sull'ampia spianata che costituisce la vetta del Castelluzzo (Castluss). Per fortuna ha smesso di piovere, così possiamo fermarci per circa un'oretta per la pausa ristoro perchè la fame si fa sentire, anche se non è ancora mezzogiorno. Purtroppo non si può ammirare il panorama in quanto la nebbia ce lo impedisce.
Riunito il gruppo verso le 12.30 si parte in direzione di Sea di Torre. Si deve percorrere un lungo traverso sul versante sud del monte Vandalino. Altre salamandre vengono spostate, si passa dal Bo del Turn, dove c'è una pietra con delle coppelle di presunte origini preistoriche, si scende in un valloncello in fondo al quale c'è un canalone con della neve residuo di valanghe, il cui attraversamento richiede un po' di attenzione, si risale brevemente per poi ridiscendere e risalire in un successivo valloncello, quindi un tratto piano e la discesa definitiva su Sea di Torre, dove compattiamo il gruppo. Nel frattempo il tempo è migliorato, la nebbia si è alzata e in basso si vede Torre Pellice e un po' di pianura baciate dal sole.
Dopo una breve pausa scendiamo su Torre Pellice. Dopo circa 15 minuti di discesa dobbiamo fermarci perchè alcuni, ad un bivio, hanno sbagliato sentiero, non vedendo le segnalazioni che sono state apposte. Recuperati e riportati sulla retta via si riprende la discesa. Presto si arriva ad una piccola borgata dove compare il sole e inizia una stradina asfaltata che, attraversando altre borgate, ci porta al punto di partenza.
L'ora di arrivo ci consente di fermarci a Luserna S.Giovanni per dare l'assalto a una gelateria artigianale prima di ritornare a casa per la cena.
In conclusione, viste le premesse, ci è ancora andata bene...
Alla prossima.
Alessandro Martoglio