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Doria21 febbraio 2016

Percorso dei Doria

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L'immagine che abbiamo della Liguria è sempre rivolta verso il mare, ma esiste una Liguria diversa, caratterizzata da borghi secolari arroccati, piccole chiese e santuari di campagna, con panorami non solo sul mare, ma anche sulle Alpi. Domenica abbiamo percorso un itinerario con queste caratteristiche.

La giornata primaverile ci ha fatto apprezzare ancora di più il percorso che collega questi quattro paesi dell'entroterra ligure tra Ventimiglia e Bordighera, in Valle Nervia e ci ha aiutato a tollerare il lungo viaggio in pullman sia all'andata che al ritorno, con la coda estenuante all'autogrill sulla Genova – Ventimiglia per la colazione del mattino, dovuta alla gente diretta ai carnevali di Mentone e Nizza e l'allucinante coda al ritorno nell'attraversamento di Ventimiglia fino all'imbocco dell'autostrada, col timore di trovare ulteriori code verso Savona, ipotesi per fortuna non avveratasi.Doria1

Eravamo ben in 96 persone, poco prima delle 11, a partire dal parcheggio dei due pullman all'inizio di Dolceacqua. Ci siamo diretti verso il centro storico inoltrandoci per dei tipici carruggi liguri fiancheggiati da antichi edifici anche a 5 – 6 piani fino ad arrivare all'ampia piazza dove si trova la chiesa parrocchiale. Per un vicolo al livello del torrente Nervia ci siamo portati alla base del ponte a schiena d'asino ad un solo arco che scavalca il torrente, un vero gioiello che fu ritratto da Claude Monet. Quindi ci siamo inoltrati per il vicolo principale del borgoantico, Via al Castello, ricca di botteghe e laboratori artistici, salendo ripidamente al castello dei Doria, che domina l'abitato. Da qui inizia la ripida salita su mulattiera in direzione del Santuario della Madonna Addolorata. Sono circa 400 m. di dislivello che, complice la giornata primaverile, ci hanno permesso finalmente di esporre ai raggi del sole le braccia e per alcuni addirittura le gambe (procedendo coi pantaloni corti). Al santuario, situato in un punto panoramico verso il mare, abbiamo effettuato una sosta per ricompattare il gruppo, poi siamo ripartiti salendo su una stradina asfaltata che, tra belle villette in pietra, alberi di mimosa in fiore e vigneti di Rossese ci ha condotto a un colletto da cui si vede Perinaldo e in basso Apricale e l'alta Valle Nervia con le cime innevate del monte Torraggio e del Pietravecchia, che superano i 2000 metri.

Doria2Sempre su strada asfaltata siamo scesi a Perinaldo. Per raggiungere il centro storico abbiamo affrontato una ripida salita tra le case, dopodichè, sparpagliati , una parte in alto, vicino alla chiesa parrocchiale, altri in basso sulle panchine presso l'ufficio postale e dei giardinetti pubblici, abbiamo dato finalmente fondo alle nostre provviste. Verso le 14.40 ci siamo radunati per la partenza per Apricale. Salendo in Via Cassini abbiamo percorso questo suggestivo vicolo dedicato al cittadino più illustre di Perinaldo, famoso astronomo del 1600, scopritore degli anelli di Saturno. Lungo il vicolo ci sono affreschi che ricordano episodi della sua vita e un percorso in scala del sistema solare.

Si inizia quindi la discesa su Apricale, dopo una breve sosta in uno spiazzo sottostante per assicurarci che non abbiamo perso nessuno e per scattare delle foto di gruppo.

La prima parte della discesa è ripida ma agevole,svolgendosi su sterrato. La seconda parte si svolge su una mulattiera che, man mano che ci avviciniamo al fondovalle, dove scorre il rio Merdanza, diventa sempre più scivolosa per l'umidità e l'esposizione a nord. Si attraversa il rio su un suggestivo ponticello in pietra e per un breve ripido strappo si giunge alle prime case di Apricale. In breve per alcuni carruggi in salita si giunge nel cuore del paese, la splendida piazza Vittorio Emanuele II, con archi, sedili in pietra, edifici disposti scenograficamente su diversi livelli: Su un lato della piazza il sagrato della chiesa parrocchiale si allunga come un terrazzo panoramico. Caratteristica la cuspide del campanile su cui è stata installata una bicicletta. Accanto alla chiesa sorge il castello detto della Lucertola. Non per niente questa piazza è utilizzata annualmente d'estate per degli spettacoli teatrali. Si approfitta della sosta per una birra, un caffé o un tè presso il bar ristorante all'angolo della piazza. Si riparte scendendo per un dedalo di vicoli stretti e ripidi tra edifici in parte, ahimè, abbandonati. Raggruppatici sulla strada provinciale, una breve scivolosa discesa su mulattiera ci porta alla Chiesa di S.Maria degli Angeli, che presenta delle volte con dei bei affreschi, che si possono ammirare dalla cancellata in ferro d'ingresso. Si supera quindi un ponticello sul rio: una breve risalita ci porta sulla strada provinciale per Isolabona , che si percorre per qualche centinaio di metri per abbandonarla per uno stretto sentiero in mezzo ai rovi che finalmente ci permette di raggiungere l'abitato di Isolabona. Si fiancheggia il castello, da cui si scende al parcheggio sottostante dove ci aspettano i due pullman.

Sono quasi le 18, non c'è tempo per una sosta. Ci attende il lungo viaggio di ritorno con l'incognita del traffico, che ci porterà a destinazione, dopo una sosta all'autogrill di Ceva, dopo le 23.

Alessandro Martoglio